Lo scrittore monselicense Davide Donato e il suo avvincente giallo basato sul gioco degli scacchi

Lo scrittore Davide Donato

Un assassino impegna la polizia in una spietata e sanguinosa partita a scacchi. È questa l’idea da cui trae origine Io sono il re nero, libro uscito nell’ottobre 2017 per Zerounoundici Edizioni. La paternità dell’opera spetta all’autore monselicense Davide Donato, che nel romanzo libera la sua vena poliziesca e regala ai lettori una vicenda in grado di tenere con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. I fatti sono ambientati a Newcombe: una cittadina dove in apparenza regnano ordine, tranquillità e sicurezza. Da quando infatti il commissario Peter Everett è stato posto a capo della polizia, il tasso di criminalità è sensibilmente diminuito e i casi irrisolti sono solo un lontano ricordo.
La situazione, però, è destinata a cambiare in fretta sotto l’imprevedibile impulso degli eventi. Un giorno Peter riceve in ufficio una lettera firmata da un misterioso scacchista, che gli lancia una drammatica sfida. Il commissario dovrà disputare una partita a scacchi a distanza contro lo sconosciuto e ad ogni pezzo che perderà un cittadino verrà ucciso. L’assassino afferma di voler dimostrare in questo modo, attraverso il gioco di ingegno per eccellenza, la propria superiore intelligenza rispetto al capo della polizia. Prende dunque il via una storia avvincente e piena di colpi di scena.
La prima vittima è un senzatetto, che viene trovato morto con un messaggio dell’assassino stretto tra i denti. Peter si rende conto che il suo sfidante fa dannatamente sul serio e che non saranno ammessi errori. Contatta allora un campione locale di scacchi per aiutarlo a sostenere l’incontro. La comunicazione delle mosse avviene attraverso la pagina dei necrologi del Tribune, il principale giornale cittadino. Nonostante la strategia di gioco improntata alla massima cautela, il commissario è via via costretto a sacrificare alcuni pezzi, a ognuno dei quali corrisponde puntuale un omicidio. La pressione sul capo della polizia diventa enorme, anche perché a breve sono previste le elezioni e il sindaco uscente è in corsa per un nuovo mandato.
Il killer è implacabile: conduce la partita come un giocatore di consumata abilità ed esperienza, uccidendo con altrettanto sangue freddo. Le indagini per tentare di scoprirne l’identità sembrano non portare a nessun risultato concreto, nonostante l’impegno di Peter e dei suoi fidati collaboratori. Mentre la città piomba nella paura, l’atmosfera si fa progressivamente più tesa attorno al capo della polizia di Newcombe: i lutti cominciano a toccarlo direttamente. L’uomo capisce di essere lui stesso il re nero della scacchiera a cui il misterioso criminale sta dando la caccia e teme per la vita dei familiari. Intensifica quindi gli sforzi per risolvere il caso, fino all’emozionante e tragico epilogo.
Il principale elemento distintivo de Io sono il re nero è rappresentato dal fatto che la storia si basa interamente sugli scacchi: una grande passione che caratterizza l’autore fin dall’infanzia, quando si cimentava in questo gioco con il padre e gli altri clienti del bar gestito dalla nonna. Nella prefazione Donato spiega che l’incontro descritto nel libro fa riferimento a una famosa partita disputata realmente in Olanda nel 1988. Con la differenza che, nel romanzo, la perdita di ogni pezzo costa molto cara, in quanto scatena l’azione del killer.
L’opera, composta da 183 pagine, scorre piacevolmente seguendo un ritmo agile, a tratti incalzante. Lo scrittore monselicense, che ha all’attivo quasi una decina di pubblicazioni, anche stavolta ha elaborato la trama con meticolosa attenzione: si conferma capace di padroneggiare sapientemente gli strumenti narrativi e creare effetti di profonda suspance. Man mano che la vicenda entra nel vivo l’urgenza di conoscere quali sviluppi avrà diventa irresistibile e spinge a divorare una pagina dopo l’altra. Ci sono insomma tutti gli ingredienti tipici di un giallo ben costruito, per una lettura che non potrà non essere apprezzata dagli amanti del genere.