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Casa del fascio di Monselice

Casa del fascio di Monselice

La camera del fascio, negli anni ’20 del secolo scorso, aveva sede in un edifico – ex caserma dei vigili – situato nell’attuale in via Roma. Lo stabile fu incendiato, da avversari politici mai identificati, nel 1928. Per molti anni i dirigenti del movimento fascista chiesero al comune una nuova sede, ma le difficoltà del comune erano tali che non permisero di trovare una nuova sede. Nel 1934 il podestà deliberò di cedere in proprietà al fascio locale un ex capannone industriale situato nell’attuale via della Repubblica, ma un controllo sugli atti precisò che la lo stabile poteva essere solamente dato in affitto. Nonostante le difficoltà burocratiche l’edifico fu costruito ristrutturando una vecchia fabbrica di bulloni; su di un terreno ceduto dal Comune e col contributo finanziario delle varie organizzazioni fasciste. L’aspetto architettonico è assai semplice: una torre centrale affiancata da due ali laterali sulle quali erano state scritte le frasi: ‘DOPOLAVORO’ e ‘MILIZIA  V.S.N’.

Nel marzo del ’35 il fascio monselicense esprimeva in modo tangibile la sua forza inaugurando la grande casa del Fascio, costruita grazie all’interessamento del segretario del Fascio Agostino Soldà. La stessa Società Operaia, fascistizzata ad opera dell’ingegnere comunale Guido Antenori che la presiedeva, offrì una notevole somma, calpestando in tal modo le chiare indicazioni del suo secolare statuto. La casa del Fascio era dotata di un teatro per la filodrammatica e per le serate danzanti, di una sala di lettura, di campi da bocce e da tennis e di ampi spazi per ospitare le numerose organizzazioni e i sindacati del regime. Nell’edificio si riunivano soprattutto le varie asso­ciazioni dei combattenti, l’Opera Nazionale Dopolavoro (OND) e, per un breve periodo, il circolo culturale ‘Savarè’, costituito da una ventina di stu­denti futuristi che si cimentavano nella pittura, nella poesia e nella musica. Gli iscritti al Fascio erano circa cinquecento, di cui centotrenta donne; oltre tremila gli iscritti all’OND: il gruppo più numeroso della provincia.

Il giorno dell’inaugurazione era presente tutto il popolo ‘vibrante’. Dopo la benedizione di mons. Gnata si svolse una grande sfilata. “Sotto al palco d’onore passò il popolo, inquadrato nelle molteplici organizzazioni, con le relative bandiere e gagliardetti: il battaglione della milizia, i fasci giovanili, il nucleo arditi, la 513^ legione balilla, gli avanguardisti, gli artigiani, i sindacati, il gruppo mutilati, gli ex-combattenti. E infine sfilò ‘anche’ la squadra azzurra, reduce dal campionato calcistico di seconda categoria che aveva vinto con onore, seguita dalle squadre della riserva”.

Oggi l’edificio, restaurato e in parte modificato, ospita degli anziani (RSA), ma sono ancora individuabili le strutture portanti della casa del fascio.

Maggiori informazioni sulla case del fascio nel libro di E. Pietrogrande, Trentaquattro case del fascio. Settant’anni dopo edito dalla casa editrice Marsilio nel  2014.

Casa del fascio ora
Casa del fascio ora