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Avalda: un fantasma nel castello di Monselice

L’algida e bellissima Avalda, che viveva nel castello di Monselice, ha alimentato leggende e storie che per molto tempo hanno appassionato storici e cantastorie e perfino uomini di teatro che sulla sua vicenda hanno scritto pure una tragedia. Moglie infedele, amante diabolica e perfino fidanzata fedifraga e difficile ora capire quale storia sia veritiera, ma per non fare torto a nessuno ne raccontiamo quattro  che appaiono a nostro parere le più accreditate! Ma tutte le versioni concordano su un punto: Avalda sarebbe stata assassinata ( o morta) nel salone d’onore del castello e il suo fantasma ‘vive’ nell’antico maniero di Monselice cercando pace, amore e vendetta; turbando  – di tanto in tanto  – i sogni di visitatori e custodi.  Nelle prime due leggende Avalda è la ‘regina’ del castello di Monselice e come tutte le regine era impegnata in feste e banchetti e non mancavano neppure giovani cavalieri che allietavano le notti della giovane donna. Nella terza storia invece Avalda è una leggiadra donzella che fa perdere la testa al giovane Gontarino, e non solo. Ma procediamo con ordine

Avalda, l’amante crudele di Ezzelino da Romano

Iniziamo con Avalda descritta come una donna crudele, passionaria e avida era diventata l’amante preferita di Ezzelino da Romano. Sfruttò quella protezione e le attenzioni del sanguinario condottiero per godere dello sfarzo che lui le concedeva e per concedersi quanti più svaghi possibili.  Purtroppo tra i suoi “svaghi” c’era anche quello di concedersi a molti giovani prestanti della zona, che però riusciva abilmente a far sparire avvelenandoli e facendoli gettare nelle segrete o nei trabocchetti del castello. Praticava le arti magiche, la negromanzia e conosceva l’efficacia dei veleni, ma tutto questo non la salvò dall’ira di Ezzelino che venuto a conoscenza dei continui tradimenti la fece uccidere senza pietà nel castello di Monselice. Secondo la leggenda il fantasma di Avalda, di bassa statura dalla carnagione pallida e con la veste insanguinata, ancora si aggirerebbe per le stanze del castello, incapace di trovare la pace per i suoi molti peccati e per la morte orribile che fece. Lo spettro di Avalda si mostrerebbe di frequente, sebbene scompaia non appena qualcuno nelle vicinanze faccia rumore.

Avalda la moglie infedele del nobile Azzo VII d’Este

Le carte antiche ricordano Avalda giovane moglie del nobile Azzo VII d’Este che viveva come una regina nel castello di Monselice, tra feste e banchetti. Sembra che Avalda fosse talmente bella e vivace che anche lo stesso Azzo faticava a tenere lontano i pretendenti, in alcuni casi minacciandoli di morte. Ebbene nel nostro castello durante una festa  Avalda ebbe un focoso incontro d’amore con Ezzelino da Romano quando era ancora moglie di Azzo VII d’Este.  Saputo del tradimento,  Azzo VII d’Este si recò nel castello di Monselice, dove abitava la bella moglie e l’uccise  nel salone d’onore del castello. Le vicende sentimentali si intrecciarono anche con quelle militari che videro i due rivali in amore nemici anche sui campi di battaglia. Il feroce tiranno Ezzelino III da Romano, accusato di efferatezze e di eresia, nel 1254 fu scomunicato da papa Innocenzo IV, che vedeva in lui un grande ostacolo alla sua politica anti imperiale. Nel 1256 Azzo VII d’Este, signore di Ferrara e fedele ai Guelfi, si incaricò di condurre una crociata contro Ezzelino; parteciparono alla crociata: Bologna, Mantova e successivamente Cremona. Alla conquista di Brescia da parte di Ezzelino, i Guelfi risposero conquistando Padova, favoriti da Venezia; nel 1259 l’esercito di Ezzelino si spinse alla conquista di Monza oltrepassando i fiumi Oglio e Adda, ma la Lega Guelfa avanzò conquistando Cassano d’Adda, con l’intenzione di sbarrare l’eventuale ritirata ghibellina; tentò di contrastarne l’avanzata anche un piccolo esercito di milanesi, capeggiati da Martino della Torre, signore a quel tempo della città. Il 16 settembre 1259 si combatté una sanguinosa battaglia dall’esito incerto, durante la quale Ezzelino, ferito nei pressi del castello, venne catturato e portato Soncino, dove morì il 27 settembre dello stesso anno senza riconciliarsi con la Chiesa. La terribile vendetta di Azzo VII era stata portata a termine con la morte dei due amanti. Secondo le testimonianze di chi ha avuto l’occasione di imbattersi nel fantasma Avalda, sarebbe percepibile allo sguardo come una figura di bassa statura dalla carnagione chiarissima quasi trasparente, con una veste lunga bianca sporca di sangue, leggiadra nei movimenti, con uno sguardo fisso come a rivedere una scena lontana e con le labbra atteggiate ad uno strano e gelido sorriso.

L’Avalda, l’infelice fidanzata di Gontarino

Si tratta di un romanzo scritto nel 1858 dall’abate Francesco Sartori intitolato “Fra Gontarino”. Lo scrittore riprende un fatto storico realmente accaduto: la liberazione di Monselice dal tiranno Ezzelino da Romano avvenuta nel 1256 avvenuta grazie ad un gruppo di monselicensi guidati da un frate realmente esistito che risiedeva nel convento benedettino di San Salvaro.
Il romanzo narra della tormentata storia d’amore tra un giovane monselicense, chiamato appunto Gontarino e una giovane fanciulla locale Avalda. La bella Avalda innamorata di Gontarino confidò incautamente al giovane di avere in gioventù amato un altro uomo. Gontarino deluso e amareggiato prense i voti e si fece frate. Ma alla notizia che la bella Avalda era stata imprigionata nel castello di Monselice da Profeta: il comandante delle truppe di Ezzelino, il giovane frate si improvvisò soldato e a capo di un gruppo di giovani monselicensi liberò Avalda dal castello. Ma Profeta, prima di essere catturato, rivelò a Gontarino di essere lui l’uomo che Avalda amò in gioventù.
Sconvolto dalla notizia il povero Gontarino non resse al dolore e si uccise.  Avalda si sentì responsabile del male arrecato e si lasciò morire nel salone d’onore del castello senza poter coronare il suo sogno d’amore. Ecco come viene descritta la figura di Avalda nel romanzo dall’abate Sartori. “. . .la vidi alzare lentamente la testa e gettarsi dietro agli orecchi i capelli, che come pioggia d’oro le erano ricaduti sul volto e sul seno. Non pare donna del volgo, e lo dimostra la cotta di finissimo lino che tutta avvolge la gentile persona…giovinetta ancora ella sembra; ma pallide le guance solcate dalle lacrime e tutto il viso velato di disperata tristezza. .. ed ancora un‘altra descrizione di Avalda: “quel suo sorriso, che non è quello di una madonnina quel suo passo ora svenevole, ora bellicoso, quegli occhi bricconi.”, tali caratteristiche sembrano comunque rifarsi alle testimonianze di chi si è imbattuto con lo spettro che si aggira nel castello.
Racconta ancora Soranzo che in una notte estiva, sui tetti del castello apparve una figura di bianco vestita, accompagnata da una musica di violino, forse la musica proveniva da un affittuario, ma il giorno seguente chiedendo se qualcuno avesse nella notte suonato il Violino, ed ottenendo solo risposte negative, credette d’aver visto forse, finalmente, Avalda.

L’Avalda in teatro di Silvio Travaglia

Il Carturan ricorda una tragedia, senza pretese, nei suoi versi, nelle sue frasi, nei suoi concetti, lascia francamente parecchio a desiderare. L’azione si svolge nel nostro castello detto di Ezzelino e precisamente nella sala dove sorge il magnifico e storico camino medievale, nel 1256 anno in cui il marchese Azzo d’Este prese la fortezza per tradimento di Profeta. La tragedia è stata  rappresentata a Monselice nel 1906.
L’esito della prima rappresentazione si può riassumere così: vivi applausi al prologo magnificamente interpretato dal baritono Modesti ed all’intermezzo orchestrale veramente di buona fattura. Applausi più o meno nutriti in qualche scena fra le più salienti dell’opera. Nelle sere successive prologo ed intermezzo furono sempre applauditi ma sul resto l’entusiasmo della prima sera andò gradatamente scemando tanto che il pubblico affollava maggiormente la sala quando si iniziava la seconda parte dello spettacolo con i due ultimi atti dell’Ernani. Terminata la nostra stagione d’opera “L’Avala” terminò anch’essa ….. di vivere. Forse avevo avuto ragione io nel ritenere che, prima di affrontare la tanto voluta impresa, si sarebbe dovuto pensarci due volte. L’opera fu rappresentata per nove sere

 

NOTIZIE SUI NOBILI D’ESTE
Azzo d’Este II (996-1097), fu il fondatore della famiglia e ricevette l’investitura dall’imperatore. Il figlio di Azzo, Guelfo d’Este IV (m. 1101) venne adottato dallo zio materno Guelfo III al quale succedette come Duca di Carinzia, diventando nel 1070 Duca di Baviera. Il ramo italiano degli Este fu continuato dall’altro figlio di Azzo II, tra i successori del quale si ha Obizzo I d’Este (m. 1193), che combatté l’imperatore Federico I. Il nipote Azzo VI d’Este (1170-1212 fu podestà di Mantova e Verona e lottò per ottenere Ferrara, impresa riuscita nel 1240 a suo figlio Azzo VII d’Este (1205-1264). Obizzo II d’Este (m. 1293) fu proclamato signore a vita di Ferrara nel 1264, signore di Modena nel 1288 e di Reggio nel 1289. Essendo Ferrara un feudo papale, gli Este divennero vicari papali nel 1332.