Al prof Vittore Branca il premio Brunacci 2003 per la civiltà veneta

Prof Branca

IL PREMIO BRUNACCI AL PROF.  VITTORE BRANCA

Alla Giuria dei Premi Brunacci, promossi dal Comune di Monselice (Padova), non è stato nè difficile, nè lungo trovare un’unanime accordo per assegnare a Vittore Branca il premio Sigillo Monsilicis, destinato ad una “personalità che si sia distinta nella promozione e valorizzazione della civiltà veneta”. Si è voluto in questo modo riconoscere l’intensa attività pluriennale del filologo e critico letterario di grande fama a favore della cultura del Veneto in un momento particolare sia del premio, giunto proprio quest’anno alla sua ventesima edizione, sia per il premiato, che ha felicemente toccato il suo novantesimo compleanno. Il professore Vittore Branca è molto noto nella Repubblica delle lettere per le sue eccezionali qualità di studioso e di docente e per i tanti meriti acquisiti in campi diversi, ma la giuria ha voluto soffermarsi, soprattutto, sull’azione culturale da lui esercitata nella e per la regione veneta. Approdato a Padova nel 1953, chiamato dall’Università alla cattedra di letteratura italiana, una disciplina, nella quale aveva già raggiunto cospicui traguardi, ha creato una scuola di filologi e critici veneti, molti dei quali sono oggi accademici apprezzati per lo stesso rigore di metodo e la stessa indipendenza di giudizio trasmessi dal Maestro.

Quando, nel 1983, gli fu offerta una miscellanea di studi in suo onore, in più volumi, il terzo volume ha accolto i saggi sull’Umanesimo e Rinascimento a Firenze e Venezia, proprio per sottolineare uno dei settori letterari e culturali, ai quali Vittore Branca aveva già dato cure assidue e contributi fondamentali.

Non si può dire che i suoi interessi per il Veneto letterario quattrocentesco coincidano con la sua venuta a Padova. Già dieci anni prima aveva curata l’edizione critica delle epistole, orazioni e carmi latini del maggior rappresentante dell’umanesimo veneziano, quell’amatissimo Ermolao Barbaro, al quale si è riservato di dedicare un eccellente profilo biografico e critico nel notissimo Dizionario critico della letteratura italiana, da lui diretto. Sul Barbaro ritornerà ancora nel 1969 con l’edizione di altre sue opere, segno di un cotante e profondo interesse.

Il Veneto, la sua letteratura e le figure dei suoi letterati lo hanno sempre attratto: già nel lontano 1941 aveva contribuito con nuove ricerche a chiarire l’epiteto di bergli, che il Boccaccia usava a proposito dei Veneziani; e ancora nel 1992 si dedicava all’edizione di un piacevole testo trecentesco, al quale molti anni prima aveva rivolta la sua attenzione: il volgarizzamento veneto delle favole di Esopo da parte di un piciolo e ville professore dell’arte grammaticale. Ed è del 1998 la ripubblicazione e armonizzazione di tanti suoi studi d’argomento veneto nel volume dal titolo significativo La sapienza civile. Studi sull’Umanesimo a Venezia, dagli albori (con l’edizione di una illuminante epistola di Gidino da Sommacampagna) allo splendore dell’epoca di Ermolao Barbaro.

Anche se la promozione della cultura veneta si fermasse a queste opere di carattere scientifico, la riconoscenza dei Veneti gli sarebbe stata assicurata, ma la sua attività non si arresta alla ricerca letteraria. Già dalla gioventù aveva dimostrato uuna particolare inclinazione per l’inserimento nella vita civile del suo tempo. Questa predisposizione lo portava anche ad operare culturalmente nel tessuto nazionale con una competenza ed un pragmatismo, che oggi si definirebbe manageriale.

Fu così che nello stesso anno dell’inizio del suo insegnamento patavino, il 1953, fu chiamato a ricoprire la carica di Segretario della Fondazione Giorgio Cini (della quale sarà poi nominato vice Presidente per oltre un ventennio). Se la Fondazione è diventata, col tempo, quella prestigiosa istituzione culturale, veneziana per posizione territoriale e per vocazione scientifica, nota in tutto il mondo, molto lo si deve all’attività instancabile di Vittore Branca, che non lesinò le sue forze per favorire una fitta serie di iniziative, alle quali partecipava personalmente: valorizzazione degli Istituti ad essa afferenti, creati nel corso degli anni Cinquanta (Storia dell’arte, Storia della società e dello stato veneziano, Lettere, Musica e Teatro, Venezia e l’Oriente), organizzazione di convegni e congressi, ai quali non solo partecipava come relatore, ma seguiva fino alla cura e alla pubblicazione degli atti, compartecipe nella direzione e nella realizzazione di opere di immenso valore, come la monumentale Storia di Venezia, aggiornata recentemente con tre volumi di aggiornamento sull’Ottocento e Novecento. Il Veneto è così diventato un punto centrale di riferimento del mondo culturale, come lo era stato ai tempi degli Umanisti, che Branca ha fatto rivivere nei suoi studi e nelle sue scelte.