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Chiesa di San Biagio

Vicolo San Biagio in notturna

Dalle visite pastorali si ricava che, almeno dal Quattrocento, esisteva a Monselice nella parrocchia di San Paolo un oratorio dedicato a S. Biagio. Il omonimo vicolo che ora porta alla biblioteca e al monastero di clausura della carmelitane scalze;  anticamente la stradina portava alla chiesa duecentesca di S. Francesco abbattuta nel 1700. La ‘compagnia’ era salita agli onori della cronaca locale fin dal 1316 quando “la compagnia di battuti dei servi della passione di Monselice si dà le sue costituzioni nella lingua del popolo e in questa versione le fa approvare dalle competenti autorità cittadine”. Nel 1616 i ‘battuti’ erano circa 40. I documenti ci ricordano che la chiesa venne consacrata nel 1618 ed era ..”de battuti bianchi, selegiata a quadri con bel soffità dipinta; è lunga 40 e larga 16, ha due altari e calici et una campana, officiata da un frate vicino di San Francesco. La chiesa di San Biagio aveva due piani: il pian terreno era riservato alla chiesa, mentre il primo piano era utilizzato per riunioni dei ‘battuti’ rivestiti del loro ‘sacco bianco’, in attesa di percorrere la ‘piazza’ per salire verso la Rocca, come vediamo nella tela sottostante.

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La chiesa fu riedificata nel seicento ed è ben visibile nel disegno contenuto nel catastico di San Francesco eseguito nel 1741 dal perito Bartoli

La chiesa, nei secoli passati, fu proprietà e data in gestione a varie congregazioni finché, alla fine dell’800, passò in esclusivo possesso del duomo di Santa Giustina di Monselice. Da allora, fino all’ultima guerra, fu usata solo per la festa di San Biagio o per qualche evento particolare, anche perché era sprovvista di arredi sacri (vi erano solamente sedie ottocentesche con il sedile di paglia e qualche addobbo di modesta fattura).

Monsignor Cerato nel 1947, per far posto al Duomo Nuovo fece abbattere i fabbricati del patronato San Sabino, dove era allogata la sala del cinema parrocchiale e individuò in questa chiesa il luogo ove postarla. Il nuovo cinema fu sistemato al piano terra della chiesa e, con modesti lavori relativi ai servizi e agli accessi richiesti dalla legge per le sale pubbliche, si ottenne una discreta sala arredata con tutto ciò che era esistente in quella precedente del patronato. Il nuovo cinema fu chiamato “Italia”. Nei lavori di trasformazione furono aperte alcune porte di sicurezza e fu chiuso il portale della chiesa contornato da conci di trachite, aventi in quella chiave, simboli religiosi. Il cinema Italia durò una dozzina d’anni e fu poi traslocato nella cripta del duomo nuovo dove furono riusati gli arredi del cinema Italia. Infine, il cinema passò definitivamente nell’attuale ‘Corallo’ ricavato nell’ex chiesa San Luigi in via Matteo Carboni. Per finanziare il nuovo duomo mons. Cerato vendette la vecchia chiesa. Il nuovo proprietario installò nella vecchia chiesa un laboratorio di abbigliamento. Verso la metà del 1980 la vecchia chiesa fu chiusa e rivenduta. Il nuovo proprietario, a sua volta, lo rivendette al comune di Monselice.

L’amministrazione comunale, dopo alcuni anni di studio e di stanziamenti di fondi, iniziò il restauro della facciata e del tetto per farne un centro culturale. Mentre procedevano i lavori, furono rimessi al loro posto dei conci trachitici del portale tolti anni prima durante la trasformazione in cinema. I vecchi materiali furono posti in opera nel ripristino del foro d’entrata al piano terra. Nel luglio 2003 è stata inaugurata la nuova biblioteca comunale

Tela di San Biagio venerata nella chiesa. Sullo sfondo la processione dei Battuti

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Joseph Heintz il giovane (1600-1678)  – Madonna in gloria con san Biagio e sant’Antonio da Padova Dall’Oratorio di S. Biagio – Confraternita dei Battuti, Monselice ora nel duomo nuovo.

Il quadro conservato nel Duomo di Monselice raffigura S. Biagio e la madonna che consegna un ‘gonfalone’ con l’emblema dei ‘battuti’ (flagelli incrociati a ricordare il segno del cristiano). A sinistra di chi guarda, un altro santo che, dal saio, si riconosce per S. Francesco e al centro la Madonna col Bimbo. Lo storico Mazzarolli affermava che la chiesa vantava il privilegio di essere indipendente da parroci e che “da essa partiva il Venerdì Santo, la processione serale con Gonfalone della Vergine Addolorata che lì si custodiva”. In realtà tale consuetudine si confaceva perfettamente allo spirito degli statuti dei ‘disciplinati’ i quali, “almeno nel ‘400, partecipano anch’essi alle processioni cittadine solenni, al pari delle altre scuole; ma la loro processione ha diversi caratteri.. ci si presenta come un semplice corteo di soci al seguito del guardiano che, senza presenza di chierici o frati, vanno flagellandosi per le vie della città.
Qualche anno dopo la consacrazione ufficiale dell’oratorio di S. Biagio la popolazione viene colpita da una tragica pestilenza, la stessa ispiratrice delle famose pagine manzoniane. É l’occasione, per la comunità, di un solenne voto penitenziale ad un altro intercessore, vescovo e martire, a S. Sabino, che alcuni monselicensi vorrebbero riconoscere nel ritratto raffigurante invece S. Biagio. La devozione a S. Sabino aveva qui radici profondissime, sollecitate, oltre che dalla presenza delle sue venerate reliquie nella chiesa di San Paolo, da una leggenda piuttosto antica e persistente che voleva il santo vescovo uscito dalla nobile famiglia monselicense dei da Fontana, continuatasi poi nei Cumani-Miari di S. Elena.

In primo piano, sul lato sinistro della lunga teoria di penitenti che si accingono a salire il colle, una sequenza di case porticate ricalca quasi pedissequamente la situazione odierna. Si nota poi l’imbocco della via laterale e, subito dopo, un’abitazione a ridosso della chiesa di S. Paolo, orientata quest’ultima in senso perpendicolare rispetto all’attuale, sempre a una sola navata la cui facciata, a capanna con rosone, dà sullo slargo antistante. Di fronte al sacro complesso di profila un modesto edificio che dovrebbe coprire, in prospettiva, il palazzetto detto ‘Monte di pietà’.

 

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Portale d’ingresso alla chiesetta

 

 

Per saperne di più:

G. BELTRAME, Luoghi sacri minori in dioceisi di Padova, Libraria Padovana 1992.

R. VALANDRO, Una piazza di Monselice, immagini e ricordi, Monselice 1980.