La Monselice longobarda di GP Brogiolo

I presentatori del libro: Chavarria, Valandro e Cozza

Venerdì 5 maggio 2017, alla Loggetta è stato presentato il libro  “Monselice. Archeologia e architetture tra Longobardi e Carraresi” a cura di Gian Pietro Brogiolo e di Alexandra Chavarría Arnau, una ricostruzione che attraverso i contributi di 19 studiosi racconta le tappe che hanno portato alla riscoperta della città della Rocca come sito archeologico. Trascriviamo l’introduzione del libro.

Copertina del libro

In questi primi mesi del 2017 – precisano i curatori – vedono la luce tre volumi con ricerche condotte nel padovano dall’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Padova. Il primo volume ha presentato i risultati degli scavi, condotti tra 2011 e 2012, presso il battistero romanico dei Duomo di Padova’. Nel secondo vengono pubblicate alcune ricerche sui paesaggi storici dei Colli Euganei e della pianura circostante 2 . Nel terzo, dedicato a Monselice e al suo distretto, trovano spazio recenti indagini sulle architetture storiche di chiese, monasteri e castelli medievali del territorio a sud di Padova e sugli edifici medievali di Monselice e Arquà Petrarca. In realtà questo volume ha una storia più lunga. Alla fine degli anni ’80 la benemerita Società Archeologica Veneta, della quale l’anno scorso si è celebrato il quarantennale di fondazione, aveva promosso, sotto la direzione di Gian Pietro Brogiolo, campagne di scavi dapprima nel castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce (1937), poi sulla Rocca di Monselice dal 1988 al 1996, entrambe finanziate dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
A parte alcuni rapporti preliminari, gli scavi erano rimasti inediti per una serie di motivi, non imputabili alla direzione scientifica e alla Società Archeologica Veneta, che avevano interrotto a metà un lungimirante progetto che prevedeva non solo lo scavo dei depositi archeologici e lo studio multidisciplinare dei reperti e la loro musealizzazione ma anche la fondazione di un centro di studi regionale per la ricerca e per la didattica, il tutto con una organizzazione e gestione di tipo partecipato che comprendesse la collaborazione della Soprintendenza Archeologica, dell’Università e degli Enti locali.
L’indice di questo volume riflette queste molteplici ricerche che hanno peraltro avuto un obiettivo comune: la ricostruzione della storia medievale di Monselice e del suo territorio utilizzando come fonte principale la documentazione materiale, archeologica e architettonica. La storia di questa cittadina dei Colli Euganei è quella di un rilevante centro strategico del nordest della Penisola che, dopo la sua conquista da parte di Agilulfo  agli inizi del VII secolo e il declassamento amministrativo di Padova e di Este, fu capoluogo di un distretto confinante con i potenti ducati di Verona e Vicenza e con i territori dell’impero. Una storia già delineata, per il basso medioevo, da numerosi studiosi (da R. Valandro a S. Bortolami e A. Rigon ad esempio), ma che acquista nuova luce, soprattutto per le fasi più antiche, grazie all’archeologia.
Nella prima parte vengono pubblicate la sequenza e i reperti altomedievali degli scavi condotti sulla Rocca’, tra i quali si segnalano le tombe longobarde (P.M. De Marchi, E. Possenti; M. Rottoli per i resti di tessuto e M. Marinato per lo studio dei resti scheletrici) e i materiali d’uso domestico [ceramiche, anfore], studiati da  Granzarolli, Toniolo e Malaguti e altri.
La seconda parte del volume si centra invece sull’analisi delle architetture medievali ancora oggi visibili a Monselice, tra le fortificazioni della sommità (A. Chavarría Arnau) e le architetture residenziali del Pedemonte [S. Schivo). Tra queste, alcune che una volta costituivano i perimetrali delle prime architetture di prestigio della città, si presentano oggi come muri di contenimento per aree di giardino. Altre, come il castello Cini, al centro di una serie di importanti edifici pubblici sedi delle più rilevanti istituzioni della città medievale [la casa degli arimanni e la sede del comune tra gli altri] sono state profondamente mutate con restauri e ripristini negli anni Trenta del XX secolo, con l’intento di ridare ad essi un’identità medievale. Ricco di prospettive è, in questa sezione, il lavoro di A. Cardone che ha raccolto e analizzato, con l’aiuto di una piattaforma GIS, un gran numero di testimonianze provenienti sia dalle fonti scritte e cartografiche sia dalla documentazione architettonica, con il risultato di definire le caratteristiche e l’evoluzione urbanistica di Monselice tra medioevo ed età moderna. Tale GIS, oltre ad essere già oggi un importante strumento per la gestione del patrimonio archeologico ed architettonico urbano, potrà anche costituire la base per ulteriori ricerche.
Ancora più evidenti sono i restauri e la “medievalizzazione” delle architetture di Arquà Petrarca, schedate e analizzate da G. Roat e S. Schivo, la cui storia viene brevemente delineata nel contributo di G.P. Brogiolo sulle architetture del territorio di Monselice.
L’ultimo gruppo di contributi allarga la prospettiva delle indagini e mira a comprendere le caratteristiche e l’evoluzione sia delle campagne di Monselice [G. Barausse) sia dei distretto di Monselice, relativamente al quale G.P. Brogiolo delinea dapprima i limiti e lo sviluppo storico e poi, in un altro articolo, ne analizza le principali testimonianze architettoniche: chiese, monasteri e castelli che consentono di ricostruire una storia complessiva di questo territorio tra X e XII secolo. L’organizzazione ecclesiastica del distretto, e in particolare la funzione e i significati delle principali chiese, viene analizzata invece da P. Vedovetto.
Da sottolineare, infine, come una parte significativa degli articoli pubblicati (quelli di Cardone, Vedovetto, Roat, Barausse, Marinato, Ganzarolli) siano il frutto di tesi di laurea, di specializzazione o di dottorato di studenti di Archeologia Medievale, un insegnamento che da anni si impegna a praticare una didattica innovativa che insegna a lavorare sul campo e a fare ricerca.
In conclusione, in questo volume si è tentato di combinare i dati tradizionali offerti dalle fonti scritte, dalla cartografia e dagli scavi archeologici con nuove linee di ricerca che si basano sulle analisi GIS (sia per la città sia per il territorio), il remote sensing [il UDAR principalmente) in una visione sistemica della storia di un territorio nella quale paesaggi agrari, incolto, architetture (fortificazioni, residenze e chiese) costituiscono gli elementi ancora conservati del nostro passato.

Un libro da leggere e da conservare nella propria libreria