Potere e giustizia nel Veneto di Radetzky a cura di Luca Rossetto

POTERE E GIUSTIZIA NEL VENETO DI RADETZKY

La commissione militare in Este (1850-1854)

curato da Luca Rossetto, edito da Marsilio Editore nel 2019.

Partecipa alla 35° edizione del Premio Brunacci 2020: Potere e giustizia nel Veneto di Radetzky. La commissione militare in Este (1850-1854), a cura di Luca Rossetto edito da Marsilio Editore nel 2019.

Lo studio di un originale organismo giudiziario pensato e voluto dal feldmaresciallo Radetzky all’indomani del biennio rivoluzionario del 1848-1849 per reprimere un allarmante fenomeno di azioni predatorie (furti violenti e rapine) in Bassa Padovana e in Polesine, nel quadro di una più ampia e inconsueta strategia politica avallata da Vienna per la gestione dei rapporti con i notabilati e con le comunità del Veneto asburgico. Una ricerca che indaga nello specifico quali furono le origini della Commissione militare in Este, che tipo di procedura adottò, come fu percepita la sua azione dalle realtà che ne vennero investite, in che modo tale attività fu rappresentata dai protagonisti della stessa, dalla storiografia coeva e dalla successiva e, infine, quali reazioni suscitò da parte delle comunità medesime. Un viaggio attraverso un’istituzione simbolo del potere e della giustizia del Veneto austriaco di Radetzky e di Francesco Giuseppe.

Luca Rossetto è ricercatore e docente di Storia delle istituzioni politiche presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa in particolare di area veneta in antico regime e nel XIX secolo. Autore del libro Il commissario distrettuale nel Veneto asburgico. Un funzionario dell’Impero tra mediazione politica e controllo sociale (1819-1848) (Bologna 2013), per Marsilio ha curato il volume La città disvelata. Luoghi e percorsi della giustizia nella Vicenza asburgica (2016).




MOTIVAZIONE

Al libro è stato attribuito il premio per la sezione veneta 2020: Per l’originalità e per l’approccio metodologicamente sicuro a una tematica legata alla giustizia criminale e ai suoi risvolti politici durante la dominazione austriaca post-1848.

Il volume di Rossetto è costruito attorno alle carte processuali della Commissione militare straordinaria costituita nella primavera del 1850 dal governo austriaco e che si trovano conservate nell’archivio di stato di Venezia. La documentazione è poi integrata dalla documentazione di altri archivi delle ex province del Lombardo-Veneto, degli archivi viennesi e da una sapiente scelta bibliografica. La Commissione operò di fatto fino alla fine del 1853 nei territori di Rovigo, Padova e Mantova per la repressione dei 17 gravi reati che il Radetzky aveva elencato nel suo proclama di Milano del 10 marzo 1849, in pieno stato d’assedio, e che andavano dall’alto tradimento alla rapina, dalla detenzione di armi all’oltraggio verso i militari austriaci.  Le ricerche di Rossetto chiariscono come questo tribunale speciale si dedicasse in realtà alla repressione delle gravi forme di banditismo/brigantaggio che nell’area suddetta si aggravarono dopo il 1848, rispondendo così efficacemente alle esigenze di controllo espresse dalle élite locali di vecchia e di nuova formazione. Accompagnato e seguito nei decenni successivi da un’azione intesa a propagandare i risultati e ad accompagnarli, ad esempio, con attività assistenziali dirette ai familiari degli inquisiti, il lavoro della Commissione si distingue per la sua inusitata durezza: 1200 processi in soli quattro anni,  di cui un terzo conclusi con condanne a morte e gli altri quasi sempre con dure pene detentive. L’analisi di Rossetto, che passa dall’origine del tribunale, al suo funzionamento, al modo in cui viene colto e rappresentato il suo operare, si completa attingendo al rapporto tra le comunità coinvolte e l’autorità pubblica, nel quadro di un’azione repressiva nei confronti delle bande organizzate più pericolose e con il consenso della maggior parte degli attori coinvolti, in primo luogo i latifondisti e gli altri notabili  della basa padovana, mantovana e del Polesine.  Si trattò di una scelta di politica criminale eccezionale, chiaramente appoggiata dalla chiesa, spiega Rossetto, sulla quale i sudditi veneti e lombardi espressero un generalizzato apprezzamento, tranne forse per il caso di resistenza frapposta dalla comunità di Piacenza d’Adige, per la quale l’alto numero di processi (70) e al converso il basso numero di condanne testimoniano dell’omertà e della resistenza di una contrada di fiume, cellula di piccoli proprietari decisi a preservare il loro precario benessere in qualsiasi modo possibile.  Infine, grazie soprattutto all’attenta analisi del caso ben noto del bandito Francessco Tenan detto Pipon di Guarda Veneta (capitolo 3), Rossetto destruttura le varie mitologie e le distorsioni storiografiche legate alla figura del bandito sociale o peggio ancora a quella dell’eroe risorgimentale, per restituire alla realtà del contrabbando e della criminalità organizzata, per nulla miserabile né rispettabile, il posto (esecrabile) che merita nella storia.