Se l’acqua ride, a cura di Paolo Malaguti

SE L’ACQUA RIDE

curato da Paolo Malaguti, edito da Einaudi nel 2020.

Partecipa alla 35° edizione del Premio Brunacci 2020: Se l’acqua ride, a cura di Paolo Malaguti, edito da Cierre Edizioni nel 2020.

Sulla corrente dei fiumi nulla cambia mai davvero. Al timone degli affusolati burchi dal fondo piatto, da sempre i barcari trasportano merci lungo la rete di acque che si snoda da Cremona a Trieste, da Ferrara a Treviso. Quando Ganbeto sale come mozzo sulla Teresina del nonno Caronte, l’estate si fa epica e avventurosa. Sono i ruggenti anni ’60, nelle case entrano il bagno e la televisione in bianco e nero, Carosello e il maestro Manzi. I trasporti viaggiano sempre piú via terra, e i pochi burchi che ancora resistono, per ostinazione oltre che per profitto, preferiscono la sicurezza del motore ai ritmi lenti delle correnti e delle maree. Quello del barcaro è un mestiere antico, ma l’acqua non dà certezze, e molti uomini sono costretti a impiegarsi come operai nelle grandi fabbriche. A bordo della Teresina, Ganbeto si sente invincibile. Gli attracchi, le osterie, le burrasche, il mare e la laguna, le campane di piazza San Marco, i coloriti modi di dire di Caronte e i suoi cappelli estrosi, le ragazze che s’incontrano lungo le rotte. Presto, però, non potrà piú far finta di niente, lui che ha un piede nel vecchio e uno nel nuovo dovrà imparare la lezione piú dolorosa di tutte: per crescere bisogna sempre lasciare indietro qualcosa (tratto dalla prima di copertina).

Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova) nel 1978. È autore di Sul Grappa dopo la vittoria (Santi Quaranta 2009), Sillabario veneto (Santi Quaranta 2011),I mercanti di stampe proibite (Santi Quaranta 2013), La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza 2015, con cui ha partecipato al Premio Strega), Nuovo sillabario veneto (BEAT 2016), Prima dell’alba (Neri Pozza 2017), Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie (Marsilio 2018) e L’ultimo carnevale (Solferino 2019). Per Einaudi ha pubblicato Se l’acqua ride(2020).

La giuria ha assegnato un premio speciale al libro con la seguente motivazione

PAOLO MALAGUTI, Se l’acqua ride, Torino, Einaudi, 2020

Il libro di Paolo Malaguti, Se l’acqua ride, è un romanzo di formazione  che narra la storia di un ragazzino il quale vive l’esperienza dei barcari di Battaglia nei primi anni Sessanta. L’ambientazione particolare (le vie fluviali da Cremona a Trieste, da Ferrara a Treviso), il tipo di lavoro (ora scomparso), la rievocazione di un mondo collaterale contadino (ma con spinte impellenti verso l’industrializzazione forzata), la collocazione temporale (si immagina un salto all’indietro di più di cinquant’anni ) ne fanno però anche una sorta di romanzo storico, che ricostruisce una delle fasi più complesse del secondo dopoguerra: quella del boom economico e del mutamento epocale dei costumi di una regione, il Veneto, e per traslazione dell’Italia tutta.

L’opera ha diverse qualità di stile e di racconto che rivelano uno scrittore più che promettente, già compiuto, nonostante l’età ancora giovanile, il quale  pur servendosi di un italiano elegante e ricco di succhi non si perita di inframmezzarlo con termini dialettali veneti e con lacerti di un lessico tecnico in uso tra battellieri e cavallanti (ormai più o meno estinto): il che dimostra anche un certo gusto di documentazione e di ricerca storica che piace per il colore locale e il gusto di salvaguardare un linguaggio al limite del gergo. Anche il titolo del libro, Se l’acqua ride, è legato al motto privatissino dei battellieri “se l’acqua ride, il burcio piange”: vale a dire che se l’acqua gorgoglia c’è un inciampo, un basso fondale che può danneggiare il barcone.

La storia narrata riguarda la maturazione di Ganbeto (soprannome del protagonista, in realtà un ferro ricurvo che fissa la catena dell’ancora, per similitudine associato alla magrezza del personaggio) attraverso le sue avventure fluviali, specie lungo Brenta e Bacchiglione al seguito del nonno e del padre come morè (mozzo di bordo). Il nonno porta un nome parlante (nomen omen), Caronte, ed è  l’effettivo accompagnatore- istruttore del giovane barcaro alle prime esperienze.

In queste peregrinazioni con carichi ora di trachite, ora di grano, ora di farina Ganbeto matura e diventa uomo alla rude scuola del nonno, mentre il padre è costretto alla fine a piegarsi alla dura scelta del lavoro in Fabbrica (non mai denominata, ma sicuramente la Galileo del paese) per avere quel minimo di sicurezza economica che ormai il lavoro del barcaro non può più dare. E in questo vagabondare di argine in argine, di approdo in approdo Ganbeto sperimenta anche i primi trasalimenti d’amore, le prime esperienze sessuali, muovendo verso la fine della sua adolescenza. Che è anche, emblematicamente e poeticamente, la fine di un mondo arcaico.

Il racconto di Malaguti cerca di riprodurre il sapore di un’epoca passata e di una regione che si è trasformata per rapida e quasi incontrollata evoluzione, collocandosi in  continuità ‘emotiva’ con la narrativa  veneta che l’ha preceduto di qualche decennio, cosicché è facile ritrovare in lui (perché è operazione voluta) l’impronta scrittori quali Luigi Meneghello, Goffredo Parise e Ferdinando Camon.

[Antonio Daniele]