Vincitori della 21^ edizione 2004

PREMI BRUNACCI PER LA STORIA VENETA

I VINCITORI DELLA 21^ EDIZIONE 2004

La premiazione ha avuto luogo il 24 Ottobre 2004 presso la Pieve di Santa Giustina

Relazione del presidente della giuria Antonio Rigon

Cari ragazzi, Autorità, Gentili Signore e Signori,

Una volta ancora questa grande aula della Pieve di Santa Giustina, cuore antico di Monselice, si è riempita di scolari, di studenti, di docenti, di studiosi, di amici del Premio Brunacci, di persone che anche quest’anno hanno voluto essere presenti e prendere parte ad una festa che si rinnova puntualmente da ventuno anni. La Giuria non può che rallegrarsene. È raro, anche in tempi di stravaganti iniziative tendenti ad attrarre pubblico, che un avvenimento culturale per molti versi tradizionale come il Premio Brunacci, sia circondato da tanto consenso e mobiliti tante energie: la scuola, l’Università, il mondo della ricerca e quello della nazione artistica e letteraria. Grazie dunque a voi e grazie all’Amministrazione comunale di Monselice che continua ad offrire il mio fondamentale sostegno al Brunacci. Un caldo saluto lo rivolgo al Sindaco e in particolare all’assessore Belluco, che è subito entrato con entusiasmo nello spirito del Premio.

Per l’edizione 2004 sono giunte complessivamente 51 opere: 13 relative alla Scuola dell’obbligo, 5 tesi di laurea, 17 pubblicazioni riguardanti il padovano, 16 la storia veneta. La Giuria, riunitasi il 28 settembre, più degli altri anni si è trovata a discutere sulle ricerche presentate da alunni e studenti della scuola dell’obbligo. Sembra a noi che col tempo sia aumentato l’intervento degli insegnanti nell’elaborazione dei testi e che l’uso delle tecniche informatiche il quale, di per sé lodevole, rischi però di comprimere la parte riservata alla struttura, alla ricerca che non sia pura copiatura, al corretto svolgimento in lingua italiana degli argomenti prescelti. La spontaneità in certi casi viene meno. Nell’assegnare i premi la Giuria ha dunque inteso valorizzare soprattutto le ricerche nelle quali più chiaro e semplice risultasse l’apporto personale di ragazzi e ragazze. Sempre buono e talora eccellente è apparso il livello delle tesi di laurea, spazianti dalle filologie alla storia, dalla paleografia latina alla storia dell’arte e della cultura discusse presso le Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova e di Trento e nei dipartimenti di Romanistica, Italianistica, Storia, Storia delle arti visive e della musica di quelle Università. Si tratta ancora di tesi del vecchio ordinamento quadriennale, la cui capacità di produrre risultati eccellenza è indiscutibile. La riforma detta del 3+2 degli ordinamenti didattici è ancora ai primi passi. Restiamo in attesa. Certo il Premio Brunacci sarà un ottimo osservatorio per verificare, in relazione agli studi umanistici, l’esito della riforma proprio sul piano dell’eccellenza tanto spesso invocata.

Tra le pubblicazioni riguardanti il Padovano, oltre all’opera vincitrice, dedicata all’Università di Padova nel Rinascimento, la Giuria ha voluto segnalare altri due ottimi lavori: quello curato da Piero Del Negro (studioso già premiato in passato) su I collegi per studenti dell’Università di Padova. Una storia plurisecolare edito nel 2003 dalla Signum Editrice di Padova e quello di Maria Cristina Zanardi, su La Biblioteca del convento di San Giacomo di Monselice pubblicato dalle Edizioni Lief di Vicenza sempre nel 2003. A nome dei colleghi esprimo le più vive congratulazioni agli autori e un sincero apprezzamento per il lavoro compiuto. Negli anni il Premio Brunacci ha ampliato sempre più gli ambiti culturali ai quali rivolgere la propria attenzione. Il nucleo di interesse per la storia veneta è rimasto l’asse portante, ma l’orizzonte si è via via dilatato comprendendo la civiltà nelle sue più varie espressioni culturali e artistiche, anche come storia del territorio e dell’ambiente. Quest’anno proprio a un bel lavoro sulle molte geografie del Delta del Po, sulla costruzione attraverso i suoli di quel territorio aperto al cambiamento sotto l’azione del fiume, del mare, della terra, degli uomini, è andato il premio riguardante la storia veneta. Ma anche in questa sezione, a testimonianza di una notevole vitalità e validità di studi e ricerche nel Veneto e sul Veneto, la Giuria ha ritenuto di segnalare due opere: una di Aulo Donadello dedicata al Lucidario. Volgarizzamento veronese del XIV secolo, Roma-Padova editrice Antenore, 2003; l’altra di Francesco Vallerani, dal titolo Acque a nordest. Da paesaggio moderno ai luoghi del tempo libero, Cierre edizioni, 2004 Anche a questi autori vanno i più vivi rallegramenti dei componenti della giuria e un plauso convinto.

Ho sempre rivendicato con orgoglio al Brunacci la vocazione a unire le generazioni che si affacciano alla vita con quelle più anziane che trasmettono loro il testimone di una profonda ricchezza intellettuale e un patrimonio inestimabile di conoscenza ed esperienza. Mai come quest’anno ci è data l’occasione di realizzare quest’incontro nella pienezza dei suoi significati. Dal suo Altopiano Mario Rigoni Stern, al quale è andato il Premio della giuria “Sigillo Monsilicis” per la civiltà veneta, ha fatto amare la sua gente, ma soprattutto ha narrato per noi e per le generazioni future la dignità dell’uomo e la bellezza della terra nella quale è stato chiamato a vivere. Non solo oggi lo premiamo, ma lo ringraziamo per il dono che ha fatto a noi e agli uomini del nostro tempo.

Premio sigillo Monsilicis per la civiltà veneta assegnato allo scrittore Mario Rigoni Stern

Nella memoria collettiva si sono radicati due libri dovuti non a letterati affermati, ma ad autori alla loro prima opera, che ricordavano con parole scarne, ma molto efficaci, due tragedie della seconda guerra mondiale: Se questo è un uomo (1947) di Primo Levi sulla vita subumana nei campi di concentramento e Il Sergente nella neve (1953) di Mario Rigoni Stern sulla sfortunata campagna di Russia delle truppe italiane. Il successo ottenuto da quest’ultimo, e tuttora perdurante, avrebbe potuto indurlo a seguire il mestiere dell’uomo di lettere ma, da montanaro e alpino, non si sentì di fare il salto (meglio impiegato al catasto di Asiago che letterato a Torino o Milano) e passerà una decina d’anni prima che si decidesse a pubblicare un altro libro apparentemente di tutt’altro genere, Il bosco degli urogalli (1962), i bellissimi galli cedroni. Qui si racconta non più di guerra, ma di montagne e di boschi, di caccia e di cani e di volpi, di un mondo appartato e pur ricco di risorse e di umanità. I protagonisti sono gli stessi, gli umili che più di altri affrontano tutte le guerre e tutti i disagi del dopoguerra. Ma la continuità del filo narrativo è evidente fin dal primo racconto, dove è ricordato il difficile reinserimento di un reduce di guerra. Sono seguiti poi altri volumi, tutti ispirati da questi due grandi temi, ineludibili per un uomo come lui, che aveva vissuto intensamente di persona le esperienze nell’uno e nell’altro versante. Rigoni Stern sembra indirizzare la sua esistenza da una parte verso il difficoltoso, l’ignoto da vincere, una nuova vita da conquistare, come avevano fatto gli eroi dei libri di avventure che aveva letto avidamente da ragazzo; dall’altro verso un silenzioso ritiro, dove l’ambiente aiuta non solo a ricordare, ma anche a meditare sul significato dell’operare di ognuno, di tutti quei personaggi che si stagliano nei suoi racconti, schivi e riservati, ma che non avevano segreti per lui, uno di loro. Per questo la sua scrittura può definirsi sostanzialmente dialettale, pensa in dialetto e si esprime in italiano, contrariamente a quanto avviene per tanti poeti dialettanti. Più di un critico, tra i più avveduti, ha intuito il sottofondo orale, la trasmissione in lunghe conversazioni con gli uomini dei suoi paesi di vicende quotidiane, tradotte in una lingua piana, tanto che i suoi volumi hanno avuto la sorte di essere giustamente consigliati, in apposite edizioni, per le scuole. Per questo una larga parte della sua produzione è a stento definibile letteraria, nel senso usuale dell’aggettivo, per l’assenza in essa di sottili artifizi e di consapevoli tattiche di richiamo. Ed è la parte che riguarda il suo Altopiano (un intero libretto è dedicato agli alberi della montagna), conosciuto a fondo fin da fanciullo, dove ama vivere. Dobbiamo a lui se la numerosa schiera dei suoi lettori ha imparato a conoscere la cultura montanara di un angolo appartato del Veneto dalle morte virtù e dalle molte ritrosie, descritto in tutti i suoi aspetti, talvolta non solo sconosciuti, ma anche insospettabili.

Premio per la storia veneta

Marina Bertoncin

Marina Bertoncin, Logiche di terre e acque. Le geografie incerte del Delta del Po, Cierre Edizioni, 2004

Il Delta del Po è un territorio di “passaggi”, troppo spesso considerati obbligati. È su alcuni di questi passaggi che il libro ragiona per proporre un’altra geografia del Delta. Risalire dal fatto compiuto al compimento del fatto, riavvolgere il percorso della territorializzazione per porre domande che consentano di andare oltre immagini prestabilite e ormai “chiuse”: sono gli atteggiamenti di metodo che sorreggono questo lavoro sulle (molte) geografie del Delta del Po, a lungo determinate da attori esterni ed estranei alla realtà deltizia; oggi invece si possono leggere i segni di una lenta ma efficace costruzione di un territorio condiviso. Marina Bertoncin in questo volume ricostruisce con rigore e amore i percorsi di territorializzazione del Delta, disegnando il modello di una geografia in cui lo spazio nel tempo e i tempi dello spazio interagiscono e i fatti storici hanno un’importanza fondamentale nella creazione dell’organizzazione territoriale. Nella lunga e continua storia di domesticazione dell’ambiente fisico che l’uomo ha condotto attraverso i secoli, ripercorsa dall’autrice sulla base di larga e sicura informazione, la volontà dominativa dello Stato moderno e l’azione dei proprietari privati, ora all’unisono ora in contrasto, hanno svolto un ruolo decisivo nel definirsi del territorio deltizio, ma la natura ha avuto un peso altrettanto determinante come attore protagonista nell’edificazione territoriale. Estendendo la sua analisi fino all’oggi e alla progettazione del Parco la Bertoncin, con gli strumenti dell’analisi scientifica formula un giudizio critico circa la realtà del Delta come periferia troppo a lungo dimenticata, ma nello stesso tempo è intelligentemente propositiva nel suggerire linee operative ispirate ai valori originari dei luoghi, alla promozione di logiche di autogoverno, alla ricerca, alla formazione di professionalità: il tutto finalizzato alla riappropriazione del territorio da parte degli attori locali. E’ tempo di girare il cannocchiale dal luogo dei possibili alle possibilità dei luoghi”, secondo logiche di terra e di acque che conducano alla costruzione di un territorio condiviso. Il libro di Marina Bertoncin è certo un felice passo avanti nella direzione da lei stessa indicata.

Opere segnalate

Piero Del Negro, I Collegi per studenti dell’Università di Padova. Una storia plurisecolare, Signum editrice, 2003

Maria Cristina Zanardi, La biblioteca del convento di S. Giacomo in Monselice. Manoscritti, incunaboli, cinquecentine, seicentine, Lief, 2003

Storia del padovano

Stefano Zaggia, L’Università di Padova nel Rinascimento. La costruzione del palazzo del Bo e dell’orto botanico, Marsilio, 2003

Nel corso della storia dell’Università di Padova, il Cinquecento fu forse il secolo più importante, un’epoca nella quale la celebrità dello Studio raggiunse il suo apice. Studenti provenienti da tutta Europa attendevano alle lezioni dei più insigni studiosi e maestri che la cultura dell’epoca potesse offrire. Tale grande stagione fu in gran parte dovuta all’interesse che la Signoria di Venezia riversò nei confronti dell’antica istituzione, trasformandola di fatto nell’Università dello Stato. Soprattutto, Venezia cambiò la connotazione materiale dell’Ateneo: venne costruita una sede monumentale e fondato quello che a tutti gli effetti può considerarsi uno dei primi luoghi di sperimentazione scientifica: l’Orto botanico. Il lavoro, condotto con scrupolosa ricerca archivistica e bibliografica, ricostruisce le vicende della trasformazione dello Studio patavino in “Pubblica scuola di Stato”, sotto la guida dei Riformatori allo studio, autorevoli esponenti del patriziato veneto. “Per la pubblica dignità e per il decoro di esso studio” la nuova sede del Bo diviene sul finire del ‘500 un segno forte nel tessuto urbano, di fronte al Palazzo del Podestà, anche se non si realizza la proposta di demolire la Chiesetta di San Martino per realizzare una nuova piazza. La fondazione dell’ “Orto dei semplici”, ad uso dell’università, avviato a partire dalla delibera senatoriale del 1545 rappresenta l’altro momento importante della storia dell’intervento della Repubblica Veneta nell’organizzazione scientifica-didattica dello Studio. Il lavoro di Zaggia si segnala oltre che per il rigore scientifico per una esposizione chiara e persuasiva che rende la lettura piacevole e interessante anche per un pubblico non solo di addetti ai lavori o i specialisti, ma di persone curiose, mediamente colte.

Opere segnalate

Aulo Donadello, Lucidario. Volgarizzamento veronese del XIV secolo, Antenore, 2003

Francesco Vallerani, Acque a nordest. Da paesaggio moderno ai luoghi del tempo libero, Cierre edizioni, 2004

Tesi di laurea

Roberta Frezza

Roberta Frezza, I ternari trilingui di Matteo Correggiaio. Relatore prof. Furio Brugnolo

La dottoressa Roberta frezza, riprendendo, dopo le poco corrette edizioni ottocentesche, una parte delle rime di Metteo Correggiaio, forse padovano e, comunque, inserito nel contesto culturale veneto della prima metà del Trecento (intrattenne, fra l’altro, una corrispondenza poetica con il celebre teorico Antonio da Tempo), ha riesaminato le due liriche composte da terzine, ognuna comprendente un verso in francese, uno in latino e uno in volgare. Con una stretta analisi ha saputo collocarle esattamente nella tradizione, di cui Dante è stato un interprete seguìto, del bilinguismo e del plurilinguismo poetico dell’epoca, che ha trovato precocemente e vivacemente nel Veneto il terreno adatto per una copiosa fioritura. La studiosa ha allestito una nuova, accurata edizione dei ternari con un commento che tocca tutti i diversi punti della discussione filologica e linguistica dei due testi. Per questo la giuria ha ritenuto di premiare la sua diligente preparazione critica e la sua esauriente esposizione.

Gionata Tasini, Carte monselicensi del monastero di San Zaccaria di Venezia (1183-1206). Relatore prof. Attilio Bartoli Langeli

Gionata Tasini

Ricerche scuole dell’Obbligo

ANGUILLARA VENETA – Il mio paese ieri oggi domani. Ricerca eseguita dagli studenti delle classi di 1^A e 1^B della Scuola Media “G. Marconi” di Anguillara Veneta. Insegnanti coordinatori: Giorgio Capuzzo, Luigi Antonio Cecchinello, Roberto Manfrin, Loredana Zoppellari. Motivazione: Il prodotto della ricerca, seguita da un valido gruppo di insegnanti è un libro su Anguillara Veneta, abbastanza soddisfacente sul lato storico, ma più valido sulle tradizioni e sulle leggende locali. Interessanti sono, in finale i “desiderata” per immagini degli alunni, su come vedrebbero il loro paese nella proiezione futura.

CARTURA – Tracce e immagini dal passato. Ricerca eseguita dagli studenti delle classi 3^A e 3^B della Scuola elementare “San Giovanni Bosco” di Cartura. Insegnante coordinatrice Elisabetta De Bona. Motivazione: è una gustosa ed originale raccolta per immagini, tratte dai graffiti rupesti, dai dipinti e incisioni delle civiltà numerica ed egizia, per rilevare momenti del vissuto degli uomini del passato.

ESTE – Este: Culto e religiosità dagli antichi veneti ai nostri giorni. Ricerca eseguita dagli studenti della Scuola Elementare “Giovanni Pascoli” di Este. Insegnanti coordinatori: Patrizia Bertazzo, Lorella Golden, Margherita Moletti, Carmela Zingaropoli. Motivazione: è un lavoro bene impostato sullo sviluppo dei luoghi sacri e sulla religiosità, dal periodo degli antichi veneti ai giorni nostri, strettamente al campo d’indagine di Este. Il risultato è buono, serio, elegante.

LOZZO ATESTINO – La toponomastica a Lozzo nell’Ottocento: colle e piano. Ricerca eseguita da alcuni studenti delle classi 2^A e 2^B: Alice Gazziero, Andrea Ongaro, Giacomo Ongaro, Marco Peruffo, Nicola Prando, Mauro Toniolo, Davide Zanaica della Scuola Media “G. Negri” di Lozzo Atestino. Insegnante coordinatore Renato Ponzin. Motivazione: la ricerca è molto accurata ed attenta, ricca di documentazione e bene illustrata, ricca di mappe e fotografia sulla toponomastica dell’Ottocento. Si notano soprattutto le capacità organizzative dei docenti è la diligenza degli studenti che si avvicinano con competenza alla storia del proprio paese.

MONSELICE – La storia di Pirulino. Ricerca eseguita dagli studenti della scuola dell’Infanzia “Scuola Materna del Carmine” di Monselice. Insegnante coordinatrice Giuseppina Malachin. Motivazione: fa parte del progetto generale, promosso dalla scuola “Come una fiaba: attraverso le storie del territorio veneto”. Si tratta della revisione, con graziose immagini, ottenute con tecniche composite a colori vivaci della fiaba di un bambino povero che nel suo girovagare in cerca di cibo viene catturato dalla strega, ma che riesce a sfuggirle con uno stratagemma. Buona la spontaneità dei ragazzi che sono riusciti a liberare la loro fantasia con risultati eccezionali.

MONSELICE – La magia del giardino. Ricerca eseguita dagli alunni delle classi I A e B e II^ A e B della scuola primaria Giorgio Cini di Monselice. Insegnanti coordinatori: Crozzoletti Maria Luisa, Nagy Rossella, Granzarollo Renata, Monichi Angela, Fabbri Aquilina, Montelatici Carla, Baccan Federica e Bortolami Fabiola. Motivazione: è un lavoro a tutto campo sul tema, dalla leggenda alla storia, ma più di tutto sul racconto, per illustrare il significato simbolico dei fiori e delle piante da giardino. Si passa poi ad una guida a carattere interdisciplinare dei giardini notabili di Monselice. Il lavoro è impostato in modo originale e gustoso.

SANT’ELENA – Alla scoperta della chiesa di Sant’Elena. Ricerca eseguita dagli studenti della classe 2^A della Scuola Media di Sant’Elena. Insegnanti coordinatori: Giovanna Cancian e Renato Toschetti. Motivazione: finalmente una bella ricerca sulla storia della chiesa di Sant’Elena sapientemente elaborata con i più moderni strumenti multimediali. Buone le immagini e la resa artistica delle opere presentate. Buoni i testi a corredo delle immagini.

SANTA MARHERITA D’ADIGE – Una giornata a casa degli antichi veneti e romani. Ricerca eseguita dagli studenti delle classi 1^ e 2^ della Scuola elementare “M. Buonarotti” di Santa Margherita d’Adige. Insegnanti coordinatori: Alessandra Mistrello, Sabrina Sinigaglia, Lucia Spoladore. Motivazione: come fonte di informazioni sul tema è stato scelto il Museo Nazionale Atestino. I dati raccolti sono stati usati per produrre un elegante quaderno di annotazioni e di figure. Significativo e pieno di spunti, il lavoro dovrebbe essere preso come esempio per tutti gli studenti che vogliono conoscere la nostra storia antica.

SOLESINO – Quatro Ciàcoe all’Osteria. Ricerca eseguita dagli studenti della classe 2^B della Scuola Media “D. Pegoraro” di Solesino. Insegnante: Maria Vittoria Liviero. Motivazione: è una piacevole ricostruzione dell’ambiente della vecchia osteria. Polo di ritrovo, di convivenza, di scambi di notizie di quel mondo contadino, povero ma ricco di quel sapere antico, che regolava i rapporti umani. Dell’osteria vengono trattati anche i particolari e le frequentazioni, i menù, i giochi. Vengono pure ricordate le osterie del paese, con la loro caratteristica clientela. Il lavoro è alquanto vivace.

TEOLO – Le sorgenti d’acqua dei nostri Colli. Ricerca eseguita dagli studenti della classe 4^A della Scuola Elementare di Tramonte. Insegnanti coordinatori: Fabiola Tosato, Carla Erranti. Motivazione: la ricerca scelta ha raggiunto in pieno gli obiettivi prefissati: il saper osservare l’ambiente in cui si vive, imparare l’uso di mappe e carte topografiche per sapersi orientare e per ubicare le fonti d’acqua, comprendere l’importanza di questo elemento, basilare per la vita del pianeta. L’iconografia è appropriata e precisa, senza divagazioni di esposizioni di inutili addobbi.

Premio Luciana Pulliero

MONSELICE – Cave, fornaci e cementerie dei Colli Euganei. Ricerca eseguita dagli studenti delle classi 3^A e 3^B della Scuola Media “G. Guinizzelli” di Monselice. Motivazione: è un ottimo lavoro multimediale sull’uso delle rocce dei colli per produrre il materiale destinato all’edilizia. I ragazzi hanno esplorato, con competenza davvero ammirevole, tutto il ciclo produttivo compiuto dal sasso euganeo: partendo dalle cave per arrivare alle fornaci o alle cementerie. I testi sono corredati da immagini e schemi tecnici che illustrano le lavorazioni in uso nel nostro territorio. La ricerca è ben organizzata è potrà costituire una buona guida per altri studenti che vogliono affrontare lo stesso argomento. Complimenti per l’impegno e per la veste tecnologica del Cd-rom.