Il poeta Giorgio Caproni protagonista della maturità 2017

Il sindaco di Monselice Mario Balbo consegna il premio a Giorgio Caproni nel 1973

Il poeta livornese Giorgio Caproni era nel tema di italiano 2017 con la poesia  “Versicoli quasi ecologici” che fa parte della raccolta “Res Amissa”, uscita postuma. Giorgio Caproni è considerato uno dei massimi poeti del Novecento. Nato nel 1912, i primi anni della sua vita sono segnati dalla sofferenza: la Prima Guerra Mondiale, le ristrettezze economiche. Giovanissimo – mentre si iscrive all’istituto musicale Verdi e studia violino – si avvicina alla poesia: ama Montale degli Ossi di Seppia, riceve una serie di rifiuti. Diventa maestro elementare, viene richiamato alle armi con la Seconda Guerra Mondiale, prende parte alla Resistenza – tutti eventi che condizionano la sua scrittura. Inizia a pubblicare più tardi: la sua prima raccolta è “Come un’allegoria”, uscita dopo la morte della fidanzata Olga Franzoni. L’ultima è “Res Amissa”, pubblicata postuma, che contiene Versicoli quasi ecologici, il testo con cui erano alle prese i maturandi 2017. Al centro del testo un tema di fortissima attualità: il rapporto con la natura – sfruttata e soffocata dall’uomo per profitto – i rischi per la specie umana che si trova in un “paese guasto”. Ecco il testo:

Non uccidete il mare la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino. Il galagone, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta sospira nel sempre più vasto paese guasto: «Come potrebbe tornare a esser bella, scomparso l’uomo, la terra».

Pochi sanno che Caproni ha vinto il premio per la “Monselice per la traduzione” nel lontano 1973 per la sua attività di traduttore. Durante la una breve sosta nella nostra città per ritirare il premio ha composto due poesie: Monselice 1973 e Via Guinizelli (con una sola z), pubblicate nelle sue raccolte.

Monselice 1973

Qua il tempo cade ancora

dalle torri.

Qua,

sulla pietra pulita

della notte, ancora

la gioventù ha anima

e spinta – è esaudita

in voce viva.

Nera

o celeste che sia,

l’oscurità (la vita)

qua è ancora un alzabandiera

del cuore – è vigoria

e canto.

Qua,

dove quarto per quarto

l’ora cade dalle torri ancora

oltre il buio e il disincanto.

 

VIA GUINIZELLI

Via Guinizelli, a Monselice.

Perduti nella mattina

d’erba e di sole (di rose

– nel sole – quasi fiorentine)

io e Mario verso la stazione,

nell’ora della separazione.

 «Sono versi [quelli di Via Guinizelli], come i precedenti [della poesia Monselice], buttati giù nel maggio del ’73, ancora sotto l’incanto del paesaggio urbano ed umano della bella cittadina veneta, dove mi ero recato per ricevere un premio. Mario Luzi, che era in Giuria, era ripartito con me, ma in altra direzione. Buoni o cattivi che siano, ho cari questi versi per i ricordi che suscitano in me, tra i quali quello d’un’allegra brigata di giovani che, l’intera notte, avevano cantato ariose canzoni locali sotto la luna». Giorgio Caproni