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10 giugno 1923, Il re Vittorio Emanuele III inaugura il nuovo ospedale di Monselice

Il re Vittorio Emmanuele III e a fianco Il Conte Corinaldi di Lispida

I giornali ‘Gazzettino di Venezia’ e il ‘Veneto’ dedicarono molto spazio all’inaugurazione dell’Ospedale di Monselice avvenuta il 10 giugno 1923. Riportiamo integralmente gli articoli  pubblicati l’11 e 12 giugno 1923  per ricordare l’avvenimento.

DAL GAZZETTINO DELL’11 giugno 1923

Il re, che fu per sedici mesi, dai giorni di Caporetto, fin dopo quelli radiosi di Vittorio Veneto, ospite di Monselice, nel castello di Lispida, ora Villa Italia, della famiglia del conte Leopoldo Corinaldi, non ha saputo respingere l’invito di partecipare all’inaugurazione.

L’edificio

La costruzione del nuovo grandioso ospedale di Monselice che ha presentato tante difficoltà è ora un fatto compiuto. E l’evento riesce tanto più gradito ai monselicensi perchè nessuno sperava di vederlo così presto realizzato. Già da vari anni a Monselice si era constatata la necessità assoluta di trasportare altrove il civico ospedale, per averlo conforme alle esigenze della scienza sanitaria in altro e più appropriato edificio. Non essendo stato possibile un lavoro di adattamento del vecchio ospedale si venne nella determinazione di progettare un nuovo stabilimento. L’incarico di studiare ed escogitare i mezzi necessari alla costruzione del nuovo fabbricato venne affidato al segretario degli Istituti Pii locali, il cavaliere ufficiale Celso Carturan, e l’egregio uomo vi riuscì attraverso lunghe e penose vicende. Egli ottenne dapprima nel 1914 la concessione di una tombola telegrafica nazionale che fruttò oltre cento mila lire nette; poi continuando nell’opera sua tenace e instancabile ottenne dalle supreme autorità militari italiane, inglesi e americane la concessione gratuita di materiali del valore di qualche centinaio di migliaia di lire. Anche Sua Maestà il Re ha concorso personalmente con 30 mila lire per il compimento dell’Opera.
Il progetto tecnico del nuovo nosocomio che ebbe il plauso di autorità tecniche sanitarie ed amministrative, è opera sapiente dell’ingegnere ravennate Guido Antenori, capo dell’Ufficio tecnico municipale di Monselice, che ha pure diretto i lavori. Il nuovo ospedale è a padiglioni isolati ad un solo piano, col pavimento interno sopraelevato dal piano circostante di metri 1,60. Comprende il reparto medico formato da due sale e dall’edificio di isolamento, dal reparto tubercolosi, dal reparto chirurgico, dai servizi generali, edificio a due piani con a pianterreno la cucina ed accessori e al piano superiore la guardaroba con sala da lavoro.
Al centro sorge un altro palazzo a due piani, con a pianterreno gli ambulatori e gli uffici di amministrazione e al piano superiore l’abitazione degli addetti ai servizi ospitalieri. Inoltre lavanderia a vapore, oratorio, camera mortuaria, ghiacciaia deposito di acqua, pozzetti di sterilizzazione. Il reparto medico quello chirurgico e i servizi generali sono collegati fra di loro a mezzo di un corridoio a giorno; mentre i diversi edifici del reparto tubercolosi sono collegati a mezzo di un corridoio coperto, munito di grandi invetriate a uso veranda in cui gli ammalati potranno godere la luce proveniente dal perfetto mezzogiorno. Le aree scoperte e comprese fra i diversi padiglioni sono ridotte a parchi in cui alligneranno piante di essenza resinosa.

La cerimonia inaugurale

Quest’opera grandiosa che oggi Monselice ha realizzato costituisce la vittoria ambita e attesa perchè infaticabilmente perseguita da tanti anni dalle tre amministrazioni ospitaliere che si succedettero; ma soprattutto è opera creata e voluta a compimento con fede ardente, indomita ed incrollabile, dal chiarissimo cavaliere ufficiale avvocato Celso Carturan. Quando arriviamo dinanzi ai cartelli dell’ospedale, lo spiazzo dinanzi all’edificio principale mareggia di una folla immensa. Anche le strade circostanti sono affollatissime e decorate di tricolori. Di fronte all’ospitale s’erge la collina con in vetta la Rocca vetusta e le merlate mura ed ai fianchi le chiesette del Santuario famoso ‘Romani Basilicis fares’. Alla destra dell’edificio principale è stato innalzato un palco tutto decorato di damaschi, in fondo al quale racchiusi in una cornice sono gli avanzi della bandiera del Comune di Monselice, adoperata per la prima volta nel 1866 per l’ingresso delle truppe italiane e successivamente in tutte le solennità.
Vicino al palco si assiepano le autorità; oltre a quelle venute da Padova, notiamo il presidente dell’ospitale, il professor Ghirardini, il vice presidente Raimondo Steiner, i membri cavalier Carturan e cavalier Ramor, vediamo il vescovo di Adria padre Cornelio, il console della legione euganea (54.a) signor Mandrile. Vi sono inoltre innumerevoli associazioni con bandiera, ed i bimbi delle scuole con i loro insegnanti. Alla destra del palco reale sono le madri, le vedove dei caduti in guerra, alla sinistra i mutilati e i combattenti.
Alle 2,30, salutato dalle deliranti ovazioni della folla, il sovrano entra nel recinto dell’Ospedale, incontrato dal sindaco di Monselice commendator Corinaldi e dalle autorità locali. Sua Maestà sale sul palco e il sindaco gli rivolge il saluto del paese, esprimendogli la riconoscenza di tutti gli abitanti di Monselice per aver voluto inaugurare il loro nuovo ospedale e per aver concesso che questo potesse portare l’augusto nome del Sovrano.
Parla poi il presidente dell’Ospedale professor Ghirardini e il cavaliere ufficiale Carturan che rievoca le fortunose vicende attraverso le quali è passata l’idea della costruzione dell’ospitale prima di giungere alla sua realizzazione.
Il Re scende quindi dal palco e si avvia verso l’edificio principale il cui ingresso è simbolicamente chiuso da un nastro  tricolore. Presso la soglia, vestito dai sacri paramenti, sta la jeratica figura del Vescovo di Adria padre Cornelio, che compie il rito della benedizione. Il Vescovo si rivolge quindi al Re: rilevata la profonda significazione dell’attuale cerimonia, e rilevato l’intimo nesso che la lega con quella celebratasi stamane a Padova, in una chiusa vibrante d’ardente amor patrio e segnata dai mormorii di approvazione degli astanti, saluta il Sovrano valoroso in guerra che è sempre stato il primo ad accorrere là dove sia una sciagura da lenire, un dolore da confortare, il Re che durante la guerra ha trasformato il suo palazzo in ospedale per accogliervi i feriti gloriosi ed i profughi dolenti mentre le Regine si facevano infermiere.
La chiusa del discorso del vescovo è salutata da un lungo scrosciante applauso Sua Maestà entra quindi nell’ospitale che visita minutamente avendo vive parole di plauso per i dirigenti e per gli iniziatori.
Terminata la visita il Re risale sul palco per un’altra cerimonia: la inaugurazione dei gagliardetti dei combattenti e dei mutilati. Sono madrine dei gagliardetti dei mutilati la contessa Corinaldi e la signorina Torta, di quello dei combattenti la signora Boldrin e la signorina Bauson.
Hanno parlato per i combattenti il professor Boldrin, per i mutilati l’avvocato Jose Silva che improvvisa un mirabile discorso denso di concetti e vibrante del più puro amor di patria. Il Re visibilmente commosso stringe la mano al valoroso avvocato. Ultimata la cerimonia Sua Maestà risale in automobile e ritorna a Padova, salutato da entusiastiche acclamazioni e da grida di ‘viva il Re’.
La direzione dell’Ospedale ha offerto poi a tutti gli intervenuti un sontuoso rinfresco.

L’INAUGURAZIONE DELL’OSPEDALE DI MONSELICE

Giornali “Il Veneto” del 11-12 giugno 1923

Monselice è tutta pavesata di tricolori in attesa del Sovrano e percorsa lungo l’ampia strada che mena al nuovo ospedale da una folla di pubblico, da rappresentanze e da associazioni. L’edificio sorge in posizione magnifica, dinanzi alla pittoresca rocca, dominata dalla mole severa del Castello dei conti Balbi col santuario delle sette chiese. Nel giardino prospiciente è eretto con squisita e sobria eleganza il palco reale. Ai lati della piccola gradinata si schierano le madri e le vedove di guerra da una parte e i reduci e i mutilati dall’altra, in altro recinto sono le scuole e le associazioni con bandiera. Alla cancellata d’ingresso si verifica una ressa enorme e le stesse autorità faticano ad entrare.
L’amministrazione dell’ospedale è al completo col presidente professor Ghiraldini, il vice presidente Raimondo Steiner, il consigliere Rumor e il segretario avvocato cavaliere ufficiale Carturan. Sono presenti tutto il consiglio comunale e l’intera giunta. Notiamo anche gli onorevoli Ferri, Piva e Merlin, il procuratore del re di Este avvocato Guidorizzi, il commendadori Bisi, l’avvocato Turazza, il conte Campostella e l’avvocato Rasi per la Deputazione Provinciale, l’ufficiale della milizia Mandrile console della 53 legione euganea, il professor Cecca primario dell’ospedale, l’avvocato Crivellari-Bragadin per la Federazione Ospitaliera delle Tre Venezie, alcune signore e signorine e molti altri invitati. Tutta questa folla che i carabinieri faticano a contenere attende per circa un’ora e mezza il Sovrano sotto la sferza d’un sole cocente. Alle 14,30 il Re fa il suo ingresso nel recinto salutato da un’imponente ovazione e da entusiastici evviva. E’ al suo fianco il sindaco di Monselice conte Corinaldi il quale sale col Sovrano e coi generali al seguito sul palco reale.

Il saluto del conte Corinaldi 

Ristabilitosi il silenzio, il conte Corinaldi rivolto al re, dice:
«Maestà! I monselicensi hanno saputo manifestare l’animo loro senza aiuto di interprete. A me il compito di esprimerVi i sentimenti di riconoscenza, di giubilo, di devozione a nome degli assenti, di quei forti lavoratori che in terra straniera d’oltremonte e d’oltremare mai avranno provato così profondo il dolore della lontananza, così acuti i tormenti della nostalgia, così prepotente il desiderio del ritorno, come quando riceveranno la notizia dell’altissimo onore che la Maestà Vostra ha voluto concedere ai loro concittadini. Ma il rammarico dei nostri fratelli avrà un conforto:  ‘se il Re d’Italia’, penseranno, ‘si è degnato di inaugurare personalmente l’Ospedale di Monselice, se ha permesso che gli fosse stato dato il suo nome, vuol dire che Monselice lo ha meritato’. E di ciò si glorieranno. Noi pure maestà, andiamo superbi di questa attestazione della Vostra Sovrana benevolenza che legittima in noi il compiacimento di possedere un edificio ospedaliero esemplare, ideato e fabbricato bensì secondo le usuali norme tecniche tassativamente prescritte, ma applicate dal progettista costruttore, l’ingegnere Guido Antenori, con quella genialità di criteri che è generosamente elargita dalla Provvidenza.
A noi fervide, ardite itale menti d’ogni altra cosa insegnatori altrui.
Maesta!
L’augurio di ‘viva l’Italia, viva il Re!’ che risuonò spesso in questi ultimi anni nelle campagne, nelle vie, nelle case del Comune di Monselice, ebbe ognora il potere di sollevare il nostro spirito in una atmosfera di patriottica fiducia pur attraverso preuccupazioni e amarezze.
Egli è con l’orgoglio di appartenere ad un popolo sopra ogni altro privilegiato per inesauribilità di energie e nobiltà di aspirazioni, con la coscienza di seguire la via tracciata dal destino infallibile e la certezza di toccare la meta agognata, con la visione di una Patria potente, prospera, felice con la volontà di esserne degni, che possiamo ripetere oggi all’Augusta presenza di Vostra Maestà:
‘Viva l’Italia! Viva il Re’»
Il Sovrano stringe la mano al sindaco mentre dalla folla si alza un nutrito battimani.

Il Presidente dell’amministrazione 

Prende parola il professor Ghiraldini:
«Maestà – egli dice – l’onere di presiedere oggi l’Amministrazione ospitaliera mentre Vostra Maestà con la sua Augusta presenza consacra il raggiungimento dell’opera nostra mi affida l’orgoglio di dire a Vostra Maestà tutto il nostro devoto omaggio e di segnalare tra i benemeriti che diedero tanta parte della loro mente, del loro cuore, per l’erezione di questo ospedale, l’avvocato cavaliere Celso Carturan al quale come tributo
di plauso offriamo una medaglia d’oro.
Voglia Vostra Maestà permettere che alla Vostra Augusta presenza consegni a lui questa nostra prova di riconoscenza come incitamento alle nuove nobili imprese».

Una medaglia d’oro al cavalier Carturan

Il professor Ghiraldini consegna subito la medaglia d’oro all’ avvocato Carturan, il quale, reso omaggio al Sovrano, reputa tale onore il più ambito premio alla sua opera. Accennato agli sforzi compiuti per la costruzione del pietoso asilo, secondo i più scrupolosi dettami dell’igiene, così prosegue:
«Vada la memore riconoscenza dei poveri alle nostre cure affidati, la gratitudine nostra, a tutti i generosi, a Voi Maestà, primo tra tutti, che vollero soccorrerci nello sforzo audace e pietoso, al Vostro governo che fu largo d’ogni incoraggiante appoggio, alla Autorità Tuttoria che ci fu magnifico sprone, al Comune che ci consentì ogni benevolo aiuto, ai benemeriti Amministratori, che attraverso varie e tormentate vicende diedero tutto il fervore della loro mente all’ingegnere che ideò e diresse quest’opera grandiosa, ai Sanitari cui spetta elevarne sempre più la fama, ai cittadini tutti che ci resero men duro l’immane nostro compito, ma soprattutto il nostro omaggio di devozione e di inalterabile affetto a Vostra Maestà, che nella visita di queste terre, palpitanti di indelebili ricordi pel Vostro cuore paterno, voleste onorare come non mai avremmo osato sperare, l’opera nostra dettando per Monselice, per il Nuovo Ospedale una pagina sacra e imperitura di gloria e onore».
Scroscia un nuovo calorosissimo applauso. Il Re con le autorità discende dal palco e ai piedi della gradinata del nuovo edificio, assiste alla benedizione che il Vescovo di Bovino, Padre Cornelio, cappuccino, ora vicario di Adria, impartisce all’asilo.

Il discorso del Vescovo

Compiuto il rito, rivolto a Sua Maestà, il prelato dice: «Scienza e carità, Religione e Patria oggi si fondono insieme in sublime armonia.
Sono appena poche ore e Vostra Maestà rendeva più augusto il rito che si compiva nel nostro Studio patavino a sublime incitamento dei giovani che videro onorati i loro compagni caduti sul campo della gloria; ed ora coronati i nobili sforzi di questa vetusta cittadina inaugurando un edificio destinato al dolore. Benedetta la scienza che conquista e soggioga la natura; benedetto l’uomo che sale coi progressi a dominare le forze del Creato; ma sopratutto benedetto chi il creato e la natura e le forze dell’universo e ogni conquista della mano e della mente dell’uomo guidava a sollievo dei fratelli e fa strumento santo di carità! La scienza arricchisce e nobilita i popoli, ma essa non sopprime i dolori e le malattie, la morte, perciò accanto alle Università del sapere sorgono gli ospedali a sollievo di chi soffre, anch’essi campo immenso della scienza, ma sopratutto campi della carità. Ed io mi reputo fortunato perchè se l’altra settimana benedivo la schiera degli scolari all’ombra dei simboli della patria nostra, oggi la mia seconda benedizione scende sopra un nuovo ospedale, che è evocazione del vangelo (applasi calorosi); un ospedale che comprenda gli eroismi di anime grandi; fino al sacrificio della vita, come il Patrono degli infermi San Camillo de Lellis, il quale nell’incendio dell’ospedale di Roma si carica sulle spalle i malati impotenti e con essi passa e ripassa attraverso le fiamme.
Maestà. Voi emulando gli eroismi di gloriosi Padri vostri, doppiamente onorate questa festa della carità. L’Italia ricorderà con santo orgoglio che dove Vi furono le lacrime da asciugare, dolori da lenire, pubbliche sventure da confortare la Vostra paterna figura rifulgeva benefica come la luce del sole. Le città e le regioni desolate dai terremoti vi hanno veduto pellegrino sui monti di rovine; e ricorderà il vostro palazzo cambiato in ospedale per raccogliere i profughi, i valorosi di guerra, e le LL. MM., le Regine nostre diventare le volontarie infermiere dei sofferenti (applausi).
E quando gli infermi assistiti in questo ospedale benedetto dalla Vostra presenza diranno a voi un grazie, Voi da lontano raccoglierete l’eco delle grazie che oggi Monselice tutta Vi dice»

Il nobile discorso è coronato da un nuovo nutrito applauso. Il re varca quindi la soglia rompendo il simbolico nastro tricolore. Egli inizia la visita alle varie sale della ricca costruzione. La folla, premendo straripa oltre i cordoni di truppa e acclama il sovrano che deve affacciarsi dal poggiuolo superiore. I bambini Paolo e Cesarina Ghiraldini, nipoti del professore, gli offrono due mazzi di fiori.

DAL GIORNALE ‘IL VENETO’ DELl’11 E 12 GIUGNO 1923

All’inaugurazione dell’ospedale di Monselice

La notizia che il Re avrebbe presenziato alla cerimonia dell’inaugurazione del nuovo ospedale, richiamò a Monselice una folla enorme: da centri vicini e lontani giunse a frotte il popolo festante. Il nuovo Ospedale sorge di fronte alla Rocca, e per quanto ogni particolare sia stato curato con la preoccupazione di erigere un edificio che avesse a rispondere allo scopo cui veniva destinato, pure fu molto curata l’economia. L’invito era per le 13,30, ma evidentemente si deve aver sbagliato di un’ora….; infatti il Re giunse alle 14,30. Innumerevoli le bandiere di Scuole, Associazioni, Organizzazioni fasciste. Al lato destro dell’ospedale è stato eretto un palco sul quale prendeva posto Sua Maestà. Ai lati del palco sono schierate le madri e vedove dei caduti, i combattenti e i mutilati. Fra le autorità: il sindaco conte Leopoldo Corinaldi con la Giunta e il Consiglio al completo, gli onorevoli Ferri, Piva e Merlin, il Presidente della Deputazione provinciale commendatore Turazza con i deputati provinciali Rasi e Compostella; assessori avvocati Ortolani e Rebustello con il Segretario generale Conalini, Prefetto commendator Dezza con il vice Prefetto commendator Biondi, medico provinciale commendator Marzollo, avvocato Crivellari Bragadin per l’Ospitale di Padova e la federazione degli ospedali delle Tre Venezie, il cavaliere di Gr. Cr. conte Paolo Camerini, commendator Bisi, generale Grazioli, Questore commendator Pini, colonnello dei carabinieri Radice, console della 54.a Legione della Milizia nazionale Mandrile, Procuratore del re di Este avvocato cavalier Guidorizzi. Da Padova sono giunte numerose signore. Agli onori di casa provvede il consiglio dell’Ospitale composto dal Presidente dottor professor Ghiraldini, dal vice presidente Raimondo Steiner, dal cavaliere Ramon e dall’economo cavaliere Carturan e dal professor Cecca, chirurgo primario. E’ pure presente il Vescovo di Bovino ed attualmente Vicario onorario apostolico d’Adria padre Cornelio.

Una bandiera storica

Appeso ad una parete del palco è un quadro contenente un frammento della bandiera che nel 1866 salutò le prime truppe italiane di passaggio per Monselice e che sventolò poi dal poggiuolo della residenza municipale fino al 1916.

Arriva il re

Alle 14,30, accolto da vivissimi applausi e dalle note della Marcia reale, giunge il Re. Quando discende dall’automobile è fatto segno ad una imponente dimostrazione. Il Re con le persone al seguito e le autorità sale subito sul palco ove chiede al Sindaco spiegazioni sul nuovo Ospitale che sta per essere inaugurato. Il conte Corinaldi presenta al re l’ingegner Guido Antenori, progettista e direttore della costruzione, con il quale Vittorio Emanuele III si congratula. Si inizia quindi la cerimonia inaugurale. Parla per primo il Sindaco conte Corinaldi che così dice:
«Maestà,
i monselicensi hanno saputo manifestare l’animo loro senza aiuto d’interprete. A me il compito di esprimervi i sentimenti di riconoscenza, di giubilo, di devozione a nome degli assenti; di quei forti lavoratori che in terra straniera d’oltremonte e d’oltremare mai avranno provato così profondo il dolore della lontananza, così acuti i toementi della nostalgia, così prepotente il desiderio del ritorno, come quando riceveranno la notizia dell’altissimo onore che la Maestà Vostra ha voluto concedere ai loro concittadini. Ma il rammarico dei nostri fratelli avrà un conforto: ‘Se il Re d’Italia’, penseranno, ‘si è degnato d’inaugurare personalmente l’Ospedale di Monselice, se ha permesso che gli fosse dato il Suo Nome, vuol dire che Monselice lo ha meritato’. E di ciò si glorieranno.
Noi pure, Maestà andiamo superbi di questa attestazione della Vostra Sovrana benevolenza, che legittima in noi il compiacimento di possedere un edificio nospedaliero esemplare, ideato e fabbricato secondo le usuali norme tassativamente prescritte, ma applicate dal progettista costruttore, l’ingegnere Guido Antenori, con quella genialità di criteri che è generosamente largita dalla provvidenza. A noi fervide, e ardite italiche menti di ogni altra cosa insegnatori altrui. Maestà! L’augurio di ‘Viva l’Italia! Viva il Re!’ che risuono spesso in questi ultimi anni nelle campagne, nelle vie, nelle case del comune di Monselice, ebbe ognora il potere di risollevare il nostro spirito in una atmosfera di patriottica fiducia pur attraverso preoccupazioni e amarezze. Egli è con l’orgoglio di appartenere a un popolo sopra ogni altro privilegiato per inesuribilità di energie e nobiltà di aspirazioni, con la coscienza di seguire la via tracciata dal destino infallibile e la certezza di toccare la meta agognata, con la visione di una Patria potente, prospera, felice, con la volonta di esserne degni, che possiamo serenemente ripetere oggi all’Augusta presenza di vostra Maestà’ Viva l’Italia! Viva il Re!» (vivissimi applausi).
Il sindaco segue tra la generale attenzione, il Presidente dell’Ospedale professor Ghiraldini; indi, pur applaudito, il cavaliere ufficiale Carturan, economo benemeritissimo dell’Ospedale. Terminati i discorsi, il Re scende dal palco e si avvia, accompagnato dalle autorità verso l’ingresso dell’Ospitale.
All’inizio dei gradini il corteo si ferma ed assiste alla benedizione impartita dal Vescovo di Bovino padre Cornelio, che pronuncia poi un elevato, patriottico discorso, che siamo lieti di riportare integralmente.
«Maestà!
Scienza e Carità, Religione e Patria oggi si fondono insieme in una sublime armonia. Sono appena poche ore e Vostra Maestà rendeva più augusto il rito che si compieva nel nostro studio patavino a sublime incitamento dei giovani che videro onorati i loro compagni caduti sul campo della gloria; ed ora coronate gli sforzi di questa vetusta cittadina, inaugurando un edificio destinato al dolore.
Benedetta la scienza che conquista e soggioga la natura; benedetto l’uomo che sale coi progressi a dominare le forze del creato; ma sopratutto benedetto chi il creato e la natura e le forze dell’Universo e ogni conquista della mano e della mente dell’uomo guidava a sollievo dei fratelli e fa strumento santo di carità! La scienza arricchisce, nobilita i popoli ma essa non sopprime i dolori, le malattie, la morte, perciò accanto alle Università del sapere sorgono gli Ospedali a sollievo di chi soffre, anch’essi campo immenso della scienza, ma sopratutto campi della carità.
Ed io mi reputo fortunato perchè se l’altra settimana benedivo la schiera degli scolari all’ombra dei simboli della Patria nostra, oggi la mia seconda benedizione scenda sopra un nuovo Ospedale che è evocazione del Vangelo, che inclinato sulle piaghe del ferito per sanarle; un Ospedale che comprenda eroismi di anime grandi fino al sacrificio della vita, che il Patrono degli infermi San Camillo de Lollis, il quale nell’incendio dell’Ospedale di Roma si carica sulle spalle i malati importanti e con essi sulle spalle passa e ripassa attraverso le fiamme.
Maestà Voi emulando gli eroismi di gloriosi padri Vostri, doppiamente onorate questa festa della carità.
L’Italia ricorderà con santo orgoglio che dove vi furono lacrime da asciugare, dolori da lenire, pubbliche sventure da confortare, la Vostra paterna figura rifulgeva benefica come la luce del sole. Le città e le regioni desolate dai terremoti vi hanno veduto pellegrino sui monti di rovine; e ricorderà il Vostro palazzo cambiato in Ospedale per accogliere i profughi, i valorosi di guerra e L.L. M.M. le Regine nostre diventare volontarie infermiere dei sofferenti.
E quando gli infermi assistiti in questo Ospedale benedetto alla Vostra presenza diranno a Voi un grazie, Voi da lontano raccoglierete l’eco delle grazie e benedizioni che oggi Monselice tutta Vi dice e Vi fa pregato con me».

Il veramente toccante discorso commuove l’uditorio. Padre Cornelio ebbe momenti felicissimi.

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© A cura di Flaviano Rossetto