L’evoluzione di Prato della Valle nel tempo illustrata da Silvia Zava

L’evoluzione di Prato della Valle nel tempo illustrata da Silvia Zava

Un sito di antica origine, che nel tempo si è modificato seguendo l’evoluzione della città di Padova e i rinnovati bisogni dei suoi abitanti. Prato della Valle è stato un luogo di letterati e artisti, da Diego Valeri ad Amleto Sartori, ma anche il Prà di Tono Zancanaro, brulicante di povera gente. Diversi i progetti riguardanti quest’area mai attuati o attuati solo in parte nei secoli: per esempio sul finire del Settecento l’intervento di Andrea Memmo, provveditore della Repubblica di Venezia e, in epoca più recente, il campus universitario firmato da Giuseppe Jappelli. Dell’argomento si occupa Silvia Zava, autrice di Prato della Valle, edito da Il Poligrafo nel 2018, libro che ha partecipato al Premio Brunacci 2019.

Prato della Valle ha conosciuto in passato varie destinazioni d’uso: è stato polo fieristico-commerciale e zona militare a inizio Ottocento con austriaci e francesi, ma in seguito anche arena per giostre, circo, corse ippiche e automobilistiche. Il volume non si limita però a delineare un profilo storico di Prato della Valle. Fa al contrario un’analisi che abbraccia l’aspetto sociale, mettendo in relazione il sito con i suoi abitanti. Al lettore è offerta quindi una trattazione completa, una panoramica interessante e ricca di spunti su un luogo significativo per tutti i padovani e non solo.

L’opera, corredata da una ricca documentazione iconografica, è formata da sette capitoli. Il percorso proposto comincia nel XVIII secolo: nel 1767 il Senato veneto dichiara Prato della Valle proprietà comunale e nel 1775 il provveditore straordinario Andrea Memmo (1729-1793) promuove la riqualificazione della piazza. Uno spazio rilevante del libro è riservato anche alla fiera del Santo, che affonda le proprie radici nel Medioevo e viene ospitata in Prato a partire dal Cinquecento, alle maggiori manifestazioni politico-amministrative succedutesi negli anni in questo luogo, come le visite di papi, sovrani e dittatori, e alle numerose trasposizioni firmate da letterati, artisti, registi e fotografi. La sezione conclusiva è dedicata alla riemersione del teatro romano.

Silvia Zava, padovana, è laureata in Lingue e Letterature straniere moderne a Padova e in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici a Venezia. Ha cominciato a lavorare in ambito storico-artistico nel 1999 con un incarico professionale presso i Musei Civici di Padova, con cui collabora tuttora. Dopo un’esperienza di insegnamento della Storia dell’arte in lingua inglese, nel 2003 ha intrapreso il libero professionismo diventando guida turistica. Nel 2009 ha conseguito un Master per curatori di mostre alla Iulm di Milano e ha all’attivo la curatela di esposizioni di arte contemporanea. Dal 2013 studia i monumenti commemorativi di caduti della Prima Guerra Mondiale. E’ co-autrice dei volumi Padova e la Grande Guerra. Un percorso sui luoghi storici e La presenza di un valore (Tracciati 2015 e 2018).