La vite nel paesaggio dei Colli Euganei

Gianni Borin presenta il libro “La vite nel paesaggio dei Colli Euganei”, scritto da Claudio Giulivo e foto di Cristiano Bulegato

Sabato 30 giugno 2018 alla Loggetta (pienissima)  è stato presentato il libro “La vite nel paesaggio dei Colli Euganei”, scritto da  Claudio Giulivo e Gianni Borin con foto di Cristiano Bulegato.  I relatori hanno esordito affermando che la coltivazione della vite e l’ulivo ha di fatto modificato l’aspetto estetico dei colli Euganei e in alcuni casi ha rimodulato i nostri colli che si estendono per quasi 22.000 ettari.  I lunghi filari di viti hanno occupato i nostri colli, modificandone  colori e geometrie, specialmente nei periodi invernali.


Assai partecipata è stata  la relazione di Gianni Borin il quale con l’aiuto di foto aeree ha commentato le varie tipologie di terreni che caratterizzano i colli euganei, ognuna produce un proprio caratteristico vino. Per illustrare la multiforme realtà euganea i paesaggi viticoli sono stati suddivisi in 8 diversi distretti: per ognuno di essi il lettore è guidato lungo percorsi che evidenziano le specificità del territorio euganeo. Interessanti sono le informazioni sulle modalità di coltivazione della vite che nel tempo si sono evolute e adattate alle necessità e gusti degli uomini.  Il volume è agevole e di facile interpretazione, da segnalare un’importante appendice dedicata alla massima espressione delle potenzialità enologiche dei Colli Euganei, ossia al vino “Fior d’arancio DOC”. Una guida semplice, ma puntuale e scientifica, accompagnata dal prezioso contributo fotografico di Cristiano Bulegato. Assai pregevole è il capitolo dedicato alle foto storiche nel quale si documenta la coltivazione dei vigneti nell’area euganea con rare immagini che fissano la fatica degli uomini per produrre la pregiata bevanda.

 

Nel capitolo dedicato alla storia della viticoltura euganea è stato accennato alla disastrosa diffusione della fillossera nel territorio euganeo nel 1917, che mise in forse la sopravvivenza della viticoltura. Il problema fu risolto innestando le viti su piede americano capace di resistere al terribile parassita. Ma la soluzione non fu subito praticata e ancora nel 1936 in molti comuni del padovano risultavano infetti e devastati da ciò che è stata considerata una avversità “biblica”. La Regia Stazione di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, in collaborazione con le Cattedre Ambulanti di Agricoltura, svolse una capillare opera di divulgazione convincendo gli scoraggiati viticoltori che si poteva sconfiggere il parassita con l’innesto delle varietà di sangue europeo su una serie di portinnesti di origine americana, resistenti all’azione dell’insetto sulle radici. Pertanto si costituì una rete di vigneti sperimentali su tutto il territorio euganeo per dimostrare l’efficacia dell’innesto e per individuare quali fossero i portinnesti più adatti per le diverse zone. L’attività della Regia Stazione di Viticoltura ed Enologia di Conegliano è stata ampiamente illustrata da una serie di negativi scattati negli anni ’30 dall’illustre prof. Italo Cosmo e da suoi collaboratori.

Un libro quindi che illustra l’attività che si è sviluppata attorno ai nostri colli che merita attenzione e rispetto soprattutto per la possibilità di produrre reddito che la coltivazione della vite comporta. L’industria del vino ha qualificato anche la nostra zona e permetterà ai nostri giovani di recuperare una dignità che il mondo industriale non è più in grado di garantire.