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CITTA' DI   MONSELICE

Assessorato  alla  Cultura

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VINCITORI   PREMI   BRUNACCI

   32^   EDIZIONE   2017  

 Invito in formato PDF  >  Invito/programma

 

PAGINA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO 

 

La Giuria del premio brunacci si è riunita giovedi  28 settembre 2017 presso il palazzo 'La Loggetta'  è ha individuato i vincitori della 32^ edizione che elenchiamo, con le motivazione e le foto. La premiazione ha avuto luogo domenica 29 ottobre alle ore 10 presso la pieve di Santa Giustina alla presenza di circa 300 persone, tra bambini, studenti, studiosi di storia e prof. universitari. 

Commemorazione di Camillo Corrain già componente della Giuria dei Premi Brunacci - Relatore Enrico Zerbinati

Commemorazione di Gian Antonio Cibotto già componente della Giuria dei Premi Brunacci - Relatore Riccardo Ghidotti
 

Relazione del presidente della Giuria Antonio Rigon

Cari ragazzi, autorità, signore e signori,
all’inizio di questa breve relazione, in qualità di Presidente della Giuria e mio personale, desidero associarmi alle parole di ricordo, cordoglio e rimpianto pronunciate dai colleghi Riccardo Ghidotti e Enrico Zerbinati nella commemorazione di Gian Antonio Cibotto e Camillo Corrain. Intellettuale polesano di raffinata cultura, romanziere di fama, giornalista, critico teatrale, Cibotto ha sempre messo la sua larga esperienza a servizio del non facile lavoro di valutazione e scelta della Giuria e ha propagandato da par suo, con penetranti  presentazioni e cronache sui giornali, i Premi Brunacci. Generoso e instancabile ricercatore,  organizzatore,  promotore e animatore della cultura della Bassa padovana e del Polesine, Camillo Corrain è stato per decenni un punto di riferimento della Giuria, dedicandosi in particolare, alle ricerche scolastiche presentate in concorso.  Della sua eccezionale capacità di mobilitazione e coinvolgimento del mondo della scuola  sentiamo già la mancanza.
A questa trentaduesima edizione dei Premi sono state presentati  complessivamente 77 lavori,  dei quali solo 6 nella sezione riservata alle ricerche scolastiche: molto poche rispetto agli anni precedenti. E’ mancata forse una adeguata propaganda  e quello stimolo a condurre ricerche di storia locale che proprio un appassionato uomo di scuola come Camillo Corrain, sapeva dare. Va detto peraltro che iniziative simili alla nostra in ambito scolastico si sono moltiplicate. Possiamo dire, senza tema di smentita, che per più di un trentennio siamo stati di esempio, offrendo un modello che altri hanno poi seguito.
Anche per la sezione Tesi di laurea e di dottorato si deve registrare una partecipazione inferiore a quella di altre edizioni: solo due tesi per corsi di laurea magistrale, nessuna tesi dottorale. Solitamente è ormai solo quest’ultimo tipo di lavori che nell’ambito dell’istruzione universitaria assicura livelli qualitativi elevati. Ma, come dimostra la tesi di Giorgia Malagò vincitrice di questa edizione, anche nella laurea magistrale si raggiungono a volte livelli di eccellenza che la Giuria ha il piacere di registrare.
Le pubblicazioni in concorso per la sezione sul Padovano sono state 20, di varia natura e differente valore, come è nella tradizione del Premio. Ma proprio come è nella tradizione del Premio, assieme all’opera vincitrice di Stefano Dal Santo (una ricerca di storia della Chiesa padovana, ricca di erudizione e di novità), anche altre sono apparse alla Giuria di ottimo livello e per questo degne di essere segnalate. Si tratta della monografia di Angela Maria Alberton, L’Università di Padova dal 1866 al 1922, Padova , Il Poligrafo, 2016; del volume curato da Gian Pietro Brogiolo e Alexandra Chavarria Arnau, Monselice. Archeologia e architettura tra Longobardi e Carraresi, Mantova, SAP, 2017;  del libro a cura di Elisabetta Francescutti in collaborazione con Francesca Meneghetti, Il restauro del Crocifisso ligneo di Donatello nella chiesa dei Servi di Padova, Padova, Centro studi Antoniani, 2016
Il bimillenario della morte di Tito Livio ha suggerito di istituire, per questa edizione, un premio speciale riservato ad un’opera di storia romana. Hanno concorso in quest’ambito 16 lavori. Il conferimento del premio a  Lorenzo Braccesi ha inteso premiare un’opera che esplicitamente collega il sommo storico dell’antichità (Tito Livio) alla sua città (Padova), ma vuole essere anche un omaggio alla carriera di uno studioso  come Braccesi, maestro dell’Università di Padova e in altri atenei, autore di opere fondamentali sulla grecità adriatica, su ideologia e propaganda nel mondo antico, sull’eredità della cultura classica nelle letterature moderne,  che al mondo veneto antico  ha dedicato  sempre una peculiare attenzione.  Prendendo atto con soddisfazione dell’alta qualità di molte pubblicazioni relative a questa sezione, la Giuria è inoltre lieta di segnalare con una nota di particolare apprezzamento le opere di Luigi Capogrossi Colognesi, Padroni e contadini nell’Italia repubblicana, Roma, L’erma di Bretschneider, 2012; di Luigi Fezzi, Il corrotto. Un’inchiesta di Marco Tullio Cicerone, Roma-Bari, Laterza 2016; di Mario Lentano, La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica, Macerata, Liberilibri, 2012; di Miguel Requena, L’imperatore predestinato: i presagi di potere in epoca imperiale romana , ed. italiana a cura di Maria Cristina Bitti, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2015; di Marco Rocco, L’esercito romano tardoantico: persistenze e cesure dai Severi a Teodosio I, Padova, Libreria Universitaria 2012.
Per la sezione riservata alla storia e alla cultura veneta, infine, sono pervenute 33 pubblicazioni, tra le quali, la Giuria ha scelto, conferendole il Sigillum Monsilicis , la monografia  di Andrea Savio, Nobiltà palladiana. La famiglia Godi fra Vicenza e l’Europa, Roma, Viella, 2017 , opera di un giovane studioso (lo sottolineo per ribadire la costante attenzione che nel corso degli anni la Giuria ha avuto per la produzione scientifica di ricercatori delle nuove generazioni), rientrante nel progetto di ricerca strategico “European and Venetian Renaissance”. La Giuria segnala inoltre i seguenti libri:  Pensare la libertà. I quaderni di Antonio Giuriolo, Venezia, Marsilio, 2016; Reginaldo Dal Lago-Alberto Girardi, I colli Berici, Cierre, 2015; 1815. Murat e la battaglia di Occhiobello: crollo dell’Impero e nascita della Nazione, a cura di Renata De Lorenzo, Rovigo, Minelliana 2017; Nicola Gasparetto, L’anonimo del Novecento: Giuseppe Marchiori dagli esordi all’affermazione nella critica d’arte, Adria, Apogeo 2017; Massimo Orlandini . Paolini Villani.” La compagnia veneziana delle Indie”: cento anni di lavorazione delle droghe, delle spezie e dei coloniali tra Venezia, Mestre e Porto Marghera, Padova, Il Poligrafo, 2017; Ernesto Calzavara, Raccolte poetiche (1960-1974; 1979-1984), 2. Voll., edizione critica commentata a cura di Veronica Gobbato e Anna Rinaldin, Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2017.
Non mi resta ora che ringraziare l’Amministrazione comunale di Monselice, il sindaco Francesco Lunghi e l’Assessore alla cultura Gianni Mamprin, che pur in anni difficili per gli Enti locali, stanno assicurando continuità ai Premi Brunacci, riconoscendone il valore a servizio della cultura veneta e della comunità monselicense. Un grato pensiero da parte mia e di tutti i componenti della Giuria va inoltre al segretario Flaviano Rossetto, alla cui dedizione si deve l’organizzazzione complessa e riuscita di questa manifestazione oggi come ieri. [Antonio Rigon - Università PD]
                         
 

 


 PREMIO  SIGILLUM   MONSILICIS

DESTINATO A UNO STUDIOSO DELLA STORIA E CULTURA VENETA ASSEGNATO A 

 

marini 

Andrea SAVIO, Nobiltà palladiana. La famiglia Godi fra Vicenza e l'Europa.
Roma, Viella 2017.
 
Il volume analizza le complesse e intricate vicende di alcuni componenti della famiglia nobiliare vicentina dei Godi, tra Venezia, gli antichi stati italiani e l’Europa, durante il XVI secolo. La documentazione inedita, proveniente in larga misura da un archivio privato pressoché integro, viene utilizzata con lo scopo di descrivere l’ascesa sociale e il network coltivato dai diversi membri della famiglia in alcuni centri strategici: Venezia, Roma, Milano, Torino, Lione, Vienna e le Fiandre. Le vicende giudiziarie, i rapporti di affari e la vita di corte costituiscono i tasselli principali per una ricostruzione storiografica che analizza in profondità le caratteristiche di una casata appartenente a una città chiave del Rinascimento europeo, animata da una élite che praticava un ambizioso e fervido mecenatismo culturale, il cui frutto principale furono le realizzazioni di Andrea Palladio. Questo studio getta anche nuova luce sul complesso rapporto tra il dominio di terraferma e la Dominante, oltre a offrire un profilo a tutto tondo di una delle più influenti famiglie del Cinquecento veneto.
 
MOTIVAZIONE 
Per l'innovativo e convincente approccio al multiforme ruolo delle famiglie nobiliari della terraferma veneta, al loro rapporto con la Dominante e con le altre corti europee, oltre che con la società e la cultura del pieno Rinascimento veneto.  Il volume, costruito sulla base delle carte dell'archivio Godi (1091-1817), conservato presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza, nonché sul sapiente utilizzo di una solida documentazione proveniente da una serie di altri archivi italiani e di un'esauriente apparato bibliografico, si presenta come una biografia multipla, che analizza in successione il ruolo pubblico e privato rivestito dai principali membri della famiglia, a partire da Enrico Antonio (1456-1536), giureconsulto e costruttore della fortuna personale forse più cospicua della Vicenza del suo tempo. Per la prima volta, le vicende di un potente clan familiare vengono considerate a tutto tondo, dalla gestione del patrimonio e degli affari commerciali alla partecipazione alle durissime e a volte sanguinose lotte di fazione; dall'impegno in campo giudiziario o militare alla vita nelle corti italiane, in particolare quella sabauda; dagli afflati religiosi di alcuni suoi membri al mecenatismo culturale e alla costruzione del prestigio della casata. Il libro è dunque importante perché dimostra in modo molto concreto come si possano dipanare intricatissime vicende familiari e rapportarle adeguatamente alle dimensioni politico-istituzionali e socio-economiche della Repubblica di Venezia, allora al suo apice, e dell'intero mondo europeo, senza isolarle indebitamente l'una dall'altra. Ne emergono, in sintesi,  come essenziali novità: il ruolo attivo che la nobiltà di terraferma poteva svolgere, rispetto a quella marciana, nell'azione di governo e nel campo delle relazioni internazionali; il suo impegno, tutt'altro che secondario, nelle attività manifatturiere e mercantili, soprattutto per quanto concerne la seta, al di là ovviamente dell'oculata gestione della rendita fondiaria; il suo coinvolgimento nel complessivo progetto culturale del classicismo rinascimentale. Infine, di notevole interesse è la parte relativa alla costruzione della fama e del prestigio familiari, legata in questo caso anche al nome illustre di Palladio (il rifacimento della villa di Lonedo di Lugo, commissionato da Girolamo Godi, realizzato nel 1540-42, prima del viaggio della prima grande archistar a Roma). Alimentata da una straordinaria ricchezza materiale, la saga nobiliare dei Godi poté avvalersi nel Cinquecento, al di là della costruzione di mitiche origini, di un mecenatismo artistico e di frequentazioni culturali di primo piano: Tintoretto e Angelo Beolco, Alvise Cornaro e Pietro Bembo, la famiglia veneziana dei Barbaro. La storia familiare, nutrita di un orgoglio sconfinante a tratti nella protervia, conobbe anche la faida e la vendetta, culminata nell'omicidio di Fabio Piovene perpetrato da Orazio Godi, il quale subì nel 1578 una dura condanna al bando e alla confisca dei beni da parte del Consiglio dei Dieci di Venezia (Walter Panciera - Università PD).
 
 
  

OPERE SEGNALATE PER LA SEZIONE SIGILLUM MONSILICIS

 

  camurri

Renato CAMURRI (a cura di), Pensare la libertà. I quaderni di Antonio Giuriolo. Venezia, Marsilio 2016.

Scritti con ogni probabilità nell’arco di tempo compreso tra il 1936 e i primi anni quaranta, i testi qui pubblicati costituiscono una selezione ragionata dei materiali confluiti in 47 quaderni, contenenti alcune pagine di un diario personale, articoli, appunti, recensioni di libri, fogli sparsi. Essi custodiscono molti segreti della formazione culturale e politica di Antonio Giuriolo e ci svelano, a oltre settant’anni dalla sua morte, le tappe di questo percorso a lungo avvolto nel mistero. Il passaggio cruciale del suo percorso di autoformazione che nel giro di pochi anni lo vede passare dallo studio all’antifascismo culturale e poi alla Resistenza è il distacco dai mondi in cui era cresciuto e da tutto quello che aveva a che fare con la retorica del regime fascista.

 

   

 berici

Reginaldo DAL LAGO e Alberto GIRARDI, I Colli Berici. Sommacampagna, Cierre 2015.

L’altopiano dei Berici, alle porte di Vicenza eppure già lontano dagli spazi compressi e caotici della città, è uno degli angoli d’Italia con la più grande varietà di sfondi naturali: ampie piane assolate e morbidi profili collinari accanto a profonde incisioni vallive e a scaranti tumultuosi. Su questa base naturale multiforme si è svolta per millenni l’attività dell’uomo: le colline beriche sono state percorse, lavorate, fertilizzate dalla fatica di tante comunità. Ma a scene dove campeggia il travaglio del vivere, se ne affiancano altre di segno completamente opposto, che sembrano discendere da un mondo ideale e ruotano intorno alle magnifiche ville palladiane. Il volume si avvale inoltre di uno splendido apparato fotografico, in gran parte creato appositamente per corredare il testo e potenziarne il carattere informativo.

Motivazione: Le note competenze naturalistiche di Alberto Girardi e quelle storiche di Reginaldo dal Lago si sono armoniosamente intrecciate nel costruire un profilo dei Colli Berici che sottolinea la grande varietà degli sfondi naturali e nello stesso tempo ripercorre la millenaria attività dell’uomo segnata dalla fatica del vivere ma anche da quelli ideali che si materializzano nelle splendide ville palladiane. Splendido il corredo iconografico (Francesco Selmin - Rivista Terra e Storia).

   

marat 

Renata DE LORENZO (a cura di), 1815 Murat e la battaglia di Occhiobello. Crollo dell'Impero e nascita della Nazione. Rovigo, Minelliana 2017.

Della battaglia di Occhiobello sapevo quel poco, pochissimo, che riportano i libri di scuola. Mi è capitato spesso, negli anni, di chiedermi quale storia ci fosse dietro a quell’epigrafe che è affissa nella nostra sede comunale e che riferisce lapidariamente l’evento. La storia è fatta anche di coincidenze e così un giorno il giornalista Maurizio Romanato, che conoscevo già come grande esperto del nostro Risorgimento, mi fece una proposta. Con quel suo modo garbato e sicuro delle persone di cui ci si può fidare, mi prospettò l’opportunità di cercare nel nostro passato, capire i fatti e le loro conseguenze. Ma, soprattutto, mi disse che gli interessavano gli uomini che avevano animato e deciso la storia. Non avevo di fronte un accademico, ma un giornalista, sapevo che la ricerca sarebbe stata indirizzata alla verità attraverso un’indagine scrupolosa, come per un fatto di cronaca. Mancava poco più di un anno al bicentenario della battaglia di Occhiobello e iniziammo un percorso per noi nuovo creando un comitato scientifico di polesani che progettasse un convegno di studi ed eventi culturali collegati.

MOTIVAZIONE  Per l'importante contributo alla comprensione di uno snodo storico cruciale ancorché in parte misconosciuto, nella formazione della coscienza nazionale italiana e del progresso politico e civile del nostro Paese. La raccolta di saggi, corredata da quattro interessanti appendici documentarie, frutto di un convegno svoltosi nell'aprile del 2015, offre un'ottima contestualizzazione dell'evento a livello italiano ed europeo. Le analisi relative alle vicende belliche e alle motivazioni politiche del tentativo murattiano trovano più esauriente spiegazione grazie alla pluralità degli approcci e dei punti di vista, che contribuiscono tutti a evidenziare la decisiva spinta impressa dalla 'folle impresa', come la definì Bonaparte, alla fase aurorale del nostro Risorgimento nazionale [Walter Panciera Università di PD]

 

 orlandini

Massimo ORLANDINI, prefazione di G. ROVERATO, con uno scritto di Silvana ALESSANDRINI e Alvise ZOPPOLATO, Paolini Villani. La Compagnia veneziana delle Indie. Cento anni di lavorazione delle droghe, delle spezie e dei coloniali tra Venezia, Mestre e Porto Marghera. Padova, Il Poligrafo 2017.

Le vicende della Paolini Villani & C. rappresentano un'esemplare ricostruzione di storia d'impresa, che ci restituisce il gusto tutto italiano dell'arte di insaporire le vivande. Cento anni di attività (1892-1992) tra Venezia, Mestre e Porto Marghera, i cui protagonisti sono commercianti e imprenditori veneziani e lombardi nel campo delle spezie, delle droghe e dei coloniali. Nata a Venezia nel 1892, l'impresa si trasferisce nel 1913 a Mestre; dopo la guerra, nel 1953 si insedia definitivamente a Porto Marghera, divenendo una fabbrica all'avanguardia, dotata di un grande reparto dedicato alla lavorazione e al confezionamento del Thè Lipton, di cui fu concessionaria in Italia fino al 1978. Tra i marchi registrati: "Droga Combinata Paolini", "Lievito Paolini", insetticida "Sterminio", "Budino dei Dogi", "Fast" e la famosa "Ovocrema".

Motivazione: Per l'attenta ricostruzione di una peculiare storia d'impresa, chiaramente indicativa del legame tra secolari legami e tradizioni e alcuni aspetti innovativi del 'made in Italy'. Il libro offre una puntuale ricostruzione di una secolare (1892-1992) e significativa storia aziendale, corredata di un ricco apparato iconografico correlato all'originale e pionieristico ruolo della Paolini Villani nel campo della comunicazione d'impresa e della pubblicità, fin dai suoi esordi. Il saggio prosopografico e l'utile introduzione giungono a completare e a meglio contestualizzare la peculiare esperienza di un'imprenditoria molto attenta, da un lato, ai mercati di approvvigionamento, dall'altro, a un'assai moderna e sagace valorizzazione del prodotto [Walter Panciera - Università di PD].

   

 calzavarra
ERNESTO CALZAVARA, Raccolte poetiche, 1.1960-1974. Edizione critica commentata a cura di Anna Rinaldin; 2.1979-1984.Edizione critica commentata a cura di Veronica Gobbato,Edizioni Ca' Foscari, 2017.
I due volumi (pensati unitariamente) raccolgono tutta l'opera poetica di E.Calzavara, poeta del nostro secondo Novecento, accompagnandola con un ricco apparato di varianti e di commenti. Si dà così illustrazione completa di un autore che, utilizzando sperimentalmente il dialetto veneto (segnatamente il trevigiano) giunge alla fine ad una curiosa interessante mescidanza di lingua e di dialetto, sotto il segno dell'avanguardia. Calzavara (Treviso, 24 agosto 1907 – Stra, 19 agosto 2000) è stato un poeta e saggista italiano. 

 

  

 gasparetto

Nicola GASPARETTO, L'anonimo del Novecento: Giuseppe Marchiori dagli esordi all'affermazione nella critica d'arte. Adria, Apogeo 2017.

Giuseppe Marchiori, uno tra i più acuti osservatori dell'arte italiana ed europea del Novecento, nasce a Lendinara il 18 marzo 1901. La sua formazione si snoda fuori dai vincoli accademici, le prime pubblicazioni sono raccolte poetiche, accompagnate dagli interventi d'esordio sui quotidiani polesani, mirati alla riscoperta di un patrimonio di storia e cultura locale a cui poteva attingere immergendosi nel giacimento documentario di famiglia custodito nella cinquecentesca Ca' Dolfin. Negli anni Trenta avviene la piena maturazione: Marchiori sceglie di dedicarsi alla critica d'arte ed avvia una decennale collaborazione con il "Corriere Padano" di Ferrara. Dopo il secondo conflitto mondiale, Marchiori promuove quell'aggregazione di pittori e scultori che debutterà alla Biennale del 1948 con il nome di Fronte Nuovo delle Arti

MOTIVAZIONI: Per la ricostruzione convincente, documentata e di agile lettura della figura di Giuseppe Marchiori, critico d’arte, poeta, intellettuale sensibile e raffinato, qui indagato nella fase meno nota della sua vita, dagli esordi alla seconda guerra mondiale. L’autore, con un sapiente uso dei dati emersi dalla ricerca d’archivio e dall’analisi dei  numerosi articoli, molti dei quali inediti, delinea a tutto tondo la formazione di Marchiori, ne evidenzia gli interessi molteplici, le amicizie, le iniziative culturali, l’ attività giornalistica come divulgatore dei fatti d’arte e la sua  stessa sperimentazione pittorica. Di particolare interesse il percorso di scoperta della sua vera vocazione, la critica d’arte militante, esercitata sempre con spirito di piena autonomia di pensiero e fine sensibilità di interprete, nello scenario culturale di un primo Novecento ‘allestito’ nelle gallerie, negli atelier, nelle redazioni dei giornali, nelle Biennali e Quadriennali come nelle mostre locali.  Come la forte connessione, sempre viva in Marchiori, della tradizione culturale  della sua terra con la necessità di una costante apertura verso il mondo nazionale e internazionale: un mondo che emerge con vivacità dal racconto delle sue vicende culturali, artistiche, umane (Chiara Ceschi - Fondazione Cini).

 

 

  

PREMIO PER UN LIBRO SULLA STORIA DEL PADOVANO ASSEGNATO A  

 

santo 

Stefano DAL SANTO, Il clero nella diocesi di Padova attraverso le visite pastorali post-tridentine (1563-1594).
Padova, Istituto per la storia ecclesiastica padovana 2016. (Vol I-II)
 
Il volume, attraverso un'accurata analisi delle fonti storiche, descrive la situazione del clero nella diocesi di Padova nei trent'anni immediatamente successivi al Concilio di Trento, dando conto degli interventi di riforma messi in atto da vescovi e visitatori sulla scia della riforma della vita della Chiesa voluta dal Tridentino, attraverso le visite pastorali alle parrocchie e la celebrazione dei sinodi diocesani. Emerge un quadro vivissimo, articolato, problematico, di una realtà sociale ed ecclesiale in pieno divenire, colta in una stagione fondamentale della sua storia.
MOTIVAZIONE
La giuria del premio Brunacci 2017 ha deliberato di conferire all'unanimità il premio per un libro sulla storia padovana a Stefano Del Santo, per la pubblicazione delle visite pastorali avvenute nella diocesi di Padova dal 1563 al 1594, edite dall'Istituto per la storia ecclesiastica padovana. L'autore, in due volumi di oltre 1100 pagine, analizza, con mano esperta, una fonte insostituibile per la conoscenza della Chiesa e della società padovana nella II metà del '500 fornendo così uno strumento prezioso per studiosi e cultori della materia. Nell'universo variegato delle visite si possono seguire itinerari di ricerca locale, per esempio Monselice e le sue quattro parrocchie: S. Giustina (la collegiata), S. Paolo, S. Martino e S. Tommaso. Nella prima l'arciprete è nel 1571 un nobile veneziano diciottenne, Marcantonio Foscarini, che vive a Padova per morivi di studio, è privo degli ordini maggiori, nonostante che sia titolare della Dignità da otto anni. S. Martino, donato ai benedettini di S. Giustina dal vescovo Gauslino nel 970 possiede una biblioteca di proprietà del rettore pre' Ludovico Bartolini (1592), come S. Paolo, rettore Gregorio Marchetti. S. Tommaso infine appartenente alle monache di S. Zaccaria di Venezia, ha un curato probabilmente monselicense Domenico Rocca, assente e privato del beneficio nel 1572 da Nicolò Ormaneto. Infine la scrittura: il testo è redatto in forma chiara e persuasiva, leggibile anche da chi non è specialista in materia (Franco Fasulo – Università di PD).

  

OPERE SEGNALATE PER LA SEZIONE LIBRO PADOVANO

 alberton

Angela Maria ALBERTON, L'università di Padova: dal 1866 al 1922. Padova, Il Poligrafo 2016.

Seconda solo a quella di Bologna per antichità, l’Università di Padova ha influito per quasi otto secoli sulla vita della città e della regione, delineando curricula, fornendo idee e storie, plasmando abitudini dei suoi cittadini. Il volume di Angela Maria Alberton ne illumina uno dei periodi cruciali: dall’ingresso del Veneto nel Regno d’Italia nel 1866 fino all’avvento del fascismo nel 1922, che per l’Ateneo è l’anno del 700°. Dentro quest’arco cronologico segnato da profondi mutamenti della società e delle istituzioni, la storia dell’Università si dispiega nella sua vita ordinaria di organismo culturale e professionale. Con uno stile agile e coinvolgente si racconta la nascita delle facoltà, la costruzione delle nuove sedi, la definizione dei primi regolamenti, la vita pratica degli studenti, il coinvolgimento attivo negli ideali risorgimentali, fino ai primi germi del fascismo. Ma l’Università patavina è fatta anche di tante altre storie, più personali, di studenti e professori e donne laureate, che offrono un reale e intimo spaccato della vita a Padova in quegli anni. Rivive qui un’epoca di grandi trasformazioni, in cui sono nate quelle tradizioni su cui ancora oggi poggia lo stretto rapporto tra città e Ateneo.

Motivazione: Questo volume viene segnalato per la capacità che l’Autrice ha saputo imprimere descrivendo l’Ateneo Patavino in un variegato e travagliato periodo storico, senza perdere di vista le radicate tradizioni che fanno dialogare la città di Padova con l’Università. L’edizione è in bella veste tipografica e ben corredata dell’apparato fotografico e didascalico, così da fornire al lettore un supporto facile alla comprensione dei contenuti del testo (Riccardo Ghidotti - Amici dei musei di Monselice).

   

monselice 

GP BROGIOLO, Alexandra CHAVARRIA ARNAU (a cura di), Monselice. Archeologia e architetture tra Longobardi e Carraresi. Mantova, SAP 2017.

Alla fine degli anni ‘80 la benemerita Società Archeologica Veneta aveva promosso, sotto la direzione di Gian Pietro Brogiolo, campagne di scavi dapprima nel castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce (1987), poi sulla Rocca di Monselice dal 1988 al 1996, entrambe finanziate dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La storia di questa cittadina dei Colli Euganei è quella di un rilevante centro strategico del nord-est della Penisola che, dopo la sua conquista da parte di Agilulfo agli inizi del VII secolo e il declassamento amministrativo di Padova e di Este, fu capoluogo di un distretto confinante con i potenti ducati di Verona e Vicenza e con i territori dell’impero. Si è tentato di combinare i dati tradizionali offerti dalle fonti scritte, dalla cartografia e dagli scavi archeologici con nuove linee di ricerca che si basano sulle analisi GIS (sia per la città sia per il territorio), il remote sensing (il LiDAR principalmente) in una visione sistemica della storia di un territorio nella quale paesaggi agrari, incolto, architetture (fortificazioni, residenze e chiese) costituiscono gli elementi ancora conservati del nostro passato.

Motivazione: La letteratura scientifica su Monselice medievale si arricchisce di un contributo fondamentale, che ordina e reinterpreta i risultati di decenni di campagne di scavi archeologici e rilievi di urbanistica storica condotti nell’area monselicense.  Il volume si segnala in particolare per la capacità dei suoi autori di far dialogare tra loro e sintetizzare fonti di natura diversa (fonti materiali, scritte, iconografiche, bio-fisiche, cartografiche), e per l’utilizzo delle più moderne tecniche di indagine sul territorio. Ne risultano definite nel dettaglio le trasformazioni insediative e morfologiche del centro principale, Monselice, appunto, e anche dei nuclei antropici satelliti. L’analisi consente di fornire acute interpretazioni riguardanti i mutamenti nel ruolo assunto dal capoluogo euganeo nel continuo definirsi degli equilibri di potere entro lo spazio ad est e a nord del corso dell’Adige, in un largo arco cronologico (Dario Canzian - Università Pd).

 

crocifisso 

Elisabetta FRANCESCUTTI (a cura di) con la collaborazione di Francesca MENEGHETTI, Il restauro del Crocifisso ligneo di Donatello nella chiesa dei Servi di Padova. Diagnostica, intervento, approfondimenti. Padova, Centro studi Antoniani 2016.

Il restauro del crocifisso ligneo di Donatello nella chiesa dei Servi di Padova è il titolo del volume, curato da Elisabetta Francescutti, che raccoglie gli atti della giornata di studio svoltasi a Udine il 15 maggio 2015. Il crocifisso venne esposto dal 27 marzo al 26 luglio 2015 in occasione della mostra “Donatello svelato. Capolavori a confronto”, allestita al Diocesano di Padova, dopo un accurato intervento di restauro, reso possibile dalla virtuosa sinergia tra uffici periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il volume  illustra il complesso delle operazioni che hanno caratterizzato il restauro del Crocifisso ligneo intagliato e policromo di Donatello della chiesa dei Servi di Padova, diretto e realizzato dalla Soprintendenza competente.

MOTIVAZIONI Il volume, esemplarmente curato da E. Francescutti, rende conto delle relazioni tenutesi nella giornata di studio (Udine, 15 maggio 2015) dedicata al Crocefisso di Donatello della chiesa padovana dei Servi,  tappa finale di un iter complesso di ricerca e restauro messo in atto dalle Soprintendenze storico-artistiche del Veneto e del Friuli e occasione per  un confronto tra specialisti in concomitanza con la mostra Donatello svelato (Padova, Museo Diocesano, 27 marzo-26 luglio 2015). La lettura dei tredici saggi consente di ripercorrere in maniera puntuale ed esaustiva la storia della ‘scoperta’ del Crocifisso ligneo intagliato e policromo, del suo laborioso restauro nonché dell’intervento di ripristino della cappella che lo ospita e del prezioso reliquiario del 1512. Contributi scientifici  multidisciplinari che testimoniano la complessità dell’operazione, sottolineandone altresì la corretta metodologia come la preziosa sinergia delle numerose figure professionali coinvolte (Chiara Ceschi - Fondazione Cini).


 

PREMIO  SPECIALE PER UN LIBRO SULLA STORIA  ROMANA  ISTITUITO IN OCCASIONE DEL BIMILLENARIO DELLA MORTE DI TITO LIVIO ASSEGNATO A

 

 cleonimo

 

Lorenzo BRACCESI con schede di Francesca Veronese, L'avventura di Cleonimo. Livio e Padova.
 Padova, Il Poligrafo 2017.
 
 
Il volume esplora l’avventura veneta di Cleonimo, principe spartano, offrendo un nuovo e affascinante affresco storico sulla Padova preromana. Perché Cleonimo di Sparta approda nella laguna di Venezia? Ed è egli diretto a Padova o ad Adria? E quali le sue mire di conquista, quali le sue relazioni diplomatiche, quali le sue alleanze politiche, quali le ragioni più vere che lo spingono, quasi simultaneamente, all’aggressione e alla fuga? In un intreccio di eventi, di lotte tra Galli e Greci, di alleanze politiche e di relazioni diplomatiche, la storia assume contorni inediti proiettando l’antica Patavium su un più ampio scenario di respiro mediterraneo. Lorenzo Braccesi ha insegnato Storia greca negli atenei di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a più aspetti della ricerca storica, focalizzandosi in particolare su tre temi di fondo: colonizzazione greca, ideologia e propaganda del mondo antico, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. Le sue pubblicazioni più recenti sono state dedicate alle donne della famiglia di Augusto: Giulia, la figlia di Augusto(Roma-Bari, Laterza, 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari, Laterza 2015), Livia(Roma, Salerno, 2016).
Motivazione La giuria della 32a edizione 2017 dei Premi Brunacci "Monselice per la Storia Veneta" all'unanimità ha proclamato vincitore della sezione "Libro di Storia Romana. Premio speciale in occasione del bimillenario della morte di Tito Livio" il prof. Lorenzo Braccesi per il volume: Lorenzo Braccesi, L'avventura di Cleonimo. Livio e Padova, seconda edizione  riveduta e ampliata con schede iconografiche di Francesca Veronese, Il Poligrafo casa editrice srl, Padova 2017. Va fatto un cenno alle vicende di questa opera che, con titolo parzialmente differente, ha avuto due ristampe da case editrici diverse: L'avventura di Cleonimo (a Venezia prima di Venezia), Editoriale Programma, [Treviso] 1990; Esedra editrice, Padova 1990. Ma con questo premio la giuria intende onorare la personalità di uno storico decisamente originale e riconoscere la valenza innovativa della vasta produzione scientifica del prof. Lorenzo Braccesi, che è stato ordinario di storia greca negli atenei di Torino, di Venezia e di Padova. Da grande Maestro ha dato vita a una vera e propria scuola, a un indirizzo di studi che è stato 'ricevuto' e continuato da suoi allievi, docenti in varie Università.
Lo stesso Braccesi, pur  dicendosi attento e attivo nei confronti di una ricerca storiografica operante su molteplici scenari, ha ricondotto a tre i suoi fondamentali interessi: «colonizzazione greca e sue aree periferiche, ideologia e propaganda nel mondo antico, eredità della cultura classica nelle letterature moderne».
Senza voler fornire una elencazione più o meno esaustiva degli scritti di Braccesi (libri, articoli, saggi ecc.), che a volte hanno goduto di ristampe e riedizioni, ci si limita a esemplificare, con l'ausilio e il sostegno di alcune opere, i tre principali interessi appena menzionati.
Per la colonizzazione greca e le sue aree periferiche:
- Grecità adriatica. Un capitolo della colonizzazione greca in occidente, Pàtron Editore, Bologna 1971, 19772 . È uno studio nodale, determinante - diciamo 'imprescindibile' -  che anticipa molte elaborazioni tematiche di tante pubblicazioni successive del nostro autore: la valorizzazione  del mito (le isole Elettridi e il commercio dell'ambra nel quadrante adriatico, la figura di Fetonte);  la colonizzazione in Adriatico con il predominio di Atene (gli empori di Adria e Spina); la tirannide siracusana sempre vagliata nell'area adriatica; la politica di conquista  imperialistica di Alessandro Magno e suoi rapporti con Roma. A questo proposito si rimanda ai lavori di Braccesi: L’Alessandro occidentale. Il macedone e Roma, «L’Erma» di Bretschneider, Roma 2006; Alessandro il Grande. La storia, il mito e le eredità culturali, EdiSES S.r.l, Napoli 2014.
- I greci delle periferie: dal Danubio all'Atlantico, Laterza, Roma - Bari 2003.
Per l'ideologia e la propaganda nel mondo antico si possono chiamare in causa alcuni testi relativi a eroi soprattutto connessi alle travagliate vicende riconducibili all'epopea dei nóstoi dopo la distruzione di Troia (si pensi a Diomede, Antenore, Ulisse). Si è parlato testé di valenza innovativa. La novità e lo svecchiamento di cui Braccesi si è fatto latore consistono nell'interpretazione intelligente, penetrante e brillante di leggende e miti del mondo antico e dei loro eroi recuperati a una consistenza  storica, attraverso l'esegesi di numerose pieghe, mediante l'analisi di parecchi particolari, tramite una fitta rete di riferimenti a personaggi ed eventi reali.  Oltre alla sopra rammentata L'avventura di Cleonimo. Livio e Padova in cui viene dedicato un capitolo (Diomede o Cleonimo?) al «sembiante divino» (sono parole di Braccesi) del prode Diomede, è inevitabile citare:
- La leggenda di Antenore. Da Troia a Padova, Signum, Padova 1984; Marsilio, Venezia 19972.
- Sulle  rotte di Ulisse. L'invenzione della geografia omerica, Laterza,  Roma - Bari, 2010.
Per l'eredità della cultura classica nelle letterature moderne indichiamo solo il primo lavoro dell'autore in questo settore:
- Proiezioni dell'antico (da Foscolo a D'Annunzio), Pàtron Editore, Bologna 1982.
Recentemente, le pubblicazioni  del prof. Braccesi sono state riservate, con la solita acribia e la consueta ampiezza di angolazioni ermeneutiche ad alcune donne della famiglia giulio-claudia:
- Giulia, la figlia di Augusto, Laterza, Roma - Bari, 2014.
- Agrippina, la sposa di un mito, Laterza, Roma - Bari, 2015.
- Livia. Avvenente, cinica, spregiudicata, fu la degna consorte di Augusto, Salerno, Roma 2016.
Coronano degnamente il quadro finora 'dipinto' l'istituzione e la condirezione della rivista Hespería. Studi sulla grecità di occidente (1990 ss.) e pure, oltre a una fitta serie di riconoscimenti, la cittadinanza onoraria ricevuta a Giardini-Naxos in Sicilia per la intensa attività scientifica e organizzativa sul versante culturale del prof. Lorenzo Braccesi (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo)
 

 

 

 OPERE SEGNALATE  PER LA SEZIONE SULLA STORIA ROMANA

contadini 

Luigi CAPOGROSSI COLOGNESI, Padroni e contadini nell'Italia repubblicana. Roma, L'erma di Bretschneider 2012. 

 

Motivazione: Luigi Capogrossi Colognesi, una autorità indiscussa nel campo degli studi di Istituzioni di Diritto romano e della Storia del diritto romano, professore emerito dell'Università di Roma 'La Sapienza', in questo libro prende in esame, innanzitutto, la storia degli studi riguardanti la terra e l'agricoltura romane. Come dice lo stesso autore «l'aspetto centrale dell'intero volume è costituito dal tentativo di portare alle estreme  conseguenze l'idea di una relativa linea di continuità tra la realtà fondiaria ed agraria romano-italica di II sec. a.C. e i processi avviati nel corso dei due secoli precedenti». In sostanza si tratta di vedere se a una cronologia ribassista si può affiancare e avvalorare la teoria di una cronologia rialzista che - con tutte le cautele determinate dal quasi totale silenzio delle fonti antiche sui fatti economici e su molti aspetti della vita sociale caratterizzanti l'arco temporale che va dalla conquista di Veio nel 396 a.C. alla vittoria su Annibale - contempli un'organizzazione e una configurazione dei processi patrimoniali e produttivi delle terre già nel IV-III sec. a.C. Tale organizzazione e configurazione avrebbe potuto, in qualche modo,  anticipare e preparare la gestione concreta e l'ordinamento giuridico dei territori nei tempi successivi (II e I sec. a.C. e prima età imperiale). L'autore, pur con dubbi, interrogativi e una buona dose di problematicità, propende per l'opzione 'continuista' della persistenza e consonanza tra le due età. Imponente la bibliografia (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo).


 corroto

Luca FEZZI, Il corrotto. Un'inchiesta di Marco Tullio Cicerone. Roma, Laterza 2016.

Roma, agosto 70 a.C. In pieno Foro, nel corso di un processo destinato a fare epoca, l'accusatore Marco Tullio Cicerone lancia una fulminante requisitoria, seguita da una tempesta di testimonianze e prove. Tutte vertono sui gravi crimini commessi dall'imputato, Gaio Verre, ex governatore della Sicilia: concussione, peculato, appropriazione indebita, furto, vendita di sentenze, manipolazione di appalti, corruzione elettorale, sequestro di persona, frode, intimidazione, tortura, omicidio. Di fronte, una giuria sempre più attonita; attorno, un pubblico sempre più infiammato. Si tratta della prima delle Verrine, assurte poi a modello oratorio di ogni tempo. Quale lavoro d'inchiesta aveva reso possibile quella spettacolare accusa, capace d'intrattenere il popolo romano per giorni? Le imputazioni erano reali o si trattò invece di un processo politico? Seguiamo passo dopo passo Cicerone, instancabile, tenace ma non certo candido raccoglitore di prove e orchestratore di testimonianze.

Motivazione: L'autore, professore associato di Storia romana nell'Università degli Studi di Padova, in questo volume prende in esame il celebre processo "politico" contro Gaio Verre (in Verrem) tenuto a Roma nell'agosto del 70 a.C. Marco Tullio Cicerone, come avvocato delle popolazioni siciliane, «lanciò una fulminante requisitoria, seguita da una tempesta di testimonianze e prove» contro l'ex propretore della Sicilia, in carica dal 73 al 71 a.C. Le testimonianze e le prove furono acquisite e recuperate dallo stesso Cicerone mediante la sua permanenza nell'isola poco prima del processo. Verre era accusato innanzitutto di concussione e, in seguito, di peculato, corruzione, frode, appropriazione indebita, furto. La «requisitoria» andrà a formare le orazioni note come Verrine. La prima Verrina, tenuta nel primo dibattimento (actio I), fu così esplosiva e dirompente che la stessa giuria fu turbata e scioccata, mentre il popolo che assisteva alle fasi processuali fu fortemente scandalizzato e indignato. Verre si rese conto che la causa era persa e si recò in volontario esilio. Cicerone, in mancanza dell'accusato, non poté pronunciare il resto delle orazioni in quello che doveva essere il secondo dibattimento (actio II), ma rese pubblico il loro testo. L'importanza dello studio di Fezzi si evidenzia perché approfondisce e sviscera «un problema di fondo». L'infame figura dell'imputato appare «troppo 'perfetta'», così che essa sembra non del tutto «autentica, pesantemente viziata dal particolare contesto che le diede forma, a opera della mai celata e spesso immodesta 'creatività' forense di Cicerone». Infatti sono incontestabili le smisurate ambizioni e aspirazioni politiche dell'accusatore (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo).

 

 lentano

Mario LENTANO, La memoria e il potere. Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica. Macerata, Liberilibri 2012.

La letteratura come ciò che dà voce al sovrano, oppure come strumento di opposizione. Moltissimi i nomi celebri del dissenso: Tacito, Cicerone, Virgilio, Catullo, Ovidio, Ipazia. Ma anche i cosiddetti minori, Aruleno Rustico, Erennio Senecione, Gneo Nevio, Cremuzio Cordo, che minori non sono dal momento che "i fulmini non si abbattono se non sulle vette". Un excursus tagliente, che tocca le grandi biblioteche di Roma e Alessandria, ma anche i luoghi dell'esilio fino agli estremi confini dell'Impero, e che va dall'età romana repubblicana fino ai nostri giorni. Il potere si rivela delirio di potere, in ogni tempo e celato dietro ogni nome, la stessa regìa che sempre censura e sempre opera il massacro. Solo la memoria, che è grido o silenzio, resta l'area protetta, il rifugio ultimo di un'umanità alla quale si può imporre di tacere ma non di dimenticare. E che si fa beffe della «stolidità di quanti credono, grazie al potere di cui godono al presente, di cancellare anche la memoria delle età future»

Motivazione: L'autore, professore associato di Lingua e letteratura latina presso l'Università degli Studi di Siena, analizza, in un lungo, suggestivo e intrigante excursus storico, che va dall'epoca romana repubblicana alle numerose attinenze con l'età contemporanea, il tema dei rapporti molto spesso drammatici tra il potere o la violenza del potere e la possibilità della memoria e del ricordo. È un tema caro a Tacito che ne parla nel capitolo II dell'Agricola, la biografia scritta in onore di suo suocero Giulio Agricola, vittima dell'odio dell'imperatore Domiziano. Il capitolo termina con una «sententia fulminante»: «Memoriam quoque ipsam cum voce perdidissemus, si tam in nostra potestate esset oblivisci quam tacere = E insieme con  la voce avremmo perso il ricordo stesso, se il dimenticare fosse in nostro potere tanto quanto il tacere». All'uomo si può imporre di tacere, ma non di dimenticare. Con grande rigore scientifico (si vedano le pagine della Documentazione) congiunto a un'intensa forza di partecipazione espressiva, Lentano studia attraverso 17 capitoli più un Epilogo «la persecuzione del dissenso intellettuale e la distruzione dei libri che ne sono il supporto e il veicolo». L'Indice dei libri proibiti è un exemplum, un modello estremamente significativo dell'oppressione da parte dell'autorità ecclesiastica controriformistica: istituito ufficialmente nel 1559 da papa Paolo IV fu abolito nel 1966 da papa Paolo VI. I capitoli dell'opera di Lentano si presentano come una dimostrazione del sottotitolo: Censura intellettuale e roghi di libri nella Roma antica. Attualmente nell'Occidente democratico i libri non subiscono più censure, controlli, roghi ma, come ha constatato Josif Brodskij in occasione del conferimento del Premio Nobel per la letteratura nel 1987, i libri corrono un altro pericolo, quello dell'«indifferenza verso i libri, il disprezzo per i libri, la non-lettura» (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo).

 

predestinato 

Miguel REQUENA, ed. italiana a cura di M. C. BITTI, L'imperatore predestinato. I presagi di potere in epoca imperiale romana. Roma, L'erma di Bretschneider 2015.

Motivazione: L'edizione spagnola del volume risale al 2002. Ne consegue che la bibliografia dell'edizione italiana risente di questo mancato aggiornamento. Tuttavia il libro merita una segnalazione per l'interessante argomento riguardante gli omina imperii, cioè i «presagi di potere», e per il metodo con cui vengono affrontati i racconti delle fonti classiche per lo più disprezzati in quanto non veritieri, aneddotici, acritici, irreali, senza valore storico. Solo alcuni studiosi (Waldear Deonna, Jean Gagé) compresero i risvolti collegati con la realtà sociale che le narrazioni sottintendevano. Il merito essenziale del lavoro di Miguel Requena sta proprio nel fatto di «aver riscattato - così afferma nel Prologo il prof. Francisco Javier Fernández Nieto dell'Università di Valencia - quegli elementi interni che permettono di comprendere sotto quale forma e con quali scopi si crearono i racconti ominali attribuiti a una serie di imperatori romani, mettendone in luce struttura e portata». Nello studio vengono presi in considerazione gli omina imperii, perché più numerosi e rilevanti, di Vespasiano come «protettore di Roma»; di Antonino Pio «e il ritorno alla tradizione»; di Alessandro Severo, «il nuovo persico» (questo attributivo viene dato all'imperatore Alessandro Severo, perché egli sarebbe stato «capace di vincere la minaccia orientale rappresentata dall'impero sassanide appena costituito, soprattutto per le città orientali dell'impero romano»); di Augusto, «il monarca della concordia». Colpisce l'idea che Augusto sia lasciato per ultimo mentre, in base al criterio cronologico, avrebbe dovuto essere il primo. L'autore asserisce che ciò «risponde a una necessità metodologica». Infatti, facendo precedere gli imperatori scelti, molte tematiche, connotazioni e costruzioni socio-concettuali sono già state illustrate e vagliate, permettendo così di ridurre le pagine del capitolo riservato ad Augusto che sarebbe diventato, per l'alto numero e la complessità delle attestazioni, una sezione del libro esageratamente vasta (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo).

 

 esercito
Marco ROCCO, L'esercito romano tardo antico. Persistenze e cesure dai Severi a Teodosio I. Padova, Libreria universitaria.it 2012.
 
Motivazione: Marco Rocco è Dottore di Ricerca in Storia romana per la Scuola di Dottorato in Scienze storiche dell'Università degli Studi di Padova ed è assegnista presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità della medesima Università. L'autore, avvalendosi anche di una bibliografia imponente e preso atto che l'esercito fu una delle strutture fondamentali dell'impero romano soprattutto tra l'età severiana e la morte di Teodosio I, ha sviluppato una ricerca che gravita sulle dinamiche dell'arruolamento; sulla creazione e conduzione dei comandi; sulle caratteristiche, sul piazzamento e schieramento dei reparti; sulle tattiche e strategie adottate; sulle tecnologie utilizzate; sulle varie modalità di interconnessione tra 'forze armate' e società civile. Ne risulta un lavoro bene organizzato, molto rigoroso e ampiamente documentato (Enrico Zerbinati - Accademia dei Concordi di Rovigo).

 

 

 


 TESI DI DOTTORATO E LAUREA MAGISTRALE ASSEGNATO A

 

Giorgia MALAGO', Per un'edizione delle lettere di Giuseppe Tartini. Corso di Laurea Magistrale Interateneo in Musica e Arti Performative. Università degli Studi di Padova e Venezia. Dipartimento di studi Linguistici e Letterari. Relatore Prof. Sergio Durante. Anno accademico 2016-2017. 

Motivazione: Una essenziale e puntuale introduzione pone il lettore in una prospettiva di futura edizione dell’epistolario tartiniano, mantenendo il testo ad un criterio conservativo, applicando una metodologia di scrittura chiara tra il testo originale e i necessari interventi di modernizzazione del linguaggio. La tesi apre sulle fonti perdute. Dopo una breve considerazione sui problemi di diffusione e conservazione delle fonti epistolari,  fa un giusto riferimento a lettere perdute  nel manoscritto DXVII della Biblioteca del Seminario di Padova e nell’Orazione del Fanzago. Dà conto delle lettere tartiniane pubblicate nel 1700 e nel secolo successivo, nonché del carteggio Martini-Tartini custodito al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. Segue un secondo capitolo che tratta dei rapporti tra il Tartini e Martini, analizzando le ipotesi sul loro incontro, le questioni di teoria musicale ed una curiosa sezione che è titolata “Scambi e favori: opere, didattica e vita quotidiana”. La trascrizione delle lettere, dei documenti e resoconti economici, fa apprezzare la dimostrata dedizione di scavo archivistico che supporta il lavoro della tesi. Un accurato indice generale delle lettere e dei documenti precede l’indice dei nomi citati e una corposa bibliografia. I criteri editoriali già dichiarati nell’introduzione favoriscono, inoltre, una facile individuazione cronologica delle lettere. La tesi premiata ha i giusti canoni per una auspicata pubblicazione (Riccardo Ghidotti - Amici dei Musei di Monselice).


 

 

 

 PREMIO DESTINATO ALLE SCUOLE PADOVANE

6 Buoni libro di 300 euro ciascuno destinati a studenti, o classi, di qualsiasi grado scolastico (scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado) e agli insegnanti coordinatori che abbiano svolto ricerche storiche, singole o di gruppo, condotte  con validi criteri metodologici. Gli elaborati, completati da eventuale materiale illustrativo o documentario, possono toccare tutti gli argomenti atti a favorire la conoscenza e la valorizzazione degli aspetti artistici, monumentali, naturalistici, economici, sociali e culturali comunque legati alla Provincia di Padova. La giuria esaminati i lavoro in concorso ha assegnato i buoni libro alle seguenti ricerche.

 

CARTURA - Nel cuore nessuna croce manca. Ricerca multimediale eseguita dagli studenti delle classi 3 G e H della scuola secondaria di primo grado "G.D. Tiepolo" di Cartura - Istituto comprensivo "N. Tommaseo" di Conselve. Insegnanti: Bozza Laura, Bozza Stefania, Faggionato Benedetta e Scarpa Antonella. Motivazione: La ricerca si presenta come un lavoro multimediale ben organizzato che ha portato i ragazzi a scoprire personaggi e momenti del loro recente passato. Assai pregevoli sono le fonti storiche reperite dalla meticolosa ricerca effettuata dai ragazzi. Puntuale è lo studio dei documenti che hanno permesso ai giovani studenti di approfondire lo studio del monumento ai caduti realizzato dal nostro scultore monselicense Milani. Il risultato finale è encomiabile e gli obiettivi pienamente raggiunti.
 
MONSELICE - Le radici del nostro futuro. Ricerca eseguita dagli studenti della classe 2 B della scuola secondaria di primo grado "G. Zanellato" di Monselice. Insegnanti: Alessandro Azzimonti e Roberta Romano. Motivazione: Un’eccellente guida botanica/culturale è il lavoro presentato dai ragazzi, che approfondisce scientificamente l’ecologia e l’ambiente regionale. Gli alberi in particolare diventano i monumenti della storia e attraverso di loro si ripercorrono le tappe letterarie, musicali, religiose e artistiche. Un ottimo e ben articolato lavoro interdisciplinare.

OSPEDALETTO EUGANEO - Le radici del nostro futuro. Ricerca multimediale eseguita dagli alunni della scuola primaria "G.B. Ferrari" di Ospedaletto Euganeo - Istituto comprensivo di Ponso. Insegnanti: Laura Cesaro e Roberta Fornasiero. Motivazione: E’ un racconto multimediale contenente una ricca documentazione orale degli alunni che hanno presentato e analizzato scientificamente, attraverso l'elaborazione di un video, gli alberi secolari della zona, soffermandosi in particolare sul moraron.   Il lavoro è ampiamente illustrato con disegni animati che rendono gradevole e vivace l’intero elaborato.

PADOVA - Strada maestra: camminando si impara. Ricerca eseguita dagli alunni delle classi 2 A e B della scuola primaria "Arcobaleno", XIII – Istituto Comprensivo. "Tartini" di Padova. Insegnanti: Elena Schievano in collaborazione con Francesca Conterello, Susanna Tognon, Valentina Cavinato e Manola Visentin. Motivazione: Un percorso di ricerca storico - geografica che permette agli studenti di comprendere la realtà in cui vivono e le motivazioni per le quali alcune opere sono esposte nella città padovana. L’elaborato  finale ha permesso agli studenti di incontrare un noto artista veneziano Gianmaria Potenza autore dell'opera "I 10 guerrieri" e di entrare in contatto realmente con l'oggetto dei loro studi.  Un lavoro che coinvolge i bambini nell’approfondimento concreto e attivo della geografia e della storia incontrata per “strada”. Complimenti per il risultato ottenuto.

PONTE SAN NICOLO' - Diamo un volto ai luoghi. Ricerca eseguita dagli alunni della classe V sez. C della Scuola Primaria "P.R. Giuliani" di Ponte San Nicolò. Insegnante Catia Zoppello. Motivazione: Si tratta di uno studio nel quale gli alunni ricercano persone, nate o vissute nel proprio territorio, a cui sia stata intitolata una via o una piazza, per condividere le loro nuove conoscenze con i loro compaesani. Il lavoro finale è un calendario ben articolato, con foto storiche di alto rilievo  che permettono al lettore di dare un volto ai vari nomi delle vie dei comuni padovani.

VILLA DEL CONTE – Laboratorio storico-fotografico “Villa del Conte: ieri, oggi e…”. Ricerca multimediale eseguita dagli studenti delle classi 1 e 2 della scuola secondaria di primo grado “D. Valeri” – Istituto comprensivo statale di Loreggia. Insegnante Roberto Mometto. MotivazioneIl lavoro presentato è una ricerca fotografica  che ha come obiettivo la conoscenza e l’evoluzione nel tempo del proprio territorio; ogni alunno partendo da  foto d'epoca si è recato nel luogo dove erano state scattate con il compito di fare la stessa foto oggi cercando di osservare  i mutamenti avvenuti. Il lavoro finale è un video ben realizzato nel quale vengono confrontate  le foto storiche con quelle attuali. Complimenti per il lavoro svolto.

 

 

 

 

 


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