Vincitori della 26 ^ edizione 2009

PREMI BRUNACCI PER LA STORIA VENETA
I VINCITORI  26^ edizione  2009

La premiazione ha avuto luogo domenica 8 novembre 2009 presso la Pieve di Santa Giustina (Duomo vecchio). La manifestazione si è aperta con il saluto del presidente della giuria Antonio Rigon.

Cari ragazzi, autorità, gentili signore e signori, non posso iniziare questa breve relazione senza ricordare il prof Manlio Cortelazzo, membro della giuria, autorevole studioso, caro amiconi tutti noi, scomparso l’anno scorso poco dopo lo svolgimento della XXV Edizione dei Premi Brunacci. Con la sua serenità, il suo equilibrio, la cordiale disponibilità Manlio Cortelazzo è stato un punto di riferimento, un maestro e un compagno di strada impareggiabile. Ha discusso, riso, scherzato amabilmente con noi negli annali incontri della giuria, saggiamente ispirando le decisioni, aiutandoci a scegliere, condividendo un lavoro e un’esperienza di formazione culturale fervida e irripetibile. Il prof Manlio Cortelazzo ci manca e ci mancherà. Lo ricordiamo con grandissimo affetto e rimpianto oggi che ci accingiamo a celebrare la XXVI Edizione del Premio. Quest’anno hanno partecipato al concorso 34 opere:
9 per il Premio “Celso Carturan” destinato alle scuole dell’obbligo; 1 per il Premio Monselice, città della bambola; 2 per il Premio Paolo Sambin riservato alle tesi di laurea; 13 per il Premio “Gaetano Cognolato” relativo alle pubblicazioni di argomento padovano; 9 per il Premio “Sigillo Monsilicis” riguardante le pubblicazioni di storia e cultura veneta; rispetto alle quali peraltro la Giuria può prendere in considerazione anche autori ed opere non comprese nella rosa dei libri pervenuti.
Riunitosi il 12 ottobre 2009 a Monselice la Giuria anche quest’anno, dopo ampia e costruttiva discussione ha individuato i lavori da premiare rilevando il naturale livello comprensivo delle opere presentate che confermano lo stato di buona salute di cui continua a godere la ricerca storica del Veneto. Di particolare la Giuria ha apprezzato la qualità delle ricerche eseguite dagli studenti delle scuole dell’obbligo e ringrazia gli insegnanti per il loro impegno e per il contributo che ogni anno offrono alla nostra manifestazione. L’appuntamento è tanto più vivo perché sembra ormai definitivamente accolto l’invito, più volte formulato, a non sostituirsi agli allievi nello svolgimento delle ricerche e nella realizzazione finale degli elaborati, guidandoli invece, con l’amore e la passione che li caratterizza, verso una libera esperienza della loro creatività e capacità di riflettere nel passato.
Come era prevedibile hanno partecipato al premio “Paolo Sambin” destinato alle tesi di dottorato lavori di elevata qualità, mentre i libri di argomento padovano presentate al premio Cognolato, risultano di livello qualificativo assai diverso. Il buon numero di libri presentatii ha però consentito di individuare alcuni di rilevante interesse e tra essi di premiare il più convincente sul piano dell’attività di ricerca e del legame col territorio.
Infine, il Premio riservato al libro veneto ha quest’anno due vincitori ex aequo. Nel conferire il Sigillo Monsilicis per la storia e la cultura veneta a due opere di carattere diverso ma di uguale rilevanza scientifica, la Giuria ha così inteso valorizzare anche i due versanti sui quali fin dall’origine si muovevano i Premi: quello fortemente legato alla storia del territorio e veneto e quello mirante a porre in risalto l’alta qualificazione filologica, storico artistica, storico culturale della ricerca condotta sul Veneto in rapporto ai suoi più diretti aspetti della sua civiltà.
Chiudo ringraziando come sempre l’Amministrazione di Monselice, il suo sindaco e i nuovi amministratori eletti di recente a governare una città che dalle proprie storie ha fatto un elemento forte di identità culturale.

Premio Sigillum Monsilicis per la storia e civiltà veneta  vincitori ex aequo

Trissino nel Novecento curato da Giovanni Luigi FONTANA e Gaetano BRESSAN,  Il Poligrafo, 2009

Leggere la “grande trasformazione” del Veneto contemporaneo alla piccola scala di un comune rurale vicentino. Questo l’obiettivo del volume che, attraverso una molteplicità di fonti e l’apporto dei diretti protagonisti, ricostruisce la storia di Trissino nel “lungo” Novecento. I diversi contributi analizzano in profondità strutture, eventi, attori e dinamiche evolutive di un’area per molto tempo quasi “immobile” nei ritmi lenti del mondo agricolo e delle borgate sparse tra colle e piano, ma che dalla metà degli anni Sessanta conosce un processo di rapidissima industrializzazione che la porta ai vertici dello sviluppo provinciale e regionale. Molti gli ingredienti di questo contradditorio percorso: fattori ambientali e forme di utilizzazione del suolo, andamenti demografici e flussi migratori, dualismi e interazioni economiche, sistemi culturali e rapporti sociali, forze politiche e centri religiosi, energie imprenditoriali, interventi istituzionali e articolazioni associative concorrono a plasmare i caratteri del territorio e a determinarne un’imprevedibile metamorfosi dagli esiti non ancora conclusi.
MOTIVAZIONE: In un’epoca in cui molti libri di storia locale e di centri minori appaiono album di fotografie più che testi storici frutto di ricerche serie e meditate il volume su Trissino nel 900 si distingue per solidità di impianto, sobrietà e professionalità di realizzazione editoriale e ricchezza di risultati ispirati ad una chiara progettualità. Improntata in modo problematico sulla base di una ricca e multiforme documentazione (fonti scritte, orali, iconografiche, cartografiche) la storia del centro vicentino è ricostruita attualmente nei suoi aspetti demografici, economici, religiosi, storico-artistici, ambientali. Coordinati da Luigi Fontana e Gaetano Bressan, gli autori (Giorgio Ferrari, David Celetti, Massimo Frigo, Giuliano Menato, Luciano Chiese e gli stessi Fontana e Bressan) ripercorrono con lucidità di analisi il decisivo passaggio a partire dagli anni Sessanta del Novecento, da una storia “immobile”, seguita dai ritmi lenti del mondo contadino al dinamismo frutto della rapida industrializzazione dell’ultimo mezzo secolo che ha cambiato rapidamente il volto di Trissino e del suo territorio.
Su piccola scala il centro del vicentino appare così un modello paradigmatico della “grande trasformazione” del Veneto contemporaneo. Nello stesso tempo con i suoi protagonisti (artigiani, industriali, ente locale, il carismatico parroco don Florindo Lucatello, promotore e figura trainante di un’ insieme di attività facenti capo alla all’annesso centro di formazione professionale.
Con i suoi valori fondamentali (famiglia, Formazione professionale), Trissino, passa dal ‘900 al terzo millennio, ereditando l’antico “umanismo” trissinese, ponendosi non solo come cerniera tra il polo di Valdagno e quello di Arzignano ma osservatorio privilegiato per l’analisi di uno sviluppo regionale, che per la sua esemplarità assume, nell’area della globalizzazione, un significato che trascende la dimensione locale. All’unanimità – ex aequo con il volume Lettere di Lucrezia Gonzaga, a cura di Bragantini e Griguolo – la Giuria dei Premi Brunacci assegna il Premio Sigillo Monsilicis edizione 2009

Renzo BRAGANTINI e Primo GRIGUOLO curatori dell’opera Lucrezia Gonzaga. Lettere. Vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà Cinquecento. Milleniana, 2009.
Lucrezia Gonzaga è una delle presenze femminili più significative della letteratura italiana del ‘500, insieme a Vittoria Colonna, Gaspara Stampa e Veronica Franco. Ciò che la contraddistingue da costoro, più note come poetesse, è che Lucrezia sceglie come esordio letterario la prosa in volgare, non la poesia, e il genere epistolare.La raccolta di lettere che lei destina alle stampe in Venezia nel 1552 è l’unica sua opera edita finora conosciuta. E’ costituita complessivamente da 312 missive, la cui peculiarità nella maggioranza dei casi consiste nel fatto che vengono indicati il destinatario, il luogo da cui sono state spedite, il giorno e anche il mese, ma mai l’anno. Delle lettere, 240 hanno come luogo di spedizione Fratta nel Polesine, 42 Rovigo, 10 Costa di Rovigo (dove i Manfroni avevano proprietà e beni); il resto è distribuito tra Venezia, Verona, Luzzara, Dosolo e Gazzuolo. A 5 lettere soltanto manca il luogo di spedizione.
MOTIVAZIONI: Il volume LUCREZIA GONZAGA, Lettere con Appendice di nuovi documenti. Vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà Cinquecento, a cura di RENZO BRAGANTINI e PRIMO GRIGUOLO, Associazione Culturale Minelliana, Rovigo 2009 propone la prima edizione critica moderna dell’epistolario costituito da 312 missive di Lucrezia Gonzaga dei signori di Gazzuolo nel mantovano, un ramo cadetto dei Gonzaga duchi di Mantova, la quale, nata nel 1524, passò la sua infanzia nella piccola corte di Gazzuolo e morì a Mantova nel 1576. Lucrezia, dopo le nozze nel 1541 col turbolento e violento capitano Giampaolo Manfrone (morto a Ferrara in prigione nel 1552 per avere attentato alla vita del duca Ercole II d’Este), dimorò a Fratta Polesine nel palazzo della famiglia Manfrone. Qui si dedicò agli studi umanistici e la sua presenza a Fratta attirò letterati e scrittori, tanto che Lucrezia creò il circolo di intellettuali denominato Accademia dei Pastori Fratteggiani, nella quale figuravano, oltre a Giovanni Maria Bonardo fedele consigliere di Lucrezia, Luigi Groto il Cieco d’Adria, Ortensio Lando, Orazio Toscanella, Girolamo Ruscelli.
La puntuale e rigorosa restituzione filologica del testo, che si fonda sull’editio princeps, uscita a Venezia nel 1552 e non più ristampata, e il saggio introduttivo si devono a RENZO BRAGANTINI, mentre l’apparato delle note storiche ricco di accurate, precise, preziose informazioni e l’Appendice documentaria – una pressoché assoluta novità – sono frutto delle ricerche di PRIMO GRIGUOLO.
L’edizione si raccomanda, innanzitutto, per essere un pregevole esemplare del consolidato genere letterario epistolare e, nella fattispecie, della tipologia “familiare”, che annoverava modelli autorevolissimi di riferimento con tutte le implicazioni di carattere imitativo, con gli intarsi fraseologici, gli imprestiti concettuali, le tessere linguistiche, gli echi lessicografici che il genere, in qualche modo, imponeva e prescriveva.
Per di più le lettere compaiono con il nome di una donna nel frontespizio, in tempi in cui gli autori celebri e prestigiosi, gli accreditati e influenti maestri del genere erano soprattutto uomini. L’attribuzione a Lucrezia, messa in dubbio da alcuni studiosi (il nome sostitutivo più accreditato è quello di Ortensio Lando che, con ogni probabilità sarà, caso mai, da considerare una specie di «nume tutelare» dell’edizione del 1552), viene discussa in pagine di rara finezza e di esigente approfondimento da parte del prof. Bragantini.
Ne esce uno spaccato ancor più ricco di quello che lascia intendere il sottotitolo che appare in copertina, sottotitolo che si premura di sintetizzare un quadro panoramico di questioni molto complesso, a cominciare dalle derivazioni e imitazioni testuali che – come si è già detto – il genere epistolare comportava, per proseguire con la studiata, per quanto parziale e non sistematica, organizzazione strutturale delle missive, per continuare con l’ampia e variegata cerchia dei destinatari (intellettuali, letterati, teologi, abati, frati, suore, parenti, nobildonne e nobiluomini, uomini d’arme, il papa Paolo III, l’imperatore Carlo V, il re di Francia Enrico II, Ercole II d’Este, Ottavio Farnese duca di Parma, il cardinale Ercole Gonzaga, ecc.), con l’ambito socio-culturale dalle linee ben risaltate, con lo spettro tematico che le epistole affrontano: il tutto, naturalmente, inserito nel cerchio ineludibile dello scorrere della quotidianità con i suoi pressanti problemi, grandi e minuti che fossero.
L’Appendice documentaria, poi, offre, oltre ad alcune lettere inedite di Lucrezia, un significativo mannello di testimonianze (Archivio di Stato di Mantova, Archivio di Stato di Venezia, Archivio di Stato di Rovigo, Archivio di Stato di Ferrara, Archivio di Stato di Modena), pure queste per lo più pubblicate qui per la prima volta, atte a chiarire l’ambiente familiare della nobile mantovana e finalizzate non solo a far da cornice alle Lettere, ma in qualche modo ad allargare e a completare l’orizzonte in cui si distende l’esperienza esistenziale della Gonzaga. Si tratta di testamenti, codicilli, missive, dichiarazioni dotali, inventari di beni e proprietà immobiliari: i documenti risalgono, tra gli altri, al marchese Pirro Gonzaga padre di Lucrezia, a Giampaolo Manfrone, a Giacomo Antonio Orio rettore veneziano a Rovigo, ad Ercole II d’Este.
Il volume restituisce il ritratto a tutto tondo di una donna dotata di viva intelligenza, provvista di elevata formazione culturale (basterà menzionare in proposito, oltre al Lando, il nome di Matteo Bandello), fornita di un carattere risoluto, energico, severo che molto l’aiuterà nei lunghi anni della vedovanza e della educazione di due figlie; una donna ricca di nobile e intensa sensibilità, nutrita di una forte, sincera, convinta religiosità di derivazione erasmiana (necessità del colloquio interiore e personale con Dio, valore della preghiera che non sia un biasciato formulario, ma esigenza e voce dell’anima, preminenza della lettura biblica rispetto a qualsiasi altro libro, libertà del cristiano non vincolata a troppo restrittive formulazioni dogmatiche, un cristianesimo radicato negli insegnamenti evangelici più che in una rigida precettistica esteriore), consapevole dell’esigenza di un completo rinnovamento religioso al limite dell’ortodossia o già venato dall’eterodossia (sarà processata dal Tribunale dell’Inquisizione): un profilo, dunque, di una donna del nostro Rinascimento, ma ancora attuale perché latrice di un messaggio idoneo ad intessere un dialogo con la nostra tormentata contemporaneità. Il premio a questo volume è stato conferito con voto unanime dalla giuria e si configura anche come un riconoscimento della intensa attività editoriale e dello stimolo intellettuale promossi dall’Associazione Culturale Minelliana operante a Rovigo (Enrico Zerbinati)

Libro sulla storia padovana messo a disposizione dalla Provincia di Padova – Assessorato alla cultura

Alberto ESPEN, Uomini e territorio fra passato e presente. I primi duecento anni del comune di Cervarese S. Croce (1807-2007) Editore Il Prato, 2008
MOTIVAZIONE: L’autore, grazie ad una diligente ricerca d’archivio, delinea i principali aspetti del territorio, della popolazione e del ceto dirigente comunale fornendo un contributo fondamentale per ogni studio futuro su Cervarese. La Giuria ritiene pertanto di segnalare ai cultori e studiosi di storia locale il lavoro di Alberto Espen come esempio di ricerca condotta con serietà e concretezza, senza vani municipalismi, ma con buona conoscenza della bibliografia essenziale, non solo regionale (F. Fasulo).

 

Tesi di dottorato
Gianni BUGANZA, Scienza e giustizia. La cultura scientifica europea e la giustizia penale del Rettore di Padova (1727-1799). Università degli studi di Messina. Dipartimento di storia e comparazione degli ordinamenti giuridici e politici. Dottorato internazionale interuniversitario in Storia e comparazione delle istituzioni politiche e giuridiche europee, XX ciclo. Relatore: prof. Claudio Povolo.
MOTIVAZIONE: Gianni Buganza, nel suo lavoro di quasi 700 pagine “compie un’ampia ricerca negli Archivi di Stato di Venezia, Padova, in Archivi privati, Archivi Scuola della Carità, Fraglie, Foro del Malificio, Studio Patavino, Ufficio della Carità di Padova ed altri archivi Piranio, Pisino, Buie, Cittanova ecc. sloveni e croati, fornendo un quadro della cultura medico-scientifica a Padova nel ‘700. E’ un saggio, esemplare per completezza di informazione e di altre capacità di scrittura, che fornisce un contributo importante agli studi sulla cultura, sulla medicina e sulla giustizia penale dnel ‘700, durante la Repubblica Veneta, la Municipalità democratica e la prima Restaurazione. La Giuria del Brunacci, all’unanimità, decide di conferire il premio “Paolo Sambin” al dott. Gianni Buganza, segnalando il suo lavoro agli studiosi ed ai cultori di storia dell’età illuministica. (F. Fasulo)

 

Ricerche per le scuole dell’obbligo
ANGUILLARA VENETA: La golena di Borgoforte. Classi II^ B e C della scuola “G. Marconi”. Insegnanti: Maria Angelica Longato e Andrea Zuppa.
Il risultato è un rilevamento con considerazioni d’uso paesaggistico e turistico sulla golena di Volta Figaro di Borgoforte, con considerazioni storiche sul relitto murario di un’antica fortificazione emergente dalle acque dell’Adige. Abbonda la ricerca tecnica rispetto a quella didattica.

MONSELICE: Tessitori: Quaderno delle emozioni e Scrivo Monselice. Classe III B della scuola “G. Cini”. Insegnanti: Emanuela Candeo e Michela Desiderà; Sono due ricerche distinte realizzate dalla stessa classe della scuola G. Cini. Il primo consiste nella realizzazione di un progetto di educazione al teatro e alla danza, dove la gestualità è illustrata con brevi esplicitazioni sulle emozioni provate. Merita una considerazione per l’intento didattico e per l’originalità dell’esperienza. La seconda ricerca Scrivo Monselice e ben organizzato didatticamente volto a far comprendere la misura dei tempi. Dalla più lontana preistoria per arrivare a considerare storicamente i luoghi, i personaggi di Monselice, completando il tutto con l’immaginario delle fiabe e una valutazione di piacimento del lavoro svolto. Da premiare per la resa didattica.

SANT’ELENA: Un treno di parole. Ovvero nomi e affini nell’Onomastica santelenese. Ricerca (pubblicata dall’editrice La Galiverna) eseguita dagli studenti della Scuola Media ; E’ una ricerca sull’onomastica, intesa nei suoi vari aspetti, dei cognomi degli abitanti del comune di San’Elena. Assai gustosa è la parte relativa ai sopranomi svolta dai ragazzi che alla fine hanno coinvolto l‘intero comune. Un lavoro originale che merita un giusto riconoscimento

SOLESINO: Ogni Santo juta. Classi III^ B e I^ B della scuola “D. Pegoraro”. Insegnante Maria Vittoria Liviero;
Il lavoro, sotto la regia da tempo conosciuta dell’insegnante Maria Vittoria Liviero, è frutto d’un’abile ricerca sulla religiosità popolare del passato e di quanto rimane al presente. Dopo una premessa sui detti che implicano i santi tipici per la loro posizione nel calendario, si inizia con un’ampia analisi della religiosità del Veneto, quando era prevalente l’ambiente rurale, per passare in rassegna i segnacoli topografici religiosi, rappresentati dai capitelli, disseminati nel territorio di Solesino e dei paesi limitrofi. Termina quindi trattando delle chiese parrocchiali di Solesino, di Arteselle, e delle attività parrocchiali.

VESCOVANA: Mi me ricordo… la me tera… la so zente. Classe IV^ della scuola “G. Marconi” di Vescovana. Insegnanti: Emanuela Rizzi e Daniela Targa; La ricerca inizia con una veloce premessa storica e si sofferma con competenza sulla ricerca orale, sui lavori della campagna d’un tempo eseguita in modo piacevole, con illustrazioni eleganti e appropriate.

MONSELICE: Segreti della mia città. Classe III^ A della scuola “Vincenza Poloni” di Monselice. Insegnanti: Ermelina Righetti, Christian Bortolotto, Adriano Castaldini e Flavio Fusaro; Il lavoro è molto originale, prendendo come motivazione l’osservazione di quegli elementi di vario genere inseriti nelle vecchie strutture murarie di chiese, mura, palazzi, che sfuggono solitamente all’occhio meno attento, ma che rappresentano dei veri segreti di Monselice. Il lavoro può definirsi ottimo.

Premio “Vittorio Lazzarin”
MONSELICE: Pane e fede. Ricette tradizionali e feste religiose veneziane. Classe V^ della scuola “Bruno Bussolin” di San Bortolo. Insegnanti: Gianna Rinaldo e Guendalina Targa; E’ una indovinata ricerca tra le tradizionali feste religiose e i cibi che un tempo erano tipici di queste. Il ricettario è ben illustrato con copie di stampe d’epoca.

MONSELICE: A spasso per Marendole tra storia, arte e natura. Scuola dell’Infanzia “G. Cantele” di Marendole. Insegnanti: Antonella Macchion e Francesca Bevilacqua;  Il risultato è un simpatico approccio conoscitivo del bambino col proprio ambiente. L’album è graziosamente illustrato dall’immediatezza e dall’immaginazione infantile.

MONSELICE: Venezia. Scuola “B. Bussolin” di San Bortolo. Insegnanti: Monica Rizzo, Nadya Favaro, Paola Marchiori, Valda Bertazzo, Guendalina Targa, Antonella Polato e Linda Ghisellini; Il progetto coinvolge tutti gli alunni della scuola primaria e si caratterizza nell’osservazione dei aspetti particolare di Venezia, nelle sfaccettature delle varie discipline. Il lavoro degli alunni, sotto la guida degli insegnanti, è ben impostato raggiungendo lo scopo didattico prefissato.

Monselice: Città delle bambole  Classi II^ A e B della scuola “G. Cini” di Monselice; insegnanti: Federica Baccan, Fabiola Bortolami, Aquilina Fabbri e Carla Montelatici. E’ un’accurata ricerca su motivazioni, esperienze, immaginazioni che la bambola esprime ancor oggi nelle bambine e nelle generazioni femminili del passato. L’argomento si sviluppa poi in raccolta di dati sui giochi preferiti odierni e d’un tempo e in considerazioni di carattere artistico e di costume. E’ un buon lavoro.

Vincitori per la ricerca sulla bambola