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CITTA' DI   MONSELICE

Assessorato  alla  Cultura

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VINCITORI   PREMI   BRUNACCI

   33^ Edizione   2018  

 

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 Pieve di Santa Giustina luogo dove si è svolta la cerimonia

 

Invito e programma in formato PDF  [ Invito da scaricare vai ]

 

Sono  oltre 50 le opere partecipanti alla 33^ edizione dei premi brunacci 2018. Tutti i lbri sono stati attentamente valutati dalla Giuria. In questa pagina verranno elencati vincitori, segnalati. motivazioni e le foto della cerimonia di proclamazione dei vincitori che avrà luogo domenica 28 ottobre 2018 alle ore 10 presso la Pieve di Santa Giustina

Commemorazione dello storico dell'arte Lionello Pupi, già componente della giuria, a cura di Riccardo Ghidotti

puppi 2È difficile per me commemorare un amico come Lionello Puppi, un gigante della cultura, uno dei più grandi studiosi d’arte e architettura veneta degli ultimi anni. Cercherò di farlo nel limite del tempo a disposizione e se mi concedete con alcune note personali. Il professor Puppi ha avuto una lunghissima carriera cominciata nel 1971 con la cattedra di Discipline storiche dell’arte all’Università di Padova, che lo studioso tenne fino al 1973, per poi insegnare, presso lo stesso ateneo, Storia dell’architettura e dell’urbanistica fino al 1990. Dal 1991 passò all’Università Ca’ Foscari di Venezia dove insegnò Storia dell’Arte moderna, iconologia e iconografia. Puppi ricoprì anche le cariche di direttore dell’Istituto di Storia dell’arte e della Scuola di Perfezionamento in storia dell’arte a Padova, fu inoltre direttore del Dipartimento di storia e critica delle arti e Presidente del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali all’Università Ca’ Foscari. Per un breve periodo, dal 1985 al 1987, è stato Senatore della Repubblica Italiana. E’ morto improvvisamente il 15 settembre 2018 a Treviso, all'età di 86 anni.  A partire da giovanili esperienze cinematografiche Lionello Puppi si è sempre occupato, con fitte ricerche documentarie, tenace acribia critica e importanti riflessioni metodologiche di problematiche storiche delle arti figurative, dell'architettura, della città, del giardino e del paesaggio in Italia e in Europa dal XIV al XXI secolo, dilatando il proprio campo di interessi ai contesti latino-americani tra XVIII e XX secolo. La sua bibliografia assomma a oltre mille titoli tra monografie e saggi pubblicati nelle maggiori riviste scientifiche nazionali e internazionali, in un impegno che lo ha accompagnato fino alla fine della sua vita. In età senile ha scritto parole garbate e chiare contro il sistema delle grandi mostre prive di contenuto scientifico, purtroppo numerose nel nostro Paese. Noi abbiamo condiviso queste sue prospettive, da lui sempre ben argomentate e fondate. Per questo era spesso oggetto di accese polemiche su giornali e televisioni.
Questo buon combattente ora riposa. Così testimonia la studiosa Elisa Bastianello “Avrei potuto restare ad ascoltare Lionello ogni volta per ore: non erano lezioni, ma l’entusiasmo di una persona che ama condividere il suo sapere. L’ombra dei Maestri era sempre presente, nei suoi ricordi. Vorrei venisse ricordato pieno di entusiasmo per ogni nuovo lavoro e sempre gentile con tutti, capace di ascoltare anche il meno esperto dei ricercatori facendolo sentire importante come un luminare. Non solo il grande studioso che tutti stanno ricordando, ma soprattutto un grande uomo, capace di incarnare concretamente quei valori di humanitas che da sempre erano oggetto della sua passione, del suo studium”.
Lionello Puppi ha avuto un particolare legame con la città di Monselice. Dapprima quale studioso, ha scoperto e studiato le carte inedite sul progetto di Scamozzi del Santuario delle Sette Chiese e Villa Duodo. Documenti conservati presso l’archivio del Museo Correr di Venezia. Poi la prestigiosa giuria del Premio Brunacci lo ha premiato per la sua carriera di scrittore storico dell’architettura. Infine nel 2001 ho avuto l’onore, in qualità di Assessore alla Cultura del Comune di Monselice, di invitarlo a far parte della Giuria dei Premi Brunacci. Una figura prestigiosa, quella di Lionello Puppi, che ha dato lustro alla nostra rassegna culturale dando il suo contributo tra i molti studiosi della storia e della cultura veneta che nel corso degli anni si sono alternati nel giudicare le opere in concorso. L’ultima volta che l’ho incontrato, durante una visita nel duomo di Padova, tempio disegnato da Michelangelo, il suo ricordo andò alla polemica, ingenerosa, sorta sulla sua frettolosa attribuzione di un Crocefisso all’insigne artista di Caprese; sebbene la sua grande intensità intellettuale non fu scalfita. In quell’occasione mi fece dono di una sua opera dal titolo “Guida di Padova Architettura”. Me la dedicò con quella sua minuziosissima scrittura autografa “con grato animo e un cordialissimo arrivederci”; invece sono qui a commemorarlo, dispiaciuto come tutti noi, perché è venuto a mancare – ripeto - uno dei più significativi studiosi di arte veneta dell’ultimo secolo. Insaziabile amante di Palladio e del Cinquecento foriero di moderne inquietudini. Uomini come Lionello Puppi si onorano soltanto dando forza e continuità alle loro idee. E noi lo stiamo facendo (Riccardo Ghidotti)

 

Relazione del presidente della giuria Antonio Rigon

Gentili signore e signori,
confesso di essere particolarmente lieto di tenere questa relazione sui lavori della Giuria e di prendere ancora una volta la parola in occasione della consegna dei Premi Brunacci-Monselice. In chiara controtendenza rispetto ad una cultura che, non solo nel nostro paese, appare sempre più ostile nei confronti della ricerca storica, questa manifestazione dimostra in maniera indiscutibile che la storiografia, quando si fonda su rigore scientifico e capacità comunicative, continua a suscitare un forte interesse non solo presso gli specialisti. Accanto alla soddisfazione non posso però non esprimere, anche a nome dei colleghi della Giuria, una viva preoccupazione, riguardante in maniera specifica i Premi Brunacci, per la presenza nell’elenco dei partecipanti di due sole ricerche scolastiche. È la prima volta in 33 edizioni che si verifica un così sconcertante calo di opere, per giunta in una sezione dei Premi, tradizionalmente più ricca di presenze. Non esiste ovviamente alcun rapporto diretto di causa ed effetto tra il venir meno di una adesione sempre convinta del mondo della scuola ad una delle iniziative culturali più antiche e di maggior prestigio di Monselice e i ripetuti tentativi di ridimensionare il ruolo delle discipline storiche nell’insegnamento, evidenti anche nei recenti provvedimenti che eliminano lo scritto di storia dalla rosa di quelli proposti all’esame di maturità. Non vorremmo però che nello specchio piccolo ma significativo dei Brunacci si riflettessero orientamenti, in atto da tempo, di marginalizzare la storia nella programmazione scolastica, complici, ahimé, anche rappresentanti del mondo accademico a cui dovrebbe stare a cuore la salvaguardia di un caposaldo indispensabile per la formazione dei giovani e l’educazione civile dei cittadini. Ci auguriamo tutti che la flessione sia solo temporanea, frutto di cause contingenti e che sin dal prossimo anno le ricerche storiche condotte da singoli studenti e classi delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tornino ad essere numerose e i giovani vincitori rallegrino e animino come sempre la nostra manifestazione.
rigon1Complessivamente sono state presentate per questa edizione 51 opere: 2 ricerche scolastiche; 5 tesi di laurea; 12 pubblicazioni per la sezione relativa al Padovano; !5 per quella sulla cultura letteraria e linguistica del Veneto; 17 per il Premio “Sigillum Monsilicis”.
Dopo aver letto ed esaminato le opere, la Giuria si è riunita il 25 settembre a Monselice per procedere alla designazione dei vincitori.
Per quanto detto in precedenza la Giuria si congratula vivamente con Emanuela Rizzi e tutte le insegnanti della scuola primaria di primo grado“Vittorio Cini”-Istituto comprensivo “G.Zanellato” di Monselice e con le insegnanti Laura Cesaro e Lorenzina Grifalconi della scuola primaria di primo grado “G.B. Ferrari di Ospedaletto Euganeo per aver guidato con sapienza pedagogica e viva sensibilità i loro alunni alla riscoperta della storia locale dei centri ove svolgono la propria attività e aver creduto nel significato e nelle opportunità offerte dai premi Brunacci nel percorso formativo degli allievi a loro affidati.
La Giuria ha apprezzato il buon livello delle tesi di laurea discusse presso l’Università di Padova, lo IUAV e l’Accademia di Belle Arti di Venezia. In particolare ha valutato positivamente la novità di risultati raggiunti in questo tipo di lavori che aggiungono preziosi tasselli alla conoscenza della storia, dell’arte e della cultura veneta, con approfondimenti molto interessanti sul versante dei commerci, della moda, dell’organizzazione sanitaria in età moderna e contemporanea.
Nella sezione sul Padovano sono state presentati libri di disuguale valore: saggi di rilievo per contenuti e metodo (cinque sono stati ritenuti degni di segnalazione) e testi di divulgazione poco controllata. Il premio è andato ad un’opera che corona degnamente l’iniziativa di pubblicazione del Corpus statutario delle Venezie promossa da molti anni dal prof.Gherardo Ortalli dell’Università di Venezia e che, con l’edizione degli statuti di Padova di età carrarese, curata da Ornella Pittarello , porta finalmente a compimento un progetto nato in seno alla Deputazione di storia patria per le Venezie fin dal 1873 e mai realizzato.
Particolarmente ricca di ottimi lavori si è rivelata la sezione riservata alla cultura letteraria e linguistica. Con giudizio unanime la Giuria ha premiato il volume di Vittorio Formentin sulle prime manifestazioni del volgare a Venezia, raccolta di saggi in cui filologia e storia si mescolano con risultati di assoluta eccellenza. Contemporaneamente, a sottolineare l’alta qualità di molte delle opere pervenute, sono state fatte sei segnalazioni.
Il premio “Sigillum Monsilicis” quest’anno è stato attribuito ex aequo a Piero Brunello per il libro sulla rivoluzione del Quarantotto a Venezia e a Silvano Fornasa per la ricerca sul miracolo del ritorno alla vita dei bambini morti senza battesimo in terra vicentina. Oltre a quelle premiate sono state segnalate anche cinque opere. A questo proposito è opportuno sottolineare che le segnalazioni di libri in concorso (quest’anno molto numerose), e il conferimento ex aequo del premio “Sigillum Monsilicis” non nascono dalla volontà della Giuria di accontentare il più alto numero possibile di concorrenti, ma dall’effettiva presenza di molti ottimi lavori nelle varie sezioni dei Premi Brunacci, segno della buona salute di cui gode la storiografia veneta. Premi e segnalazioni fotografano al meglio il carattere di questa manifestazione: riconoscimento dell’eccellenza là dove si presenta, indipendentemente dalla genesi accademica o meno delle opere in concorso; attenzione a temi classici della storiografia e contestuale apertura a quanto di nuovo sul piano dei contenuti e dei metodi offre la cultura veneta nel campo della ricerca storica nel senso più ampio.
Concludo rivolgendo, anche a nome dei colleghi della Giuria, un caldo ringraziamento all’Amministrazione comunale di Monselice, e in particolare al sindaco Francesco Lunghi e all’assessore alla cultura Gianni Mamprin, che con il loro sostegno hanno permesso ancora una volta lo svolgimento di questa manifestazione


Vincitori e segnalati 2018

 

 PREMIO SIGILLUM MONSILICIS

destinato a uno studioso della storia e cultura veneta assegnato ex aequo:

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Silvano Fornasa

 

fornasaSilvano FORNASA, Il tempo di un respiro. Il miracolo del ritorno alla vita in terra vicentina. Venezia, Marsilio 2018.

La credenza nel miracolo della temporanea resurrezione dei bambini morti senza battesimo, che attraversò i secoli dal tardo Medioevo fino alle soglie dell'età contemporanea, era molto diffusa in alcuni paesi d'Europa. I fedeli intraprendevano un viaggio, spesso lungo e difficoltoso, verso i santuari del ritorno alla vita; poi l'esposizione, le preghiere e l'attesa fiduciosa di un "segno di vita", quindi il battesimo e la salvezza eterna, la morte definitiva e la sepoltura in terra consacrata. In Italia, a quanto si sapeva, questa manifestazione di religiosità e di pietà popolare interessò solamente alcuni tratti della regione alpina. Di conseguenza è poco nota per quanto concerne i domini della Repubblica veneta e non erano finora emerse tracce della sua presenza nelle città di pianura e nella fascia prealpina. La scoperta di una serie di eventi ha indotto l'autore a intraprendere una ricerca sulla diffusione di questo miracolo nella diocesi di Vicenza, una presenza mai finora indagata, assente nella storiografia locale. Per questa particolarissima grazia in terra vicentina si portavano i neonati morti senza battesimo nei santuari del Trentino e con questa prerogativa funzionò per alcuni decenni del Settecento un piccolo santuario del ritorno alla vita ad Arzignano.

MOTIVAZIONE: Studioso di storia del territorio vicentino, in particolare della Valle dell’Agno e delle sue comunità, Silvano Fornasa con questo volume dal titolo suggestivo (Il tempo di un respiro. Il miracolo del ritorno alla vita in terra vicentina, Venezia, Marsilio, 2018) supera ampiamente la dimensione localistica della ricerca , affrontando un tema di interesse generale, studiato e approfondito dalla storiografia d’Oltralpe, poco frequentato dagli storici italiani e del tutto nuovo in ambito veneto: il miracolo del temporaneo ritorno alla vita dei bambini morti senza battesimo, grazie al quale essi potevano ricevere il sacramento e accedere al Paradiso. Diffuso in Francia, nei paesi del centro e nord Europa, nelle zone alpine e prealpine d’Italia, in terre di confine fra regioni soggette alla Riforma protestante e altre rimaste cattoliche, il fenomeno risultava sino ad oggi sconosciuto nella pianura e nell’area pedemontana veneta. Merito dell’A. è averne documentato per la prima volta la presenza nel Vicentino, di aver rintracciato testimonianze su altri santuari della morte sospesa nel Trentino e di aver aperto nuove prospettive di studio su una delle manifestazioni religiose e culturali più interessanti dell’Europa cristiana. Con ampia contestualizzazione storica, padronanza della bibliografia più aggiornata e sensibilità anche umana verso un aspetto dell’esistenza di donne, uomini e famiglie che implicava dolore e angoscia e nello stesso tempo chiamava in causa credenze, dottrine, valori di fede profondi, Fornasa accerta tra Sei e Settecento il manifestarsi in diocesi di Vicenza del fenomeno in varie forme: il viaggio intrapreso dai fedeli con i corpicini morti verso santuari trentini (Terlago, Aldeno, Bolognano di Arco), per chiedere la grazia di una temporanea resurrezione che permettesse la somministrazione del battesimo al piccolo defunto, la presenza in terra veneta di un santuario del ritorno alla vita nella prima metà del Settecento (La Madonnetta dei frati di Arzignano), il verificarsi di questo tipo di miracolo a Schio nel 1686 per intercessione del predicatore cappuccino Marco d’Aviano. Lasciando parlare le fonti, sottolineandone gli aspetti più interessanti e fecondi per una storia della mentalità religiosa e della vita sociale, l’A. con sapienza narrativa svela un mondo di pratiche, di credenze, di riti, spesso in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa, ma anche un universo di emozioni, sentimenti, sofferenze, alle quali presta lodevole attenzione. Escluso che il miracolo della morte sospesa vada considerato una truffa generalizzata, constatato lo scarso coinvolgimento del clero, Fornasa può concludere che esso è stato “una creazione del popolo credente”, e rilevare l’assoluto protagonismo delle donne: madri, levatrici, devote impegnate in primo piano nell’accoglienza presso il santuario, nello svolgimento del rito della reviviscenza, nell’osservazione dei segni di non estinta vitalità dei corpicini dei bimbi morti.  Per la novità dei risultati raggiunti, l’ampiezza di orizzonte storiografico, la limpidità della trattazione la Giuria è lieta di conferire a Silvano Fornasa il Premio Sigillum Monsilicis (Antonio Rigon).

 

 PREMIO SIGILLUM MONSILICIS

destinato a uno studioso della storia e cultura veneta assegnato ex aequo:

 

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Piero BRUNELLO, Colpi di scena: la rivoluzione del quarantotto a Venezia. Sommacampagna, Cierre 2018.

Come in una sceneggiatura, il volume prende in esame le giornate che nel marzo 1848 portarono alla resa del Governo austriaco a Venezia, mettendo in evidenza i diversi punti di vista dei testimoni. La prima parte racconta gli avvenimenti dal 17 al 23 marzo 1848, sottolineando l’importanza delle passioni nelle mobilitazioni politiche.
La seconda parte fa luce su alcune situazioni che si vennero a creare con la nascita del nuovo Governo provvisorio della Repubblica veneta. Lo sguardo si espande qui dal 1848 all’intero periodo rivoluzionario, a volte risalendo anche ai decenni precedenti. 

MOTIVAZIONE:  Il saggio di Piero Brunello rappresenta la conclusione di un lungo lavoro di ricerca sulla storia veneta, condotta dall’autore per quasi cinquant'anni. Dopo un'esemplare ricostruzione degli avvenimenti del marzo ‘48, condotta sulla base di una ricca documentazione di fonti archivistiche e di una bibliografia aggiornata, nella seconda parte del saggio si affrontano alcuni fenomeni meno noti della rivoluzione veneziana. Senza dubbio questa  è la parte più interessante del lavoro, perché apre spiragli per la conoscenza della mentalità e della psicologia di persone e gruppi, protagonisti e vittime degli avvenimenti. Si tratta quindi di un’opera fondamentale per la conoscenza della Rivoluzione veneziana del ‘48, al di fuori della retorica patriottarda e dell’enfasi municipalistica che si segnala per la lettura dei cultori della storia veneta. La serietà della ricerca si accompagna a una narrazione chiara a popolare che facilita la lettura ad un pubblico di “curiosi”, anche non specialisti, che vogliono approfondire un aspetto meno noto della storia di Venezia (Franco Fasulo).

    

 

 

 


  SEGNALATI  PREMIO SIGILLUM MONSILICIS

   

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Fiorella BOTTEON, Ferdinando Ferracini. Un patriota veneto nel Risorgimento italiano. Treviso, Istresco 2018.

Ferdinando Ferracini fu un patriota, un grande patriota Risorgimentale che partecipò a tutte le guerre di Indipendenza. Ebbe il grado di maggiore nell'esercito meridionale e poi nell'esercito regolare. Attraverso le vicende della vita di Ferdinando ripercorriamo le più importanti tappe del Risorgimento: ebbe incarichi di presigio, fu a contatto con i più grandi protagonisti dell'epoca, ma noon sempre appare esplicitamente, tanto che la storiografia gli ha dedicato fino ad ora solo pochi cenni. 

MOTIVAZIONIPer la minuziosa e precisa ricostruzione di una biografia esemplare all'interno del Risorgimento veneto e dei primi due decenni dell'unità d'Italia. Non si tratta solo di un importante lavoro di recupero memoriale di storia locale, regionale e nazionale, ma di un sapiente contributo alla migliore comprensione di alcuni contesti e snodi storici fondamentali del XIX secolo, dalla rivoluzione patriottica del 1848 fino alla costruzione dello nuovo stato italiano, visti attraverso le complesse esperienze di un finora negletto protagonista. L'autrice mostra di possedere, oltre a solidi strumenti metodologici e critici, una forte passione per la disciplina e un senso spiccato del significato e del ruolo civile che la storia deve svolgere (Walter Panciera).

   

 

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Isabella COLLAVIZZA, Dall'epistolario di Emmanuele Antonio Cicogna: erudito, collezionista e conoscitore d'arte nella Venezia dell'Ottocento. Udine, Forum 2017. 

Nel giudizio dei contemporanei, Emmanuele Antonio Cicogna (1798-1868) si distingueva fra i maggiori conoscitori della tradizione letteraria bibliografica e storico-artistica della Repubblica veneziana, e spiccava quale personaggio di riferimento per il mondo intellettuale del tempo. Questo ruolo si smarrì nella storiografia successiva, rivelando i limiti di una conoscenza alquanto disarticolata e frammentaria della sua personalità. 

MOTIVAZIONI : Per avere ricostruito la figura di E.A. Cicogna in tutti i suoi multiformi aspetti, con scrittura di qualità puntuale e scorrevole che permette al lettore di partecipare allo svolgersi della ricerca e di comprendere appieno il ruolo di primo riferimento culturale che lo fece emergere nella Venezia dell’Ottocento. L’importanza del volume segnalato dalla Giuria sta poi nel metodo seguito − e sostenuto dalla passione per la personalità dell’erudito che incarna i temi principali di studio dell’Autrice − di analizzare e mettere in relazione la vasta mole di documenti di molteplice natura con rigore e capacità: in particolare, l’indice dei corrispondenti del finora inedito epistolario, composto da più di 1300 missive, mette in luce il ruolo di consulente storico-artistico svolto a livello nazionale dal Cicogna (Chiara Ceschi).

 



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Nadia Maria Filippini 

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Nadia Maria FILIPPINI (a cura di), Donne dentro la guerra: il primo conflitto mondiale in area veneta. Roma, Viella 2017.

La Grande Guerra non è stata un’esperienza omogenea per la popolazione civile. Nella cosiddetta “zona di guerra”, a ridosso dei fronti di combattimento, le donne subirono in anteprima gli effetti di una guerra totale: bombardamenti e devastazioni, commistione con le truppe, requisizioni, violenze, stupri, evacuazioni e profugato. Il coinvolgimento nelle vicende belliche accentuò il loro ruolo di vittime, ma stimolò anche per converso un protagonismo più attivo con l’assunzione di ruoli e incarichi rilevanti sul fronte interno. 

MOTIVAZIONIIl volume “racconta” aspetti inediti della Grande Guerra con particolare attenzione al ruolo della donna “dentro” e dopo il primo conflitto mondiale in area veneta. La stesura del testo, pur a più mani, è omogeneo nel metodo. Tratta del ruolo e l’azione di alcune figure di protagoniste dei Comitati di assistenza civile, del dibattito politico e della mobilitazione delle donne. Un libro che narra efficacemente le sofferte ripercussioni sulla vita quotidiana. (Riccardo Ghidotti)

   

 

 

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 Giovanna Gambacurta

 

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Giovanna GAMBACURTA, Angela RUTA SERAFINI, con un contributo di Federico BIONDANI, I Celti e il Veneto. Supplemento di “Archeologia Veneta”, XL, 2017

MOTIVAZIONE: L'orizzonte veneto al tempo dei primi contatti coi Celti, nella ricerca di Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini, pare piegarsi al rapporto spazio temporale diventando storia. Ogni capitolo, difatti, anche nel titolo, è scandito dal Tempo, dipanandosi tra le azioni degli uomini e le cose a loro vicine, dagli ornamenti alle suppellettili, perfettamente intelligibili e descritti da disegni. Un arco cronologico che va dal VI secolo a.c. al primo, quando Roma concede il diritto latino. Chiarezza espositiva che non rinuncia alla scientificità fondata sull'esperienza dello scavo archeologico e intelligente qualità della scrittura che, avvicinandosi al pubblico, riflette sull’immagine disciplinare della moderna archeologia ( Fabrizio Magani) .

 

  

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Michael KNAPTON, Una repubblica di uomini: saggi di storia veneta. A cura di Andrea Gardi, Gian Maria Varanini, Andrea Zannini. Udine, Forum 2017.

La Repubblica di Venezia con il suo esteso Stato territoriale di Terraferma assemblato alla fine del medioevo e rimasto in piedi per quattro secoli, il patriziato lagunare, i ceti dirigenti delle città suddite, le popolazioni di Padova e del Veneto tra la metà del Quattrocento e il Seicento. Questi i protagonisti di Una repubblica di uomini il volume curato da Andrea Gardi, Gian Maria Varanini e Andrea Zannini in occasione del pensionamento dell’amico e collega Michael Knapton, già docente dell’Università di Udine e uno dei massimi studiosi della storia dello Stato e della società veneti del medioevo e dell’età moderna. 

MOTIVAZIONE : Per aver proposto una selezione di contributi fondamentali attinti dalla vastissima bibliografia di uno dei massimi studiosi della storia veneta in età moderna. Il filo rosso che attraversa tutti i saggi qui pubblicati è quello della biunivocità molto marcata tra l’evoluzione delle strutture sociali e politiche della Terraferma e quelle della dominante, Venezia. Fisco e finanza, giustizia, pubblica amministrazione, economia: i saggi qui proposti ci danno la misura della portata innovativa dei lavori di Michael Knapton, della loro asciuttezza scientifica, della loro capacità di aprire continuamente nuove strade alla ricerca, facendo della storia veneta davvero un fronte di avanguardia degli studi storici a livello europeo. (Dario Canzian).

 

  

PREMIO PER UN LIBRO SULLA STORIA DEL PADOVANO ASSEGNATO A  

 

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  Ornella Pittarello riceve il premio da Giuseppe Ruzzante degli Amici dei Musei di Monselice

 

 

pittarelloStatuti di Padova di età Carrarese, a cura di Ornella PITTARELLO. Con saggi introduttivi di Gherardo ORTALLI, Ermanno ORLANDO, Silvia GASPARINI, Mariella MAGLIANI. Roma, Viella 2017.
La pubblicazione di questo volume segna una svolta per quanto riguarda la conoscenza e lo studio della storia di Padova e del suo contesto. Infatti vede finalmente la luce l’edizione del più importante documento tuttora inedito quanto all’intero medio evo padovano: le centinaia di carte che compongono il codice statutario della Biblioteca Civica padovana segnato B.P. 1237, contenente gli statuti della città durante la signoria dei da Carrara. A segnare l’importanza del testo non sono soltanto la sua antichità, l’abbondanza di indicazioni che offre e l’ampio raggio delle materie trattate. C’è anche il carattere specifico e fondamentale proprio di tutte le raccolte statutarie. Gli Statuti, nel ricco complesso delle più o meno rilevanti fonti disponibili per la conoscenza del passato, hanno una posizione di rilievo assoluto. Sono infatti il documento-principe tra quelli che una comunità ha prodotto in tutta la sua storia, l’atto ufficiale con cui la società cittadina del tempo ha cercato di esprimere se stessa al massimo livello possibile, nel modo più compiuto, con il maggiore sforzo di autocoscienza e di autorappresentazione.

MOTIVAZIONE : Per aver portato a termine un complesso e atteso lavoro di edizione, che mette a disposizione degli studiosi della storia di Padova, e della storia delle istituzioni tardo-medievali in genere, una eccezionale fonte giuridica. Negli statuti cittadini risulta infatti compendiata per un verso l’architettura di governo della città medievale; per un altro, l’universo rappresentato dalla sua normativa quotidiana, i suoi usi, le pratiche relative ai mestieri e alle altre attività produttive, la gestione dei beni comuni, e anche il governo del contado in tutti i suoi aspetti, come la regimazione delle acque, la costruzione delle strade, dei ponti, degli argini. La raccolta statutaria qui edita fu promulgata nel 1362, ai tempi in cui la signoria di Francesco I da Carrara era in piena fase ascendente. Dunque, essa è testimonio della volontà di conferire alla città e al suo contado un ordine preciso e uno strumento di governo affidabile. Per questo gli Statuti rappresentano anche un momento particolare di assestamento del rapporto tra il signore e la città. Si trattava di un rapporto complesso, poiché il dominio carrarese non cancellò il comune, ma piuttosto lo assorbì allo scopo di utilizzarne le risorse migliori. Per questo motivo possiamo considerare gli Statuti come il punto di incontro istituzionale tra la tradizione comunale cittadina e l’ordine signorile vigente. Come è ben noto, inoltre, questo tipo di fonte costituisce una sorta di palinsesto: ciascuna redazione ripete in parte le precedenti e raccoglie anche le disposizioni occasionali che ciascun podestà nei decenni ha ritenuto di dover aggiungere. Dunque, attraverso questo straordinario documento è possibile seguire a ritroso un filo che si snoda lungo l’intera storia di Padova comunale e signorile, còlta dal punto di vista della sua documentazione pubblica. L’edizione si presenta estremamente curata, come tutti i volumi della collana Corpus statutario delle Venezie, sia per quanto attiene alla resa testuale, a cura di Ornella Pittarello, sia per il ricco apparato introduttivo che, affidato ad un validissimo drappello di collaboratori, offre al lettore il necessario inquadramento archivistico e diplomatistico, e anche una prima traccia interpretativa di tipo storico. Non vi è dubbio che gli Statuti di Padova carrarese rappresenteranno una sorta di porta di ingresso obbligata per tutti coloro che si interesseranno del medioevo padovano, e un punto di riferimento ineludibile per gli studiosi della civiltà medievale italica nella sua piena maturità. (Dario Canzian).

   

  

  OPERE SEGNALATE PER LA SEZIONE LIBRO PADOVANO 

 

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Beniamino Bettio

 

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Beniamino BETTIO, Il paese sarebbe felice… Tessere della millenaria storia di Sarmeola (Padova). Sommacampagna, Cierre 2018. 

Le pagine di questo libro restituiscono a Sarmeola l’identità smarrita, una Comunità passata nell’arco di mezzo secolo da spazio rurale ad agglomerato residenziale e produttivo. Fino al secondo dopoguerra l’ordinata suddivisione campestre tra il reticolo di capezzagne e fossati, con i terreni coltivati dominati dalla triennale rotazione cerealicola, e le abitazioni dei contadini contigue al rustico per gli animali da lavoro, ne ribadivano la vocazione rurale. Uno spicchio territoriale del capoluogo provinciale ove la predominanza di un’economia quasi esclusivamente agricola era perfettamente in linea con la quasi totalità dei villaggi – o “paesi” che dir si voglia – del Padovano. 

MOTIVAZIONI : Il libro rappresenta un caso esemplare di storia locale condotta con grande rigore scientifico. La vicenda di Sarmeola viene qui ripercorsa lungo tutto l’arco storico e con sguardo aperto a 360 gradi sulla realtà ambientale, territoriale, sociale e politica. Si avverte alle spalle della pubblicazione un un importante lavoro di ricerca fondato su un articolato spettro di fonti (documentazione scritta, iconografia, cartografia). Particolarmente encomiabile, oltre alla completezza e chiarezza delle informazioni, la cura negli apparati, ovvero note, bibliografia, indice dei nomi. (Dario Canzian)

 

 

 

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Ugo FADINI (a cura di), Mura medievali di Padova. Guida alla scoperta delle difese comunali e carraresi. Vicenza, Edibus 2017.

Dopo il volume dedicato al sistema bastionato rinascimentale finalmente arriva anche il libro dedicato alla difese medievali di Padova che insieme al primo costituisce una coppia da non perdere. Una guida avvincente, di agevole lettura, che condurrà i lettori alla riscoperta del monumento meno visibile della città: le mura medievali, con le tre cerchie erette in successione tra la fine del XII secolo e il XIV.

MOTIVAZIONI : Per aver realizzato un volume che, oltre a essere una guida, costituisce un vero e proprio saggio sulla storia urbanistica di Padova in età carrarese, condotto con profonda conoscenza della bibliografia e delle fonti relative a quel periodo. L’apparato iconografico è molto curato, e preziose sono le mappe che l’autore ha inserito con le ricostruzioni ipotetiche del percorso delle mura e delle vie d’acqua della città. La facies del circuito murario padovano peraltro è seguita in chiave diacronica anche oltre i confini dell’età carrarese, in modo che il lettore odierno possa rendersi conto delle profonde trasformazioni che questa struttura così caratterizzante ha subito nel tempo. La scientificità del volume e l’onestà intellettuale dell’autore che non propone certezze ricostruttive facili a scapito dell’aderenza al dato documentario e l’utilizzabilità di questo testo a diversi livelli ne fanno un libro davvero di grande interesse. (Dario Canzian).



 

 

 

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Giovanni Borin  e  Cristiano Bulegato


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Claudio GIULIVO, Gianni BORIN, Cristiano BULEGATO, La vite nel paesaggio dei Colli Euganei : cenni storici, elementi visivi del vigneto, distretti e percorsi viticoli. Crocetta del Montello, Antiga edizioni 2018.

Il volume analizza e descrive il ruolo fondamentale che la vite ha svolto e tuttora svolge nel contesto ambientale dei Colli Euganei. La coltivazione della vite ha forgiato profondamente nei secoli il paesaggio e tende ancora ad agire. Oggi, sotto la forte pressione del mercato e con la disponibilità di potenti mezzi tecnici, è fondamentale trovare il giusto equilibrio nella moderna gestione economico-agraria della viticoltura salvaguardando la ricchezza paesaggistica del comprensorio.  

MOTIVAZIONEQuesto libro colma una lacuna editoriale in merito alla plurisecolare coltivazione della vite in un territorio straordinario, quale è quello euganeo. Il lettore viene guidato lungo otto itinerari che caratterizzano la multiforme realtà del paesaggio collinare. Un ragionato percorso che illustra, con metodo divulgativo supportato da una seria ricerca, l’attaccamento delle popolazioni locali alla viticoltura. Così diventano protagonisti le “vigne” e il paesaggio descritte con magnifici scatti d’autore attraverso eccellenti fotografie che corredano interamente il volume. (Riccardo Ghidotti)

 

  

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Alba Lazzaretto e Giulia Simone

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Alba LAZZARETTO, Giulia SIMONE (a cura di), Dall’Università d’élite all’Università di massa. L’Ateneo di Padova dal secondo dopoguerra alla contestazione sessantottesca. Padova, PUP 2017.

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale l’Università di Padova riprendeva la sua attività, insignita della medaglia d’oro al valor militare – ottenuta in virtù della lotta che vide accomunati docenti, studenti e personale amministrativo contro il nazifascismo – ma profondamente ferita nelle sue strutture materiali e lacerata dalle penose eredità morali del fascismo, basti pensare alle conseguenze delle leggi razziali. I saggi di questo volume si propongono di ricostruire aspetti finora poco conosciuti della vita universitaria padovana, attraverso la storia delle strutture materiali, delle istituzioni scientifiche in rapido sviluppo, dei rettori, dei docenti, delle prime donne in cattedra, degli studenti sempre rigidamente selezionati, che fuggivano spesso verso altri atenei meno severi. 

MOTIVAZIONEPer l'utile e ben documentato contributo alla migliore comprensione e a una visione non stereotipata del ruolo dell'Ateneo patavino dagli anni della ricostruzione post bellica al termine degli anni sessanta. I quindici articoli e il saggio introduttivo contenuti nel denso volume trattano di un periodo storico ricco di grandi trasformazioni sul piano culturale e civile; restituiscono non solo un quadro generale della vita dell'università, ma una serie di interessanti approfondimenti sui protagonisti, dai rettori fino agli studenti,  e sui diversi piani in cui essa si è strutturata all'interno di alcune facoltà e nell'esperienza dei docenti (Walter Panciera).

 

 

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Giulia PRINCIVALLI, Padova di piombo. Lo scontro tra PCI e autonomia operaia negli anni Settanta. Meduna di Livenza, Alba edizioni 2017.

Lo scontro aspro tra il PCI (pur con tutte le sue contraddizioni e divisioni interne) e i movimenti della sinistra extraparlamentare, in particolare Autonomia operaia, è stato emblematico a Padova, città culla e laboratorio politico di Autonomia e sede di partenza dell'inchiesta del 7 aprile, che ha dato vita a una catena di arresti e indagini in tutta Italia.

MOTIVAZIONEIl lavoro di Giulia Princivalli, una rielaborazione di una tesi di laurea, fornisce un’utile ricostruzione delle vicende politiche padovane negli anni del giudice Calogero e del professor Negri. Per chi non ha vissuto quegli avvenimenti la lettura offre spunti interessanti sulla storia del P.C.I. e della sinistra non parlamentare e del dissenso giovanile (non tutto riconducibile all’Autonomia operaia), per chi quegli anni li ricorda in tutta la loro drammaticità, la ricostruzione appare sostanzialmente pregevole, anche se sarebbe auspicabile un ulteriore approfondimento della situazione politico- sociale di Padova negli anni ‘70-’80, che non si riduce solo allo scontro tra P.C.I. e Autonomia Organizzata, ma che presenta caratteri di modernità e di arcaicità, di riformismo e di massimalismo che andrebbero studiati con attenzione e con volontà di comprensione, anche alla luce della successiva evoluzione dei partiti e dei movimenti (Franco Fasulo).

 

 

PREMIO  SPECIALE LIBRO SULLA CULTURA LETTERARIA E LINGUISTICA VENETA ASSEGNATO A

 

formentinfVittorio Formentin riceve il premio da Presidente Antonio Rigon

 

formentinVittorio FORMENTIN, Prime manifestazioni del volgare a Venezia. Dieci avventure d’archivio. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 2018.

Il volume raccoglie alcuni risultati delle ricerche compiute nell'Archivio di Stato di Venezia - uno dei più ricchi archivi pubblici del mondo - nell'ambito del progetto delle Chartae Vulgares Antiquiores, che intende documentare la fase del primo formarsi di una tradizione scrittoria del volgare in area italiana. I saggi che compongono il volume si presentano come altrettanti capitoli di una storia del veneziano delle origini nei suoi vari ambiti d'uso: la scrittura mercantile (rendiconti, libri contabili), la scrittura privata (attergati, lettere), la scrittura notarile-cancelleresca (testamenti), la scrittura femminile d'ambiente familiare e monastico, il veneziano «de là da mar». Dei nove saggi raccolti due sono inediti; quattro di quelli già pubblicati in altra sede si ristampano con aggiunte e integrazioni sostanziose che dipendono dal progresso della ricerca.

MOTIVAZIONE: L’autore, storico della lingua italiana nell’università, raccoglie in questo volume che qui si premia dieci saggi scritti e pubblicati in uno spazio temporale molto ravvicinato (a partire del 2012), di cui tre ancora inediti (VII,VIII e IX). Essi riguardano le indagini che l’autore ha attuato all’archivio di stato di Venezia (uno degli archivi pubblici più cospicui di una città che è anche stata uno stato sovrano), inseguendo attraverso i documenti il lento affermarsi (tra XII e XIII secolo) del veneziano come lingua scritta. Formentin indaga con tenacia e passione tutte quelle minime attestazioni ed emergenze di un nuovo volgare nel passaggio cruciale dal parlato allo scritto, esibendo una soda dottrina linguistica, accompagnata e sorretta sempre da un’accurata informazione e competenza storica su fatti e figure della vita civile veneziana. Si deve notare che il volume in questione fa seguito ad un’opera consimile dal titolo evocativo di sapore goldoniano, edita appena l’anno scorso (Baruffe muranesi.Una fonte giudiziaria tra letteratura e storia della lingua (sempre Edizioni di Storia e Letteratura, 2017), che getta luce documentaria sull’amministrazione della giustizia in un’isola della laguna in epoca di poco posteriore a quella considerata nel volume premiato. In questo tipo di ricerca il filologo e lo storico vanno, dunque, a braccetto, dando autorevolezza unica allo studioso che come un ostetrico dà nuova vita ad un evento tanto lontano (la nascita di una nuova lingua) e come sepolto nelle viscere dell’archivio. La lingua veneziana si rivela così a noi nella luce incerta dei suoi albori: come luce emessa da una stella remota, ormai spenta ma per noi ancora viva e captata da un radar sofisticato. E così si indagano via via aspetti vari della vita sociale e amministrativa, traguardati attraverso la scrittura mercantile (libri di conti), la scrittura privata (lettere e altro), la scrittura notarile e tribunalizia (testamenti, sentenze), senza trascurare le prime attestazioni del veneziano “de la da mar”, vale a dire del veneziano coloniale d’oltremare. Ne risulta un quadro complessivo, in cui una lingua ancora incondita e non bene sedimentata (spesso in contrasto oppositivo con il latino) si avvia a diventare un vero e proprio volgare romanzo (come era già avvenuto per il toscano), affinandosi poi nel tempo anche come lingua d’arte (Antonio Daniele).

 

OPERE SEGNALATE  SEZIONE LINGUISTICA

 

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Enzo DUSE, Commedie venete. Prefazione di Piermario Vescovo. Rovigo, Associazione Culturale Minelliana 2013 ; Piermario VESCOVO (a cura di), Enzo Duse: drammaturgo veneto del Novecento. Atti del 31° Convegno di studi storici, Rovigo, 5 ottobre 2013. Rovigo, Minelliana 2016.

 

MOTIVAZIONE: Molto opportuna appare l’edizione, curata da P.M. Vescovo, di una scelta antologica delle Commedie venete di Enzo Duse (Rovigo Minnelliana, 2013), cui si accompagna l’intressante volume critico di Atti di convegno sulla figura del drammaturgo (sempre edito dalla Minnelliana, 2016, e sempre curato da Vescovo). I due libri colmano una lacuna editoriale relativamente alle migliori  pièces di Duse e illuminano la sua personaltà di scrittore (accostata criticamente da più autori e testimoni), la quale così si colloca autorevolmente nel panorama del teatro veneto tra le due guerre. E mentre se ne dichiarano le ascendenze esplicite (da Giacinto Gallina, da Riccardo Selvatico), anche lo si colloca (senza sfigurare) tra i suoi contemporanei, tra i quali primeggiano Renato Simoni, Gino Rocca e Eugenio F. Palmieri. (Antonio Daniele)

 

 

 

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Francesca FAVARO, Sui sentieri di Foscolo e Petrarca, le Veglie Tauriliane dell’abate Giuseppe Barbieri. Prefazione di Fabio Finotti; postfazione di Giulio Osto; con un carme di Niccolò Tommaseo e una poesia di Teresa Albarelli Vordoni. Roma, L’Erma di Bretschneider 2018. 

Le Veglie Tauriliane dell’abate Giuseppe Barbieri (1774-1852), edite per la prima volta nel 1821 e qui proposte in edizione moderna e commentata, non solo fanno accedere alla dimensione di vita e di cultura dell’autore – allievo prediletto di Melchiorre Cesarotti, religioso e studioso dei classici, oratore sacro e poeta – ma anche tratteggiano un vivace affresco della società e socialità coeve. Le dodici epistole in prosa che costituiscono la raccolta (idealmente oraziane, nell’ispirazione) s’indirizzano infatti non esclusivamente ai destinatari cui sono intitolate, ma a un pubblico ben più vasto che Barbieri, mentre descrive i paesaggi che lo circondano e gli usi della zona di Torreglia (Padova), inoltra gradualmente nella rete delle sue conoscenze, nel dialogo ininterrotto con gli amici viventi e con i maestri amati, più o meno antichi, la cui voce è impressa forte e nitida sulle pagine dei libri, nonché con il proprio spirito, riflesso nello specchio della natura. 

MOTIVAZIONE: Pubblicate nel 1821 (Padova, Crescini) 'Le veglie tauriliane' dell'abate Barbieri (allievo e successore del Cesarotti sulla cattedra di lingua e letteratura greca all'Università di Padova) costituiscono un assai interessante quadro della vita in villa e un cospicuo retaggio letterario di una tradizione, nobiliare e poi borghese, abitativa e operativa, che univa l'otium degli studi al negotium dell'attività agricola e giardiniera. Immaginate come lettere a personalità del tempo, le dodici 'Veglie' raccontano le piacevolezze del sito (Torreglia) e della casa, mescolando alla esaltazione per la vita agreste il piacere della descrizione architettonica e naturalistica e della erudizione e rievocazione storica, specie relativa ai colli Euganei. Assai utile è dunque questa nuova edizione commentata dell'opera, che permette l'individuazione di tanti personaggi contemporanei menzionati, per lo più amici e colleghi del Barbieri all'Università (*).

 

 

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Francesca Malagnini

 

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Francesca MALAGNINI, Il Lazzaretto Nuovo di Venezia: le scritture parietali. Firenze, Franco Cesati ; Venezia, Archeoclub d'Italia 2017.

Il volume, arricchito da un ampio corredo fotografico, riproduce e descrive le scritture parietali del Tezon grando. Sito nell’isola del Lazzaretto Nuovo, nella laguna Nord, era un luogo adibito dalla Repubblica di San Marco alla disinfezione delle merci e alla quarantena degli equipaggi che giungevano a Venezia. L’isola, infatti, era impiegata non solo per la contumacia di uomini e merci e per lo stoccaggio di queste ultime, ma funzionava come Lazzaretto durante le pestilenze. 

MOTIVAZIONEIl volume restituisce il corpus di scritture parietali, disegni, marchi mercantili e monogrammi cinque-seicenteschi del Tezon Grando del Lazzaretto Nuovo di Venezia. L’edizione, organizzata in schede che contengono la trascrizione diplomatica, l’interpretativa e il commento, viene segnalata dalla giuria perché tratta di scritture che, sebbene non colte, testimoniano l’affiorare dell’italiano, per di più unito a tratti regionali e dialettali, veneziani e bresciani. Deve essere, inoltre, segnalato che Francesca Malagnini ha completato l’edizione con utili sezioni riservate a informazioni sulla grafia, indici onomastici e toponomastici e con un glossario commentato (Antonio Lovato).

 

 

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Maria Teresa VIGOLO, Paola BARBIERATO, Glossario del Cadorino antico : dai Laudi delle Regole (secc. 13.-18.) con etimologie e forme toponomastiche. Udine, Belluno, Società Filologica Friulana, Fondazione G. Angelini 2012. 

Il volume è un fondamentale repertorio filologico che raccoglie i lemmi con la loro etimologia contenuti in una settantina di laudi, ossia degli antichi Statuti del Cadore (compreso Ampezzo e Comelico) dalla metà del 1200 fino al 1700. Il termine laudo, dal latino laudare, significa approvare uno statuto: i laudi erano quindi raccolte di norme locali, che regolavano la vita civile ed economica dei cadorini; inizialmente erano norme orali, ma dal XIII secolo esse vengono messe per iscritto (il più antico laudo è quello della Regola di Festornigo del 1239).

MOTIVAZIONE: Il Glossario del cadorino antico della Vigolo e della Barbierato, fondato sugli Statuti o Laudi cadorini (un corpus cospicuo di oltre 70 ‘ordinamenti’, che occupano un arco cronologico che va dal Trecento al Settecento) consente una ricca indagine vocabolaristica e toponomastica insieme, offrendo allo studioso un materiale documentario assai  rilevante per la ricchezza dello spoglio lessicale esibito e per la determinazione etimologica dei lemmi trattati. Si segnalano soprattutto i cospicui commenti ai singoli termini, esplicativi non solo di certi aspetti giuridici, per cui ne risulta molto rafforzata l’illustrazione storica dei documenti di partenza, ma anche la comprensione, ad esempio, di parole di chiara origine prelatina come ha indicato Giovan Battista Pellegrini nella sua Premessa. In pari tempo il Glossario permette di dimostrare ad abundantiam la forte contiguità linguistica tra Cadore e Friuli (Antonio Daniele).

 

 

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 Enrico Zucchi

 zucchi ENRICO ZUCCHI, Il «tiranno» e il «dilettante». La dissertazione epistolare di Pietro Calepio sopra la Merope di Scipione Maffei e la critica teatrale del primo Settecento. Verona, QuiEdit, 2017.

 

MOTIVAZIONE: Questo studio viene segnalato dalla giuria perché rappresenta un importante contributo alla conoscenza della storiografia teatrale settecentesca, in particolare degli autori che hanno coltivato il genere tragico. In particolare, l’indagine condotta da Enrico Zucchi sullo scambio epistolare tra Scipione Maffei e Pietro Calepio è servita a ricostruire il dibattito sulla fondazione di un’estetica teatrale italiana nel sec. XVIII. Inoltre l’autore ha il merito di avere evidenziato come Scipione Maffei con il dramma Merope abbia dimostrato che i modelli compositivi tradizionali si potevano adattare alle esigenze sceniche del suo tempo e come uno stile di ispirazione classicista fosse ancora funzionale alle aspettative di un pubblico moderno (Antonio Lovato).

 

 

TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DI DOTTORATO ASSEGNATO A

 

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 Pierre Niccolò SOFIA

Pierre Niccolò SOFIA, Produzione e commercio mondiale delle perle di vetro veneziane nel secondo Settecento. Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche. Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità. Relatore Prof. Walter Panciera. Anno accademico 2017-2018.

MOTIVAZIONEAlmeno tre elementi caratterizzano il pregio di questa tesi. In primis la stesura del testo, con rigore metodologico scientifico, ma nello stesso tempo chiaramente discorsivo e con padronanza linguistica, corredato da esaurienti grafici e numerose tabelle esplicative. In secondo luogo per la competenza storiografica nel procedere all’indagine su materiali specifici e la loro distribuzione toccando argomenti diversi, ben dosati, che spaziano dalla storia economica al variegato e complesso mondo manifatturiero di Venezia, in un ben studiato e descritto spazio temporale coincidente con l'ultimo secolo di vita della Repubblica Serenissima. In terzo luogo l’interazione con luoghi di destinazione, in scala mondiale, tenendo conto non solo delle rotte di commercio, ma anche lo studio puntuale e sistematico delle culture e delle “misure” che i negozianti veneziani dovevano tradurre in terre lontane con sistemi diversi, incardinando a pieno titolo la produzione e il commercio mondiale delle perle di vetro veneziane in un sistema storiograficamente ben delineato nella tesi; non trascurando la struttura e la filiera produttiva in Venezia. Si tratta di una seria ricerca in cui l’Autore percorre con proficua analisi e studio delle fonti archivistiche testi consultati, testimoniati in una copiosa bibliografia e disseminati nelle note al testo, ben redatte e chiare. Il terzo capitolo della tesi è un capolavoro per la complessità e semplicità con cui l’Autore tratta il mercato globale delle conterie e delle perle a lume. Narra il passaggio dalla produzione al mercato e la suddivisione degli stessi mercati. Tratta dei flussi verso Ponente, toccando anche la discussa tratta atlantica degli schiavi; del cosi detto ramo occidentale del commercio veneziano e la dinamica delle esportazioni. Un corposo capitolo tratta del grande mercato orientale da Aleppo e Alessandria alla Persia e all’India; chiosando con la dinamica delle esportazioni veneziane di perle di vetro verso l’impero ottomano nella seconda metà del Settecento. Infine la tesi non trascura l’interessante argomento della progettualità, opportunità e nuovi mercati, nonché l’andamento generale delle esportazioni. (Riccardo Ghidotti)


 

 

 

 PREMIO DESTINATO ALLE SCUOLE PADOVANE

2 Buoni libro di 300 euro ciascuno destinati a studenti, o classi, di qualsiasi grado scolastico (scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado) e agli insegnanti coordinatori che abbiano svolto ricerche storiche, singole o di gruppo, condotte  con validi criteri metodologici. Gli elaborati, completati da eventuale materiale illustrativo o documentario, possono toccare tutti gli argomenti atti a favorire la conoscenza e la valorizzazione degli aspetti artistici, monumentali, naturalistici, economici, sociali e culturali comunque legati alla Provincia di Padova. La giuria esaminati i lavoro in concorso ha assegnato i buoni libro alle seguenti ricerche.

  

MONSELICE – Oh! Meravigliosa città della Rocca! Monselice, storia, arte, religione. Ricerca eseguita dagli alunni delle classi I, II, III, IV e V della scuola primaria di primo grado “Vittorio Cini” di Monselice – Istituto comprensivo “G. Zanellato” di Monselice. Insegnanti: Emanuela Rizzi con tutte le insegnanti della scuola Vittorio Cini. MotivazioneGli elaborati costituiscono una ricerca ben organizzata e allo stesso tempo vivace e colorata che mira a sviluppare nei ragazzi l’affinità con l’ambiente locale e la conoscenza diretta del proprio territorio. Pregevole è lo scopo didattico del lavoro raggiunto dagli studenti che, pezzo per volta, collegando personaggi, monumenti e chiese ai diversi periodi hanno saputo ricostruire la realtà che li circonda dal punto di vista storico e artistico. Molta bella l’idea di contenere tutto il materiale in una scatola- contenitore rappresentante il modello della Rocca con monumenti e chiese in 3D quasi a voler conservare il passato della nostra meravigliosa città della Rocca.

 


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OSPEDALETTO EUGANEO - “Alla ri-scoperta di Ospedaletto Euganeo”. Ricerca eseguita dagli alunni della classe IV della scuola primaria di primo grado “G. B. Ferrari” di Ospedaletto Euganeo. Insegnanti: Laura Cesaro e Lorenzina Grifalconi. [Presentazione multimediale]  Motivazione:  Eccellente il lavoro svolto dagli alunni nella raccolta dei materiali riguardanti i punti di interesse storioco e artistico del loro territorio, trasportati anche in un depliant bilingue. Funzionale è anche il sito web nel quale sono stati inseriti i risultati della ricerca garantendo una buona informazione ricca di immagini e di spunti di riflessione. Complimenti ai ragazzi per le varie competenze tecnologiche e informatiche profuse nel loro lavoro.

 

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