La storia della prima guerra mondiale nel libro di Roberto Valandro

E’ stato presentato sabato 20 febbraio 2016 il libro di Roberto Valandro sulla storia della grande guerra monselicense dal titolo “Dal Piave mormorante a Villa Giusti”. E’ bene precisare che sulla grande guerra non esistevano studi specifici, forse perché i documenti locali sono ancora in parte sconosciuti o da studiare. Per questo motivo l’opera di Roberto risulta particolarmente gradita e apre uno spiraglio che ci fa conoscere questo triste periodo storico nel quale persero la vita al fronte oltre 250 monselincensi.  Se stimiamo che partirono per la guerra quasi mille nostri concittadini, possiamo ipotizzare che uno su 4 non tornò più a casa lasciando nella disperazione centinaia di famiglie. Fra tutte voglio qui ricordare la tragedia della famiglia Giora che perse al fronte padre e figlio, un secondo  si è salvato solo perché ha dato segni di squilibrio mentale.

L’opera, già pubblicata nella rivista “Terra d’Este’, è il frutto di una più che decennale raccolta di notizie sulla nostra città che il prof. Valandro alimenta ogni giorno con nuove informazioni e nuove ricerche. Credo che abbia realizzato – in questi anni –  migliaia di schede  che abbracciano ogni momento della storia della bassapadovana – scritta rigorosamente con la p minuscola, come usa fare da qualche mese. Il risultato finale sono queste pubblicazioni nelle quali  – immaginiamo – si rivolga ai suoi studenti e amici con un tono colloquiale e sereno , quasi un nuovo ‘filò’ che lentamente convince e appassiona.

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Il torrione trasformato in torre di avvistamento per allarmare i monselicensi nel caso di attacco aereo

Le fonti utilizzate da Valandro per realizzare il libro sono le più autorevoli,  rinforzate dagli apporti di numerosi studiosi padovani che hanno raccolto anch’essi testimonianze dalle famiglie dei soldati. Il risultato finale è uno studio convincente nel quale episodi di vita cittadina e italiana vengono amalgamati e fusi assieme per raccontare un periodo storico che lentamente sta scomparendo anche dalla memoria della comunità.

Abbiamo provato con Carlo Bernardini a rintracciare i nipoti dei soldati scomparsi, abbiamo ricostruito le famiglie con l’aiuto dell’anagrafe, ma i discendenti e i nipoti  hanno dimenticato tutto, pochi ricordano ancora i dolori causati dalla grande guerra. I più fortunati confessano di aver sentito qualcosa dai nonni, ma non ricordano più. In quest’ottica tali pubblicazioni sono utilissime perché rimangono l’unico mezzo per far conservare e far conoscere la nostra storia che lentamente stiamo dimenticando.

Per la ricostruzione della storia monselicense Valandro utilizza a piene mani la ‘cronica’ di Celso Carturan che costituisce una delle poche fonti locali che riporta fra l’altro le angosce dei monselicensi durante il terribile conflitto. Valandro riesce a dare nuova vita alle parole del Carturan integrandole e riportandole in un contesto moderno. Per chi avesse tempo ricordo che il testo originale del Carturan è disponibile in PDF nel sito della biblioteca.  Fra le oltre 3400 cartelle vi consiglio di andare alle pagine dedicate alla grande guerra dove racconta che di notte  si sentivano a Monselice in lontananza i cannoni che tuonavano sui monti veneti o le sue incursione di molti monselicensi al vicino aeroporto di Arquà per contare se tutti gli aerei tornavano a ‘casa’ dopo gli attacchi alle trincee nemiche. Dalle sue parole intuiamo l’angoscia di una città e di una nazione per il terribile conflitto mondiale che cambierà per sempre la storia europea e forse il modo di vivere occidentale.

Ritornando al libro di Valandro consiglio – fra tutte – la lettura di pagina 44  e le seguenti dove vengono riportati i testi di Bruno Savin nei quali descrive l’arrivo al fronte dei nostri soldati direttamente in treno. In poche ore i nostri arrivano in trincea a combattere e a morire senza sapere dove e perché. In poche righe il libro ci porta a uno dei tanti drammi della Grande guerra, ci descrive come dei contadini venissero catapultati nel cuore dei grandi conflitti europei a lottare e dare la vita per difende una patria che sentivano lontana e indecifrabile.

Valando riesce – nel suo libro – a fondere e dare omogeneità a migliaia di piccoli episodi locali collegandoli con rara efficacia ai grandi temi della storia italiana che possiamo approfondire, ad esempio, nel saggio dello storico Mario Isnenghi, vincitore del premio Brunacci.

Dobbiamo essere grati quindi a Valandro per questo lavoro che rende onore ai nostri soldati deceduti al fronte e soprattutto ci consente di capire – meglio –  un periodo storico che purtroppo ha dato vita anche ad un secondo conflitto mondiale.