La ‘Conoscenza’ del poeta monselicense Valter Bertazzo

Valter Bertazzo con il suo libro
Valter Bertazzo

Il poeta locale Valter Bertazzo ha pubblicato un libro di poesie  intitolato La conoscenza. Libretto di scritti che poco hanno a che fare con la prosa e poesia, ma molto col mio essere. Il libretto raccoglie una breve serie di composizioni i cui temi, richiamati o suggeriti dai titoli, sono brevi riflessioni, confidenze che Valter affida a chi legge per  invitarli al dialogo, alla prova con la sfida della penetrazione del testo. In alcune pagine fa da sfondo alla trasfigurazione dei pensieri richiami la sua e nostra città natale, evanescente e un po’ mesta, ma sicuro orizzonte di orientamento. Bertazzo è nato a Sant’urbano  (PD) da famiglia monselicense nel 1952, ma le scuole le ha fatte a Monselice. Ha iniziato a scrive poesie da autodidatta.

 

VITA E MORTE

Si nasce e si muore / con paurosa precisione.

I primi vagiti / son ricordati al fine: per un momento si rivive… poi nulla!

Si respira la morte ogni giorno.

La vita è breve / bellissima anche.

Perché si vive? si nasce per morire,

Si vive per invecchiare, s’invecchia per insegnare.

V. Bertazzo, Vita e morte, in La conoscenza, 2017, p. 23.

 

MONSELICE, UN VENERDI MATTINA

Un intenso odor di fritto invade l’Ossicella  s’intrufola tra capelli e cappotti, tra scarpe e magliette…

confonde l’aroma di frutti e verdure, invade il chiacchiericcio di passanti.

Fugacemente transito e poi, ormai lontano torno a respirar l’aria normale, smossa e farcita

dal fuoriuscito di mezzi a motore che scambiano le zebre con rampe di lancio…

ma io ho tempo per attraversar la strada.

La pedonale è deserta e silente, la piazza centrale opaca e quasi anonima.

Uno sguardo alla Loggetta, al Castello, alla Rocca e poi…via verso casa.

Inaspettata sosta per osservar un beffardo signore spostare il cavalletto che impedisce il veicolare traffico,

risalir in auto per confondersi e poi sparire tra bancarelle e sorpresi pedoni.

Uno zelante commerciante sbotta: “almanco el fusse smontà par sistemare i cavaeti,

chissà che ghe sciopa l’avantreno!…”

Scendo gli scalini che mi portano all’Isola col sorriso sulle labbra e col naso intriso di fritto e benzina.

V. Bertazzo, Monselice un venerdì mattina, in La conoscenza, 2017, p. 28.

“La conoscenza”, è, per restare alle parole dello stesso autore, il monselicense Valter Bertazzo, un “libretto di scritti che poco hanno a che fare con prosa e poesia ma”, sempre stando alle sue parole “molto col mio essere”. Ci si sbaglierebbe infatti se, leggendo le brevi composizioni di questa raccolta, ci si volesse trovare nel turbine della dimensione estetica di fronte a versi sapientemente intrisi di audacia compositiva e mirabili unicità poetiche. Non è questo che l’autore ha voluto fare, ma come recita il titolo dell’opuscolo, ha voluto portare alla luce la propria vita quotidiana, per niente fuori dal comune, ma solcata da profonde esperienze di sofferenza, al fine di avere appunto una netta conoscenza di se stesso in forma di risonanze e riflessioni, che sono il sicuro approdo a conclusione di un viaggio di silenzio, nel quale spesso non si riesce nemmeno a sentire la coscienza del bisogno che di quel silenzio si dovrebbe fare oggetto di riflessione per potersene liberare, trasfigurandolo.

Le due composizioni qui scelte dànno il senso del riflessione e dell’appartenenza alla propria città. Nella prima “Vita e morte”, in un apparente pessimistico chinarsi alla morte, viene ritrovato il senso di una vita che vince, nel condividerne pedagogicamente le prove per le quali ci si è formati; nella seconda “Monselice, un venerdì mattina”, si vede l’ironico discacco del monselicense che non idealizza affatto il luogo della propria dimora, ma lo guarda con gratuità come lo spazio in cui si è rimasti vivi nella lotta pedagogica tra la vita e la morte, unico per questo, pur simile a molti altri luoghi e senza nulla di speciale, ma speciale luogo dell’anima.

Concludiamo questa veloce incursione nel privato di Valter  con tre componimenti

BREZZA DI PASSIONE

Ti alzi pian piano
facendo di un giorno tranquillo
un’apprensione di mutamento.
Aiutato da fidi alleati
rinforzi propositi spazzanti.
Nel pieno delle forze
diventi inarrestabile,
diventi travolgente,
diventi unico denominatore.
Invincibile guerriero di tutti i mondi!
Sei protetto da corazze impenetrabili,
non esiste rimedio alcuno
quando t’impossessi della ragione più protetta,
più genialmente attiva, più spigliata,
più facile da catturare.
Hai catturato re, regine e cavalieri,
pionieri, marinai, ingegneri e capi di stato:
hai catturato anche me,
non ultimo ad essere imprigionato
da catene delle quali non c’è rimedio.

V. Bertazzo, Brezza di passione, in La conoscenza, 2017, p. 21.

 

IN TE M’IMMERGO

In te m’immergo,
quando la voglia di rimpianti
travolge l’esistenza provata.
Il tepore che ricavo
propaga ampie distese
dove corrono pensieri e giochi,
dove siamo uniti
e attorniati da celestiali.
In te m’immergo,
quando, solo,
scruto orizzonti avversi
e noto con stupito orgoglio
che braccia amiche si profilano.
In te m’immergo,
quando la tua presenza
non da spazio a chi ci circonda,
ma non ci sopprime.

V. Bertazzo, In te m’immergo, in La conoscenza, 2017, p. 13.

 

SAN  VALENTINO

Ciò che passa per la mente di un uomo
a volte può sembrare solo il vuoto.
Quando il pensiero va ad una donna
non sempre è razionale,
ma denso di confusioni creative,
intriso di magnetiche interferenze,
preposto a qualsivolglia necessità.
Penso a te e vedo sterminati paesaggi vuoti,
silenzio assoluto, gelo!
Paesaggi da plasmare e riempire con la nostra presenza,
silenzio da spezzare con i nostri discorsi,
le nostre risa.
Gelo da mitigare con i nostri abbracci,
passeggiando tenendoci per mano.

V. Bertazzo, San Valentino, in La conoscenza, 2017, p. 30.