Privilegiumpiccolo

 

 

Premi  Brunacci - Monselice

per la promozione della storia  padovana e veneta

 30^  edizione 2013-'14

 

 Ivano Paccagnella - Vincitore 2014

Ivano Paccagnella riceve il Premio dal Sindaco Francesco Lunghi

 

La cerimonia di proclamazione dei vincitori ha avrà luogo sabato 3 maggio 2014 presso la Pieve di Santa Giustina alla presenza di molte persone e storici padovani. Il pomeriggio è iniziato con la presentazione del volume "Giovanni Brunacci tra erudizione e storia" curato da Antonio Rigon e Flaviano Rossetto realizzato nel III centenario dalla nascita (1711-2011) in  collaborazione con Accademia Galileiana di Scienze Lettere e Arti Padova nell'anno 2011. La parabola culturale e umana di Giovanni Brunacci, erudito settecentesco padre della storiografia ecclesiastica e civile padovana, è segnata da un incondizionato amore per la scienza storica. Di quest'ultima l'abate monselicense seppe interpretare pienamente spirito e metodo, andando al cuore delle fonti documentarie più varie – scritti, monete, sigilli, iscrizioni lapidee. I contributi qui raccolti compongono un completo excursus sulla produzione intellettuale dell'abate, legata alla storiografia della Chiesa di Padova, ma anche all'interesse per l'antico volgare padovano, l'antiquaria e la numismatica. Ne viene ricostruita la vicenda biografica e d'ambiente, in un affresco sociale che approfondisce le relazioni dello storico con l'ambiente culturale veneziano del Settecento e le accademie – tra cui quella dei Ricoverati di cui era illustre esponente – ma anche in un ritratto privato, arricchito da lettere autografe e inedite, che testimoniano scambi epistolari con amici, conoscenti e personaggi illustri appartenenti a quella repubblica dei letterati che nel corso del XVIII secolo fu fautrice di una nuova scienza.
 

Relazione del Presidente della Giuria

prof. Antonio Rigon

 

Cari ragazzi, autorità, signore e signori,
trent’anni fa iniziò un’avventura straordinaria: un gruppo di studiosi, professori, uomini di cultura, convinti dell’utilità e del valore formativo della ricerca storica e, in quest’ambito, dell’importanza di valorizzare la storia locale nell’insegnamento scolastico, nella divulgazione nella ricerca scientifica, per iniziativa del prof. Roberto Valandro, mise insieme le forze per istituire un Premio che promuovesse questi studi e desse un giusto riconoscimento a quanti li praticavano. Furono coinvolti non solo gli specialisti, ma le scuole dell’obbligo, le università, il mondo della ricerca. Cominciò un percorso straordinario: anno dopo anno decine e decine di ricerche scolastiche, di tesi di laurea e di dottorato, studi sulla storia di Padova e del Padovano e sulla civiltà veneta sono passate al vaglio di una giuria rimasta a lungo la stessa, cambiata in qualche suo membro, sempre disponibile a svolgere un lavoro gratuito di volontariato culturale e che, attraverso questa sua attività, ha potuto saggiare nel corso degli anni, il polso della cultura veneta (e non solo) in un suo fondamentale settore. E permettetemi di ricordare oggi che festeggiamo il trentennio dei Premi Brunicci, due grandi studiosi Manlio Cortelazzo e Sante Bortolami che hanno onorato con la loro presenza, la loro collaborazione e il loro consiglio, la giuria dei Brunacci entrambi cittadini onorari di Monselice.
Sono sfilati davanti al tavolo della giuria per ricevere il Premio; hanno preso la parola, ci hanno deliziato e istruito con i loro interventi decine di studiosi spesso di fama internazionale (trovate il loro elenco in appendice al volume su Giovanni Brunacci cui è intitolato il Premio, che tra poco verrà presentato). Sono passati qui centinaia di scolari e studenti con i loro maestri e professori: qualcuno dei papà e delle mamme qui presenti forse si riconoscerà nelle foto di scolaresche monselicensi scattate anno dopo anno in occasione della consegna del Premio.
Quest’anno la tradizione si rinnova, non è uno stanco rito, ma una festa. Per la 30^ edizione del premio sono state presentate complessivamente 58 opere: nove per le scuole dell’obbligo; nove nella sezione tesi di laurea; quattordici per quella padovana e ventisei per la sezione Veneto. Come sempre la giuria esprime la propria ammirazione e il proprio ringraziamento per il lavoro che svolgono ai maestri e professori che promuovono e seguono le ricerche degli studenti nella scuola dell’obbligo. Sappiamo quali difficoltà, di varia natura, cui incontrano nello svolgimento della loro attività. Anche quest’anno i lavori presentati sono molto belli, pur se meno numerosi rispetto alle edizioni precedenti. Per una loro ulteriore valorizzazione la formulazione da parte della giuria di un giudizio ponderato ci permettiamo di suggerire per il futuro la presentazione, assieme all’opera, della scheda di programmazione didattica. Di fronte al calo delle ricerche nel settore delle scuole dell’obbligo, si segnala invece, quest’anni l’elevato numero di tesi di laurea magistrale o di dottorato. Alcune sono apparse veramente eccellenti; accanto a quelle premiate e segnalate la giuria ricorda anche la tesi di Elisa Veronese sulla Storia del gabinetto di lettura di Monselice (1857-1939). Davvero numerose sono infine le opere di valore presentate nella sezione padovana e veneta. La giuria si è orientata con massima convinzione nella scelta dei vincitori ma ha riconosciuto con soddisfazione l’eccellenza di più di un lavoro: da qui l’elevato numero delle segnalazioni: Ernesto Canal, Luca Rossetto, Andrea Pelizza per il “libro veneto”; Andrea Desolei, Alberto Espen, Cinzio Gibin per il Padovano.
Trent’anni sono tanti per una manifestazione come il Premio Monselice, se non il più vecchio certo uno dei più vecchi nel Veneto. Ma trent’anni sono pochi per la vita di un uomo: esprimono il pieno della giovinezza. Il Brunacci con la sua vitalità, dimostrata dal numero delle opere che vi partecipano e dal consenso sempre numeroso dei Monselicensi e non solo, è giovane, nel pieno della sua giovinezza.
Lo rendono tale anche l’appassionato e disinteressato lavoro dei colleghi della giuria, l’infaticabile attività di Flaviano Rossetto, il contributo e la fiducia sempre ribadita dell’Amministrazione comunale di Monselice che anche in situazioni di oggettive difficoltà come quelle attuali, ha mostrato di credere nell’iniziativa e ha sostenuto il Premio. Grazie dunque al Sindaco Francesco Lunghi, all’Assessore Gianni Mamprin e tutti voi

 

VINCITORI DELLA 30^ EDIZIONE 2014

 

Ricerche per le scuole dell'obbligo Premio "Celso Carturan"

ARQUÀ PETRARCA – Le avventure di Lapa: la gatta del poeta. Ricerca eseguita dagli alunni di classe I della scuola primaria “Andrea Naccari” di Arquà Petrarca. Insegnanti: Alessandra Fasson, Maria Gavanelli e Gianna Rinaldo.Motivazione: Il lavoro aiuta i ragazzi a familiarizzare con la figura di Francesco Petrarca. La ricerca comprende anche la scoperta del luogo e del territorio in cui ha vissuto il poeta ed è completata da numerosi disegni e lavori manuali eseguiti dagli alunni attraverso l’utilizzo di varie tecniche di pittura e manipolazioni. Pregevole è lo scopo didattico del lavoro nella ricostruzione storica e culturale della realtà che circondava il Petrarca.

MONSELICE. La befana: una festa tradizionale veneta. Ricerca eseguita dai bambini della scuola dell’infanzia “Giuseppe Cantele” di Marendole. Insegnanti: Bevilacqua Francesca, Macchion Antonella. Motivazione L’elaborato raccoglie le ricerche dei bambini sull’origine della festa della Befana. Ad esso si aggiungono piacevolmente i racconti delle esperienze dei nonni e dei genitori di come venisse festeggiata ai loro tempi questa tradizionale festa veneta, il tutto accompagnato da graziosi disegni realizzati dagli alunni.

MONSELICE . Le città invisibili: dialogo immaginifico con la nostra città e il nostro territorio. Ricerca eseguita dalla scuola primaria statale “Giorgio Cini” di Monselice. Insegnanti Baccan Federica, Bortolami Fabiola, Candeo Emanuela, Cascadan Mara, Cavestro Vally, Ciliesa Rosa, Crozzoletti M.Luisa, Dal Maso Loredana, Fabbri Aquilina, Granzarollo Renata, Martinetti Paola, Martin Chiara, Montelatici Carla, Osti Loretta, Rizzo Daniela, Rocca Monica, Russo Laura, Salvan Simonetta, Sigolotto Fabiola, Sinigaglia Elisabetta, Spagna M.Teresa, Zanetti Lorenza.  Motivazione Gli elaborati costituiscono una ricerca dalla composizione vivace e colorata che mira a sviluppare nei ragazzi l’affinità con l’ambiente circostante e la conoscenza diretta del proprio territorio. Divertente e allo stesso tempo interessante è l’idea di partire dalla realizzazione di un abbecedario con il pretesto di raccontare la città di Monselice e incuriosire i bambini, attraverso immagini e parole, a scoprire in modo piacevole la propria città.

SOLESINO – Lavori di un tempo… la raccolta delle erbe officinali. Ricerca eseguita dagli alunni delle classi I A B C della scuola secondaria di primo grado “D. Pegoraro” di Solesino. Insegnanti: Donatella Brandalese e Mariarosa Piccolo. Motivazione La ricerca indaga e approfondisce in modo eccellente l’antico mestiere del raccoglitore di erbe, oggi quasi scomparso. A rendere il loro lavoro assai speciale è la ricostruzione del passato e di questo importante mestiere attraverso la raccolta di testimonianze dirette degli ultimi raccoglitori di erbe che hanno trasmesso le loro esperienze alla conoscenza dei bambini. Articolato dettagliatamente in ogni suo aspetto, l’elaborato costituisce un utile spunto per la conoscenza del valore del proprio territorio. 

DUE CARRARE – L’Immagine del tempo. Ricerca eseguita dagli alunni della classe II D della scuola secondaria di Primo grado “A Moro”. Insegnante coordinatore Diego Pulliero Motivazione Il lavoro è una ricostruzione delle vicende storico-culturali e sociali che si sono susseguite nella prima metà del Novecento realizzato attraverso la raccolta di documenti reperiti dagli alunni tra le soffitte e le carte d’archivio familiari. Attraverso una sequenza di immagini commentate si ha la sensazione di assistere alla proiezione di un film d’altri tempi. Un buon lavoro di indagine e ricostruzione.

 

Premio "Mario Baccan"

MONSELICE. La figura di San Sabino nella cultura monselicense. Ricerca eseguita dagli alunni dell’Istituto comprensivo “Sabinianum” scuola primaria paritaria “Sacro Cuore” di Monselice. Insegnanti coordinatori: Loi Simonetta, Pierantoni Vanda, Salvò Yuri, Gatti Andrea, Ferraretto Don Mauro; Motivazione Un ottimo lavoro di ricostruzione della vita di San sabino utilizzando i disegni dei bambini sapientemente organizzati con un programma multimediale che esalta la creatività dei bambini;

 

Tesi  di  Laurea Magistrale o di dottorato Premio "Paolo Sambin"

VINCITORE Nicola BALLESTRIN, Il Liber de hedificatione urbis Phatolomie di Giovanni da Nono: edizione critica e studio. Scuola di dottorato di ricerca in scienze linguistiche, filologiche e letterarie. Indirizzo di Romanistica. Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari. Direttore della Scuola prof. Rosanna Benacchio, Coordinatore d’indirizzo prof. Gianfelice Peron; Supervisore prof. Giosuè Lachin. 

Motivazione Nicola Ballestrin ci fornisce con la sua tesi (discussa all’Università di Padova nel 2013, nell’ambito della Scuola di dottorato in “Scienze linguistiche, filologiche e letterarie”) l’edizione critica del Liber de hedificatione Phatolomie del giudice padovano del Trecento Giovanni da Nono, autore estroso e fantastico, noto anche per altre due opere di carattere storico-romanzesco: la Visio Egidij regis Patavie e il De generatione aliquorun civium urbis Padue tam nobilium quam ignobilium. Tali opere risultano essere state assai fortunate al loro tempo e, benché legate più al filone della letteratura franco-veneta che alla incipiente e vincente cultura umanistica, sono giunte a noi attraverso una tradizione manoscritta ampia e complessa. Delle tre opere ricordate, il Liber de hedificatione (a noi pervenuto tuttavia attraverso una dozzina di codici) restava quello più in ombra e ancora inedito, al contrario del De generatione che, per i risvolti documentari relativi alle famiglie padovane, risultava avere meriti cronachistici,nobilitando l’autore al rango di storico vero e proprio. Con il De hedificatione siamo di fronte a un’opera per vari versi incondita, un misto di fantasticherie e di leggende sulle origini di una proto-Padova greca, ma tele da fornire spunti assai interessanti, forse più sul piano culturale ed etnico che propriamente storico, sul mito fondativo che investe la nostra città. Per questo siamo grati a Ballestrin che ci ha dato la possibilità di leggere per la prima volta e interpretare questo testo bizzarro e difficile, poco frequentato sinora dagli studiosi (Antonio Daniele).

TESI SEGNALATA

Marco BASSATO, Comune cittadino e giuristi universitari a Padova tra Due e Trecento. Corso di laurea magistrale in Scienze Storiche. Tesi di laurea conseguita presso l’Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità. aa 2013-2014. Relatore prof. Donato Gallo, correlatore prof. Dario Canzian.

 

Libri sulla storia padovana

Il premio è stato assegnato a

Cristina MENGOTTI e Sante BORTOLAMI (a cura di), Antico e sempre nuovo. L’agro centuriato a nord-est di Padova dalle origini all’età contemporanea. Verona, Cierre edizioni, 2012.

Il Veneto, e il territorio patavino in particolare, sono un osservatorio privilegiato per lo studio della centuriazione, vale a dire del sistema di divisione (e conseguente distribuzione) della terra adottato dai Romani. E, infatti, esiste una lunga tradizione di studi in materia, nel cui solco si inserisce questo volume, che, tuttavia, analizza il fenomeno in una prospettiva finora inedita, adottando cioè un taglio diacronico, cosí da offrire, come scrivono gli stessi curatori in sede di presentazione, una «storia della centuriazione dopo la centuriazione». Funzionale a questo obiettivo è dunque l’articolazione dell’opera, che si articola in tre parti: la prima è dedicata all’età romana; la seconda ai secoli compresi tra il Medioevo e l’età contemporanea; mentre la terza approfondisce temi e problemi che potremmo inquadrare come «effetti collaterali» dell’intervento degli agrimensori, quali, per esempio, la toponomastica o la distribuzione degli insediamenti religiosi nell'area indagata. (Stefano Mammini)

Motivazione: Il libro, articolato in tre parti, prende in considerazione attraverso un ampio panorama storico il territorio di molti comuni a nord-est di Padova, tra i quali Villa del Conte, Santa Giustina in Colle, Camposampiero, S. Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Borgoricco con la frazione di S. Michele delle Badesse, Villanova di Camposampiero, parzialmente Vigonza con le frazioni di Codiverno e Pionca, e i comuni in provincia di Venezia, cioè S. Maria di Sala, Pianiga e il settore occidentale di Mirano con le frazioni di Zianigo, Campocroce, Scaltenigo, Ballò, Vetrego. Questo quadrante territoriale è caratterizzato da una centuriazione romana, che ricadeva amministrativamente sotto il municipium di Patavium ed era formata da una regolare scacchiera di cardini e decumani, ancor oggi sostanzialmente ben conservata, seppure investita da varie vicende e trasformazioni dovute alla peculiarità di ogni epoca (romanità, tardo antico, medioevo, secoli moderni e contemporaneità), oltre che da una difficile e complessa pianificazione di regimazione idrografica. Vengono analizzati per l’età romana soprattutto gli spunti offerti dai dati archeologici ed epigrafici, si approfondisce il contesto storico-cronologico desumibile dalle fonti letterarie: tutto induce a datare l’impianto agrario patavino attorno al 40 a.C. nel quadro delle assegnazioni terriere nella Venetia in cui ebbe un ruolo fondamentale il generale e storico Asinio Pollione.Per i secoli successivi, dal Medioevo all’età contemporanea, il graticolato viene studiato nelle sue persistenze e innovazioni attraverso molteplici percorsi proposti da documenti, codici, pergamene, cui si aggiungono indicazioni fornite dai toponimi e odonimi. È logico che negli studi topografici abbiano una funzione basilare la cartografia storica, i catastici, gli estimi, le mappe: vengono esaminati con particolare efficacia l’Estimo del colonato degli anni 1684-1686 e la Kriegskarte del ducato veneziano realizzata tra il il 1798 e il 1805. Se ne deducono le specificità del paesaggio agrario, dell’idrografia, dell’assetto viario, dei poli di attrazione demografica, del popolamento sparso, delle attività lavorative, delle condizioni socio-economiche degli abitanti e della loro stratificazione in classi e ceti ben distinti: tutte queste manifestazioni sono viste non staticamente ma in un continuo processo evolutivo quasi come in una serie di sequenze cinematografiche. Naturalmente tale preziosa mole di evidenze e testimonianze viene incorniciata nel vasto scenario degli eventi e fenomeni storici più generali che hanno contrassegnato le singole epoche. Va segnalata l’imponente bibliografia (29 pagine). Altro pregio che qualifica il volume è l’allegata Carta Archeologica del territorio nella quale sono precisati i siti che hanno restituito materiali archeologici e sono disegnate le centurie che formano i reticolato romano (Enrico Zerbinati).

Opere segnalate

Andrea DESOLEI, Istituzioni e archivi a Padova nel periodo napoleonico (1797-1813). Sassari, Editoriale Documenta, 2012.Il periodo Napoleonico a Padova, come nel resto del Veneto e dell’Italia, viene spesso considerato una breve parentesi tra la caduta degli antichi regimi e la loro restaurazione. In realtà in quegli anni il susseguirsi di occupazioni militari e la continua modificazione dell’assetto politico e sociale furono fondamentali per il passaggio dall’età moderna all’età contemporanea, ponendo le basi dell’attuale sistema istituzionale e amministrativo. L’autore ripercorre le complesse vicende padovane di quell’epoca (periodo Democratico 1797-1798, prima dominazione Austriaca 1798-1805, occupazione francese e governo provvisorio del Padovano 1805-1806, annessione al regno Italico 1806-1813) delineando il quadro delle istituzioni comunali, governative e giudiziarie che operarono nella città tra la caduta della Serenissima e la definitiva occupazione austriaca. Tale lavoro è basato sull’analisi delle fonti normative e archivistiche, ponendo particolare attenzione alla struttura di queste ultime, pesantemente interessate dai riordinamenti per materia dei secoli XVIII e XIX.

Alberto ESPEN, Da Montemerlo al Volturno. Storia di Antonia Masanello, la “guerrigliera” di Garibaldi. Venezia, Consiglio Regionale del Veneto, 2012.

Cinzio GIBIN (a cura di), Lettere di Stefano Andrea Renier. (Chioggia 1759 – Padova 1830). Professore di storia naturale. Padova, Il Leggio, 2013.Stefano Andrea Renier (Chioggia, 1759 - Padova, 1830). fu autore di importanti studi di zoologia e di biologia marina, in particolare sui molluschi e sulle conchiglie dell’Adriatico. Introdusse inoltre un nuovo metodo di classificazione zoologica fondato sullo sviluppo del sistema nervoso. Fu professore di Storia naturale dell’Università di Padova dal 1806 al 1830, su diretta nomina del direttore generale della pubblica istruzione del Regno d’Italia, con la quale assunse anche la direzione dell’annesso Museo. Dopo aver conseguito la laurea in medicina a Padova nel 1781, esercito la professione medica fino al 1806, dapprima a Chioggia e poi a Venezia. Fu inoltre membro dell’I.R. Istituto di scienze, lettere ed arti del Regno Lombardo-Veneto, di cui, nel 1818, divenne direttore della sezione centrale delle province venete e socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Padova e dell’Accademia di medicina dell’Ateneo di Venezia.

 

Libro sulla storia e civiltà veneta

Il premio è stato assegnato a

Ivano PACCAGNELLA, Vocabolario del pavano (XIV-XVII). Padova, Esedra, 2012

Il Vocabolario del pavano porta a compimento un progetto di Lessico pavano ideato da Gianfranco Folena nel 1965, affidato alla redazione di Marisa Milani, e rimasto poi fermo fino al 1994, quando è stato ripreso da Milani (fino al 1998, anno della sua prematura scomparsa) e Paccagnella, utilizzando il software GATTO (Gestione degli Archivi Testuali del Tesoro delle Origini) ideato e sviluppato dall’Istituto Opera del Vocabolario Italiano del C.N.R. presso l’Accademia della Crusca. Il Vocabolario si basa su un corpus di autori in pavano che va da Nicolò de’ Rossi (1308-1309) a Bertevello della Brentelle (lomenagia di Antonio Buzzacarini, che muore nel 1632), fondandosi soprattutto su Angelo Beolco, il Ruzante, presente in tutte le sue testimonianze, manoscritte e a stampa, su un cospicuo gruppo di testi pre-ruzantiani, sui post-ruzantiani più vicini (Cornaro, Giancarli, Calmo, Morello) e quelli più imitativi (ma anche innovativi), soprattutto la triade vicentina, Magagnò, Menon, Begotto, e i loro ultimi seguaci di tardo Cinquecento e secenteschi. Ivano Paccagnella (Padova, 1947) insegna Storia della lingua italiana all’Università di Padova. Si è occupato principalmente di trattatistica linguistica, di lingua delle traduzioni dei testi sacri e di letteratura anticlassicistica e manieristica nel Cinquecento, di plurilinguismo rinascimentale (Le macaronee padovane. Tradizione e lingua, 1979; Il fasto delle lingue. Plurilinguismo letterario nel Cinquecento, 1984) con particolare attenzione ai dialetti bergamaschi e a più riprese, a partire dal 1988, di Ruzante (da ultimo Per l’edizione di Ruzante. Tra filologia e storia della lingua, 2010) e dei postruzantiani (Tre sonetti fra «Morato» e «Magagnò». Giacomo Morello e Giovan Battista Maganza, 2011). Redattori: Mauro Canova, Andrea Cecchinato, Carlo Cenini, Davide Colussi, Luca D’Onghia, Dante Pattini, Chiara Schiavon, Lorenzo Tomasin

MOTIVAZIONI:  Opera di lunga lena, questo Vocabolario del pavano (XIV-XVII secolo), edito dall’Esedra di Padova, che ora Ivano Paccagnella ci offre è il frutto di un’opera collettiva che ha avuto la sua gestazione fin dai primi anni Sessanta, quando Gianfranco Folena, con l’aiuto della sua scuola filologico-linguistica e segnatamente di Marisa Milani, ha messo in cantiere congiuntamente due grandi opere lessicografiche: il Vocabolario veneziano di Carlo Goldoni e appunto quest’altro Vocabolario relativo alla lingua del Ruzzante e dei suoi antecessori ed epigoni. Ma si sa, per opere di tal fatta non sempre basta una vita; e, se Folena ha potuto vedere concluso, almeno fino alle ultime bozze, il Vocabolario goldoniano (Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993), così non è avvenuto per quello del pavano, cui non è giunta a capo neppure la Milani che alacremente s’era messa sulle piste del maestro. Le difficoltà erano varie e di varia gravità, non ultima quella di aver dovuto in corso d’opera, una quindicina d’anni fa circa, passare da un sistema manuale ad un sistema computerizzato, abbandonando dunque un materiale immenso di schede personali e quasi d’autore, tanta era stata la dedizione metodica dei singoli compilatori; inoltre, mentre per il Ruzzante e i continuatori più noti del Cinquecento (dal Corsaro al Calmo, dal Fiancarli al Morello, fino alla triade poetica manieristica di Magagnò, Menon e Bigotto) si poteva contare su una tradizione a stampa, per altri autori minori dei secoli antecedenti e della prima metà del Seicento (limite imposto da ragioni di pregnanza storica e di contenimento di una materia altrimenti ingestibile) bisognava lavorare soprattutto su testi di difficile reperimento, il più delle volte manoscritti. Di qui la necessità di provvedere inizialmente ad un vaglio sistematico di tutto il materiale esistente, promovendo studi particolari, archivistici e bibliografici, e soprattutto edizioni critiche (magari sotto la veste scolastica di tesi di laurea o di dottorato). Va dunque riconosciuto il merito ad Ivano Paccagnella di aver portato a compimento un’opera che, per tutte le difficoltà accennate (e forse anche economiche, data la mole del volume) e brillantemente superate, costituisce ora un indispensabile punto di partenza per lo studio di tutta la letteratura pavana, non solo del Ruzzante, in ragione del quale si giustificava l’avvio di una così ardua impresa. Siamo certi che questo Vocabolario, pur perfettibile nei dettagli, come tutte le imprese umane di tale impegno e di tale portata, accompagnerà a lungo nel tempo il nostro lavoro sulla stagione felice del Cinquecento pavano e veneto in generale, e aprirà la via a tanti altri studiosi che verranno.

OPERE  SEGNALATE

Ernesto CANAL, Archeologia della laguna di Venezia 1960-2010. Verona, Cierre, 2013.Ernesto Tito Canal è considerato uno dei pionieri dell’archeologia lagunare. Autodidatta di formazione ma sempre in continuo e costante aggiornamento, ha iniziato negli anni Sessanta del secolo scorso la sua indagine archeologica partendo dall’idea, all’epoca non scontata, che la Laguna di Venezia sia radicalmente cambiata del corso dei secoli e che sia sempre stata al centro di interessi commerciali, già molto prima dei periodi storici conosciuti. Il volume recentemente pubblicato si pone come una pietra miliare nella storia dell’archeologia lagunare, proponendo interessanti scoperte e aprendo nuovi spazi di dibattito e discussione

Luca ROSSETTO, Il commissario distrettuale nel Veneto Asburgico. Un funzionario dell’Impero tra mediazione politica e controllo sociale. Bologna, Il Mulino, 2013.Il volume analizza in modo ampio e approfondito una figura istituzionale che rivestì un ruolo di tutto rilievo nella realtà veneta durante il periodo della seconda amministrazione austriaca. Una figura, quella del commissario distrettuale, finora poco conosciuta, ma che per le mansioni affidatele, a partire dalla sua istituzione, nel 1819, si innervò significativamente nei meandri dei poteri locali, sviluppando un’essenziale funzione di raccordo con gli organi politici e di polizia ed esercitando anche compiti di vera e propria collaborazione con le autorità giudiziarie. Questo studio permette di cogliere da vicino la dimensione culturale e professionale degli uomini che nel corso di tre decenni vennero scelti per occupare tale carica, di illustrarne l’azione svolta nell’ambito dell’ordine pubblico e del controllo sociale e di verificare la sintonia della stessa con la complessiva strategia politica concepita da Vienna nei confronti dei diversi territori dell’Impero. Luca Rossetto collabora con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia delle istituzioni politiche e sociali in età moderna e contemporanea, con particolare riferimento all’area veneta.

Andrea PELIZZA, Riammessi a respirare l’aria tranquilla. Venezia e il riscatto degli schiavi in età moderna. Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, 2013.Vi furono, lungo i secoli dell'Età moderna, veneziani costretti a vivere in regime di schiavitù, privati cioè della libertà personale, trascinati lontano dalla propria terra e sottoposti ai voleri di un padrone, reclusi o comunque limitati nei movimenti e nelle funzioni essenziali di un'esistenza libera? La risposta è affermativa. Ma di che tipo di schiavitù si trattava, e per quali motivi costoro finirono vittime di tale gravissima condizione? E quanti furono, nel Cinquecento, nel Seicento, nel Settecento? Chi erano? A questi e ad altri interrogativi cerca di dare risposta questo saggio. Erano veneziani e abitanti di tutto il territorio della Serenissima, marinai e pescatori, nobili e mercanti, soldati e ufficiali: catturati soprattutto dai corsari e trasferiti in località nordafricane e del mondo ottomano, nel contesto del fenomeno che gli storici hanno definito «schiavitù mediterranea». C'era però un modo per porre fine alla loro detenzione: pagare un riscatto. A questo scopo, si svilupparono a Venezia apposite strutture pubbliche e private, mentre un variopinto mondo di ambasciatori, mediatori, agenti, incaricati laici ed ecclesiastici, sensali ebrei, consoli cattolici e protestanti, si muoveva per porre gli sfortunati in contatto con familiari e amici, e far sì che dopo tante vicissitudini, dietro versamento di una somma, essi potessero fare ritorno in patria: «a respirare l'aria tranquilla».