Dalle Dolomiti al Vajont le più belle vie ferrate della storia, curato da Antonella Fornari

LE VOCI ANTICHE DELLE VIE FERRATE

Dalle Dolomiti al Vajont le più belle vie ferrate della storia, curato da Antonella Fornari, edito DBS Edizioni nel 2020.

Partecipa alla 35° edizione del Premio Brunacci 2020: Le voci delle antiche vie ferrate. Dalle Dolomiti al Vajont le più belle vie ferrate della storia, curato da Antonella Fornari, edito DBS Edizioni nel 2020.

Dalle Tre Cime di Lavaredo al Vajont, dalle montagne patrimonio UNESCO a luoghi patrimonio di ricordi, dalla storia di vecchie guide alpine e cacciatori, alla Grande Guerra e alle moderne “vie”. Il tutto è legato da un unico filo conduttore: la MEMORIA e la consapevolezza di “calpestare” pagine di vite vissute, la presa di coscienza di itinerari che non sono solo cimento e prova di destrezza, ma celano nomi e vicende, briciole di storie antiche di uomini, luoghi, paesi e montagne a dirci che le “ferrate”non sono percorsi statici come i “social” vorrebbero fare apparire, ma agili, dinamici, dalle mille sfaccettature e possibilità.Dietro ognuna di esse, una storia antica, nata in tempi antichi e da necessità più o meno reali, ma strettamente legate alla vita dei monti. Una storia da conoscere per imparare ricordandoci sempre che “andar per monti” è “essere” e non “apparire”.
Ecco dunque la mia intenzione: far rivivere e vivere le “vie attrezzate” dando loro un volto e un cuore, dando loro la giusta interpretazione senza ridurle a popolare e inflazionata palestra di cimento. Ecco perché è necessario “leggerle” e non solo percorrerle (tratto dalla quarta di copertina).

Antonella Fornari è nata a Curtatone (Mn). Vive da lungo tempo in Cadore fra le sue adorate Montagne. Biologo ha per molti anni esercitato la professione dedicandosi nel tempo libero alla sua più grande passione: la Montagna, diventando alpinista di buon livello con un nutrito curriculum di “vie” classiche fra le “sue” Dolomiti. L’amore per la verticalità e le pareti non le hanno fatto perdere l’interesse per lo studio dell’ambiente in cui vive. Ha fatto parte del Gruppo Rocciatori “Caprioli” di San Vito di Cadore, prima donna – dal 1947, anno della fondazione del sodalizio – ad entrare a farne parte. La maggior parte dei suoi lavori, in bilico fra storia e montagna, ripercorrono le vie in roccia e gli itinerari aperti per necessità di guerra negli anni del Primo Conflitto Mondiale, riaprono i “cassetti della memoria” riportando alla luce avvenimenti dimenticati.