La storia delle parole: l’originale spettacolo del poeta Ivan Tresoldi a Monselice

Le parole e il loro senso profondo, le parole e il loro percorso nelle varie epoche. Venerdì sera la suggestiva cornice del museo SanPaolo ha ospitato lo spettacolo teatrale Dare la parola, del poeta e artista di strada milanese Ivan Tresoldi. Un evento culturale proposto nell’ambito del progetto Bello, come le parole, curato dall’associazione Due Punti in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Monselice. Ad aprire la serata è stata l’archeologa Chiara Destro che, partendo da una frase di Plinio il Giovane riportata su un pannello nell’atrio del SanPaolo, «Non vi raccontiamo tutto, ma solo le storie più importanti», ha fatto conoscere ai visitatori uno dei reperti più curiosi custoditi nel Museo: l’ara votiva del venditore di spugne Castricio, datata 1-50 dopo Cristo.

Poi è toccato alla rappresentazione vera e propria. Tresoldi, con addosso un paio di pantaloni macchiati di colore, lo stesso colore con cui dipinge le città di tutto il mondo, ha dato subito l’idea di essere un artista non convenzionale, fuori dagli schemi, che persegue l’obiettivo di rendere la poesia accessibile alla gente comune, stimolando la riflessione. Ha guidato il pubblico in un viaggio alla scoperta dell’uso delle parole nel tempo e delle storie ad esse legate. Si va quindi dall’antica Grecia a Il Cinque Maggio di Manzoni, ode composta nel 1821 in occasione della morte di Napoleone. Da Lutero a Ungaretti, che parte per il Primo Conflitto Mondiale pieno di entusiasmo e poi, dopo aver scoperto al fronte il dramma della guerra di trincea, racconta nelle sue opere una generazione tradita nei suoi ideali. Così ad esempio in-segnare richiama con forza il concetto di «scrivere dentro qualcuno», com-prendere quello di «prendere insieme».

Un ritornello ha scandito la serata: «Attenzione alle parole che dite e a quelle che non dite». Questo infatti il monito ripetuto più volte da Tresoldi, il quale ha sottolineato come proprio le parole siano un importante strumento del vivere sociale. La parte finale dello spettacolo non poteva che essere dedicata a Dante, gigante della letteratura italiana e mondiale: il poeta milanese si è soffermato sulla dolorosa vicenda di Paolo e Francesca, sfortunati amanti protagonisti del canto V dell’Inferno. La lettura del brano, forse uno dei più noti della Divina Commedia, dove i temi di amore e morte si fondono indissolubilmente, ha concluso il momento. Singolare appendice dell’evento è stata la performance artistica di Tresoldi che, tra gli sguardi stupiti dei passanti, dalla scalinata del SanPaolo a Riviera Belzoni ha scritto per terra “il verso più lungo del mondo”: un modo per portare la poesia nelle strade e nelle piazze, dunque alla portata di tutti, anziché confinarla nei classici luoghi del sapere.

Nel complesso il pubblico, composto da diversi giovani, ha assistito a uno spettacolo profondamente diverso da una qualsiasi rappresentazione tradizionale. Il poeta milanese è stato un vero fiume in piena: ha parlato per oltre un’ora senza concedersi pause, tenendo un ritmo molto alto e coinvolgendo gli spettatori grazie alla sua passione, energia e originalità. Rapidi salti temporali, accostamenti insoliti, spunti innovativi e improvvisazione creativa hanno caratterizzato una serata unica nel suo genere. L’iniziativa dell’associazione Due Punti è proseguita sabato con un workshop sul valore delle parole, tenutosi al Parco Buzzaccarini, e la realizzazione di un murale collettivo.