Vincitori della 34^ edizione 2019 per le pubblicazioni storiche

Alcuni dei libri partecipanti alla 34^ edizione del Premio Brunacci 2019

Pagina in costante aggiornamento

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I  PREMI  BRUNACCI – MONSELICE

PER LA PROMOZIONE DELLA STORIA PADOVANA E VENETA

34 Edizione 2019

La cerimonia di proclamazione dei vincitori avrà luogo domenica 19 gennaio 2020 alle ore 10 presso l’auditorium Kennedy di Monselice

Una settantina le opere in concorso a testimonianza del riscontro estremamente positivo che questa iniziativa culturale continua ad avere negli anni: ventiquattro per la sezione sulla storia veneta, diciassette per la sezione dedicata alla storia padovana, diciassette per la sezione sulle ville venete, otto tesi di laurea e otto ricerche scolastiche. In generale i libri e le ricerche presentati toccano aspetti molto interessanti e si caratterizzano per un ottimo livello di approfondimento. Nello specifico ha riscosso particolare successo la sezione riservata alle ville venete, per la quale sono arrivati volumi ricchi di notizie accurate e suggestive immagini delle più belle dimore storiche della nostra regione.

La Giuria ha esaminato con attenzione le opere in concorso nelle riunioni di Giovedi 7 novembre 2019 e Venerdi 22 novembre 2019. Questa pagina, in costante aggiornamento, conterrà: i vincitori, segnalati, le motivazioni, la cronaca della premiazione e un’ampia documentazione fotografica.

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIURIA

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PREMIO   SIGILLUM  MONSILICIS

destinato a uno studioso della storia e civiltà veneta 

La giuria dopo una attenta valutazione ha assegnato il premio a

Sergio Perosa, Il Veneto di Shakespeare. Cierre edizioni, 2018

Nulla permette di pensare che Shakespeare abbia visitato l’Italia, ma cinque dei suoi drammi (quattro dei quali capolavori) sono ambientati in tre città del Veneto con tale dovizia di particolari occasionali e di colore locale, che non si sa se ammirare di più la precisione di certi riferimenti o il fascino delle atmosfere evocate, il senso del luogo o la funzionalità drammatica degli sfondi che vengono suggeriti. Egli aveva sempre presente nel sottofondo la realtà di casa, che traspare dalle ambientazioni venete, non ricreate con descrizioni topografiche ma evocate e suggerite sulla scena e nella mente del lettore con la semplice forza della parola, con pochi ma risoluti richiami. Ne risulta un Veneto a noi ben conosciuto, seppur tenuto volutamente nel vago per le specificazioni di tempo e luogo. Questo studio, fondato su solide basi filologiche, ripercorre con mano sensibile e vivace, e a tratti con piglio narrativo, la lunga vicenda del confronto di Shakespeare dapprima con Verona, sede della commedia romantica (I due gentiluomini di Verona) e della straziante tragedia d’amore (Romeo e Giulietta); poi con Padova, vibrante città universitaria, dove si compie il triste destino de La bisbetica domata; da ultimo con la splendida Venezia rinascimentale, sede fastosa di commerci e spedizioni marinaresche, ma anche con le sue ville di terraferma, nella quale avvengono l’umiliazione e la spoliazione dell’ebreo Shylock (Il mercante di Venezia), o infine con la Venezia militaresca e conquistatrice dei mari, e la sua propaggine coloniale, Cipro, nell’OthelloSono drammi in cui il Veneto diventa luogo ‘altro’, la terra dove l’alterità può farla da protagonista, e insieme il ricettacolo di culture estranee che vi si mostrano complementari, il palcoscenico di amori, lacerazioni e problemi attualissimi per noi: un mondo percepito forse in modo imperfetto, o inventato, che però permette di dare libero corso alla fantasia e contribuisce a rendere Shakespeare sommo drammaturgo. Sergio Perosa, anglista di fama internazionale, è professore emerito all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Collaboratore del Corriere della Sera dal 1969, ha co-diretto il Tutto Shakespeare bilingue Garzanti. Fra le sue innumerevoli pubblicazioni in italiano e inglese spiccano gli studi, le edizioni e/o traduzioni di nove drammi di Shakespeare, nonché di autori quali H. James, F.S. Fitzgerald, E.A. Poe, H. Melville, E. Dickinson, V. Woolf, J. Berryman, R.P. Warren. Per Cierre edizioni ha curato la nuova versione di Giulietta e Romeo (2016).

MOTIVAZIONE…

 

Opere segnalate dalla Giuria per un libro sulla storia e civiltà veneta

Angela Maria ALBERTON, Luigi Cavalli. Dalla ruota degli esposti al Parlamento. Fara Vicentino, Grafiche Leoni 2019.

Angela Maria ALBERTON, Luigi Cavalli. Dalla ruota degli esposti al Parlamento.

Luigi Cavalli (San Nazario 1839 – Vicenza 1924), noto come garibaldino dei Mille, è stato consigliere comunale e provinciale di Vicenza, presidente e segretario di numerose associazioni locali e nazionali, deputato e senatore, irredentista e interventista. Nato dalla relazione clandestina tra la popolana breganzese Lucia Pedon e il conte Francesco Arrigoni, il protagonista di questo libro fugge dal Veneto austriaco per combattere nelle guerre di indipendenza nazionale. Rientrato a Vicenza, partecipa attivamente alla vita amministrativa locale, per poi gettarsi nell’agone politico. Cavalli è un protagonista attivo dei suoi tempi e intrattiene legami con Giuseppe Garibaldi, Benedetto Cairoli, Alberto Mario, Giuseppe Zanardelli, Francesco Crispi, Gabriele D’Annunzio, e con i concittadini Fedele Lampertico, Paolo Lioy e Antonio Fogazzaro. Seguendo la sua storia individuale, degna di un romanzo, si ripercorre un’ampia parte della storia d’Italia, dalle lotte per l’unificazione della penisola fino alla prima guerra mondiale e al fascismo. Angela Maria Alberton è laureata in Filosofia ed è dottore di ricerca in Scienze storiche. Si è occupata della diffusione del discorso nazional-patriottico e dell’opposizione antiaustriaca in Veneto, di volontariato militare, di esilio, di storia dell’Università di Padova e di altre tematiche concernenti il territorio veneto tra l’Ottocento e il Novecento. Fa parte del direttivo di VeneziaOttocento, Centro studi su Venezia e le province venete in età napoleonica ed austriaca; è segretaria del Comitato padovano dell’Istituto della Storia del Risorgimento italiano; è socia del Centro di Storia culturale dell’Università di Padova. Tra le sue pubblicazioni: Uomo avverso all’I.R. Governo, Giuseppe Sorio e il Risorgimento a Marostica (1814-1882) (Venezia 2011); ‘Finchè Venezia salva non sia. Esuli e garibaldini veneti nel Risorgimento (1848-1866) (Sommacampagna 2012); L’Università di Padova dal 1866 al 1922 (Padova 2016); Dalla Serenissima al Regno d’Italia. Il plebiscito veneto del 1866 (Asolo 2016).

MOTIVAZIONI: Il volume della dott.ssa Angela Maria Alberton analizza con rigore e meticolosità la vita e la personalità di Luigi Cavalli (nato a San Nazario in prov. di Vicenza il 7 aprile 1839 – morto a Vicenza il 17 novembre 1924). L’Autrice segue passo passo l’avventurosa vicenda biografica del Cavalli, inserendola in uno scenario storico di ampio respiro. Luigi, nato dalla relazione clandestina tra Lucia Pedon (nata nel 1819 e originaria di Breganze, comune in prov. di Vicenza), povera popolana analfabeta, e il conte Francesco Arrigoni (nato nel 1815), fugge dal Veneto austriaco per impegnarsi negli scontri finalizzati a realizzare l’indipendenza dell’Italia. Partecipa valorosamente con Garibaldi alla spedizione dei Mille. Rientrato a Vicenza interviene nella vita amministrativa locale, per poi intraprendere la competizione politica. È stato consigliere comunale e provinciale di Vicenza, presidente e segretario di numerose associazioni regionali e nazionali, deputato e senatore, irredentista e interventista. Cavalli è una figura di spicco dei suoi tempi e intrattiene legami e relazioni con Giuseppe Garibaldi, Benedetto Cairoli, Alberto Mario, Giuseppe Zanardelli, Francesco Crispi, Gabriele D’Annunzio e con i concittadini Fedele Lampertico, Paolo Lioy e Antonio Fogazzaro. Esaminando gli avvenimenti anche privati del Cavalli si esplora un vasto periodo degli eventi storici italiani, dalle lotte per l’unificazione della penisola fino alla prima guerra mondiale e agli anni iniziali del fascismo. La dott.ssa Angela Maria Alberton, da ricercatrice scientificamente precisa e preparata, ci informa sui criteri di trascrizione e citazione dei manoscritti (p. 16), sulle fonti a stampa e sulle fonti archivistiche consultate, sui giornali esaminati (pp. 385-390). Inoltre ci fornisce di un prezioso e puntuale indice dei nomi di persona (pp. 391-409). Si presenta ricco e splendido l’apparato iconografico [pp. 351-382] (Enrico Zerbinati)

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Manuela BRUNETTA, Tra giornalismo e rivoluzione. Francesco Dall’Ongaro interprete e protagonista del Risorgimento. Padova, Il Poligrafo 2018.

Manuela BRUNETTA, Tra giornalismo e rivoluzione.

Poeta e giornalista, interprete di un’epoca attraversata dalle guerre di liberazione nazionale del 1848-1849, Francesco Dall’Ongaro (Mansuè, 1808 – Napoli, 1873) presenta un articolato profilo di letterato, in cui vocazione poetica e prosa giornalistica convivono. Animato da un temperamento intellettuale ispirato al pensiero democratico di ascendenza mazziniana, Dall’Ongaro riuscì a dare voce a un’imprescindibile necessità di testimonianza civile mediante un’intensa attività letteraria e giornalistica, attraverso cui fu protagonista dei momenti più significativi del Risorgimento italiano. Questo studio, attraverso il ritrovamento di un consistente corpus di autografi, traccia il profilo e ripercorre la carriera di Dall’Ongaro a partire dagli anni della formazione trascorsi tra Padova e Venezia, quando, grazie all’amicizia con alcuni scrittori legati al Caffè Pedrocchi, primo fra tutti Luigi Carrer, inaugurò una nuova stagione letteraria imprimendo da subito alla propria forma espressiva un connotato militante. E’ nelle riviste che Dall’Ongaro trova il giusto spazio per esprimere il proprio pensiero. Sono gli anni del Gondoliere e della triestina Favilla, seguiti dal Giornale politico del Friuli, dal veneziano Fatti e Parole e dal repubblicano Monitore romano. Dalle colonne di questi giornali Dall’Ongaro restituisce la cronaca politica del biennio 1848-1849, testimoniando il diritto alla libertà di stampa e il valore civile dell’attività giornalistica, che non interrompe neppure durante l’esilio in Europa. Poeta della rivoluzione attraverso le ‘note di viaggio’ che sono i suoi stornelli popolari, dopo la caduta della Repubblica romana ripara a Lugano, dove si fa promotore di un’intensa attività cospirativa, pubblicando e diffondendo clandestinamente libri proibiti e organizzando l’Imprestito mazziniano attraverso una fitta rete di contatti epistolari, qui ampiamente ricostruiti. Non è tralasciata in queste pagine la ricca attività letteraria, declinata anche nella scrittura di libretti d’opera, che Dall’Ongaro affianca al suo impegno civile. Emerge il ritratto di una complessa personalità intellettuale che ebbe un importante ruolo politico e culturale durante il Risorgimento.  Manuela Brunetta è dottore di ricerca in Scienze umanistiche e si occupa di letteratura italiana otto-novecentesca. Ha collaborato con ‘Studi Novecenteschi’, ‘Esperienze Letterarie’ e ‘Annali di Ca’ Foscari’ e ha pubblicato contributi critici su Cesare Pavese, Guido Piovene, Neri Pozza, Francesco Dall’Ongaro e Goffredo Parise, di cui ha curato il catalogo archivistico-filologico Archivio Parise. Le carte di una vita. Dal 2005 ha collaborato con Andrea Zanzotto nell’ambito dell’ultima produzione del poeta trevigiano.

MOTIVAZIONI….

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Alessandro SACCO, Alto tradimento. Il processo contro Pietro Fortunato Calvi e correi (1853-1855). Verona, Cierre 2018.

Alessandro SACCO, Alto tradimento. Il processo contro Pietro Fortunato Calvi e correi (1853-1855).

Pietro Fortunato Calvi (1817-1855) è una icona del Risorgimento in Cadore. Dopo il Quarantotto, in cui fu protagonista fra la Venezia repubblicana e, appunto, il Cadore, come tanti altri patrioti si recò esule a Torino. Qui le sue vicende si inseriscono nel contesto della città sabauda a metà Ottocento, dove gli esuli conducevano una vita segnata dalle tristezze economiche e dall’isolamento. Fu soprattutto Mazzini a influenzarlo, inducendolo all’infelice spedizione dell’estate 1853: partendo dalla Svizzera, Calvi avrebbe dovuto guidare un’insurrezione nel Bellunese, ma fu invece arrestato la notte del 17 settembre 1853 da due gendarmi in un’osteria di Cogolo (Tn), dove aveva preso alloggio. Dai documenti analizzati dall’autore, per lo più inediti e conservati presso gli Archivi di Stato di Mantova e Venezia, è possibile ricostruire la lunga trafila di interrogatori a cui Calvi e compagni furono sottoposti, prima dai militari austriaci e poi da una speciale Corte di Giustizia, fino all’esecuzione sul patibolo nel luglio 1855. Allo stesso tempo, dalle lettere e dagli atti processuali emergono anche gli aspetti più umani e intimi di un giovane che dovette fare fronte alle tragiche conseguenze delle proprie scelte, compiute in forte opposizione alla famiglia e al sistema militare austriaco. Alessandro Sacco, insegnante, da molti anni conduce ricerche storiche, interessandosi in particolare del Cadore. Tra le sue pubblicazioni: Laudo del comun d’Oltrerino (Firenze 1982) e saggi nelle opere collettanee Dai Monti alla Laguna (Venezia 1988); Montagne e Veneti nel secondo dopoguerra (Verona 1988); La zona d’operazione delle Prealpi nella seconda guerra mondiale (Trento 2009). E’ collaboratore dell’Isbree di Belluno, per il quale ha svolto anche attività di archivista, e della rivista Protagonisti, sulla quale ha pubblicato numerosi contributi, ultimo dei quali L’Amico del Popolo e la Grande Guerra: il 1915 (n. 111, 2016). Con Cierre edizioni ha pubblicato La vita in Cadore. Aspetti del dominio veneto nelle lettere di capitani e vicari. 1500-1788 (2007).

MOTIVAZIONI…

 

LIBRO SULLA STORIA DEL PADOVANO

Premio assegnato all’autore, o agli autori, di un libro edito nel biennio 2018-19, di contenuto storico, inteso nei suoi vari aspetti (artistico, naturalistico, linguistico, etnografico ecc..)

La Giuria, dopo un’attenta valutazione, ha assegnato il premio all’opera:

Martina CAMELI (a cura di), Padova 1419-1420. Gli statuti della fraglia dei notai (Padova, Biblioteca Civica, BP, 339). Roma, Istituto Italiano per il Medioevo 2018.

Il volume fornisce l’edizione degli statuti della fraglia (= corporazione) dei notai di Padova degli anni 1419-1420. Tali statuti sono contenuti in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Civica di Padova. Si tratta di un codice molto noto e anche molto bello perché è elegantemente ornato; la sua decorazione, definita «gradevolissima senza essere raffinata», è attribuita al Maestro di Roncaiette, pittore attivo in ambito padovano tra il secondo e il terzo decennio del Quattrocento, autore del polittico eponimo di San Fidenzio a Roncaiette. Molto noti sono anche i suoi autori testuali e materiali: rispettivamente Sicco Polenton, notaio, cancelliere del comune di Padova e noto letterato umanista che rivestì un ruolo di rilievo in vari ambiti della vita cittadina, e non solo, dell’epoca, e che fu anche redattore, insieme ad altri, degli statuti cittadini voluti dal governo di nuovo impianto della Serenissima (il cosiddetto Codice veneto o riformato), e Giacomo da Padova, frate minore del convento del Santo. Martina Cameli ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso l’Università degli Studi di Padova, la specializzazione presso la Scuola per Conservatore di beni archivistici e librari della civiltà medievale dell’Università di Cassino e il diploma della Scuola di Paleografia, Diplomatica ed Archivistica presso l’Archivio di Stato di Modena. Dopo essersi occupata della storia monastica delle Marche meridionali, ha focalizzato il suo interesse sull’episcopato di Ascoli Piceno nei secoli XI-XIII, a cui ha dedicato alcune monografie, rivolgendo particolare attenzione alle scritture documentarie da esso prodotte. Ha pubblicato due volumi di edizione dei Registri e imbreviature di Meglioranza da Thiene, notaio dei Patriarchi di Aquileia, per l’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli e curato l’edizione de I documenti di S. Giorgio in Braida di Verona, II (1166-1175) per i tipi dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo.

MOTIVAZIONE:…

 

Segnalati per un libro sulla storia del padovano

Marco BOLZONELLA (a cura di), Noventa Padovana villa bellissima tra Brenta e Piovego. Storia, arte e territorio. Contributi di Paola Barbierato, Marco Bolzonella, Mariangela Bordin, Lorenzo Carlesso, Donato Gallo, Claudio Grandis, Remy Simonetti. Padova, Cleup 2018.

Marco BOLZONELLA (a cura di), Noventa Padovana villa bellissima tra Brenta e Piovego.

I contributi di Barbierato, Bolzonella, Bordin, Carlesso, Gallo, Grandis e Simonetti riuniti in questo volume, non sono mera compilazione del già noto bensì espressione di indagini originali condotte su documentazione per lo più inedita con il supporto di una aggiornata bibliografia e di un ricco apparato iconografico. Consegnano quindi una interessante e originale panoramica storica incentrata su Noventa Padovana, piccolo comune incastonato nel cuore del Veneto lungo l’asta del fiume Brenta. Grazie alla lettura di queste nuove ricerche si scoprirà così che le vicende passate sono un intrigante prisma attraverso il quale meditare non solo sugli avvenimenti di una delle tante ‘piccole patrie’ – alla base della formazione culturale, sociale, religiosa e politica dell’Italia e dell’Europa contemporanee – ma anche pungente stimolo per approfondire la conoscenza della secolare evoluzione temporale di agricoltura, paesaggio, edilizia rurale, demografia e istituzioni civili e religiose della regione veneta medioevale, della Repubblica di Venezia e dell’Italia postunitaria. Marco Bolzonella ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia nell’Università di Padova. Ha svolto attività di ricerca principalmente negli Atenei di Padova e Verona pubblicando svariati saggi sulla storia economica, sociale e politica delle Venezie tra età medioevale e contemporanea con particolare attenzione per la città di Padova e il suo territorio. E’ Presidente della Societas Veneta per la storia religiosa. Per Cleup ha curato l’edizione di Sante Bortolami, Urbs antiquissima et clara. Studi su Padova nell’età comunale (Padova 2015).

MOTIVAZIONE…

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Paolo BONALDI, Di fronte alla grande guerra. La neutralità nella politica e nella società della provincia di Padova attraverso la pubblicistica locale. Centro studi Ettore Luccini; Verona, Cierre 2018.

Paolo BONALDI, Di fronte alla grande guerra

Il libro fornisce un interessante spaccato sulla vita dei padovani prima del maggio 1915. Mediante l’analisi dei giornali cittadini e della sempre preziosa documentazione d’archivio, l’autore approfondisce le tappe con cui l’Italia si avvicina all’ingresso nel Primo Conflitto Mondiale: una guerra sanguinosa e cruenta, che porterà 70 milioni di persone a indossare la divisa e mieterà vittime soprattutto tra le masse di giovani contadini e lavoratori. L’opera si focalizza sulle motivazioni di carattere politico e sulle posizioni assunte dai principali attori attivi a Padova in quel periodo, osservando in modo particolare l’area della sinistra socialista. Il dibattito fu vivace e la battaglia delle idee passò in misura significativa anche attraverso giornali e periodici. Vengono ripercorsi gli avvenimenti, le polemiche, le manifestazioni irredentiste, le contromobilitazioni, l’entusiasmo di chi all’intervento bellico era favorevole. Il lettore ha quindi la possibilità di cogliere appieno il contesto dell’epoca e le ragioni dei suoi protagonisti, oltre che di verificare l’importanza di una coscienza critica.  Paolo Bonaldi è nato a Battaglia Terme. Da poco in pensione, è un ex dipendente Azienda Elettrica Nazionale. Ha ricoperto per molti anni incarichi sindacali di categoria a livello provinciale. Più volte Consigliere Comunale e Amministratore nel Comune di Battaglia Terme e nel Comitato Esecutivo dell’Ente Parco Colli Euganei. Ricercatore e appassionato di storia e storie locali. Collaboratore volontario del Centro Studi Ettore Lucchini di Padova. Ha svolto attività culturale con il Comune e la Biblioteca di Battaglia. Con la Rivista Terra e Storia diretta da Francesco Selmin ha pubblicato alcune biografie di personaggi politici della storia locale.

MOTIVAZIONI…

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Giannino CARRARO e Donato GALLO, L’elogio di Anna Buzzacarini badessa di S. Benedetto Vecchio di Padova in un codice di età carrarese. Con riproduzione fotografica del manoscritto e un contributo di Paola Barbierato. Padova, Istituto per la storia ecclesiastica padovana 2018.

G. CARRARO e D. GALLO, L’elogio di Anna Buzzacarini

Il volume ripropone l’opera già apparsa sotto forma di articolo in ‘Benedectina. Rivista del Centro storico benedettino italiano’, 62(2015), fasc. 2, p. 259-334. I contenuti sono stati rivisti e arricchiti da ulteriore materiale, necessario per illustrare in maniera più completa il valore del codice Buzzacarini sul piano storico, religioso, culturale e linguistico. Le aggiunte principali consistono nella nota linguistica di Paola Barbierato, nella tavola genealogica della famiglia Buzzacarini, una delle più rilevanti della Padova carrarese, nell’appendice documentaria con il processo per l’elezione abbaziale della badessa Anna e la riproduzione tramite fotografie dell’intero manoscritto. A metà del Seicento il Tomasino pubblicava la Vita del b. Giordano Forzatè, priore del monastero di S. Benedetto di Padova e fondatore della congregazione riformata dei monaci Albi padovani. In quest’opera egli dava spazio anche alla storia del luogo e della sua comunità femminile, facendo emergere la figura di Anna Buzzacarini. Per questa consultò come fonte ‘un libro antico di pergamena scritta a penna da un Rev. Pre’ Giovanni’, un codice in volgare padovano del tardo Trecento. Anna fu sorella di Fina – moglie di Francesco il Vecchio da Carrara e madre di Francesco Novello. Il libro si focalizza su di lei, badessa per più di un quarantennio dell’importante monastero di S. Benedetto Vecchio, largamente beneficiato e controllato dai Carraresi.

MOTIVAZIONI…

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Pompeo VOLPE e Giulia SIMONE, “Posti liberi”. Leggi razziali e sostituzione dei docenti ebrei all’Università di Padova. Padova, University Press 2018.

VOLPE, SIMONE, “Posti liberi”. Leggi razziali ..

Nell’autunno del 1938, a seguito della promulgazione delle leggi fasciste antiebraiche, cinque professori ordinari dell’Università di Padova – Marco Fanno, Donato Donati, Adolfo Ravà, Tullio Terni e Bruno Rossi – sono dapprima sospesi dal servizio perchè appartenenti alla ‘razza ebraica’ e, successivamente, collocati a riposo. Il presente volume, pubblicato a ottant’anni da tali drammatici eventi, intende andare oltre l’analisi dei meccanismi normativi e burocratici che hanno determinato l’espulsione dei cinque docenti ordinari, per gettar luce sul successivo processo di sostituzione degli espulsi. Grazie a rigorosi scavi archivistici, vengono delineate le biografie delle vittime e di tutti coloro che sono stati ‘immersi’ in queste vicende per la loro posizione accademica. Il quadro appare oltremodo complesso, e le dinamiche proprie del mondo accademico si inseriscono in un clima di acquiescenza del mondo culturale ai voleri del regime, giungendo fino a un vero e proprio processo di rimozione delle colpe che, a guerra conclusa, ha caratterizzato la storia dell’Italia repubblicana per decenni. Pompeo Volpe è laureato in Medicina e Chirurgia (1979) e professore di Patologia generale nell’Università di Padova; da alcuni anni si interessa di politiche della memoria nell’Italia repubblicana; per i tipi della Cleup, Padova, ha pubblicato: Negli anni di piombo a Padova. Tra le righe di una pagina da non voltare, 2013; Adele Zara, Giusta tra le Nazioni, 2014; 25 aprile. Celebrazione della totale liberazione del territorio italiano?, 2015. Giulia Simone è dottore di ricerca (Università Ca’ Foscari di Venezia, 2011). Attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Padova. Si occupa in particolare delle istituzioni scolastiche e universitarie nell’età contemporanea, del nazionalismo, della persecuzione antiebraica. Tra le sue recenti pubblicazioni: Sui banchi di scuola tra fascismo e Resistenza. Gli archivi scolastici padovani (1938-1945), Padova University Press, 2016 [con Fabio Targhetta]; Fascismo in cattedra. La Facoltà di Scienze Politiche di Padova dalle origini alla Liberazione (1924-1945), Padova University Press; Il Guardasigilli del regime. L’itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco, Milano, FrancoAngeli, 2012.

MOTIVAZIONI…

 

SEZIONE DESTINATA ALLE PUBBLICAZIONI SULLA

CIVILTÀ  DELLE  VILLE  VENETE

Il Comune di Monselice, allo scopo di promuovere lo studio architettonico, culturale e sociale promosso dalla “Civiltà delle ville venete”, ha bandito un premio per l’autore o gli autori di un libro edito negli ultimi 10 anni riguardante: Ville Veneziane, palazzi, giardini e studi sulla società veneta.

La Giuria dopo un’attenta valutazione ha assegnato il premio all’opera di:

Giuseppe RALLO, Mariapia CUNICO e Margherita AZZI VISENTINI, Paesaggi di villa. Architettura e giardini nel Veneto. Venezia, Istituto regionale per le ville venete, Marsilio 2015.

A partire dalla metà del Quattrocento il fenomeno villa veneta si è reciprocamente intrecciato con l’evoluzione e il disegno del paesaggio, definendo nell’arco di quattro secoli dei veri e propri sistemi territoriali, in genere strutturati intorno a un elemento geografico o infrastrutturale di riferimento. In molti casi i diversi complessi di villa sull’acqua, di pianura, di collina, di lago si sono caratterizzati per le costanti organizzative che hanno condizionato sia la parte costruita del sistema che la più generale organizzazione degli spazi aperti, dal giardino alla corte, dal brolo alla campagna. In altri casi la presenza di singoli nuclei di villa ha generato un paesaggio strutturato in relazione alle diverse componenti architettoniche e funzionali. Il lavoro intende illustrare i caratteri dei diversi sistemi di paesaggio usati come chiave per una lettura innovativa della villa e dei suoi rapporti con gli spazi aperti circostanti. In quei paesaggi le tracce ancora leggibili dell’organizzazione della villa costituiscono una occasione importante per una ricucitura e una restituzione dell’identità dei luoghi. Giuseppe Rallo è direttore architetto presso la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso e direttore del Museo nazionale di villa Pisani a Stra, responsabile scientifico di master, docente di corsi di restauro del giardino storico presso il MiBACT e presso università italiane e straniere. E’ autore di numerosi restauri di architetture e giardini storici nel nord Italia, di saggi e volumi sullo studio del paesaggio storico, del giardino e della loro tutela e valorizzazione. Mariapia Cunico è professore associato all’Università Iuav di Venezia, responsabile scientifico di master, corsi di progettazione e analisi paesaggistica e di restauro del giardino storico presso università italiane e straniere. Responsabile di ricerche su argomenti inerenti la storia del paesaggio e del giardino veneto, è autrice di numerosi saggi e volumi sull’attività didattica e di ricerca. Svolge attività professionale occupandosi di progetti di giardini e parchi storici. Margherita Azzi Visentini, docente di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano, membro di varie istituzioni culturali italiane e straniere (tra cui l’Istituto Veneto di SS. LL. AA.) e comitati scientifici (tra i quali l’ISCCL ICOMOS/IFLA), visiting professor a Dumbarton Oaks, al CASVA e al Yale Center for British Art, è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui dieci monografie. Si è occupata soprattutto di Palladio, della sua fortuna oltralpe e in America e dell’archiettura della villa e del giardino nel mondo occidentale.

MOTIVAZIONI…

 

Opere segnalate per la sezione sulla civiltà delle ville venete

 

Monica DE VINCENTI, Scultura nei giardini delle ville venete. Il territorio vicentino. Contributi di Federica Temporin, Ilaria Turetta. Venezia, Marsilio; Istituto Regionale per le Ville Venete; Fondazione Giorgio Cini 2014.

Il volume illustra uno dei capitoli più ricchi e interessanti ma meno indagati dell’arte veneta, la statuaria da giardino, un genere che trova nel territorio di Vicenza un punto di partenza quasi obbligato poichè soprattutto in quest’area si realizzò l’età d’oro della villa veneta. Qui, inoltre, si trovano le cave delle pietre calcaree con cui venne realizzata la stragrande maggioranza delle opere; e qui, infine, operarono con continuità alcuni degli scultori italiani più importanti, come gli Albanese e, soprattutto, i Marinali. Artisti che, insieme ad altre personalità, anche meno note, emerse dalla ricerca, hanno saputo dare vita a una “galleria” di straordinaria consistenza quantitativa ed estetica. La statuaria da giardino ricopre, infatti, un ruolo nient’affatto secondario poiché costituisce quel necessario complemento di Natura manipolata finalizzato al pieno godimento del “gentilhuomo”, che contribuisce in modo sostanziale a definire l’inconfondibile organismo spaziale della villa veneta in cui sempre convivono coerenza funzionale e alta qualità estetica. In tale contesto le statue ricoprono il ruolo di “semiofori” capaci di intrattenere ancora oggi con l’osservatore avveduto un fitto e fruttuoso dialogo. Esse rivelano con una stupefacente ricchezza di esiti formali e di soggetti – al pari degli affreschi che decorano gli interni della villa – i messaggi più diversificati, veicolando la volontà di rappresentazione del privilegio e del rango dei committenti, le vicende concrete della loro vita e i loro interessi culturali, e incarnando la nostalgia per un “Eden” perduto, fuori dal tempo, come pure l’ideologia del momento. Un patrimonio unico, purtroppo sempre più gravemente minacciato dalle ingiurie del tempo se non dall’incuria colpevole dell’uomo. Monica De Vincenti si occupa di arte veneta dal Cinquecento all’Ottocento, con particolare attenzione alla scultura, ai suoi protagonisti, ai temi iconografici e iconologici legati alla statuaria dei monumenti funebri del Seicento e Settecento. Ha scritto articoli e saggi per riviste specializzate, volumi miscellanei e atti di convegni; ha inoltre partecipato alla cura delle mostre Dal Medioevo a Canova (2000) a Palazzo Thiene di Vicenza. Dal 2003 ha insegnato Museologia e critica artistica e del restauro, e Beni Culturali e offerta turistica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha collaborato dal 2006 con la Fondazione Giorgio Cini come coordinatore scientifico della ricerca sulla statuaria veneta da giardino.

MOTIVAZIONE:

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Vincenzo MANCINI, Denis TON, Gli affreschi di villa Badoer e villa Loredan Grimani Avezzù a Fratta Polesine. Rovigo, Minelliana 2010.

Un nuovo libro dedicato alle ville edificate da nobili veneziani e cittadini nello Stato di terra della Serenissima Repubblica potrebbe sembrare a rischio di ovvietà sulla ‘civiltà di villa’ e sui suoi aspetti artistici. In effetti, l’argomento è apparso a molti tra i più accessibili, gratificanti e salottieri, al punto da aver dato il via a una straripante produzione letteraria, talvolta ripetitiva. Eppure, quando si pongono sotto osservazione questi complessi edilizi ci si rende conto che non tutto è stato detto e, anzi, che molto resta da indagare, approfondire, chiarire e raccontare a un attento pubblico di visitatori e appassionati d’arte meritevoli di attendibili punti di riferimento. Con il primo volume della collana Ville venete, affreschi e sculture si intende dare nuovo risalto ai colori delle ville venete: le fantasie cromatiche dei loro affreschi luminosi, il candore dilavato delle statue lapidee stagliate sul verde intenso dei giardini, il rosso dei laterizi sotto gli intonaci scrostati: un mondo sospeso e civilizzato, oggi solo in parte ancora godibile e, purtroppo sempre più estraneo e aggredito da una contemporaneità sfrontata. La veste editoriale scelta mira a dispiegare un apparato illustrativo di grande impatto e definizione visiva. Con ciò non si è voluto provvedere il lettore dell’ennesimo volumetto fotografico dai discutibili contenuti scientifici. I testi infatti associano a una piacevole intellegibilità di scrittura un grado di serietà filologica e interpretativa dello stile e delle iconografie da saggio critico a firma di provati specialisti. Questi hanno potuto fare tesoro del cospicuo lavoro di indagine scientifica condotto in questi anni nell’ambito dei progetti relativi ai cataloghi generali degli affreschi di villa dal Cinquecento all’Ottocento e della statuaria da giardino, affidati dall’Istituto regionale per le ville venete all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, sotto la direzione di Giuseppe Pavanello. La nuova collana è inaugurata da un volume dedicato alle cinquecentesche ville fondate dai patrizi veneziani nella località di Fratta, forse le più significative dell’intero Polesine.

MOTIVAZIONI:

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Loredana OLIVATO, Gian Maria VARANINI (a cura di), Palazzo Giuliari a Verona. Da residenza patrizia a sede universitaria. Verona, Cierre 2009.

Tra il 2006 e il 2008 l’Ufficio Tecnico dell’Università di Verona ha curato, d’intesa con la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, l’esecuzione del restauro della facciata di palazzo Giuliari, sede del rettorato e di numerosi uffici amministrativi. In tale occasione è stato concepito – anche in previsione del restauro degli interni dello storico edificio – questo volume, al quale hanno collaborato docenti, ricercatori, dottori di ricerca, laureati delle facoltà di Economia, Lettere e filosofia, Lingue e letterature straniere. Sono prospettive diverse, ma complementari, i contributi degli storici dell’arte, della cultura e della letteratura, dell’economia illustrano in queste pagine – sul lungo arco di tempo che va dal XII secolo all’Ottocento – le vicende di un quartiere e di un luogo cruciali per la storia della città di Verona: un luogo nel quale si vive, si lavora, si coltiva il bello nel costruire e nel dipingere, si stampano e si raccolgono libri, si ospitano studiosi illustri… Una metafora perfetta del rapporto positivo e virtuoso tra una città e la sua Università.

MOTIVAZIONI:

TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DI DOTTORATO

Premio destinato a Tesi di Laurea Magistrale o di Dottorato di carattere storico, inteso nella sua più ampia accezione (artistico, economico-sociale, naturalistico, linguistico, etnografico).

La Giuria, dopo una attenta valutazione, ha assegnato il premio alla ricerca di:

Marco BAGGIO, Il VII centenario dell’Università di Padova (1922). Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche. Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità. Relatore Prof. Giovanni Focardi. Anno Accademico 2018-2019.

MOTIVAZIONE: La tesi è frutto di ricerche approfondite e rigorose condotte su di una pluralità di fonti reperite presso gli archivi dell’Università e del Comune di Padova, l’archivio centrale dello stato di Roma e l’archivio di stato di Padova, arricchite dalla nutrita messe di informazioni ricavabili dalla stampa e dalle pubblicazioni coeve. Ne emerge un ritratto analitico e a tutto tondo dei presupposti, dello svolgimento e delle conseguenze di un evento che assunse particolare rilevanza sia per il momento storico, tra il primo dopoguerra e l’avvento del Fascismo, sia per la dimensione nazionale e internazionale, quest’ultima in funzione di un auspicato processo di distensione e di ripristino di rapporti di collaborazione accademica e scientifica dopo la tragica esperienza della Grande guerra e del prevalere di un esasperato nazionalismo. Il lavoro conduce, in modo critico e appassionato, dalla ‘preistoria’ del VII centenario dello studio patavino, riconducibile addirittura al 1914, alle giornate centrali del maggio 1922, fino a un complessivo bilancio finale e a un confronto con le celebrazioni bolognesi del 1888. Anche per una migliore conoscenza delle concrete eredità lasciate da queste vicende  – l’Istituto per la storia dell’Università di Padova, fortemente voluto dal prof. Antonio Favaro che fu ‘motore immobile del Centenario’ e la casa dello Studente di via Marzolo, inaugurata solo nel 1935 col nome di Principe di Piemonte e attualmente in attesa di ristrutturazione come sede  della Scuola galileiana – la tesi del dott. Baggio costituisce un lavoro importante, che merita senza dubbio di essere conosciuto e valorizzato (W. Panciera)

Tesi segnalate dalla giuria:

Luca BRUSAMENTO, Il Monte di Pietà di Padova tra il dominio veneziano e la municipalità provvisoria (1793-1797). Corso di Laurea Magistrale di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità. Università degli studi di Padova. Relatore Prof. Walter Panciera. Anno Accademico 2017-2018.

Maria Beatrice GIA, Il palinsesto antoniano, 1830-1940. (Due volumi). Corso di Dottorato di ricerca in Storia delle Arti. Università Ca’ Foscari di Venezia. Coordinatore del Dottorato Prof. Pier Mario Vescovo; Supervisori Prof. Francesca Castellani e Prof. Guido Zucconi.

Paolo VEDOVETTO, Corpus della scultura altomedievale delle diocesi di Padova e Malamocco/Chioggia (secc. VI-X). Corso di Dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali. Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Beni Culturali. Coordinatore: Prof. Andrea Tomezzoli; Supervisore: Prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau; Co-Supervisore: Prof.ssa Giovanna Valenzano.

 

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