Vincitori della 16^ edizione 1999

PREMIO BRUNACCI PER LA STORIA VENETA

XVI edizione 1999

La premiazione ha avuto luogo domenica 24 ottobre 1999 presso il Duomo Vecchio di Monselice, preceduta dalla presentazione della Guida ai servizi della Biblioteca dal titolo Un mondo di idee, di libri, di colori destinata a promuovere i servizi bibliotecari nelle scuole di Monselice. La Giuria era composta da Antonio Rigon (Presidente), Chiara Sandon, Gianantonio Cibotto, Camillo Corrain, Manlio Cortelazzo, Franco Fasulo, Donato Gallo, Riccardo Ghidotti, Enrico Zerbinati e Flaviano Rossetto (segretario).

Giuria del brunacci 1999

Relazione del presidente della Giuria prof. Antonio Rigon 

Cari ragazzi, autorità, gentili signore e signori, giunti alla sedicesima edizione del Premio Brunacci si potrebbe anche pensare che i nostri annuali incontri corrano il rischio di essere un po’ rituali e ripetitivi; i discorsi, come il mio, la lettura delle motivazioni e la consegna di Premi. Potrebbe sembrare ma non è: certo ci sono alcuni passaggi obbligati e qualche procedura … ma i protagonisti sono sempre nuovi, i lavori premiati sempre diversi (di storia, storia dell’arte, di storia della cultura, di storia del paesaggio, dell’ambiente, delle tradizioni e via dicendo) e le novità sempre presenti. In realtà sentiamo tutti che questi incontri sono una festa, una festa della cultura, un appuntamento atteso per i Monselicensi, per i suoi studenti, i suoi insegnanti, gli abitanti di centri vicini, per gli studiosi locali e molti altri uniti dalla comune passione nei confronti dello studio, la conoscenza, la valorizzazione della cultura locale e della storia e della civiltà veneta che è patrimonio comune.

Sento di dover ringraziare la nuova amministrazione di Monselice per il forte interesse e l’appoggio pieno dato ai Premi Brunacci così come ringrazio anche la Regione Veneto per il sostegno fornito. Una testimonianza per noi davvero gratificante viene quest’anno anche dal contributo offerto dall’associazione Amici dei Musei che ha messo a disposizione un premio speciale intitolato alla preside Luciana Pulliero, recentemente scomparsa, in riconoscimento ai quarantanni di lavoro come educatrice. Segnali positivi e incoraggianti dunque nel pieno del consenso.

Per la sedicesima edizione sono presenti 43 lavori: 23 per la sezione destinata alla scuola dell’obbligo, 7 per la sezione Tesi di Laurea, 14 per la sezione destinata ai libri. Sempre alta ed elevata è dunque la partecipazione di studenti della scuola dell’obbligo che con la guida dei loro insegnanti presentano lavori di tale eccellenza che rende difficile talvolta la scelta dei migliori. Tuttavia poiché questa giuria non si è mai retratta ad un giudizio anche critico è doveroso che io dica che in qualche caso si è notato un eccesso di interventi degli insegnanti sulle ricerche che dovrebbero invece riflettere un lavoro autonomamente svolto dai ragazzi, benché indirizzato e seguito dal docente. La novità di questi anni è caratterizzata dalla presenza di CD ROM: uno strumento certo rivoluzionario ma che di per sé non costituisce un progresso metodologico. Occorre anzi dire apertamente che si rischiano passi indietro nelle ricerche degli studenti che si riducono al puro e semplice “collage”, alla raccolta passiva di dati, alla giustapposizione di notizie non criticamente vagliate e profondamente rielaborate. Queste critiche non debbono però far dimenticare la qualità alta dei lavori presentati e premiati quest’anno. Mentre risulta complessivamente buona la qualità delle Tesi di Laurea, la Giuria valuta con piacere che alcuni autori presenti hanno partecipato più volte al concorso, venendo anche a volte premiati: segno di una continuità di impegno e di un legame costante e fedele con i Premi Brunacci. Va detto che quest’anno più di un volume della sessione libri avrebbe meritato un riconoscimento.

Nella definizione del vincitore del Premio Brunacci di Monselice per la sezione destinata alla storia e alla civiltà veneta la Giuria, dopo aver preso in considerazione autentiche opere di altissimo livello che hanno valorizzato la cultura veneta, si è rapidamente orientata sulla grande monografia dedicata al Palladio (oggi riedita) da Lionello Puppi, riconoscendo in essa l’opera in grado di riassumere ad alto livello scientifico i caratteri della civiltà veneta del Cinquecento e nel suo autore studioso raffinato che in lunghi anni di lavoro ha saputo coniare impegno intellettuale ed impegno civile.

LIBRO VENETO

Per la sezione destinata alle pubblicazioni riguardanti la storia o la civiltà veneta la Giuria ha assegnato il massimo riconoscimento al prof. Lionello Puppi autore del libro Andrea Palladio, pubblicato dalla casa editrice Electa nel 1999.

Motivazione: Gli studi sul Palladio si concretizzano nel primo libro sul Teatro Olimpico di Vicenza del 1963 e approdano, attraverso specifici interventi su riviste italiane e internazionali, alla monografia in due volumi del 1973 che va posta tra le opere capitali della storia dell’architettura del ‘500. Nel 1972 era però uscita un’esemplare monografia sulla villa di Fratta Polesine e l’anno seguente dava alle stampe un’opera che è da considerarsi complementare alla monografia sul Palladio, quell’antologia di scrittori vicentini d’architettura del’500 veneto che gli permise di delineare – nel saggio critico che precede I testi – una vera e propria storia della cultura vicentina di quel secolo. E’ il primo studioso infatti che affronta la ricostruzione del ruolo storico dell’architettura di P. dall’interno del complesso contesto politico-economico della città: l’indagine filologica sulle circostanze della nascita delle architetture, sempre minuziosa e supportata da ritrovamenti documentari inediti che permettono spesso precisazioni su questioni ancora non chiarite, si accompagna e si integra con la ricostruzione storica delle relazioni che intercorsero tra le architetture progettate e il mondo veneto in ci si dovevano collocare. Puppi individua forze economiche ed ideologie assai eterogenee nella cerchia dei committenti di P. dall’universalismo antiveneziano del Trissino, all’umanesimo pragmatico del Cornaro, alle tendenze ereticali di Pietro Godi, infine al complesso scientismo di Daniele Barbaro. Ma finisce per concludere che l’architetto non ammetteva “altro codice di riferimento che la logica interna del proprio discorso” : la ricchezza dell’analisi filologica condotta da Puppi getta luce sul conflitto permanente fra l’ideologia palladiana, legata alla sintassi architettonica, e le posizioni eterogenee della sua committenza, sino alla faticosa penetrazione nell’ambiente veneziano. E questo lavoro è ben evidente nell’articolazione delle schede monografiche per ogni progetto indagato sin dalla prima idea grafica, attraverso le varie fasi. La nuova edizione a distanza di 25 anni dimostra, nell’aggiornatissima rassegna bibliografica (a cura di Donata Battilotti), la validità dell’assunto principale del libro di Puppi (fonte ricchissima di spunti e intuizioni per tutti gli studiosi): la ricerca e la comprensione dei meccanismi concreti e dei processi culturali che indirizzano la vicenda palladiana. Questo è presente anche nel ragionamento che l’autore pubblica sulla produzione teorica del Palladio e sul suo continuo rapporto dialettico tra fare e riflessione sul fare ed è l’esigenza critica alla base del lavoro di aggiornamento del catalogo delle opere, a cura di Donata Battilotti, che aggiunge ben 31 nuove voci attributive, per lo più sulla base di ritrovamenti documentari.

Lionello Puppi al centro con la Giuria 1999

LIBRO PADOVANO

La Giuria ha attribuito il premio a Sergio Giorato autore del libro A fulmine et tempestate.. Aspetti di vita e mentalità di un villaggio dei Colli Euganei. Monterosso tra ‘700 e ‘900. Edito dalla casa editrice Francisci Editori nel 1999.

TESI DI LAUREA

Hanno partecipato 7 tesi. Dopo un’attenta valutazione la Giuria ha premiato il lavoro di Domenico Ranieri con la tesi dal titolo: Il monastero di Santa Maria della Riviera di Polverara nel primo secolo della riforma Olivetana (1949-1450) condotta sotto la guida del dott. Gian Piero Pacini (docente di storia della chiesa medievale), presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova.

MOTIVAZIONE: La tesi affronta con ampia informazione e valida ricerca d’archivio un periodo di grande interesse la storia religiosa ed una presenza significativa del monachesimo benedettino nato dai moti di rinnovamento del Tre e Quattrocento. Il lavoro nasce dall’esigenza di proseguire gli studi attorno ad una fondazione monastica della campagna tra Padova e la Saccisica, sorta nel Duecento e rinata a nuova vita a metà Trecento grazie all’inserimento di una comunità collegata a Monte Oliveto. L’importanza del trapianto dei monaci toscani a Padova, il primo stabile avvenuto a nord degli Appennini, era apparsa con grande evidenza mezzo secolo fa nelle ricerche di Paolo Sambin ed in alcuni illuminanti accenni di Giuseppe Billanovich: i due studiosi già avevano sottolineato l’opera svolta da Ildebrandino Conti, grande figura di vescovo e di uomo di cultura che va rivelandosi di insospettata statura anche al di fuori dell’amicizia con Francesco Petrarca. Dopo aver esaminato il contesto e le peculiarità della congregazione di Monte Oliveto nel quadro dei fermenti religiosi dei secoli XIV e XV, l’autore segue sinteticamente la storia dei cenobio sorto nel secolo XIII nella campagna padovana, in un area già ricca di altri insediamenti monastici durato per oltre quattro secoli sino alla soppressione voluta dalla Repubblica di Venezia nel 1769. Ripercorre poi l’arrivo dei monaci olivetani a Padova, dapprima in sedi provvisorie e poi definitivamente a Polverara, e rintraccia una significativa rete di relazioni che la nuova comunità ebbe con ambienti laici ed ecclesiastici della città durante l’epoca carrarese e i primi cinquantanni del periodo veneziano; studia l’organizzazione della comunità monastica, in cui si alternavano spesso secondo l’organizzazione congregazionale olivetana monaci e conversi provenienti da ogni parte d’Italia; si sofferma infine sulle condizioni del patrimonio fondiario, sparso la Saccisica e dei Colli Euganei, illuminando negli aspetti qualitativi e quantitativi. Le utili appendici mettono a disposizione, con buoni risultati, una serie notevole di fonti storiche di diversa tipologia.

La seconda tesi di Laurea che ha ottenuto di massimo riconoscimento è stata eseguita dalla Dott. Marta Rebesco con il lavoro intitolato I dipinti della collezione Piombin.

RICERCHE SCUOLE DELL’OBBLIGO

Hanno partecipato a questa sezione 23 ricerche. Purtroppo però solo le prime 10 sono state premiate con un buono libro di 500.000 lire ciascuna, da dividere equamente tra studenti ed insegnanti coordinatori;

“Proverbi della nostra terra”, eseguita dagli alunni della 2^ D della scuola media “A. Zanchi” sez. Di Baone. Insegnante Giovanni Gambarin. E’ una piacevole raccolta di detti popolari accompagnati da rapide illustrazioni. Il felice risultato di questo lavoro è dato dalla ricchezza di notizie di carattere storico e linguistico dal quale si intravede l’antica saggezza contadina, accompagnata spesso da una genuina superstizione. Per dirla parafrasando uno dei 800 proverbi riportati nel lavoro possiamo dire che “se è vero che ogni bota da el vin che la ga” il vino prodotto da questa ricerca è eccellente.

“Entriamo nel passato”, eseguita dagli studenti della classe 2^ C della scuola media “Apollo 11” sez. Staccata da Castelbaldo. Insegnanti coordinatori: Rosario Prando e Anna Lisa Bettagno. E’ un buon lavoro di ricerca storica e paloambientale prodotta dagli alunni di un paese, Castelbaldo appunto, situato sulla riva sinistra dell’Adige. La presenza viva del fiume si avverte in tutto il lavoro che privilegia la spontaneità dei ragazzi e mette in luce un lavoro di ricerca condotto direttamente “sul campo”. Notevole, per l’aspetto sociale, risulta la riscoperta dell’antico mestiere del “cestaro” – costruttore di ceste di vimini – che i ragazzi hanno imitato con l’aiuto degli anziani del luogo. Lodevole è il risultato finale, presentato su CD-ROM.

“I nonni a scuola”, eseguita dagli alunni della classe 2? della scuola elementare “Leonardo da Vinci” del comune di Due Carrare. Insegnanti coordinatrici: Beatrice Pavan, Carla Barison e Sabrina Pierro. E’ un piacevole album che illustra vivacemente il rapporto parentale e particolarmente tra nonno e nipote nella trasmissione dei giochi d’un tempo. Particolarmente apprezzata è la veste grafica, l’ordine e la chiarezza con cui sono stati disposti testo ed immagini raccolti con una fascinosa copertina.

“Ville, mare e fantasia..: Un sussurro profondo dall’antichità. Romanzo rielaborato”, eseguito dagli alunni della classe 5^ A della scuola elementare “Vittorio Cini” di Monselice. Insegnanti coordinatrici: Pamela Rizzo e Flavia Costiero. E’ un racconto fantastico, storico di personaggi e ambienti che ruotano attorno alle ville venete. Il lavoro degli alunni prende spunto dalla visita di alcuni di questi complessi architettonici e dallo studio delle loro principali caratteristiche. L’approccio e forse lo studio delle ville avviene tramite “l’invenzione” di un racconto che invita i ragazzi ad entrare nel mondo della Serenissima Repubblica. E’ un lavoro originale, sicuramente piacevole, ricco di spunti e di fantasia.

“Via Ghetto racconta..”, eseguita dalla classe 5^ della scuola elementare “D. Manin” di San Cosma di Monselice. Insegnanti coordinatrici: Annamaria Bizzoto, Rossati Gina, Monica Scapin, Stevanin Annunziata e Zambon Loretta. E’ un lavoro sulle comunità ebraiche esistenti un tempo nel Veneto, partendo naturalmente dal Ghetto di Monselice. Gli alunni dopo una felice e fantasiosa ricerca sul toponimo locale identificato con “Via Ghetto” hanno concentrato la loro attenzione sulla storia, la cultura e le tradizioni degli Ebrei, senza trascurare di indagare sulla comunità presente a Monselice nel periodo medievale. L’argomento è stato solo sfiorato dagli storici locali. In verità poco conosciamo sulle vicende che hanno portato alla costruzione a Monselice del Monte di Pietà. Lodevole è il lavoro dei ragazzi, anche sotto l’aspetto storico.

Il canale “Bisatto”: una via d’acqua da rivalutare è il titolo della ricerca eseguita dagli studenti Katia Cardin, Valeria Moretto e Dijana Rocoska della classe 3^B della Scuola Media Guinizelli di Monselice. Insegnante coordinatrice: Franca Donato. E’ una buona ricerca, ben distribuita nei vari argomenti accompagnata da buone illustrazioni. Il canale Bisatto è stato nei secoli una importante via di comunicazione che collegava la città di Monselice con Padova e Venezia. Gli studenti, con ferma decisione, hanno descritto tutti gli edifici e le strutture architettoniche che nel corso dei secoli sono state costruite lungo le sue vie. Significativa la scheda dedicata ai mulini di Nagnarolo che documenta lo stato di abbandono in cui versa ora l’edificio, presente nei documenti a partire dal decimo secolo. E’ un buon lavoro di ricerca e di documentazione.

Pozzonovo le sue valli e i suoi laghi eseguita dagli studenti della classe 2^B della Scuola Media D. Alighieri di Pozzonovo. Insegnante Giuseppina Barollo. La ricerca ha interessato vari aspetti della vita rurale e dell’ambiente naturale del passato. Significativa è la sezione dedicata alla cucina contadina nella quale vengono presentati gli ingredienti e gli ortaggi utilizzati fino a pochi anni fa nelle nostre campagne. Oltre alla scoperta delle antiche ricette gli studenti hanno visitato le vecchie case e ricostruito in immagini gli ambienti delle antiche fattorie con notevole spirito di osservazione. Poetica è risultata la sezione dedicata alla vita contadina che sta scomparendo. Complimenti

Progetto di Estetica eseguito dagli alunni delle classi 3^A e B della scuola Elementare V. Emanuele di Monselice. Insegnanti: Elisa Veronese, Chiara Polato e Roberta Pulze. La ricerca è il risultato di una iniziativa promossa lo scorso anno dalla biblioteca di Monselice nell’ambito del Progetto “Percorsi di Creatività”. I ragazzi hanno indagato, con notevoli risultati, sul significato “estetico” della città partendo dai vari tipi di insediamenti umani del passato per concludere esaminando lo schema abitativo medievale di Monselice. Le illustrazioni sono puntuali e ricche di spunti personali.

Altri tempi eseguita dagli studenti della classe 3^B della Scuola Media D. Pegoraro di Solesino. Insegnante: Maria Vittoria Liviero. Alla ricerca del “mio passato” potrebbe essere il sottotitolo di questa ricerca condotta dai ragazzi di Solesino. “Un piccolo paese di tanta gente povera che doveva lavorare duramente per sfamare la propria famiglia”. Questo è l’inizio di questo originale lavoro, accurato, piacevole e ben impostato: risultato di racconti di ciascun alunno. Con i vecchi racconti prendono vita gli arnesi, le cose e ii sentimenti del nostro recente passato, con la mediazione di questi giovani studenti che per un giorno, forse qualche ora, hanno lasciato in un angolo i moderni e freddi videogiochi.

La strada ed è stata eseguita dagli studenti delle classi 3^A e B della Scuola Media Papa Giovanni XXIII di Vescovana. Insegnanti coordinatori: Elisa Borgato, Donatella Zaramella, Carla Carpanese e Ornella De Santi. E’ una ricerca a tutto campo sulla strada, come motivo costante di avvenimenti religiosi e popolari. Gli alunni con rara efficacia hanno investigato sugli antichi mestieri partendo dal “Baeansaro” senza trascurare “El carbonaro” e “il poareto”, ma pensiamo che il più simpatico sia stato “El geataro”. Il lavoro risulta agile, documentato e di alto valore didattico.

Al termine l’attore Andrea Bagno ha recitato alcuni brani raccolti con il titolo Variazioni letterarie sui Colli Euganei. Al termine gli studenti della scuola media statale di Monselice hanno eseguito un saggio di musica.

Concerto degli studenti della scuola media Zanellato che ha aperto la manifestazione