Giuseppe Barbieri, cantore dei Colli Euganei nel volume di Francesca Favaro

Giuseppe Barbieri, cantore dei Colli Euganei nel volume di Francesca Favaro

Tra i libri di maggiore interesse che hanno partecipato all’edizione 2019 del Premio Brunacci c’è I Colli Euganei di Giuseppe Barbieri, curato da Francesca Favaro (con postfazione di Giulio Osto) ed edito da Marsilio nel 2019. L’opera ripropone un poemetto in endecasillabi sciolti pubblicato a inizio Ottocento da Giuseppe Barbieri. Nato a Bassano del Grappa nel 1774, Barbieri fu religioso, docente, oratore sacro e poeta, nonché allievo prediletto del linguista e scrittore Melchiorre Cesarotti (1730-1808). Attorno al 1819 si stabilì a Torreglia, dove morì nel 1852 e dove risposano ancora oggi le sue spoglie. Traslate nel 1869, queste infatti trovarono posto nella chiesetta di San Sabino, sul Colle della Mira.

Barbieri espresse attraverso la sua produzione l’amore sincero e profondo che provava nei confronti della terra adottiva. Per il religioso l’area euganea rappresentava un autentico giardino, modellato nei secoli dalla natura. Essa aveva dato vita a un’armonico alternarsi di ripide alture e dolci avvallamenti, donando ai colli il canto allegro degli uccelli, i colori, i fiori, gli alberi. Barbieri amava contemplare la natura, considerata madre di bellezza e di poesia, e ne percepiva la sacralità. I suoi componimenti, poemetti, liriche ed epistole in prosa guadagnarono una certa attenzione anche fra i critici dell’epoca.

Barbieri divenne monaco benedettino a Praglia, salvo poi essere costretto a lasciare questa abbazia a causa della soppressione voluta con l’avvento di Napoleone e anche per ragioni di salute. Entrò a far parte quindi del clero secolare, dedicandosi alla docenza sotto la guida del Cesarotti. Ricoprì vari incarichi: in particolare ebbe dal 1813 la cattedra di diritto naturale all’Università di Padova e insegnò pure filologia ed estetica. In seguito si ritirò in una tenuta a Torreglia, concentrandosi sugli studi.

Il poemetto I Colli Euganei è formato da 750 endecasillabi corredati dalle annotazioni dell’autore. All’interno compaiono i nomi di diverse località del nostro territorio, tra cui Montegrotto, Abano, Sant’Elena, Monselice, Battaglia Terme ed Este. Alcuni versi riguardano il Monte Venda con il suo eremo degli Olivetani, le comunità religiose del Monte Rua e di Praglia, il Castello del Catajo, la tomba del Petrarca ad Arquà. Di seguito proponiamo un passo che riguarda la città della Rocca.

E tu rispondi alle fraterne glorie

Monte di Selce, da cui stillan gocce

di nettareo dolcissimo rubino:

E voi non ch’altro vedovate Mura,

Miseri avanzi di palagi cento,

Che foste un tempo la delizia e il fregio

Di questi Colli fortunati, ah? Voi

(Se del culto primier siete argomento)

A’ pigri figli di mollezza, ai ciechi

Abitator delle Città superbe,

Deh! rampognate i mal deserti lari,

Fate vergogna de’ sofferti oltraggi;

Onde corretti i vostri danni, e il lungo

Squallor deterso, raccogliate in seno

Ospite amici di Natura, amici

Dell’arti prime, da cui l’uomo ha vita

E per cui si rabbella ancor Natura.

Qui Barbieri fa riferimento ai vigneti di Monselice, da cui si ricavava un dolce, anzi dolcissimo vino. Si sofferma poi sullo stato di abbandono in cui versavano castelli e antiche cinte murarie nei dintorni di Padova, elogiando il passato e criticando invece la poca cura del bello dimostrata dai suoi contemporanei.

Nel libro il poemetto, accompagnato da un ampio commento, è riprodotto sulla base dell’edizione uscita a Padova nel 1806. L’autrice, Francesca Favaro, è dottore di ricerca in filologia ed ermeneutica italiana, insegna lettere al liceo e collabora con l’Università di Padova. Ha pubblicato svariati volumi e saggi, focalizzandosi in particolare su autori del Sette-Ottocento. Nel 2018 ha dato alle stampe Sui sentieri di Foscolo e Petrarca. Le veglie Tauriliane dell’abate Giuseppe Barbieri (L’Erma Di Bretschneider). I Colli Euganei si pone l’intento di rendere più vicina l’opera di un cantore dei nostro colli, un poeta che merita di essere riscoperto.