I segreti delle mura di Padova svelati da Simone Piaser

I segreti delle mura di Padova svelati da Simone Piaser

Gli spazi sotterranei delle mura di Padova rientrano nelle opere costruite dalla Repubblica Veneta a partire dal XVI secolo. Si trattava di un sistema bastionato frutto di una concezione difensiva urbana legata all’avvento dell’artiglieria pesante. Le nuove mura presentavano una serie di accorgimenti: venivano realizzate più basse rispetto al passato ed erano rinforzate all’interno da terrapieni, oltre ad essere dotate, appunto, di bastioni. C’erano poi le casematte, locali che servivano come luoghi di appostamento e di manovra dei pezzi di artiglieria, deposito di munizioni e attrezzature. Alle postazioni di tiro si arrivava attraverso gallerie. E’ l’affascinante mondo descritto in Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa (Chartesia, 2018), libro curato da Simone Piaser che ha partecipato al Premio Brunacci 2019.

La rilevante opera di fortificazione realizzata a Padova nella prima metà del XVI secolo aveva lo scopo di mantenere il sistema difensivo urbano al passo con i tempi e l’evoluzione degli armamenti, specie dopo l’assedio subìto dall’esercito imperiale di Massimiliano I D’Asburgo nel 1509. Il volume fornisce schede di approfondimento, corredate da numerose fotografie. Vengono illustrati, fra gli altri, i torrioni Alicorno, Buovo,Venier, Pontecorvo, dell’Arena, i baluardi di San Prosdocimo, Santa Croce, Cornaro, le porte Ognissanti e d’Acqua, le gallerie di soccorso al Castelnuovo, di sparo e di sortita dei cavalieri di barriera Trento e tra i baluardi Moro primo e Moro secondo, le casematte di cortina e una serie di altri elementi architettonici caratteristici.

Le strutture difensive padovane non furono mai ultimate del tutto, ma per l’intero periodo veneziano il complesso venne mantenuto in esercizio. Risale al 1801 il minamento del settore ovest da parte dei Francesi, che si apprestavano a lasciare Padova e non volevano permettere ai nemici di servirsi delle postazioni di tiro lì collocate. Nel 1848, in occasione dei moti risorgimentali, ci si preparò a un attacco austriaco volto a riprendere la città: l’eventualità, però, non si verificò. Le fortificazioni patavine erano ormai considerate inefficaci e marginali nell’ambito del lombardo-veneto, il cui assetto militare poggiava sul “Quadrilatero” (fortezze di Peschiera, Mantova, Legnago e Verona) e sul campo trincerato di Venezia. Il libro approfondisce in maniera precisa e dettagliata questi e altri aspetti, giungendo fino ai giorni nostri e facendo luce su un tema ancora non del tutto esplorato.