Il Montericco di Franco Colombara

Il Montericco tratta dall'articolo di F. Colombara pubblicato su Euganeamente

Corposo e documentato il numero di aprile/maggio di ‘Euganeamente’ in distribuzione in questi giorni, raggiungibile anche in PDF nel sito della rivista. http://www.euganeamente.it/rivista-colli-euganei-euganeamente-aprile-maggio-2017/

Due gli articoli di rilievo. Il primo ripercorre l’occultamento – durante la seconda guerra mondiale – di alcune opere d’arte veneziane nella nostra abbazia di Praglia per salvarle dai bombardamenti. Il lungo e argomentato articolo di Gionata Ceretta descrive il ricovero a Praglia dei quattro cavalli  di San Marco, il bronzo del Leone di S. Marco e la  statua di San Todaro (Teodoro) che uccide il drago. La spedizione delle  opere avviene per via fluviale e successivamente via  terra con speciali carri che giungono a destinazione  mercoledì 2 dicembre 1942. La ragioni della scelta  del luogo è intuitiva: l’Abbazia di Praglia sorge in  un’area “periferica” e possiede un vasto seminterrato che nel caso di attacco aereo poteva limitare l’effetto delle bombe. Ottima è la scheda storica delle opere interessate dall’articolo.

Il secondo ‘pezzo’ tratta della formazione del Montericco e della  grande cava di calcare e marna che ha fornito la materia prima per la fabbricazione di cemento nel grande complesso industriale “Cementeria di Monselice”. Da circa una decina di anni la cava non è più attiva ed è stata oggetto di una esemplare ricomposizione ambientale- precisa Colombara. Nel corso dei molti anni di attività, la cava ha restituito un gran numero di reperti, tra questi i mosasauri (antichi rettili non  sono molto comuni) e provengono tutti dalla nostra regione.  La fauna fossile della cava “Cementeria di Monselice” ha fornito materiale ai maggiori  musei veneti ed è grande interesse scientifico.
La  roccia che costituisce il Monte Ricco, denominata  riolite, viene usata come pietrame da sottofondi stradali o per bonifiche arginali . Il grande impulso che ha portato per anni ad una escavazione selvaggia è stato determinato dal tragico evento della rotta del Po del 1951 in Polesine. Terminata l’emergenza  l’escavazione non si fermò  e per molti anni la richiesta di pietrame per i lavori di bonifica determinò  uno sfruttamento massiccio delle cave  di riolite. Bisognerà arrivare all’inizio degli anni  ’70, quando entrò in vigore una legge dello Stato,  presentata da due parlamentari veneti, gli onorevoli  Fracanzani e Romanato, che ha determinato per i  Colli Euganei la chiusura di tutte le cave di materiale  “vile” e una precisa regolamentazione di quelle di  pietra da taglio e da cemento.

Non resta che complimentarci per l’ottimo lavoro culturale della rivista.