Vincitori della 29^ edizione 2012

Premio Brunacci per la storia veneta

Vincitori della 29^ edizione 2012

La cerimonia di proclamazione dei vincitori ha avuto luogo domenica 10 marzo 2013 alle ore 10 presso il castello di Monselice alla presenza di molte persone e storici padovani.

Relazione del Presidente della Giuria
La Giuria dei Premi Brunacci – Monselice si è riunita per selezionare le opere vincitrici di questa 29^ edizione il 1^ ottobre dell’anno scorso e, per ragioni principalmente economiche, solo a distanza di sei mesi è possibile dar vita alla tradizionale cerimonia di premiazione: quelle che oggi ci riunisce qui nella sala della Biblioteca del castello di Monselice, più calda della navata della chiesa di S. Giustina ma anche più piccola e che a fatica riesce ad ospitare tutti. È la prima volta che capita ed è anche questo un segnale della crisi che attanaglia il nostro paese e che è giunta sin qui a lambire i Premi Brunacci: i quali tuttavia non sono stati cancellati dal calendario delle manifestazioni culturali di questa città. È una nota incoraggiante che dimostra come la celebrità e l’importanza della nostra iniziativa siano state capite e che i Brunacci pur in un contesto difficile continuino ad essere un punto di riferimento per la vita culturale monselicense. Per questo, anche a nome degli altri colleghi della Giuria non posso che ringraziare l’Amministrazione comunale di Monselice, il Sindaco Francesco Lunghi, l’Assessore alla cultura Gianni Mamprin, i cittadini di Monselice.
A valorizzare la longevità dei premi (siamo alla vigilia del trentesimo anno di vita!) e la serietà dell’impegno della Giuria nel corso degli anni, sta anche la completa gratuità con la quale fin dalla nascita i membri che hanno fatto parte della giuria stessa, hanno lavorato. La gratuità ha anche animato l’assoluta libertà di giudizio: i Premi sono sempre stati assegnati sulla base di valutazioni legate alla qualità delle opere presentate dopo ampie e a volte assai animate discussioni tra i componenti della Giuria. L’albo d’oro dei premiati nel corso di questi trent’anni che annovera i più bei nomi della cultura veneta: studiosi di altissima qualità, scrittori famosi, storici locali noti per la serietà del loro lavoro, affermati negli studi e nelle professioni; è la conferma dell’eccellenza sul settore degli studi storici che, con i Premi Brunacci, qui a Monselice è stata sicuramente premiata e valorizzata. Fatta questa doverosa premessa, passo a riferire ciò che riguarda la ventinovesima edizione dei Premi. Per la sezione riguardante le scuole dell’obbligo sono stati presentati 13 lavori con un certo decremento rispetto alle passate edizioni. Sempre più le ricerche si avvalgono di audio e tecniche informatiche: segno dei tempi e dell’aggiornamento della didattica nelle scuole dell’obbligo, laddove l’insegnante non si sovrappone e sostituisce allo studente e questi sia veramente protagonista nella ricerca dei dati e nella trasmissione degli stessi.
Per le tesi di laurea magistrali o di dottorato in concorso, tutte sono di buon livello. Accanto all’ottima tesi di dottorato in storia sociale europea dal medioevo all’età contemporanea della vincitrice Giulia Simone, che si è occupata dell’itinerario politico e sociale di Alfredo Rocco, la Giuria ha voluto segnalare, per la solidità del metodo, anche la tesi di laurea specialistica in architettura di Laura Turetta sulle trasformazioni del territorio di Abano, Montegrotto, Teolo, Torreggia dall’età romana al medioevo.
La sezione sul padovano comprende 9 volumi tra i quali la Giuria ha premiato quello che, a suo parere, meglio risponde alle caratteristiche richieste dal Bando e cioè sia particolarmente attento alla dimensione divulgativa delle opere pur riconoscendo il valore scientifico di altre opere tra le quali, per ampiezza e solidità di ricerca, ha ritenuto di segnalare il volume di Giampiero Berto sull’Università di Padova. Nella sezione dedicata al veneto sono pervenute 16 opere di disuguale livello: tra quelle di superiore qualità scientifica la Giuria ha conferito il Premio all’ampio lavoro di edizione e studio delle Lettere di Gregorio Barbarigo ai familiari (1671-1676) condotta da una giovane studiosa come Catia Magni. Con questa premiazione la Giuria ha inteso valorizzare , incoraggiare, sostenere il merito di chi intraprende il cammino oggi quanto mai impervio, degli studi storici e umanistici e sottolineare anche l’importanza di un’impresa scientifica di ampio respiro. A testimonianza della presenza nella sezione dedicata al veneto di opere di eccellente qualità la Giuria ha poi segnalato anche ben 3 altri volumi: Le vie dell’innovazione filosofica nel Veneto moderno (1700-1866) di Gregorio Piaia; Passione veronese di Paolo Pellegrini e Quella del Vajont: Tina Merlin una donna contro di Adriana Lotto. (Antonio Rigon)

Premio Sigillum Monsilicis per la storia e civiltà veneta

Vincitrice: Catia MAGNI per l’opera Governare la diocesi nei conflitti. Lettere di Gregorio Barbarigo ai familiari (1671-1676). Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, 2011.

[Motivazione] Nella vivace e differenziata articolazione in cui si suddivide e che contraddistingue il Premio Brunacci 2012, vince il Premio Sigillo di Monselice per la Storia Veneta il volume della dott. Catia Magni intitolato Governare la diocesi nei conflitti. Lettere di Gregorio Barbarigo ai familiari (1671.1676), edito dal prestigioso Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana (Padova 2011) e incluso nella collana “San Gregorio Barbarigo – Fonti e ricerche, VII”, curata da Liliana Billanovich, Anna Burlini Dalapaj e Pierantonio Gios. Il volume è composto da due parti: la prima consiste in un approfondito e denso saggio introduttivo dell’Autrice di ben 200 pagine, che porta il titolo Cinque anni di «liti affannosissime»; la seconda che contiene il testo delle Lettere ai familiari, scritte dal cardinale Gregorio Barbarigo (n. Venezia, 1625 – † Padova, 1697), vescovo di Padova (dal 1664 fino alla morte), nell’arco degli anni che vanno dal 1671 al 1676. Si tratta di un corpus di 643 lettere, a cui l’Autrice premette un rigorosa Nota al testo, disposte in ordine cronologico e per la maggior parte indirizzate al padre Granfrancesco (1600-1687); 9 sono inviate al fratello Antonio; 1 allo zio Antonio; 16 hanno per destinatari fiduciari e collaboratori del cardinale; altre 14 a vari interlocutori (mons. Natale Rondanini, card. Alfonso Litta, card. Pietro Ottoboni ecc.). La dott. Magni con acribia e puntualità correda le singole lettere di note che spiegano e chiariscono situazioni, personaggi, famiglie, luoghi, cariche, istituzioni civili ed ecclesiastiche, ecc. Le lettere ci offrono lo spaccato dell’attività ad ampio raggio del Barbarigo, nei versanti pastorale, giuridico-ecclesiastico, culturale, dei rapporti con i canonici, con i parroci, con i religiosi dei vari ordini monastici, con numerose autorità della Serenissima. Naturalmente sono presenti gli aspetti della vita privata e quotidiana del cardinale (condizioni di salute proprie o di suoi collaboratori e conoscenti, spese varie, consigli richiesti al padre, ecc.). Ne esce soprattutto ben delineato il carattere del prelato, a volte deciso e duro (specie nel difendere i diritti e le prerogative episcopali; nel voler imporre un regime di vita e alimentare improntato alla parsimonia anche ai suoi collaboratori più stretti, ecc.), altre comprensivo, paziente, sensibile. Difende le persone umili dalle violenze di signorotti e nobili prepotenti. La giustizia illumina il suo percorso esistenziale. La sua religiosità si uniforma in tutto ai dettami del Concilio di Trento e della Controriforma. Dimostra uno zelo ardente che è contrario ad ogni forma di quietismo. La sua spiritualità, sostenuta da una fede incrollabile nella volontà divina, si nutre e si vivifica con la consuetudine della preghiera fervorosa, intensa, diuturna.
Nella prima parte la dott. Magni enuclea alcuni percorsi di lettura e le tematiche principali ricavabili dalle lettere. Innanzitutto espone con finezza e perizia il quadro storico d’insieme, non restringendo la sua analisi alla città di Padova e alla diocesi padovana, ma allargandola ad un orizzonte che comprende Roma, la Curia pontificia e la Repubblica di Venezia.
Ecco che allora sono affrontati i problemi relativi ai contrasti di giurisdizione e ai “fulmini” del cardinale Ottoboni, il futuro papa Alessandro VIII, per la rivendicata autonomia da parte dell’Ottoboni dell’abbazia della Vangadizza, della quale era potente commendatario. La Vangadizza godeva del privilegio di essere un’abbazia nullius dioecesis, privilegio che si estendeva sulle proprietà immobiliari di cui la Vangadizza era detentrice in un ampio territorio. Nel ricco elenco di beni vangadiciensi era compresa anche la chiesa di Bosco di Rubano. Questa parrocchia, in pieno territorio della diocesi padovana, secondo il Barbarigo doveva ricadere, invece, sotto la giurisdizione, le cure e le visite pastorali del vescovo di Padova. La vertenza tra l’Ottoboni e il Barbarigo, infatti, era nata in seguito alla visita pastorale che il presule ‘patavino’ aveva effettuata nel 1670 nel piccolo centro rurale, oggi frazione del comune di Rubano. Altra controversia è relativa alla cosiddetta “Causa Cornara” insorta con Giovanni Battista Corner, patrizio veneziano, procuratore di San Marco, padre di Elena Lucrezia, la prima donna laureata nella storia, il quale voleva che fosse riconosciuto il suo diritto di giuspatronato sulla chiesa di San Zaccaria a Codevigo. L’autrice prosegue con un lungo capitolo, diviso in molteplici paragrafi, che esamina a fondo e con vasta preparazione tutte le prospettive e i punti di vista che attengono al dibattuto argomento, che riguarda molte diocesi sebbene con diversificate specificità, «De episcopo contra canonicos, de Capitulo contra episcopum», cioè ai conflitti di competenza tra le prerogative e i privilegi del Capitolo dei canonici della cattedrale e l’autorità del vescovo diocesano. In conclusione il volume della Magni apporta nuova luce sulla figura del cardinale Barbarigo e s’inserisce nella benemerita tradizione che sancisce la priorità e l’importanza delle pubblicazioni di autografi, testi e fonti in generale per qualsiasi ricostruzione storica. [Enrico Zerbinati].

Opere segnalate
Gregorio PIAIA, Le vie dell’innovazione filosofica nel Veneto moderno (1700-1866). Padova, Cleup, 2011.
Paolo PELLEGRINI, Passione veronese. Roma – Padova, Editrice Antenore, 2012.
Adriana LOTTO, Quella del Vajont: Tina Merlin una donna contro. Verona, Cierre edizioni, 2012.

Libro sulla storia padovana

Vincitrice: Chiara SAONARA per l’opera, Una città nel regime fascista. Padova 1922-1943. Venezia, Marsilio, 2011

Motivazione L’autrice, dopo un’attenta ricerca archivistica e bibliografica, delinea la struttura delle istituzioni cittadine e l’evoluzione della società padovana nel periodo fascista in forma chiara e leggibile, per un pubblico anche di non specialisti. Il saggio diviene così uno strumento indispensabile per la conoscenza delle vicende del nostro recente passato per quanti intendano approfondire la storia locale e cogliere utili spunti per ulteriori approfondimenti. [Franco Fasulo]

Segnalato Giampiero BERTI, L’Università di Padova dal 1814 al 1850. Treviso, Edizioni Antilia, 2011.

Tesi di Laurea Magistrale o di dottorato

Giulia SIMONE, Tutto nello stato. L’itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco. Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all’età contemporanea conseguito presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Scuola di dottorato in Storia sociale dell’Europa e del Mediterraneo Ciclo 23°. aa. 2009-2010. Tutore del dottorato: prof. Mario Isnenghi, Co-tutore : Prof. Silvio Lanaro.

Motivazione. Con la sua tesi di dottorato Giulia Simone colma un rilevante vuoto storiografico arricchendo la nostra conoscenza di Alfredo Rocco, uno degli uomini di maggior spicco e caratura dello Stato fascista, annoverato da Norberto Bobbio tra i maggiori intellettuali del regime. Mentre nei decenni scorsi Rocco è stato studiato essenzialmente come legislatore del regime fascista (Codice Rocco), la Simone sceglie di lavorare sulla sua biografia più che sulla sua opera. Impresa non facile per l’assenza dell’archivio personale, che costringe l’autrice a inseguire e a esplorare molteplici archivi. In questo lavoro, condotto con la diligenza e l’ostinazione di un ‘mastino delle carte’, l’autrice dimostra una spiccata capacità di individuazione e interpretazione dei documenti archivistici. Importante e del tutto nuova è la parte padovana della biografia, quella relativa agli anni in cui Rocco affianca all’ insegnamento nella Facoltà di Giurisprudenza l’attività politica, entrando a far parte del movimento nazionalista – con il suo organo di stampa regionale “Il Dovere Nazionale” – e del Consiglio Comunale. Da personale la biografia di Rocco diventa anche ‘biografia collettiva’ perché la Simone inserisce il suo personaggio in una vera e propria galassia di personaggi, molti dei quali o studenti o laureati in Legge all’Università di Padova, membri della possidenza e destinati a diventare nazionalisti prima e poi fascisti. Ne scaturisce una sorta di schedario di buona parte della classe dirigente padovana. Nella parte seconda della tesi la figura di Rocco è delineata, accanto a Mussolini, nel ruolo di teorico e tecnico dell’autoritarismo. L’autrice ricostruisce con accuratezza la sua opera parlamentare e ministeriale che produsse uno stravolgimento dell’essenza e della natura dello Stato modificando i meccanismi giuridici della sua organizzazione. Rendendo legale ciò che era sorto nella prassi come illegale, puntualizza Giulia Simone, costituì uno Stato nuovo il cui perno era il potere esecutivo. Pregevole anche l’ultimo capitolo che mette in luce un impegno finora poco noto nella biografia di Rocco: l’attività svolta presso la Società delle Nazioni. (Francesco Selmin)

Tesi segnalate
Laura TURETTA, Abano – Montegrotto Terme, Teolo, Torreglia: storia di un territorio e trasformazioni del paesaggio dall’età romana al medioevo. Corso di Laurea specialistica in architettura. Prova finale di Laurea conseguita presso l’Università di Padova – Facoltà di Lettere e Filosofia. aa. 2010/2011. Relatore: prof. Giampiero Brogiolo.

Ricerche per le scuole dell’obbligo 
ARQUÀ PETRARCA – I nostri cognomi: tante storie diverse. Ricerca eseguita dagli alunni della scuola primaria “Andrea Naccari” di Arquà Petrarca. Insegnanti: Alessandra Fasson, Rosa Nettis e Gianna Rinaldo. L’elaborato raccoglie le investigazioni dei ragazzi sull’origine dei loro cognomi. L’analisi storica è anche un’occasione per fantasticare sulla storia del luogo ed è il pretesto per ‘inventare’ piacevoli novelle: tra storia e leggenda che rendono il loro lavoro assai speciale. Ben fatte e dettagliate sono le relazioni e le interviste fatte dagli studenti. Un buon lavoro di indagine e ricostruzione.

MONSELICE – I paleoveneti attraverso il museo. Ricerca eseguita dagli alunni della scuola primaria “G Cini”, istituto comprensivo “G. Guinizzelli”. Insegnanti: Federica Baccan, Fabiola Bortolami, M. Luisa Crozzoletti, Aquilina Fabbri, Carla Montelatici, Rossella Nagy e Paola Marinetti. Il lavoro è una ricostruzione della civiltà dei veneti antichi articolata dettagliatamente in ogni suo aspetto. Ad essa si aggiungono piacevolmente le descrizioni e le foto dei lavori compiuti dai ragazzi e le analisi di alcuni reperti conservati nel museo di Este. Complessivamente è un gradevole lavoro di ricerca, assai graziose sono le tavolette incise dei ragazzi.

MONSELICE – A scuola di costituzione. Ricerca eseguita dagli alunni di classe quarta sezione B della scuola primaria “G Cini”, istituto comprensivo “G. Guinizzelli”. Insegnanti: Fabiola Sigolotto e Renata Granzarollo.  Il lavoro è una precisa indagine sulla costituzione, sui suoi principi fondamentali e sulle sue regole. Ogni articolo è piacevolmente illustrato e lo studio sui diritti e doveri è resa particolare e gradevole dall’analisi della fiaba di Cappuccetto Rosso. L’elevato valore didattico si concretizza attraverso le riflessioni derivate dalla visione del film e le pagine dedicate all’organizzazione dello stato e del proprio comune.

SELVAZZANO DENTRO – Dentro Selvazzano Dentro. Ricerca eseguita dagli alunni della scuola primaria “P. R. Giuliani” di Selvazzano Dentro. Insegnante: Magnabosco Laura. Il lavoro punta ad aiutare i ragazzi a individuare geograficamente e storicamente il Comune di Selvazzano Dentro. La ricerca comprende anche le analisi di alcuni luoghi culturali del territorio complete di numerose foto e immagini. Pregevole è lo scopo didattico del lavoro nella ricostruzione storica e artistica della realtà che circonda gli studenti.

SAN PIETRO VIMINARIO – Nel cassetto dei ricordi. Ricerca eseguita dagli alunni della classe seconda della scuola primaria “San Giovanni Bosco” di San Pietro Viminario. Insegnante: Valda Bertazzo.  Si tratta di un lavoro incentrato sulla ricostruzione del passato dei ragazzi, dei nonni e infine dei genitori; il tutto compiuto utilizzando fonti di carattere diverso. Attraverso documenti, foto e interviste emergono interessanti confronti tra la realtà scolastica odierna e quella passata, mettendo in luce anche le problematiche della società dell’epoca rendendo il tutto interessante e istruttivo per gli studenti. Piacevole è l’idea della merenda fatta in classe.

Premio “Mario Baccan” destinato a lavori scolastici su Monselice

MONSELICE – A Monselice per campi. Ricerca eseguita dagli alunni della classe seconda della scuola primaria statale “Diego Valeri” di Monselice. Insegnanti: Annamaria Momoli e Paola Zambon. L’elaborato è una ricerca dalla composizione vivace e colorata che mira a sviluppare nei ragazzi l’affinità con l’ambiente circostante e la conoscenza diretta del proprio territorio. Divertente è l’idea dell’organizzazione delle pagine a ipertesto, ognuna ben dettagliata. Le finalità del lavoro e la loro riuscita sono rese evidenti dalle numerose foto e dalle attività svolte dalla classe. I ragazzi riescono così a comprendere il valore del territorio (in ogni sua componente) e dello stare assieme agli altri.

Con il sostegno di:

Regione Veneto ; Provincia di Padova – Assessorato alla cultura ;  Dipartimento di storia Università di Padova ; Pasticceria “Vittorio Lazzarin” ;
Eredi Famiglia Baccan