Lucamara le poesie in dialetto di Antonio Daniele

Libro di Antonio Daniele, Lucamara e altre poesie Pavane, Cleup 2016

“Lucamara e altre poesie pavane” del prof. Antonio Daniele è la prova incontrovertibile che le lingue cosiddette “minori” o “locali” o, con una vena di tronfio disprezzo, “dialetti”, sono dei giganti di poesia, sono sostanza poetica. La poesia, che è gioco e al tempo stesso amara trasposizione in parola della propria intima tensione nel rapporto con la dura realtà, è di per sé travaglio linguistico. E che cosa più delle lingue “minori” nasce e incarna il travaglio di cui sono espressione diretta? In questo caso, la lingua veneta pavana, ha il potere di trovare le parole con cui ritrarre in modo diretto e sferzante il lavorio faticoso del quotidiano con cui al contempo mitigarne l’asprezza, potere di mettere a nudo e di attenuare le scabrosità: quasi una catarsi del vissuto sofferto ma anche amorevole attraverso il feticcio della parola. La lingua che in quest’opera si erge a gigante di immediatezza poetica, è un pavano che sa di antico e di autorevole, che sa di fiero e di tenace, e che sa aderire strettamente alle pieghe del dettaglio meno apparente.
Quest’opera è la prova che un insegnante di storia della letteratura italiana, sa per primo il valore inestimabile delle lingue autentiche, vere, quali sono i cosiddetti dialetti, destinati sì alla morte, ma con l’orgogliosa pienezza di chi conosce per certo la propria unicità e irriducibilità espressiva. Il libro è la prova della immensa statura poetica di Antonio Daniele, che se mai, come egli accenna nell’introduzione, si fosse convinto di lasciar cadere la vellicazione di raccogliere le proprie carte e di pubblicarle, ci avrebbe lasciti privi di una magistrale prova di letteratura, e ancor di più di una caparbia dimostrazione di quale profondità di valore si celi, se non fosse stato già abbastanza chiaro, dietro la magnifica iconostasi dalla nostra madre lingua veneto-pavana (L.M.)

Antonio Daniele è nato a Padova il 13 settembre 1946. Ha insegnato, a partire dal 1971, nelle università di Vienna (come lettore), di Padova (come ricercatore), di Cosenza (come associato e ordinario) e infine di Udine dal 1998 (titolare di Storia della lingua italiana e di Filologia italiana). Si è interessato soprattutto di lingua e letteratura italiana del Cinquecento e del Seicento, occupandosi con vari volumi del Tasso e del Dottori. Del padovano Carlo de’ Dottori ha prodotto anche le edizioni critiche dell’Asino e della Galatea. Ha studiato anche autori plurilingui come il Folengo e il Ruzzante. Ultimamente si è interessato della lirica del Trecento, rivolgendo la sua attenzione soprattutto al Petrarca e a Giovanni Dondi dell’Orologio (di cui ha edito un’edizione commentata delle Rime).Si è occupato anche di poesia moderna, facendo l’edizione dell’opera poetica di Romano Pascutto. I suoi scritti più recenti sono La memoria innamorata [dedicato al Petrarca] (Padova-Roma, Antenore, 2005); Magnaboschi [dedicato agli scrittori nella Grande Guerra] (Verona, Cierre, 2006); La guerra di Gadda (Udine, Gaspari, 2009); e alcuni capitoli della nuova Storia letteraria Piccin-Vallardi relativi al Cinquecento (2007). È segretario dell’ Accademia Galileiana di Padova e membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza.