Vincitori della 14^ edizione 1997

Maria Chiara Billanovich

PREMIO BRUNACCI PER LA STORIA VENETA

14^ Edizione 1997

La premiazione ha avuto luogo domenica 26 ottobre 1997 presso la Pieve di Santa Giustina. Al termine Quinto Rolma, Bruno Lovadina e Alberto Caramel hanno letto alcune commedie del Ruzzante. Nel pomeriggio si è svolto presso il Castello di Monselice un convegno dal titolo La “Rivoluzione” del 1797 a Monselice e nella Bassa Padovana presieduta da Paolo Preto. Sono intervenuti: Filiberto Agostini con la relazione sul tema Le Municipalità democratiche nel Padovano (1979); Giovanni Silvano: La rivoluzione fiscale nel Padovano (1797); Franco Fasulo: La demografia a Monselice nel Settecento; Luisa Meneghini: L’assetto sanitario pubblico nella Bassa Padovana (1797-1815).

Giuria dei Premi composta dai seguenti professori: Antonio Rigon, che ne è anche presidente, Sante Bortolami, Chiara Ceschi, Gianantonio Cibotto, Camillo Corrain, Manlio Cortelazzo, Donato Gallo, Franco Fasulo, Carla Montelatici e Enrico Zerbinati.

SEZIONE VENETA

Per i libri riguardanti la storia e la civiltà veneta la Giuria ha assegnato il premio alla prof. Marisa MILANI, da poco scomparsa, per l’opera Antiche rime venete (XIV-XVI sec.), edito nel 1997 dalla casa editrice Esedra, con la seguente motivazione formulata dal prof. Manlio Cortelazzo

MOTIVAZIONE: Dopo aver ripubblicato nel 1994 una edizione aggiornata delle fortunate inchieste su Streghe, mostri ed esseri fantastici nel Veneto, uno dei filoni di ricerca prediletti dalla docente padovana, Marisa Milani si è rivolta all’altro settore, che la vede da molti anni impegnata con studi, saggi e edizioni di testi di letteratura pavana, offrendo nel giro di due anni (1996 e 1997) due volumi fondamentali per la conoscenza di quel curioso fenomeno linguistico-letterario provocato da una piccola schiera di allegri letterati, che dal XIV al XVII secolo si sono serviti a scopo burlesco del linguaggio rustico del contado padovano, in parte artificiosamente elaborato e trasmesso, per trattare i più svariati argomenti. Con la Vita e lavoro contadino negli autori pavani del XVI e XVII secolo (1996) ed ora con Le antiche rime venete (1997) la studiosa ha praticamene rivisto tutto ciò che è stato scritto dal Trecento al Settecento dai pavani minori, illustrandone i lavori con tanta diligenza critica e tale analisi linguistica da spianare largamente il cammino a chiunque vorrà in seguito riprendere l’argomento. Di notevolissima importanza anche per intendere l’opera degli autori maggiori (si pensa, soprattutto, al Ruzante e al Maganza) l’aggiunta in ambedue i volumi di un ricco glossario, che toglie quasi ogni dubbio sull’interpretazione letterale dei testi pubblicati, del resto adeguatamente tradotti e commentati.

SEZIONE PADOVANO

Per la sezione riguardante la storia del padovano la giuria ha premiato la dott.ssa Maria Chiara BILLANOVICH autrice del libro, L’attività estrattiva negli Euganei: le cave di Lispida e del Pignaro tra Medioevo ed età moderna, Venezia, edita dalla Deputazione di Storia Patria per le Venezie nel 1997 con la motivazione formulata dal prof. Franco Fasulo.

MOTIVAZIONE: Il libro rappresenta una bella novità. Mette a fuoco con un’ampia esplorazione d’archivio finora trascurata, una patina inedita di storia delle tecniche e del lavoro. Tra le risorse che il complesso collinare dei Colli Euganei ha offerto e offre all’uomo ci fu anche quella delle pietre vive estratte fin dai tempi antichi dalle sue viscere. Un’importanza particolare ebbero in questo senso la collina del Lispida e quella vicina del Pignaro, ubicate poco sopra Monselice. Un dossier di prim’ordine ha permesso all’autrice di studiare e raccontare appunto l’intero ciclo di funzionamento delle celebri cave o priare di pregiata trachite da taglio e in pezzame coltivate sui fianchi delle due colline. Ne esce un quadro avvincente che tocca aspetti e momenti diversi di questa storia: la proprietà e i modi di gestione delle cave, l’organizzazione del lavoro, la struttura materiale delle priare, le tecniche di lavorazione della pietra e l’attrezzatura delle maestranze, il trasporto e il salario di essa. Insomma, un vero mondo ignorato e riscoperto, affollato di persone, situazioni, interessi che tanta parte ebbero nella storia della nostra regione. Tra l’altro sorprenderà piacevolmente il lettore la scoperta che non solo luoghi familiari di Padova, coma la chiesa di S. Giustina o la Porta Pntecorvo o le mura cinquecentesche della città, ma anche palazzi, selciati e lidi di città acquatiche come Venezia e Chioggia hanno attinto abbondantemente a queste cave euganee per le loro esigenze costruttive e di decoro urbanistico e , più ancora, per garantire la difesa a mare delle lagune venete con numerose quantità di “sassi da lido”.

 

TESI DI LAUREA

Hanno partecipato 7 tesi di laurea. Dopo un’attenta valutazione la giuria ha premiato il lavoro della Dott.ssa Elisa GRISOT, autrice della tesi di laurea: Per la storia delle elites cittadine nel basso Medioevo: la famiglia padovana dei Turchetti nei secoli XIV e XV con la motivazione che viene formulata da Donato Gallo

MOTIVAZIONE Il lavoro studia l’ascesa sociale di un gruppo familiare padovano nel periodo della signoria carrarese, ne lumeggia la parabola discendente verso la fine del Trecento, ne ricostruisce il lento recupero nel Quattrocento entro i quadri della elite cittadina, sino all’estinzione nel 1512. Da un centro del contado padovano (probabilmente da Arquà, dove mantenne a lungo relazioni di famiglia e proprietà immobiliari), la famiglia, che assunse la designazione cognominale da un tale Turchetto, si era trasferita in città negli ultimi decenni del Duecento, senza raggiungere inizialmente una posizione sociale distinta. Nei decenni del consolidamento carrarese i Turchetti affiancano la signoria dapprima in ruoli esecutivi e subalterni (notai), portando avanti una attenta politica patrimoniale; poi, con le generazioni successive specializzano la propria presenza entro l’élite economia e politica urbana. Esemplare dei modelli di ascesa sociale nella vivace società padovana trecentesca è la vicenda dei fratelli Turchetti, alcuni dei quali sono grossi artigiani imprenditori, mentre altri (Giacomo, Francesco) assumono ruoli sempre più rilevanti nell’apparato di governo che attorniava Francesco il Vecchio, grazie agli studi universitari ed alla consolidata tradizione di fedele servizio amministrativo, sino a divenire veri ministri del signore: docili strumenti ma anche beneficiari di una politica che va connotandosi come autocrazia sempre più pesante per gli stessi ceti eminenti sul piano interno e pericolosamente rivolta ad un’espansione territoriale sorretta da avventure militari. Segni visibili della raggiunta posizione sociale all’ombra della signoria, oltre ai palazzi cittadini nella contrada di S. Giovanni delle Navi, sono la nomina di Antonio, figlio di Francesco, ancor bambino a canonico della cattedrale di Padova, succedendo nella ricca prebenda canonicale di Francesco Petrarca, e la connessione di una cappella funebre nella basilica del Santo. La crisi della signoria carrarese nel 1388, con la conquista di Padova da parte dei Visconti, trascina con sé i componenti più in vista della famiglia, colpiti dall’odio della cittadinanza. Attraverso vicende non sempre chiare, tuttavia, i Turchetti riescono a mantenersi a galla aderendo al nuovo regime. Questa compromissione al ritorno di Francesco il Giovane, nel 1390, segnerà la sorte della famiglia, con l’esilio dei membri più in vista e la confisca dei beni. I Turchetti sopravvivono attraverso il giovane Antonio. tiglio di Francesco, che, lasciato lo stato chiericale, garantisce una discendenza spostando decisamente il centro dei propri interessi nella città lagunare, dove nascerà il figlio Francesco. La nuova situazione venutasi a creare con la conquista veneziana di Padova nel 1405 reinserisce con buone prospettive quest’ultimo nella buona società; non solo padovana (sposa in seconde nozze Valentina di Estone Visconti, figlio naturale di Bernabò signore di Milano, ed intrattiene stretti rapporti stretti anche con i marchesi d’Este a Ferrata); tuttavia, non riescono fortunati i tentativi di rientrare legalmente in possesso di molti beni patrimoniali confiscati nel 1390 e restituiti al padre Antonio solo in piccola parte nel momento estremo della signoria. Il figlio, pure di nome Antonio, ultimo discendente maschio, riporta la parabola dei Turchetti nell’alveo più tipico della elite consiliare padovana durante il primo secolo veneziano: laureato in diritto, più volte deputato ”ad utilia” e designato a molti unici, sposa Orsola da Sala, figlia e sorella di colleghi sui banchi del consiglio civico e sulla cattedra universitaria, e muore nel 1505.
Condotta con ampiezza di ricerche d’archivio e sorretta da non comune sensibilità per le fonti sia documentarie sia cronachistiche. questa pregevole tesi contribuisce a conoscere da vicino, attraverso indagini puntuali, non solo la vicenda di una parabola familiare tre-quattrocentesca (in cui grande rilievo ha la Bassa Padovana), ma anche le forme concrete di esercizio del potere signorile, ponendosi, con risultati originali, nel solco tracciato in questi ultimi decenni dagli studi di Silvana Collodo.

Il secondo lavoro che ha ottenuto il massimo riconoscimento è stato eseguito dalla dott.ssa Francesca GAMBINO, autrice della tesi di dottorato Gli quatro evangelii concordati in uno di Jacopo Gradenigo

con la motivazione letta dal prof. Manlio Cortelazzo Prima edizione integrale di un codice miniato della fine del Trecento, che contiene un lungo (10.686 versi) poema di argomento sacro (“epica biblica”) e metricamente di struttura dantesca, scritta dal politico veneziano, per due volte podestà di Padova, deve compose il suo poema, Jacopo Gradenigo, uomo di cultura che ebbe parecchi contatti con la corte carrarese e con l’università.
Per l’accuratezza dell’edizione, l’inquadramento dell’opera ampiamente descritta in tutti i suoi aspetti nel clima culturale dell’epoca, la particolare attenzione alla lingua (di fondo toscano con frequenti venature latineggianti e di parlate volgari settentrionali, il contributo originale alla letteratura del tempo, questa tesi di dottorato di ricerca di quattrocento fitte pagine può considerarsi ottima. Essa, poi, è di notevole importanza per la storia culturale, artistica e linguistica dell’area padovana nel XIV secolo.

RICERCHE SCOLASTICHE

Iniziamo con la premiazione delle ricerche provenienti dalle scuole dell’obbligo. Hanno partecipato a questa sezione 27 ricerche. Purtroppo però solo le prime 10 saranno premiate con un buono libro di £.500.000 ciascuna, da dividere equamente tra studenti e insegnanti coordinatori;

ANGUILLARA VENETA- Gli attrezzi agricoli del passato eseguita dagli studenti della classe 3 C della Scuola Media “G. Marconi” di Anguillara Veneta; insegnanti coordinatori: Giorgio Capuzzo e Antonio Cecchinello. L’argomento scelto ha invogliato i ragazzi a riscoprire il loro recente passato rivissuto attraverso i racconti degli anziani, a cui hanno aggiunto una analitica storia della meccanizzazione agricola: dall’ottocento fino ai primi del Novecento. Il tutto è illustrato da dati sull’alimentazione e da numerosi e interessanti detti popolari riguardanti i raccolti.

ARQUA’ PETRARCA- Alla ricerca delle erbe perdute eseguita dagli studenti della classe 1A della Scuola Media ”F. Petrarca” di Arquà Petrarca. Insegnanti coordinatrici: Gamba Mariolina e Monica Agostini. Il lavoro è incentrato sulla conoscenza delle erbe e sulla cultura maturata nel loro uso in medicina. La ricerca approfondisce anche l’habitat che caratterizzava la comunità di Arquà, il mondo tipico dell’area collinare. La descrizione delle singole erbe e di alcune piante è minuziosa ed è accompagnata da eleganti illustrazioni e da una breve annotazione storica sull’origine degli stessi vegetali.

ARZERGRANDE – Progetto Ragazzi 2000 : I fiori del prato, eseguita dagli studenti della classe 1C della scuola Media “Giovanni Pascoli” dì Codevigo, sezione staccata di Arzergrande: Insegnanti coordinatori: Annalisa Radighiero, Franco Cardin e Daniela Andrighetti; Il lavoro sviluppa una ricerca di carattere ludico-letterario, giochi linguistici su parole(abbecedari, calligrammi ecc.] e piccole composizioni poetiche. Interessante lo studio eseguito sui fiori dei prati e molto eleganti risaltano le illustrazioni che accompagnano le singole specie. Nel complesso i ragazzi hanno svolto un lavoro esemplare che dovrebbe costituire un esempio per altre ricerche sull’ambiente in ambito scolastico.

MONSELICE – Racconto ….la mia strada: Ricerca Topografica del nostro Territorio. Eseguita dalla classe 2 C della scuola Media “Zanellato“ di Monselice. Insegnante coordinatrice Adriana Bolzicco in collaborazione con Rosa Mazzari e Maura Picchioni. Il lavoro si compone di una serie di inserti, ciascuno curato da uno studente che racconta attraverso immagini e parole l’esplorazione dlla propria Via. Ognuno dei ragazzi ha contribuito in maniera esaustiva e originale alla costituzione di un’opera da cui traspare entusiasmo e approfondimento delle piccole e grandi storie che hanno dato il nome alle strade in cui abitano.

MONSELICE – Gli insetti dei colli Euganei. Ricerca eseguita dagli studenti della classe 2 D della scuola Media “G. Zanellato” ’di Monselice. Insegnante coordinatore Annalisa Martello con la collaborazione di Anna Marranno e Lucia Destro. Il lavoro è costituito da 9 splendide riproduzioni di alcuni insetti che vivono nei Colli Euganei: cervi volanti, coccinelle, farfalle, api e formiche che sembrano quasi vivere di vita propria in un tripudio di colori e forme aggraziate.

MONSELICE – Una città: una piazza. Ricerca eseguita da alcuni Studenti delle classi 3 A e 3 B della scuola Media “G. Guinizelli” di Monselice. Insegnante coordinatore: Franca Donato. L’elaborato illustra, attraverso disegni, planimetrie e testi scritti, l’iter di ricerche ambientali, storiche ed architettoniche effettuate dagli alunni. Il risultato è un lavoro preciso ed esauriente che manifesta l’impegno e l’interesse di chi lo ha costituito. Particolarmente apprezzati sono stati i disegni tecnici eseguiti dai ragazzi su Piazza Mazzini, sul Palazzo della Loggetta e sulla Chiesa di San Paolo.

MONSELICE – I Veneti antichi: immagini di una società. Ricerca eseguita da alcuni alunni della classe I E della scuola media “G. Guinizelli” di Monselice. Insegnante coordinatore: Giannarosa Benigni. Il lavoro è costituito da una pregevole raccolta di immagini e di lamine di rame sbalzate che sono la riproduzione di alcuni reperti conservati nel Museo Nazionale Atestino. Gli studenti si sono posti come obiettivo del loro lavoro far comprendere come attraverso la produzione artistica, siano stati tramandati i costumi dei popoli. Particolare attenzione è stata dedicata all’abbigliamento delle figure sia femminili che maschili rappresentate nei repertori.

MASERA’ – 500° Anniversario della consacrazione della chiesa di Maserà: un’occasione per volgere lo sguardo al passato nel nostro paese e per riscoprire le nostre origini. Eseguita dagli alunni del secondo ciclo della scuola elementare “G. Mazzini “ di Maserà. Dopo una rapida descrizione della colonizzazione antica del territorio, accompagnata sempre da illustrazioni dell’ambiente, si inizia ad affrontare lo sviluppo dell’attuale insediamento di Maserà partendo dalla documentazione più antica. Il lavoro che ha impegnato tutta la scolaresca, presenta una ricchezza di documentazione molto ampia e un uso dell’impaginazione che ha esaltato l’inventiva dei singoli allievi. Un lavoro encomiabile.

TRIBANO – Il castellaro di Tribano, eseguita dagli alunni delle classi 4 A e B della scuola elementare di Tribano e dagli studenti delle classi 2 A e B della scuola media “Don Paolo Galliero” di Tribano. Maestre coordinatrici: Boldrin, Pistore, Zecchin. Docenti medie: Bevilacqua, Girotto, Marsili, Suman, Tassinato, Trivellato e Zerbetto. La ricerca è articolata in tre sezioni che, pur operando in modo autonomo, hanno tuttavia avuto argomento ed obiettivo comune: il castello medievale di Tribao, ora non più esistente. La prima sezione ha operato nell’ambito della ricerca ambientale e di quella storica; la seconda ha studiato l’arte in miniatura e ha dato vita ad un testo scritto su carta pergamena, il Castelli Tribanensis liber; la terza è dedicata alla costruzione di figure in cartapesta, all’esecuzione di bassorilievi su gesso e alla composizione di vetrate in carta: il tutto avente come tematica il Medioevo.

VESCOVANA – Emigrazione in America fine XIX sec., inizio XX sec. Ricerca eseguita dagli studenti delle classi 3 A e B della scuola media “Giovanni XXIII” di Vescovana. Insegnanti coordinatori: Licia Tessari, Donatella Zaramella e Carla Carpanese. La ricerca imperniata sulla tematica dell’emigrazione dall’Italia e dai Paesi europei verso le Americhe nella seconda metà dell’Ottocento. Il lavoro risulta di ottimo livello grazie all’elaborazione di dati statistici e allo studio di molti documenti, sia a carattere letterario che privato. Il risultato denota ricchezza d’intenti e di risultati.