Vincitori della 5^ edizione 1988

Luigi Caberlin

PREMI BRUNACCI – MONSELICE PER LA STORIA VENETA

VINCITORI DELLA V EDIZIONE 1988

Relazione del presidente dell Giuria prof. Antonio Rigon,

Cari ragazzi, Autorità, signore e signori alcuni giorni or sono un uomo politico, amministratore locale di una città non veneta, presente a Padova per assistere al Convegno “Giovani e adulti” organizzato dall’Università, mi ha chiesto cosa fare per suscitare interesse per la storia in una città come la sua ricca di tradizioni, di bei monumenti, di impianti sportivi, ma culturalmente un po’ tiepida e apparentemente poco interessata alla conoscenza e alla valorizzazione del proprio passato e del proprio ambiente. Ho subito pensato ai Premi Brunacci Monselice e ho suggerito a quell’amministratore sensibile un’iniziativa analoga a quella monselicense, spiegandogli origini, finalità, struttura organizzativa dei Premi. Il mio interlocutore ha capito, si è entusiasmato e forse proporrà ai suoi concittadini di percorrere assieme una via come quella, che da 5 anni ormai sperimentiamo a Monselice tra qualche difficoltà e molte soddisfazioni.

Giuria della 5^ edizione. Da sinistra Ass. Bertazzo, Fasulo, Bortolami, Rigon, la prof. Billanovich e infine Cortelazzo

La soddisfazione nasce dall’aver mobilitato numerose persone (giovani e meno giovani, studenti e studiosi, storici dilettanti e storici di mestiere) attorno ad un comune progetto di studio e approfondimento della storia locale (monselicense, padovana, veneta) condotto senza angustie municipalistiche , aperto alla collaborazione di tutti, ispirato alla convinzione che la conoscenza del passato (nel senso più ampio) serva alla comprensione del presente e che è un patrimonio di tradizioni, di cultura, di arte, di civiltà che non va disperso ma, assieme all’ambiente naturale, salvaguardato, amato, messo a disposizione di tutti. E’ un progetto ambizioso il nostro, anche perché non nasconde le proprie finalità educative. E siamo lieti di portarlo avanti, senza gran clamori pubblicitari, partendo dai più giovani.

Gli alunni della Scuola Media dell’obbligo guidati da insegnanti appassionati e capaci, hanno partecipato sempre con entusiasmo al nostro concorso, presentando lavori esemplari per immediatezza espressiva e concretezza di dati. Sappia quel Preside che sul “Mattino” di ieri commentava soddisfatto l’attribuzione dei premi ad alunni della sua scuola (quest’anno come nelle edizioni precedenti) che la sua soddisfazione è la migliore ricompensa per chi organizza i Premi Brunacci e che noi ammiriamo l’opera educativa svolta da lui e dai suoi insegnanti. La Scuola Media Superiore, anche per l’attuale impostazione degli studi in quel settore dell’istruzione pubblica ha risposto con minore prontezza, tuttavia i lavori inviati in passato e nella presente edizione dei Premi, sono stati quasi sempre di notevole livello, grazie anche all’impegno didattico di insegnanti che credono nella possibilità di far ricerca seria e originale anche nella scuola e non si rassegnano all’esercizio puramente burocratico della propria professione. Le tesi di laurea sono da sempre un fiore all’occhiello dei Brunacci: come ho avuto modo di rilevare anche negli anni scorsi alcuni lavori avrebbero meritato la pubblicazione. È in ogni caso confortante constatare come nella nostra Università si lavori spesso bene e si formino giovani preparati: destinati spero, nel nostro caso, all’insegnamento e dunque a continuare quell’opera educativa che a noi sta particolarmente a cuore.

Ma, accanto alle tesi di laurea sono anche da porre i lavori ad esse assimilabili, presentati a volte privatamente al concorso e risultati vincitori. Posso ricordare che la tanto affermata ricerca di Antonio Mazzetti su “La flora dei Colli Euganei” pubblicata nel 1987 dall’Editoriale Programma con il patrocinio della Regione Veneto, fu da noi premiata ben prima della pubblicazione. Proprio qui nell’aula magna del Kennedy e qui il materiale illustrativo che correda quel volume fu per la prima volta posto in mostra. E’ errato dire che per primi abbiamo lanciato e scoperto un giovane studioso? Nelle sezioni dedicate ai volumi stampati relativi al Padovano e al Veneto sono stati via via presentati e premiati i lavori più diversi ispirati all’alta ricerca scientifica e alla seria divulgazione. Singoli cultori e gruppi di ricerca, scrittori famosissimi e meno noti studiosi hanno visto concretamente riconosciuta e premiata a Monselice la loro fatica. Il criterio di giudizio della giuria è sempre stato lo stesso: cordiale stima per tutti, premio a quanti con rigore non disgiunto dal desiderio di farsi capire si sono impegnati fin a fondo nello studio della storia padovana e veneta. Forse anche per qualche ingenuità di impostazione del bando, i lavori presenti quest’anno per i premi delle sezioni riservate ad un’opera stampata non sono stati molti, ma devo dire che su quelli che la Giuria ha deciso di premiare non sono sorti dubbi unanimità ferma e convinta. Prima di concludere però, vorrei far notare a voi tutti un aspetto che forse sfugge o non sempre è posto nel dovuto risalto: il ruolo delle case editrici. Alcune anche tra le maggiori mostrano di credere nei Brunacci e ci inviano le opere da loro pubblicate in grado di concorrere. Altre che pur potrebbero sostenerci deviano.

Quest’anno il premio Brunacci Monselice andrà ad un libro pubblicato da una Editrice forse sconosciuta al grosso pubblico, ma che onora l’editoria veneta: l’Antenore di Padova. Non è un colosso dell’industria editoriale, non compare nelle cronache mondane-culturali, non so se sia stata presente alla Fiera di Francoforte, so che ovunque nel mondo vi siano centri di alta e raffinata cultura storico-filologica, in ogni biblioteca che accolga i classici del Medioevo e dell’Umanesimo da Padova a Firenze, da Milano a Roma, da Parigi a Londra, a New York; da Princeton a Toronto a Monaco, da Amburgo a Helsinky le raffinate edizioni dell’Antenore qui rappresentate dal suo responsabile e vero editore Dott. Guido Billanovich, sono presenti e onorano la cultura veneta. Che un’opera da lui pubblicata sia stata presentata ai Premi Brunacci Monselice e abbia ottenuto il primo premio ci fa grandissimo piacere. Non posso infine non sottolineare che se la nostra impresa va avanti ed è mi pare sempre più apprezzata, ciò si deve al sostegno decisivo dell’Amministrazione Comunale di Monselice e soprattutto dell’Assessore Bertazzo che ci ha sempre seguiti e incoraggiati.

Un ringraziamento cordiale anche agli sponsor che hanno mostrato di capire l’importanza della nostra iniziativa, sostenendola finanziariamente, e che verranno ricordati via via nel corso della premiazione, e a voi tutti grazie per essere venuti qui a festeggiare i vincitori.

SEZIONE DESTINATA AD UN LIBRO VENETO

Questa sezione raccoglie le pubblicazioni riguardanti la storia del Padovano e del Veneto. La Giuria dopo un attento esame delle opere presentate ha stabilito di procedere ad una selezione su due sole delle opere presentate considerate altamente meritevoli di attenzione per l’impostazione rigorosa degli studi effettuati, e in particolare:

Luigi Caberlin, Il catastico di S. Giustina di Monselice, Padova, Antenore, 1988

MOTIVAZIONE: Splendidamente edito, come nella consuetudine dall’Editrice Antenore di Padova, la storia della regione veneta e in particolare la storia di Monselice si avvantaggiano di un contributo essenziale e prezioso. La giuria ha rilevato come il volume si presenti sostanzialmente come un’opera scientificamente accurata di una fonte duecentesca rara e di eccezionale interesse, da apprezzare direttamente nella sua redazione originale. D’altra parte si è osservato come esso grazie anche ad un’adeguata introduzione storica volta ad illuminare il contesto in cui si originò il Codice e la ricchezza dei suoi contenuti, può fare accostare anche un più vasto mondo d’insegnanti, di studenti e di appassionati ad un microcosmo del medioevo veneto fotografato in una ideale istantanea vecchia di sette secoli. La topografia, l’urbanistica di Monselice, l’aspetto del vicino paesaggio rurale, con le sue forme dell’insediamento e di sfruttamento delle risorse naturali, l’ambiente sociale e le condizioni economiche della cittadina euganea, il quadro onomastico, la ricerca delle istituzioni e del potere dominato dalla possente figura del “tiranno” Ezzelino da Romano: sono soltanto alcuni dei numerosi fuochi d’interesse che il libro, pur nella sua impostazione prevalentemente documentaristica, riuscirà indubbiamente ad accendere in quanti sono interessati a una conoscenza non convenzionale del passato della nostra regione e alla scoperta di un medioevo restituito alla sua autenticità e quotidianità.

SEZIONE DESTINATA AD UN LIBRO PADOVANO

La giuria, dopo esame, ha deliberato di attribuire il premio per il libro riguardante il padovano all’opera:

Pier Luigi Bagatin, L’arte dei Canozi lendinaresi“, 

MOTIVAZIONE: In un volume corposo e ricco di materiale illustrativo, col sostegno di un’ accurata indagine d’ archivio , l’autore ha piacevolmente esaminato le vicende dei due maestri polesani “d’ intaglio e d’intarsio” e della loro ben articolata bottega, come si sono sviluppate nell’arco di due generazioni lungo l’asse della via Emilia e in area veneta. Una monografia importante che fa il punto sulla poco nota e pur grande tradizione lignaria del Rinascimento padano e sul ruolo in essa svolto dai Canozi, al massimo livello: propagatori precoci delle idee di Pietro della Francesca e di Leon Battista Alberti, negli straordinari commessi lignei di matrice ancora tardo-gotica, isolano gli oggetti in una nuova spazialità, esaltandone la geometria nitidamente bidimensionale. Un accento particolare è posto sull’attività svolta a Padova dai due fratelli nell’esecuzione del nuovo coro per la basilica di Sant‘Antonio e sulla figura di Lorenzo che si propone in epoca assai precoce come stampatore veramente innovativo sia per il notevole disegno editoriale svolto in pochissimi anni, sia per le novità tecniche di tutto rilievo che troveranno ampio sviluppo con gli altri tipografi. Traspare, insomma, da questa ricerca rigorosa, il desiderio dell’autore di avvicinarsi con un linguaggio preciso e scorrevole all’universo di due personalità rappresentative, nella loro versatilità, della cultura rinascimentale e, soprattutto, della storia culturale polesana (Chiara Ceschi)

SEZIONE DESTINATA ALLE TESI DI LAUREA

Dopo una prima votazione la Giuria ha ritenuto degne di particolare attenzione le seguenti tesi di laurea:

Lorenzina Pulze, Movimento demografico a Solesino nel XVIII secolo. Università di Padova Facoltà di lettere e filosofia. a.a 1986-87. Relatore Federico Seneca.

MOTIVAZIONE: La laureanda ha condotto un’ampia ricerca su fonti inedite conservate presso l’Archivio Parrocchiale di Solesino, l’Archivio della Magnifica Comunità di Este, gli Archivi di Stato di Padova e Venezia, l’Archivio di Curia a Padova. Tale ricerca è strettamente congiunta ad una buona conoscenza della bibliografia sul 700 veneto e sulla demografia storica, che ha permesso alla dott.ssa Pulze di tracciare un interessante quadro della società e della vita degli abitanti di Solesino nel XVIII secolo. La tesi, scritta in forma chiara e leggibile, si articola in cinque capitoli per oltre 280 cartelle dattiloscritte. Dopo alcuni cenni storici sul paese la laureanda esamina preliminarmente la situazione della proprietà privata a Solesino, sulla base dell’Estimo 1686. I risultati di questa indagine, effettuata per motivi fiscali, sono particolarmente interessanti: i capifamiglia denunciano, sotto giuramento, al Parroco e ai due nobili padovani incaricati tutte le loro proprietà o, se affittuari, il tipo di contratto cui erano legati i terreni da loro coltivati e le abitazioni, generalmente casoni, in cui vivevano.(403 su 508 dimore censite, di cui solo 35 case “de muro e coppi”). Ne deriva un quadro sufficientemente preciso dell’economia agricola di Solesino alla vigilia del Settecento: in un paese di 2355 anime, secondo la visita pastorale del 1680, la proprietà è frammentata in oltre 260 appezzamenti di uno o due campi, inoltre un centinaio sino a 10, in una cinquantina sino a 100: solo sei proprietari superano i cento campi. Nel II capitolo la Dott.ssa Pulze esamina le Anagrafi venete del 700: nel 1766 la popolazione di Solesino ha raggiunto le 2477 anime, quasi equamente suddivise in maschi e femmine: i preti sono 8, di cui solo 2 con beneficio, un bottegaio, 14 artigiani, 9 persone “senza entrata e senza mestiere”, ben 653 sono i “lavoranti di campagna”. Per trovare un inizio di diversificazione lavorativa occorre passare all‘Anagrafe del 1780 (compaiono due “professori di arti liberali” e tre “telari” da tela) o addirittura al 1795 (Piedilista) quando si annota la presenza di 19 telai e di tre ruote da mulino da grani: gli artigiani sono saliti a 30. Nei successivi capitoli la laureanda analizza i registri parrocchiali (il più antico conservato, il primo dei battesimi, risale al 1564): nascite, morti e matrimoni sono accuratamente studiati per tutto il 700 secondo lo schema utilizzato per le tesi di demografia del Dipartimento di storia dell’Università di Padova. I risultati della ricerca, riassunti nel capitolo conclusivo, testimoniano una crescita della popolazione sino agli anni 70, con una prevalenza dei nati sui morti, un aumento dei matrimoni, quindi i battesimi diminuiscono(da 150 media annua nel decennio 20-29 ai 100 nel periodo 1780-89) mentre la mortalità si mantiene elevata, generalmente superiore alle 100 unità annue ed i matrimoni raggiungono un massimo decennale (27 l’anno) nel 1740-50 e quindi diminuiscono a 21 nel decennio 1780-90. Il lavoro della Dott.ssa Pulze si presenta quindi come un interessante ed originale contributo alla conoscenza della Bassa Padovana nel 700, fornendo numerose informazioni di prima mano per una storia della popolazione di Solesino nel XVIII secolo.

Elisabetta Trivellato, La presenza Greca ad Adria: la documentazione letteraria. Università di Venezia , Facoltà di Lettere e Filosofia a.a.1987-88 Relatore Lorenzo Braccesi.

SEZIONE DESTINATA ALLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

A questa sezione hanno partecipato 11 scuole, ne sono state premiate 5 le altre sono state segnalate.

Scuola Elementare “Giorgio Cini” di Monselice, “La storia dei nostri luoghi – Oggi,ieri, tanto tempo fa“. Insegnanti Alida Barbetta e Lorenzina Pulze. È un lavoro di classe ben mirato nelle scelte del materiale ed indovinato nel tipo di ricerca, adatta ad alunni di una prima, finalizzato a dare all’alunno il difficile concetto, per quell’età, del passato prossimo e remoto della comunità di appartenenza, visualizzando i dati raccolti con semplici grafici l‘intuizione immediata, desunti dal piccolo ambiente familiare.

Scuola Media Statale “G.Zanellato di Monselice”. Ricerche e drammatizzazione per una lauda medioevale. Insegnante Adriana Bolzicco. E’ quasi una relazione giornaliera sulle varie difficoltà incontrate per produrre un lavoro di drammatizzazione, con partecipazione dell‘intera scolaresca. Sono descritte le fasi difficoltose degli adattamenti del testo originario, dell‘assegnazione dei compiti e delle parti, del recupero dei costumi. Il risultato finale è esemplare per un lavoro originale da condursi con una classe delle scuole dell’obbligo. In tal modo, la lauda medioevale, il pianto della Madonna è stata ambientata sulla via sacra delle sei cappelle, con la partecipazione veramente corale degli alunni, con effetti scenici indovinati, come documentato da videocassetta.

Scuola Media Statale “Parini” di Ospedaletto Euganeo, con la ricerca Ospedaletto Euganeo tra acque, colli e fossi. Insegnanti Carlo Barison e Francesco de Negro. Il lavoro presentato da una classe seconda si è rassodato attraverso l’esperienza dell’anno passato. I mezzi d’indagine ambientale usati, quali la cartografia storica ed odierna, la ricerca bibliografica, il rilevamento di campagna, comprovano, se è ancora necessario affermarlo, che la scuola deve uscire dagli schemi classici per incrementare le sue potenzialità didattiche con materiale d’uso comune, esistente presso gli uffici tecnici di vari enti, presso gli archivi, adottando le nuove tecniche di rilevamento. Solo in tal modo, la conoscenza del proprio ambiente diventa un campo di ricerca appassionante per l’alunno, soddisfacendo l’innata passione dell’avventura, tipica di questa età.

Scuola Media Statale “G.Mazzini” di Villa Estense. Sez.staccata di S.Urbano. “Tra l’Adige e il Santa Caterina Le Motte. Storia di un piccolo insediamento di epoca romana“. Insegnanti Angelo Ferro e Iole Vinciguerra. E’ un esempio di come si possono utilizzare le risorse di un territorio per impedire che il tempo prolungato, adottato da alcune scuole medie, si trasformi in un tempo allungato.

Il lavoro di ricerca sul campo di cocci e di altro materiale frammentario di epoca romana, di catalogazione dei reperti, è diventato in questo modo un elemento fondamentale per uno studio interdisciplinare, ove l’alunno ha trovato motivazioni ad un proficuo impegno. Il prodotto che vale, in tal caso è un ampliamento di conoscenze vive ed affascinanti.

Scuola Media Statale di Saletto di Montagnana. “SALETTO 1890 1953. Variazione su tre zone”.

Insegnanti Maria Rizzato e Augusto Bruschetta. E’ una ricerca di gruppo a carattere interdisciplinare sulle modificazioni urbanistiche di tre zone particolari dell’abitato di Saletto. Il lavoro ha il merito di esemplificare, attraverso una ricerca cartografica più o meno recente, un modo di operare in classe per approfondire con gli alunni la conoscenza del divenire di un ambiente umanizzato, che porta le varie tracce dei progetti di un passato. Anche in questo caso la ricerca stimola la curiosità dell’alunno su elementi del territorio a lui familiari, in modo da portarlo ad approfondimenti più vasti.

SEZIONE DESTINATA ALLE SCUOLE SUPERIORI

Tra le opere partecipanti alla sezione destinata a Ricerche condotte da alunni della Scuola Media Superiore la Giuria ha deciso di premiare:

Gli studenti Emanuele dal Santo, Davide Drago e Marco Fontana dell’Istituto tecnico Euganeo di Este, classe V EB, professore F. Selmin (Coordinatore), per “Prigionieri. Diari e memorie di prigionia durante la II guerra mondiale ” ed Enrico Paccagnella dell’Istituto Tecnico Kennedy di Monselice, V ragioneria, prof. Roberto Valandro (Coordinatore) per il lavoro: “Uno studente, la parola scritta e la memoria“. Entrambi i lavori, per quanto condotti con criteri metodologici diversi, rilevano interesse e passione per la storia locale, opportunamente inserita in una visione non municipalistica degli avvenimenti e dei problemi considerati. Il ruolo degli insegnanti, prof. Selmin e Valandro, va pubblicamente riconosciuto ed apprezzato, nel premiare gli studenti non possiamo non ricordare la passione e l’intelligenza di quanti hanno saputo guidare le ricerche ed ispirare nei giovani il gusto della storia, tanto spesso trascurata nella scuola italiana o insegnata nozionisticamente. Solo quando i docenti come nel caso dei proff. Selmin e Valandro, riescono a trasmettere nei giovani un metodo ed una sensibilità diversi, la storia diventa viva, contribuisce alla maturazione culturale e civile degli studenti. Auspicando quindi che negli anni futuri ricerche simili a queste diventino più numerose, la Giuria assegna il premio Brunacci Monselice 88 agli studenti Emanuele Dal Santo, Davide Drago e Marco Fontana dell’Istituto tecnico Euganeo di Este e ad Enrico Paccagnella del Kennedy di Monselice.