Lo scrittore monselicense Francesco Businaro

Francesco Businaro – figlio del celebre Aldo – nasce nel 1961 a Caracas, Venezuela. Consegue la maturità classica a Venezia, allievo del Collegio Navale Francesco Morosini e si laurea in Scienze Biologiche a Padova. Professionalmente è stato project manager, consulente e imprenditore. Coltiva da sempre la passione per la scrittura e per il web che lo porta tra il 1999 e il 2002 a collaborare con Diego Cugia all’edizione radiofonica e televisiva di Jack Folla – Alcatraz, per la RAI. Dal 2007 si occupa della gestione della casa editrice In edibus. Ha scritto due libri – La rosa bianca e Il giardino d’ombra che, secondo Nunzia e Luisa due assidue lettrici della biblioteca, appartengono al genere dei gialli di provincia, soprattutto il primo per la trama intrigante e lo stile brioso, che rendono la lettura piacevole e coinvolgente fino all’ultima pagina.  Francesco ha uno stile diretto, ma non scarno, anzi lessicalmente ricco senza essere lezioso, asciutto senza inopportune mielosità, ma al tempo stesso preciso e rispettoso nella resa dell’interiorità dei personaggi che vivono nella nostra realtà quotidiana evitando di fare ostentazione di distacco e anche nei momenti di maggior tensione narrativa riescono ad incuriosire i lettori.

La rosa bianca – Un cinquantenne con propositi suicidi ma innamorato della vita, una vicina di casa misteriosa, un omicidio perpetrato da qualcuno che forse ne ha commessi o ne commetterà altri, una coppia di investigatori. Storie parallele che si intrecciano pur mantenendo identità distinte fino alla conclusione finale. Chi è l’assassino e perché uccide? Come fermarlo? Ostinazione, tenacia e fortuna sono gli ingredienti che potranno risolvere l’enigma. In una quotidianità più desiderata che vissuta, in una città più indovinata che descritta si dipana il groviglio della trama, tra riflessioni esistenziali, risate impreviste e divagazioni enogastronomiche. “La rosa bianca” è un romanzo che alterna un ritmo cinematografico a una lentezza da “slow food letterario”, dove ogni personaggio è frutto della combinazione di caratteri di persone realmente esistenti con altre, forse, del tutto inventate.  “La rosa bianca” è un giallo ben costruito, articolato in episodi e prospettive separati ma convergenti verso la soluzione, che portano il lettore a incuriosirsi in personali ma spesso fallaci tentativi di ricostruzioni e ipotesi di indagine, spingendolo fino in fondo per trovare il sollievo in una giustizia “incompiuta” ma umanamente accettabile e sufficiente a riportare le cose al loro posto.

Il giardino d’ombra – Chi aiuta degli anziani stanchi di lasciarsi vivere, ad andarsene per sempre, e perché? Il giardino d’ombra non è solo un luogo dove fiori e piante vivono o sopravvivono in condizioni di scarsa luminosità. Può essere l’ultimo tratto di una vita dove le corolle di amori pensati perduti tornano a rifiorire. Può essere un luogo in cui nasce la paura o semplicemente una variopinta aiuola di ricordi. Come ne “La rosa bianca” l’autore fa muovere i personaggi in un intreccio inconsueto, fino alla soluzione finale del giallo.