Incalmà coi ochi: viaggio tra i modi di dire veneti

Libro di Ilia Sillo Incalmà coi ochi

La lingua italiana non ha una grande varietà di modi di dire, perché si è imposta come lingua colta. Le altre lingue, di cui la penisola italiana è il più vario e denso ricettacolo del mondo, ne hanno moltissimi, e tra esse la lingua veneta, pur nelle varianti locali, non fa eccezione. Le lingue italiane, insieme ai propri modi di dire, stanno ormai inappellabilmente scomparendo, principalmente per volontà di chi parla, e spesso per motivi ideologici, motivi che si riassumono nella convinzione infondata che: “Dialetto è arretratezza e ignoranza”. In realtà anche nella lingua italiana si è costretti a elaborare modi di dire, associati a codici gergali, che diano concreta espressione a fenomeni che altrimenti bisognerebbe rendere con prolisse e fredde circonlocuzioni. 
Come dimostra questo lavoro di Ilia Sillo, i modi di dire nella lingua veneta, nella variante basso-vicentina, dimostrano di essere non semplici insiemi di parole, ma immagini vivide che rimandano immediatamente a ciò che si vuole significare: essi non pongono la questione di intendere il significato delle parole di cui sono composti, ma sono espressioni in codice che rimandano al vissuto di una comunità concreta, e la loro utilità sta nella precisione, nella concretezza, nell’inequivocabilità e nella rapidità con cui sono in grado di far intendere a chi li sente ciò che con essi si vuole dire. “Incalmà coi ochi” (traducibile all’incirca con “incrociato con le oche”) oltre a dare il titolo al libro, è l’emblema di questa immediata concretezza espressiva in codice: con esso si intendono persone che nel proprio corredo genetico hanno qualcosa delle oche, cioè lente di comprendonio, sprovvedute e inclini a decisioni superficiali (e ancora ce ne sarebbe da aggiungere). In italiano “incrociato con le oche” è una locuzione priva di ogni riferimento, colore, vissuto, insomma è vuota, mentre nella lingua originale è insostituibile nell’indicare quel determinato tipo umano, e non un altro. Per questo i modi di dire sono utilissimi nel parlare quotidiano, perché appunto inequivocabili per chi li condivide. L’italiano, dopo la morte delle sue lingue sorelle, non erediterà questo immenso patrimonio di concretezza espressiva, e rischierà di rimpiangerlo amaramente e “de ciamarse gramo”. L’opera partecipa ai premi brunacci 2016.  Tra le espressione più colorite citiamo:
Non vien da gnente; far le robe de fufugnon; la xe pevarina; ala pandolo; ndare su de susta;