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Consoli, Podestà e Sindaci dal 1100 al 2018

Da sinistra: Monsignor Angelo Cerato, Silvestri?, Andolfo Massimiliano, e forse l'ultimo a destra il futuro sindaco Giuseppe Bovo

Presentiamo l’elenco delle persone che hanno retto il comune di Monselice, anche per un breve periodo, dal 1110 fino ai nostri giorni. Naturalmente le ricerche sono in corso e sicuramente alcuni nomi saranno da modificare o da aggiungere. Nella ricerca abbiamo utilizzato elenchi (parziali), già esistenti, predisposti dal Gloria, Mazzarolli, Merlin e da Bortolami, ma soprattutto abbiamo utilizzato i documenti che avevamo a disposizione nell’archivio storico. La carica che essi ricoprivano era assai varia: andiamo dai rappresentati diretti dell’Imperatore missus, ai consuli che testimoniano la presenza di una organizzazione amministrativa cittadina nel periodo medievale. 

1. – La conquista longobarda

Il primo documento che cita la città di Monselice risale al 568 è riporta la conquista Longobarda della città. Secondo Paolo Diacono “igitur Alboin Vicentiam Veronam et reliquas Venetiae civitates, exceptis Patavium et Montemsilicis et Mantuam, cepit. Recenti scavi condotti sul monte della Rocca dal prof. Brogiolo sembrano confortare questa affermazione e datazione. Il periodo bizantino fu di breve durata: nel 602 i Longobardi di Agilulfo occuparono, dopo Padova, anche Monselice, che diviene una importante postazione di confine contro l’Esarcato  (Ferrara,  Samoggia e Argenta). Altra significativa menzione di Monselice è nella Promissio Carisiaca (754): secondo il Liber Pontificalis a Quierzy il re dei Franchi Pipino avrebbe promesso di donare al papa Adriano IV le città e i terreni compresi per designatum confinium tra Luni e Monselice, cioè i territori bizantini non ancora in mano longobarda nel 601. Monselice, capoluogo di circoscrizione dopo la conquista di Padova, governata da un “gastaldo” in et… longobarda, poi  comitatus  in età carolingia, è ricordata nei “pacta” dell’ 840 di Lotario, con Vicenza, Gavello e Comacchio, mentre Padova non è neppure citata. Nel 970 Padova diviene sede comitale: la iudiciaria di Monselice mantiene la sua autonomia e la sua dipendenza dal fisco regio. Si formano quindi sul suo territorio grandi patrimoni monastici (914 donazione al monastero veneziano di S. Zaccaria della corte di Petriolo con la chiesa di S. Tommaso, 970 donazione del vescovo di Padova all’abbazia di S. Giustina della chiesa di S. Martino con i beni ad essa pertinenti, etc.). Non conosciamo i nomi di chi reggeva Monselice di questo periodo

 2 – Nascita del Comune di Monselice tra Federico Barbarossa e Padova

Anche se il populus di Monselice appare citato fin dal 1157 come soggetto in grado di determinare i confini con la vicina Pernumia, la prima lista di consoli è attestata nel 1162 (altre nel 1165, nel 1174, etc.). Alla guida della città si alternano con i consoli i podestà: il primo è attestato nel 1179, un altro nel 1198. Accanto a loro troviamo i legati imperiali come Pagano (1160-61) mentre i passaggi di Federico Barbarossa nel 1161 e 1184, indicano l’appartenenza di Monselice al partito imperiale nel difficile periodo dello scontro culminante nella battaglia di Legnano (1176) e nella pace di Costanza (1183) che sancirono l’entrata di Monselice nell’orbita di Padova. L’escavo del canale di Battaglia (Bisatto), iniziato nel 1189 e durato 12 anni, è il segno più vistoso sul territorio dell’espansione politica e commerciale di Padova verso l’Adige. Nel 1206 – ad esempio – le sentenze dei giudici di Monselice sono rese esecutive da funzionari del podestà di Padova, nel 1215 illi de Montesilice militavano nell’esercito padovano nella battaglia delle “Bebbe” contro Venezia. L’influenza di Padova nella vita civile di Monselice è testimoniata anche nel 1222 quando troviamo a Monselice dei “ingrossatori” padovani cioè ufficiali incaricati di intervenire nel libero mercato degli immobili fondiari e addirittura nel 1226 è citata una domus porticata del Comune di Padova destinata ad esigenze amministrative e giudiziarie.

Podestà, missus domini imperatoris e consuli dal 1100 al 1233

 

I N I Z I O F I N E NOMINATIVO

CARICA

       
25.5.1100   Guarnerio Podestas missus domini imperatoris
12.11.1160 31.5.1161 Pagano Legato Imperiale e vicarius imperatoris
1161      
6.3.1162   Frugerio ‘Palterii’ (?) Congeto di Tebaldo, Bonifacio di Bonifacio di Aitengo, Canonico di Giovanni Balbo, Adamo ‘de Usacurte’, Alberto di Abo, Pellegrino di Cazo, Nicolò di prete Alberto Consules

 

 

5.11.1163   Gerardo d’Assia Giusdicente Vicario Imperiale
10.1.1165   Oliviero, Frugerio, Paganino, Uguccione di Tebaldo, Martino decano, Giovanni di Sigo, Alberto di Siginza, Pellegrino di Cazo Consules
5.12.1169   Sigoprando ‘de Paula’ e Frugerio di Marta Socii, venditores et rectores comunitatis
3.2.1174   Menaboi, Olderico di Gumberto, Paganino, Uguccione di Tedaldo, Giovanni di Pietro di Abo, Artusio, Gerardo di Braida, Guido da Pernumia Consules
22.8.1179 29.8.1179 Guinicello Podestà
23.2.1183   Frugerio ‘de Palteneria’, Tealdo di Giovanni Balbo, Giovanni Wisca, Abolino Consules
20.4.1184   Episcopello, Orso Consules
22.9.1193   Gandolfino di Bonerio, Mainerio, Albertino di Raimondo, Festa Consules
7.9.1198   Aicardino

Iacobino di Berta

Podestà , ‘potestas et rector’

Consul

4.5.1203   Rolando Consules
3.5.1211   Matteo di Carlassare, Giovanni di Girardazo, ignoti, Manfredo di Zambon di Alberto Consules
1212 (ante)   Manzo di Andrea Podestà
25.2.1212 3.3.1212 Oliviero di Bonifacino,  Tebaldo (Realdo), Artuico Corsale, Albertino (Alberto ‘de Marothai’), Consules
14.4.1225   Oliviero di Rolando, Podestà
9.5.1227   Winizo, Atisio (Paltanieri), Oliviero Consules
3.1.1228 28.12.1228 Atisio (Paltanieri), Werinizo, Gerardo ‘Poglanus’ Oliviero di Berta Consules
20.1.1233   Olderico di Frugerio, Gerardo di Albertino, Prosdocimo di Tafentello Consules
       

 

  1. – Monselice ed Ezzelino da Romano (1237-1257)

Mentre Padova si indirizzava verso il partito guelfo, le istanze separatistiche di Monselice, si manifestarono politicamente simpatizzando con il partito ghibellino, guidato da Ezzelino da Romano. Monselice cade senza colpo ferire nelle mani delle forze imperiali  (1237) e diviene il centro dei partigiani di Federico II. Pesce Paltanieri il maggiore dei  castellani di Monselice, parlando nell’assemblea ghibellina, ribadì la fedeltà dei monselicensi all’impero. Lo stesso Federico II nel 1239 dimorò a Monselice, tenendo corte e tribunale  e  ordinando  di fortificare il monte della Rocca con un largo giro di mura intorno ad essa, un vero e proprio “castello”.  Un documento estremamente interessante dell’epoca è il cosiddetto “catastico di Ezzelino” (inventario delle terre sottoposte alla decima della Pieve di S. Giustina) redatto prima del 1256, dal quale si apprende che oltre 250 campi di terra appartengono alla “curia domini Ecelini”. Solo dopo la caduta di Ezzelino e la liberazione di Padova (1250) la guarnigione della Rocca si arrese, dopo un lungo assedio, alle truppe guelfe guidate da Azzo d’Este (1257).

Nominativi dei reggitori di Monselice dal 1237 al 1257 sotto la dominazione di Ezzelino da Romano

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
1237   Michele De Villa Pesce Paltanieri, comandante del presidio padovano, consegna la città ad Ezzelino da Romano
1249 (?)   Ruggero Da Nicastro Capitano imperiale
1256   Gerardo Paltanieri Essendo stata bandita una lega contro Ezzelino e volgendo le sorti al peggio, il capitano Profeta, che teneva i gironi superiori della rocca, corrotto dal marchese Azzo d’Este, gliela consegna, dopo aver accusato ingiustamente di tradimento i difensori presso Ezzelino, che li fa trucidare
1257   Marchione  

 

  1. Influenza di Padova ( sec. XIII e XIV) 

Dal 1257 Monselice (dopo la caduta di Ezzelino) è di fatto governata dal comune di Padova. In questo periodo Padova esercita una forte influenza sulla nostra città e ogni sei mesi  inviava a Monselice due podestà ai quali veniva corrisposto  un  salario di 200 lire, il più alto del territorio. Accanto a loro sedeva un commune consilium (liste di 60-80 “consiliarii”  per  il 1268, 1284), in parte esponenti del ceto nobiliare,  in  parte provenienti dalla buona borghesia. Vi era poi “l’arengo” o l’assemblea popolare dei “vicini et habitatores” (nel 1317 ben  664 votanti,  notai,  sarti, barcaioli, fabbri,  stuoiai,  cavallari,  facchini, etc.)  Nel 1308 la cancelleria del comune di Monselice contava già una novantina di registri contabili, giudiziari e legislativi, oltre a due libri di statuti e una quantità imprecisata di pergamene sciolte. Si compilavano registri, carte e pergamene per gestire la vita politica, la vita economica e quella privata, alcuni dei quali sono giunti fino a noi.

Negli statuti della città di Padova  di questo periodo troviamo precise indicazione riguardanti la difesa di Monselice. Il Podestà di Padova ordina “che nel castello di Monselice debbano stare due capitani, cioè un cavaliere che tenga un cavallo a spese del comune di Padova e un fante responsabile per il comune di tutte le armi dei soldati, con più di 25 anni il giorno dell’elezione, con due inservienti a testa, di età superiore ai 20 anni, scelti fra i custodi e 46 custodi di età superiore ai 20 anni, di cui 10 siano balestrieri con propria balestra buona, di corno, provvista di martinetto a scatto e con 25 frecce ciascuno. E che uno di detti capitani debba rimanere costantemente sopra la torre del castello, alternandosi con turni accordati fra di loro con 8 di detti custodi e due balestrieri. E ogni capitano riceva come stipendio per sé e per i due suoi inservienti 20 lire al mese ogni custode riceva 3 lire e ogni balestriere 3 lire e mezza ogni mese”.

 

Podestà dal 1259 al 1317

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
10.7.1259   Galvano “de Frata” Podestà – Monselice è restituita dalla Signoria Estese al dominio della Repubblica Padovana
1271   Manus  
12.9.1273   Enghelardi Alberto Podestà
20.4.1281   Hendrico Beco Podestà
1284   Albertino Vezato Podestà
17.4.1292   Ottone ‘a Lanza’ Podestà
1295   Enrigeto da Pontecorvo Podestà
1299   Guarini Iacobo Podestà
1299   Ariberto Galmarella Podestà
1300   Giovanni Cortusi Podestà
1300   Giovanni Di Leone Podestà
1301   Francesco Capodivacca Podestà
1301   Giovanni Da Vigonza Podestà
1302   Poalo Albrigeti Podestà
1302   Chizoni Lemizo Podestà
1303   Da Codalunga Antonio Podestà
1303   Pedelegno Marsilio Podestà
1303   Galmarella Ariberto Podestà
10.6.1303   Ziliolo da S. Vito Podestà
22.2.1304   Vitaliani Palamidesio Podestà
3.8.1304 13.12.1304 Rogati Alessio Podestà
1305   Manfredi Guido Podestà
1305   Malizi Iacobo Podestà
6.1.1305   Ziliolo da S. Vito Podestà
3.11.1306   Ziliolo da S. Vito Podestà
1306   Pinogre Podestà
1307   Schinella Doto Podestà
1307   Zambon Polafrisana Podestà
1308   Pantaleone Tadi Podestà
21.12.1308   Antonio da Lio Podestà
4.1.1312   Aicardino da Villa del Conte Podestà
23.4.1317   Rolando Da Piazzola Podestà

 

  1. La conquista Scaligera (1317-1338)

Il trecento è un secolo di lotte infinite e Monselice data la sua posizione militare viene coinvolta in tutte le più accanite operazioni militari. Le pause tra una guerra e l’altra, non permettono quasi mai una ripresa completa del tessuto economico sociale. Nel 21 dicembre 1317 Monselice fu conquistata (per tradimento) dalle milizie scaligere senza colpo ferire. Lo stesso Cangrande vi soggiornò nel 1319 facendo eseguire importanti  lavori di fortificazione. Dopo due assedi: il primo dei Padovani (1329), il secondo del duca d’Austria (1324) – entrambi senza esito – Ubertino da Carrara conquista Monselice il 19 agosto 1338.

Podestà dal 1317 al 1338

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
21.12.1317   Bressano Buzzaccarini Podestà di Padova –  Cangrande della Scala, durante la guerra contro Padova, entrato nel borgo di Monselice grazie alla complicità di un tavernaio veronese chiamato Maometto, dopo cinque giorni di assedio ne conquista la rocca
       
1320   Bonifacio Da Poiana Podestà, potestas (degli Scaligeri)
1331   Bonifacio Paltanieri Podestà, potestas (degli Scaligeri)
1332   Bonifacio Da Poiana Il capitano della fortezza era Pietro da Imola
       
1337 1338 Pietro dal Verme Funzionario –  Lungo assedio causato da  Marsilio da Carrara, divenuto signore di Padova, che tenta più volte, ma invano, di conquistare Monselice.
       

 

  1. I Carraresi a Monselice (1338-1405)

Della dominazione Carrarese ricordiamo che nel castello di Monselice furono imprigionati alcuni componenti della stessa famiglia: Jacopino da Carrara per 12 anni dopo il colpo di stato (1355) del nipote Francesco (Cortusi, Chronica, 143)  e  Nicolò (1374) per 21 anni, sino alla morte, per aver partecipato ad una congiura contro Francesco il Vecchio (Gatari, Cronaca, p. 135). Nel periodo carrarese si registra una crescita demografica, 3600 uomini atti alle armi di cui 750 a cavallo nella parata delle milizie (1397) organizzata da Francesco il vecchio (Gatari, Cronaca, p. 457).

 

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
1338   Fiorello da Lucca Ubertino, il successore di Marsilio, continua nell’impresa. Dopo un anno di resistenza i cittadini gli aprono le porte, mentre la Rocca, difesa per gli Scaligeri da Fiorello da Lucca, continua a resistere. Infine i soldati consegnano la Rocca tradendo Fiorello, che viene trucidato.
1369     Francesco Petrarca fissa la propria dimora ad Arquà, dove soggiornerà, tranne brevi intervalli, fino alla morte nel 1374. E’ probabile che in quegli anni visiti i Carraresi nella Rocca di Monselice.
1373     Vi sono rinchiusi Jacopo e Bonifazio da Carrara, abate di Praglia, che avevano congiurato per uccidere Francesco il Vecchio e il Novello e porre Marsilio sul trono di Padova.
1388     Durante la guerra contro Gian Galeazzo Visconti Conte di Virtù i Carraresi perdono la Signoria di Padova e anche Monselice, che Gian Galeazzo dà in feudo ad Alberto d’Este.
1390     Francesco Novello riconquista il trono e il possesso di Monselice
       
1400   Giovanni Vunder Podestà
1402   Giovanni de Gundert  
1403   Giovanni de Gundert  
1405   Luca da Lion Monselice, che durante la guerra tra Venezia ed il Novello ha sempre tenacemente resistito, cade ancora una volta per tradimento. Carlo Zeno, comandante delle truppe veneziane, corrompe il comandante della Rocca Luca da Lione. Questi, dopo aver incendiato le munizioni, col pretesto che è oramai impossibile resistere, lascia Monselice ai veneziani.

 

7 – La dominazione veneziana (1405-1797)

I primi anni del XV secolo si svolge l’ultima guerra tra Padova e Venezia che termina con la caduta della signoria carrarese. Anche la città di Monselice fu subito inglobata nel territorio della Repubblica di Venezia. Il territorio padovano fu diviso in 7 podesterie: Montagnana, Monselice, Cittadella, Piove di Sacco, Camposampiero, Castelbaldo, Este; e in sei Vicarie: Conselve, Anguillara Veneta, Teolo, Arquà, Mirano e Oriago. Il documento più importante di questo periodo e il privilegio rilasciato dal doge Michele Steno il 30 aprile 1406 e più volte riconfermato nei secoli successivi. Da esso derivò per Monselice, oltre al rispetto dei suoi statuti comunali, ampia autonomia civile e criminale e una mite imposizione fiscale. In questo periodo la città fu governata da un podestà inviato direttamente da Venezia per 16 mesi e scelto dal senato esclusivamente tra i suoi patrizi. Il podestà era affiancato da una piccala “familia” di funzionari da lui scelti estranei all’ambiente locale. Tra questi segnaliamo il cancelliere, un notaio, un “collaterale” con compiti di polizia giudiziaria. Nel 1510 un incendio provocato dalle truppe Francesi distrusse l’archivio comunale e con esso gli statuti. Per quarant’anni l’amministrazione dovette regolarsi sugli statuti di Este, ma la confusione e i soprusi, che si erano creati nella composizione del consiglio, spinsero il Senato veneziano ad emanare nuove disposizioni, che regolassero il funzionamento dell’organo amministrativo locale. Il primo giugno del 1560 sono state stabilite le nuove norme: i consiglieri dovevano essere 40, compresi i rappresentanti delle ville sparse nel territorio (Moralediemo, San Bartolomeo, Marendole, Stortola, Vanzo, Vetta e Pozzonovo). i consiglieri uscenti avrebbero eletto ogni anno quelli nuovi; ogni famiglia poteva eleggere un solo membro.

Il fatto che i consiglieri uscenti eleggessero quelli nuovi è assai importante, favoriva di fatto una chiusura politica verso i nuovi ceti emergenti e i popolari e determinava la formazione di una ristretta cerchia di uomini di potere. Nel ‘500 si forma un’oligarchia, composta non più da nobili, ma da notai, dottori in legge, medici, commercianti e piccoli proprietari terrieri. Essi si spartiscono le competenze dei diversi uffici comunali, assicurandosi i compensi dovuti per gli incarichi; gestiscono i beni del comune, anche se in modo disinvolto e con gravi conseguenze per la finanza locale. I consiglieri rimanevano un anno, dopo di che il consiglio uscente eleggeva quello nuovo, in questo modo era scontata la rielezione di quasi tutti i consiglieri uscenti, tranne qualcuno debole politicamente. Con questo meccanismo elettorale si afferma pian piano anche l’ereditarietà dei seggi comunali.

I deputati “ad utilia” erano eletti in numero di tre ed avevano il compito di assistere il podestà nelle sue funzioni, sia pure all’inizio con poteri molto limitati all’interno dell’amministrazione, superando i consoli, che erano un ricordo puramente formale delle antiche libertà comunali. Sono i deputati, e in alcuni casi accanto a loro i consoli, ad essere delegati dal consiglio comunale a stipulare contratti d’affitto, di livello e compravendita di terreni comunali.  La responsabilità, che essi hanno, li porta ad accumulare su di loro un potere non indifferente, tanto che alcuni consiglieri rinunciano ad altri incarichi pur di essere eletti deputati.

Ma ciò che veramente domina la vita politica ed amministrativa della città è il dissesto finanziario, che contrassegnò la politica della comunità di Monselice. La Serenissima attraverso il Senato e il capitano di Padova intervenne ripetutamente e detta sempre nuove misure per tentare il salvabile. Per non gravare ancora di più il bilancio di Monselice, il capitano di Padova è invitato a non applicare sanzioni alla comunità suddetta per la riscossione dei debiti ormai cronici. Nuove decisioni vengono prese, perché il Consiglio della Comunità torni ad un regolare funzionamento. Dopo la concessione fatta nel 1699 di poter eleggere due rappresentanti per famiglia, il Senato veneziano nel 1707 protrae la concessione per altri 10 anni, perché potesse essere completato il numero di 40 consiglieri.

Se nel ‘500 e per buona parte del ‘600 non c’erano state difficoltà ad eleggere i 40 consiglieri, ora sembra, che, di fronte alle enormi difficoltà finanziarie da risolvere, pochi siano i disponibili ad occupare le cariche pubbliche. La realtà è a dir poco grottesca, tanto che nel 1712 il Senato veneziano si rivolge nuovamente al podestà di Padova (e non di Monselice) per comunicare nuove soluzioni adottate per risolvere il problema. Viene concesso un indulto di 15 anni per favorire l’entrata nel Consiglio della Comunità di un terzo membro per famiglia. Tuttavia nell’assegnare gli uffici comunali sarebbero stati esclusi i parenti di 1° e 2° grado. Nel caso di mancanza di vecchie famiglie sarebbero stati ammessi all’elezione coloro che dimostrassero di dimorare a Monselice da lungo tempo e il cui padre non avesse esercitato alcuna “arte mecanica”. A questo punto Venezia, pur di vedere qualcuno in Consiglio, fa concessioni oligarchiche, che in tempi passati mai avrebbe fatto. Nonostante ciò nel marzo del 1718 interviene nuovamente e ordina al podestà di Monselice, Domenico Venier, che il Consiglio della Comunità, ridotto a 20 membri, ritorni al numero legale di 40. Nel maggio dello stesso anno viene ribadita la decisione di far entrare un terzo membro per famiglia, pur di far funzionare dignitosamente l’organo amministrativo locale. Le famiglie più in vista sono restie ad assumersi responsabilità sempre più grandi e a tentare di sanare il deficit pubblico. Per avere denaro con cui pagare le tasse alla camera fiscale di Padova nel 1714 si prospetta di portare i beni della comunità al Monte di pietà.

Dopo l’ennesima denuncia del disordine regnante nel Consiglio della Comunità e dell’abuso di cariche da parte di alcuni suoi membri nel 1724, a partire dal 1725 sono i comuni, che compongono la comunità di Monselice, a dimostrare la loro insofferenza verso il malgoverno della classe politica monselicense. Essi protestano per il tentativo di ripartire con loro le tasse imposte da Venezia, e per un controllo più efficace sulle rendite della Comunità, tale da prevenire abusi e favorire il pagamento dei debiti in costante aumento. Negli ultimi anni del secolo la comunità di Monselice, soffocata dai debiti e dal “giogo” imposto dalla dominate – da sempre in guerra contro i Turchi, aspettò con ansia l’arrivo delle truppe di Napoleone che avviarono un processo democratico che dopo qualche anno riuscirà ad unire l’Italia sotto un’unica bandiera. L’ultima volta che si riunisce il consiglio comunale è stato il 29 gennaio 1797 per deliberare il tradizionale compenso al podestà Nicolò Balbi.

 

INIZIO

FINE

NOMINATIVO CARICA E NOTE
1405      
       
1410   Cristoforo Donà Podestà 21 gennaio 1410-5 novembre 1410 Pergamene n.46-49  Archivio del Museo etnografico di Stanghella
       
1416   Zaccaria Grimani Ricordato nelle pergamena n.9 del 16 gennaio 1416
1416   Vittorio Barbaro Podestà, Pergamena n.9 del 16 gennaio 1416
1417   Ludovico Pisani  
1420   Marin Sanudo  
       
1434   Carlo Zorzi Il 5 agosto 1434 il podestà tenta una conciliazione sulle valli da pesca a Pozzonovo. ASP, Pergamene diverse, n. 910;
1438   Girolamo Zorzi Monselice Venezia p.28
1448   Andrea Querini Da Gios, Monselice p. 237
       
1450   Francesco Pizzamano Podesta, BCP,  ms. BP. 1640 ( 8 giugno 1450, Gios 246)
1450   Alvise Marin Podesta, BCP,  ms. BP. 1640 (24 dicembre 1450, Gios p.246)
1452 1453 Bertucci Loredan Podesta, BCP,  ms. BP. 1640
1454   Alessandro da Pesaro Podesta, BCP,  ms. BP. 1640 (26 agosto 1454, Gios p,248) e (14 marzo 1455)
1454 1455 Lorenzo Zorzi Podesta, BCP,  ms. BP. 1640
       
       
1470   Giulio Bolani  
       
1480   Giulio Bolani  
       
1483   Sebastiano Zantani  
       
       
1487   Piero Antonio Marcello Pretore. Viene citato il 12 gennaio 1487, Da Gallo p.204;
1499   Giovanni Paleologo  
1501   Foscarini (?) Francesco Bottaro
6.6.1508   Gasparo Nadal Il  6 luglio scappa all’arrivo del marchese di Ferrara, alleato di Massimiliano D’Austria
21.7.1508   Pietro Gradenigo Il 21 luglio arriva il nuovo podestà
1509   Pietro Gradenigo, Galeazzo Gagliardo Durante la guerra per la Lega di Cambrai il Castello subisce gravi danni il 16 agosto.
1509   Marco Marcello Nell’ottobre arrivano di nuovo i veneziani
1510     Le mura sono rotte in due punti e la piazzaforte capitola sotto i francesi nel mese di luglio
1511   Bortolo Magno, Stefano Magno, Alvise Michiel, Marco Antonio Manolesso  
1513   Marco Antonio Manolesso Il castello è “ruinato” dalle artiglierie di Alfonso I d’Este.  Podestà, pergamena n.70 del 13 febbraio 1513
1514   Pier Alvise Barbaro Nel 1514 Monselice viene incendiata e saccheggiata dagli Spagnoli
1518   Girolamo Querini  
1520   Lunardo Soranzo  
1522   Girolamo Donato, Andrea Barbaro, Giovanni Polo, Andrea Barbaro  
1523   Vincenzo Marcello,  Girolamo Donato, Pietro Zorzi,  
1526   Antonio Loredan, Sebastiano Barbo, Pietro Zorzi,  
1527   Sebastiano Barbo  
1528   Marco Marcello  
       
       
20-01-1530   Domenico Diedo Podestà, pergamena n.93 del 20 gennaio 1530
28-5-1531   Andrea Gradenigo Podestà
12-10-1532   Andrea Mocenigo Podestà
21-2-1534   Stefano Trevisan Podestà
29-6-1535   Lorenzo Bragadin Podestà
8-10-1536   Vito Morosini Podestà
3-6-1537   Girolamo Balbi Podestà
16-10-1538   Luigi  Zorzi Podestà
14-10-1540   Giambattista Calbo Podestà
26-6-1541   Camillo Calbo Podestà
29-10-1542   Francesco Querini Podestà
20-1-1544   Baldassare Priuli Podestà, pergamena n.266 del 10 marzo 1545
19-4-1545   Alvise Bono Podestà, pergamena n.105 del  1546
18-10-1546   Lorenzo Dandolo Podestà
6-12-1547   Benedetto Trevisan Podestà
7-4-1549   Giovanni Costantino Nani Podestà
10-8-1550   Gaspare Lolino Podestà
**1550   Sebastino Querini Podestà, pergamena n. 269 del 16 maggio 1550 (?)
21-10-1551   Francesco Malipiero Podestà
21-12-1552   Zaccaria Corner Podestà
7-5-1554   Paolo de Mezzo Podestà
24-9-1555   Marc’Antonio Giustiniani Podestà
18-2-1557   Francesco Zen  Podestà
22-5-1558   Melchiore Canal Podestà, pergamena n. 282 del 4 giugno 1558
8-10-1559   Natale de Mezzo Podestà, pergamena n.273 del 28 ottobre 1560
2-3-1561   Marc’Antonio Rimondo Podestà
14-6-1562   Girolamo Zorzi Podestà
**1562   Candiano Bollani Podestà, pergamena n. 281 del 22 ottobre 1562 (?)
30-11-1563   Antonio da Molin Podestà, pergamena n. 278 del 15 maggio 1564
5-5-1566   Vittorio Michiel Podestà, pergamena n. 280 dell’8 maggio 1566
8-9-1567   Trojano Bolani Podestà, pergamena n. 285 del 26 agosto 1568
1568   Antonio Da Molino, Melchiore Canale, Giovanni Modestino de Ferraris  
       
9-1-1569   Santo Contarini Podestà, pergamena n. 286 del 1569 del 25 febbraio 1569
5-6-1570   Giovanni De Mezzo, Angelo Memo Podestà, pergamena n. 290 del 15 gennaio 1571
16-9-1571   Stefano Michiel Podestà
18-2-1573   Benedetto Trevisan Podestà
27-4-1574   Corner Girolamo Podestà
31-8-1575   Andrea Diedo Podestà, pergamena n. 292 del 31 gennaio 1574
**1577   Pietro Pasqualigo Podestà, pergamena n. 299 del 19 maggio 1577
11-5-1578   Donato Alessandro di Giulio Podestà
**1580   Angelo Memo Podestà, pergamena n. 297 del 5 luglio 1580
**1581   Marino Salomon Podestà, pergamena n.298 del 29 aprile 1581
1583   Benedetto Trevisan Podestà
**1584   Giacomo Malipiero Podestà, pergamena n. 299 del 13 settembre 1584
1586   Giovanni de Ripa  
27-9-1587   Donato Alessandro di Pietro Podestà
**1588   Alessandro Donà Podestà, pergamena n.313 del 22 marzo 1588
19-2-1589   Avogaro Caludio, Giovanni De Ripa Podestà
4-7-1590   Nicolò Duodo Podestà, pergamena n. 305 del 29 maggio 1591
8-9-1591   Gio.Alvise Minotto Podestà
25-10-1592   Marino Minio Podestà, pergamena n. 306 del 15 gennaio 1594
27-2-1594   Antonio Michiel Podestà
25-6-1595   Andrea Zorzi Podestà
13-1-1597   Pietro Alvise Barbaro Podestà
8-3-1598   Pizzamano Alvise Podestà
11-7-1599   Minotto Vincenzo Podestà
30-11-1600   Bembo Andrea Podestà
24-3-1602   Bembo Pietro Podestà
1604   Andrea Minotto Podestà, pergamena n.167 del 22 novembre 1604
1606   Giacomo Minotto  
**1612   Marco Molin Podestà, pergamena n.307 del 24 giugno 1612
1-1-1613   Andrea Minotto Podestà
1-5-1614   Andrea Boldù Podestà
22-9-1615   Girolamo Zorzi Podestà
15-1-1617   Donato Tommaso Podestà
13-5-1618   Alvise Zorzi Podestà
**1619   Girolamo Malipiero Podestà, pergamena n. 309 del 4 maggio 1619
12-9-1619   Giacomo Vitturi Podestà
17-1-1621   Andrea Boldù Podestà
17-5-1622   Alessandro Badoer Podestà
29-10-1623   Angelo Bembo Podestà
23-3-1625   Gio.Francesco Pasqualigo Podestà
12-7-1626   Tommaso Pizzamano  Podestà
21-11-1627   Pietro Boldù Podestà, pergamena n. 312 del 24 ottobre 1628
**1628   Jacolo Zancarolo Podestà, pergamena n.314 del 12 gennaio 1629
18-3-1629   Girolamo Malipiero Podestà morì in carica
22-6-1629   Giacomo Zancariol Podestà
23-10-1630   Nicolò Duodo Podestà
21-4-1632   Giovanni Orio Podestà
11-9-1633   Giovanni Zorzi Podestà
7-1-1635   Bartolomeo Zen Podestà
8-5-1636   Gio. Silvestro Zane Podestà
24-9-1637   Benedetto Boldù Podestà, Ducale che accetta la contribuzione di 500 ducati per finanziare la guerra contro i Pirati, 21 dicembre 1638
1638   Alessandro Donato  
7-2-1639   Francesco Barbaro Podestà, pergamena n. 315 del 21 dicembre 1838
3-6-1640   Giovanni Francesco Balbi Podestà, pergamena n. 317 del 7 giugno 1641
4-11-1641   Marino Baldassare Podestà
19-2-1643   Gio.Maria Bembo Podestà
31-7-1644   Pietro Paolo Avogaro Podestà
31-10-1645   Melchiore (Marco) Zen Podestà, pergamena n. 327 del 13 gennaio 1646
28-2-1647 **6-10-1647 Giovanni Andrea Basadonna Podestà morì in carica; pergamena n. 320 del 24 maggio 1647
6-1-1648   Marco Lippamano Podestà -Consegnata la carica dal camerlengo di Padova, pergamena n.188 del 19 gennaio 1648
21-3-1649   Paolo Benzon Podestà, pergamena n. 328 del 21 luglio 1650
24-7-1650   Giacomo Querini Podestà. Il 24 giugno 1651 arrivano le reliquie dei martiri da Roma
4-12-1651   Alvise Barbaro Podestà
**1652   Luigi Barbaro Podestà, pergamena n. 334 del 9 agosto 1652
18-4-1653   Bragadin Nicolò Podestà
13-9-1654   Alvise Priuli Podestà, pergamena n. 329 del 4 luglio 1656
9-7-1656   Alvise Bembo Podestà mori in carica
12-7-1657   Roberto Valzer Podestà, pergamena n. 335 del 27 luglio 1658
8-11-1658   Barbaro Marc’Antonio Podestà
13-3-1660   Badoer Alvise Podestà
7-10-1661   Minio Alvise Podestà
3-12-1662   Lorenzo Pasqualigo Podestà
29-3-1664   Zorzi Andrea Podestà
27-7-1665   Antonio Semitecolo Podestà
6-12-1666   Alvise Minio Podestà
17-5-1668   Marc’Antonio Corner Podestà
18-8-1669   Ferro Girolamo Podestà, pergamena n. 194 ; 23 marzo 1671
167o   Domenico Mocenigo  
25-1-1671   Angelo Barbaro Podestà
25-4-1672   Pizzamano Ludovico Podestà
30-8-1673   Girolamo Barozzi Podestà, pergamena n. 339 del 18 agosto 1674
7-1-1675   Barbaro Camillo Podestà
6-5-1676   Priuli  Andrea Podestà
12-9-1677   Gritti Bartolomeo Podestà, pergamena n. 340 del 13 agosto 1678
26-3-1679   Zorzi Alvise Podestà
22-5-1680   Zen Melchiore Podestà
4-10-1681   Semitecolo Francesco Podestà
2-2-1683   Bartolomeo Zen Podestà
3-6-1684   Barozzi Giambattista Podestà
7-10-1685   Francesco Balbi Podestà, pergamena n.341 del 26 ottobre 1686
6-2-1687   Lorenzo Priuli Podestà, pergamena n. 342 del 18 giugno 1687
5-6-1688   Nadal Marino Podestà
13-10-1689   Barbaro Camillo Podestà
22-5-1690   Federico Marin Podestà, pergamena n. 344 del 17 febbraio 1691
1-10-1691   Corner Nicolò Podestà
29-1-1693   Giacomo Barozzi Podestà, pergamena n. 345 del 7 maggio 1693
28-5-1694   Barbaro Andrea Podestà
21-4-1695   Baseggio Giambattista Podestà
16-5-1696   Longo Vincenzo Podestà
14-7-1697   Bembo Giacomo Podestà
22-11-1698   Alessandro Minio Podestà, pergamena n. 197 del 18 gennaio 1698
17-3-1700 2-9-1700 Zorzi Marco Podestà morì in carica
**1701   Alessandro Minio Podestà, pergamena n. 199 del 9 Aprile 1701
6-3-1702   Marco Coldumer Podestà, pergamena n.201 del 3 Agosto 1702
20-6-1703   Baffo Natale Podestà
27-10-1704   Priuli Alvise Podestà
27-2-1706   Minio Bartolomeo Podestà
6-7-1707   Marco Antonio Venier Podestà, pergamena n.202 del 24agosto 1707
5-11-1708   Lorenzo Pizzamano Podestà
13-3-1710   Giambattista Balbi Podestà, pergamena n.203 del 22 gennaio 1711
21-7-1711   Gaetano Orio  
23-11-1712   Marino Zorzi Podestà, pergamena n.204 del 30 gennaio 1712
23-11-1712   Antonio Rumieri  
23-3-1714   Domenico Contarini Podestà, pergamena n. 205 del 15 novembre 1714
30-7-1715   Nicolò Corner  
**1715   Domenco Contarini Podestà, pergamena n. 207 del 31 agosto 1715
12-12-1716   Domenico Venier Podestà, pergamena n.209 del 24 marzo 1718
9-4-1718   Benedetto Balbi Podestà, pergamena n. 331 del 19 giugno 1719
17-8-1719   Gabriele Rumieri Podestà
17-12-1720   Marino Zorzi Podestà, , pergamena n.216 del 25 luglio 1721
18-4-1722   Gio. Carlo Zorzi Podestà
23-8-1723   Nicolò Corner Podestà, pergamena n.217 del 12 ottobre 1724
31-12-1724   Francesco Barozzi Podestà
8-5-1726   Tommaso Antonio Querini Podestà
15-9-1727   Canal Girolamo Natale Podestà
15-1-1729   Gio. Pietro Zorzi Podestà
24-5-1730   Giacomo Antonio Barbaro Podestà
1-10-1731   Benedetto Balbi Podestà
1-2-1733   Marino Badoer Podestà
1-6-1734   Barbaro Marco Podestà
30-10-1735   Zorzi Giacomo Pietro Podestà
11-2-1737   Zane Antonio Podestà
18-6-1738   Balbi Francesco Podestà
25-10-1739   Giuseppe Barbaro Podestà, pergamena n.230 del 4 febbraio 1739
25-2-1741   Gio. Pietro Barozzi Podestà
3-7-1742   Antonio Dolfin Podestà
3-11-1743   Giambattista Balbi Podestà
10-3-1745   Domenico Zen Podestà
17-7-1746   Girolamo Alberto Barbaro Podestà
25-11-1747   Diego Corner Podestà
1-4-1749   Girolamo Foscarini Podestà
31-7-1750   Alberto Rumieri Podestà
30-11-1751   Alvise Corner Podestà
4-4-1753   Giovanni Balbi Podestà
11-8-1754   Vincenzo Longo Podestà
10-12-1755   Giuseppe Balbi Podestà
9-4-1757   Gio. Pietro Barozzi Podestà
17-8-1758   Bernardo Barbaro Podestà, pergamena n. 234 del 15 marzo 1759
23-12-1759   Rigo Condulmer Podestà
23-4-1761   Pietro A. Riva Podestà
22-8-1762   Balbi Nicolò Podestà
21-12-1763   Corner Antonio Agostino Podestà
21-4-1765   Agostino Dolfin Podestà
29-8-1766   Antonio Maria Dolfin Podestà
29-12- 1767   Barbaro Simone Podestà
29-4-1769   Antonio Zorzi Podestà
5-9-1770   Barbarigo Riva Podestà
6-1-1772   Macantonio Semitecolo Podestà
14-5-1773   Antonio Balbi Podestà
14-9-1774   Antonio Agostino Corner Podestà
14-1-1776   Simone Barbaro Podestà
14-5-1777   Pietro Antonio da Riva Podestà
21-9-1778   Giorgio Balbi Podestà
28-1-1780   Angelo Barbaro Podestà
28-5-1781   Benedetto Balbi Podestà
5-10-1782   Francesco Contarini Podestà
4-2-1784   Giorgio Barbaro Podestà
3-6-1785   Giorgio Balbi Podestà
2-10-1786   Giovanni Domenico Vanier Podestà, pergamena n.242 del 28 luglio 1787
**1788   Giacomo Corner Podestà, pergamena n. 243 del 22 aprile 1789
**1789   Nicolò Pizzamano Podestà, Registro delle deliberazioni del consiglio comunale
**1790   Giacomo Corner Podestà, Registro delle deliberazioni del consiglio comunale
**1791   Nicolò Pizzamano Podestà, Pergamena n. 244 del 13 Agosto 1791
10-2-1792   Marco Da Riva Podestà, Pergamena n. 245 del ..1792
18-6-1793 1794 Cattarino Balbi Podestà, Pergamena n. 246 del 20 luglio 1793 – Podestà, pergamena n. 247 del 26 luglio 1794
**1795   Rocco Antonio Corner Podestà, Registro delle deliberazioni del consiglio comunale
25-2-1796   Nicolò Baldi (ultimo podestà veneziano) Podestà, Registro delle deliberazioni del consiglio comunale; L’ultimo consiglio comunale porta la data del 29 gennaio 1797.


8 – L’arrivo dei Francesi e degli Austriaci (1797-1815)

La ventata rivoluzionaria della rivoluzione francese arrivò a Monselice con otto mesi di ritardo e precisamente il 30 aprile 1797 quando le truppe francesi al comando del generale Le Hoz innalzarono in piazza l’albero della libertà, acclamato con il consueto tripudio di folla. L’arrivo dei francesi segnò l’inizio di un quindicennio di alterne occupazioni militari che iniziarono con il trattato di Campoformio che sancì la cessione del Veneto all’Austria. La sequenza dei passaggi dei diversi governi è la seguente:

  

DOMINAZIONE
INIZIO FINE NOTE
francesi 30 aprile 1797 17 ottobre 1797  
austriaci 17 ottobre 1797 20 giugno 1798  
francesi 20 giugno 1798 5 aprile 1801 Pace di Luneville
austriaci 5 aprile 1801 dicembre 1805  
francesi dicembre 1805(*) novembre 1813 Regno Italiano
austriaci novembre 1813 10 luglio 1866  

 

(*) Nel 1809 si ebbe brevissima parentesi austriaca

 La sconfitta di Lipsia segnò la fine della dominazione francese e il ritorno, per la quarta volta, degli austriaci che rimarranno a Monselice per 53 anni.

 

Responsabili dell’Amministrazione comunale

1801 Vengono ricordati tre deputati: Carlo Ghirotto, Pasquale Ghirotto  e Vincenzo Bellotto 11 Febbraio1798 data del primo consiglio Comunale convocato da Wallis Ciambellano

 

 

REGNO ITALIANO   (1805 – 1813)  (Francesi)

 
       
1808 1812 Giacomo Ghirotti Podestà provvisorio del Regno Italiano sotto la dominazione Francese. Il primo consiglio comunale ha avuto luogo il 28 maggio 1808, Libro dei consigli
       
         

9 – Il regno Lombardo-Veneto (1815-1866)

Con la pace di Vienna il Veneto fu unito all’Austria formando il regno Lombardo Veneto. Il governo austriaco impose la figura commissario distrettuale di nomina regia con il compito di vigilare sugli atti del consiglio comunale e del podestà. Malgrado tutto nel 1815 si svolse il primo consiglio comunale dell’età contemporanea. In questo periodo Monselice conta quasi 8.000 abitanti. Tra le novità di questo periodo dobbiamo ricordare grossi mutamenti nella organizzazione territoriale decretati dal governo austriaco che limitarono notevolmente l’estensione del comune di Monselice. La località Pozzonovo fu costituita in comune autonomo, la contrada Monte Cuco fu aggregata a Baone, mentre Vanzo di San Pietro Viminario, Villa di Vanzo e Leva passarono al comune di San Pietro Viminario. Nel 1834 è stata rivista l’anagrafe istituendo un apposito ufficio con il compito di seguire l’andamento della popolazione che risultò composta da 2.096 famiglie di cui solamente 652 erano nel centro della città.

Nel 1861 l’Austria sforzandosi di accedere alle idee liberali che andavano imponendosi in tutta Europa e specialmente per togliere almeno in parte qualche motivo di agitazione nel suo impero, con patente del 26 febbraio istituì la Rappresentanza dell’Impero, sorta di parlamento, formato da deputati nominati in ciascuna provincia da elettori scelti dai Consigli Comunali. Molti dei quali colsero anche questa occasione per mostrare all’Austria che la annessione al Piemonte era semplicemente rimandata e che le sorti del Veneto non erano state segnate a Villafranca. Su 844 Comuni del Veneto solo 420 votarono. E’ di quell’anno il divieto fatto ai dipendenti comunali di portare la barba considerata segno di liberalismo. Pure in quell’anno si proibisce ai Comuni veneti di partecipare alla commemorazione del VI centenario della nascita di Dante che si preparava a Firenze divenuta capitale provvisoria del Regno d’Italia.

Sindaci, podestà e deputati dal 1812 al 1865

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
1812 1817 Antonio De Pieri Sindaco
1817 1819 Lorenzo Santarello Deputato
1919 1921 Antonio Brunelli Deputato
1821 1824 De Pieri Giobatta Deputato
1824   Carlo Avancini Deputato
1844 1845 Marco Santarello Deputato
1845   Carlo Ghirotti  
1848   Giacomo Salviti (Comitato provvisorio: Giacinto Bianchi Buggiani, Carlo Borso, Antonio De Pieri, Giacomo Salviati, Antonio Brunelli, Luigi Crescini, Natale Coppa, Giuseppe Giraldi) Deputato
1849 1854 Giacomo Salviati Deputato
1854 1861 Spaziani Dioniro Deputato-podestà
1861 1864 Antonio De Pieri Podestà
1864 1866 Tortorini Giovanni Antonio Podestà
1865   Antonio De Pieri  

 

10 – Regno Italiano (1866-1946)

Il 9 luglio gli austriaci abbandonano Rovigo facendo saltare i ponti sull’Adige e sul Gorzone. Il giorno dopo nel pomeriggio arrivano a Rovigo 32 lancieri del nostro esercito ed il giorno successivo il generale Cialdini comandante del IV Corpo di Armata. Quello stesso giorno il V Squadrone dei lancieri Vittorio Emanuele, comandato dal Capitano Delio Delù,  su di un ponte improvvisato fatto accostando tra loro i molini galleggianti trovati li intorno, aveva passato l’Adige a Boara, giunse a Monselice. Lo seguivano altri due squadroni di quel reggimento ed altri due dei Lancieri Firenze. Le feste e le accoglienze ai liberatori si rinnovarono l’uno agosto quando per Monselice, proveniente da Rovigo, passò diretto a Padova il re Vittorio Emanuele II.  Con quale entusiasmo, con tale dedizione fu accolto dai Monselicensi i quali erano tutti alla stazione ferroviaria e lungo la via ferrata per ripetergli l’émpito del loro cuore la notte del 21 novembre quando passò proveniente da Padova e diretto a Rovigo. Nei giorni 21 e 22 ottobre ebbe luogo il plebiscito per la annessione al Regno d’Italia. Si ebbero nel distretto di Monselice 7250 voti favorevoli, negativi e nulli nessuno.

Per il 25 novembre ed il 3 dicembre furono convocati i collegi elettorali per la nomina del deputato del collegio di Este – Monselice. Riuscì eletto il cav. Paolo Lioy.

L’anno dopo in occasione del genetliaco del Re si rinnovarono le manifestazioni di gioia. Campane a stormo dall’alba a notte; lapidi commemoranti il plebiscito, la liberazione, il Re, l’esercito; pontificale in Duomo; somministrazione ai poveri di sussidi; illuminazione delle case con lampioni e candele; fuochi artificiali in campo della fiera; benedizione e consegna della bandiera alla Guardia Nazionale alla quale il Comune aveva donate 116 divise. In questo tempo l’agricoltura, principalissima ricchezza e risorsa di Monselice, fa progressi importanti sia per l’attiva, intelligente fatica degli agricoltori che adottano e studiano sempre migliori sistemi di produzione, sia pei perfezionamenti che i vari consorzi di bonifica portano allo scolo delle acque delle terre e dei loro comprensori. La coltura estensiva si trasforma in intensiva: i pascoli scompaiono ed i terreni divengono tutti arativi.

Si sopprime il sistema del maggese per cui il terreno si teneva incolto anche per qualche anno; alle piantagioni vecchie ed improduttive (salici) si sostituisce quella del gelso che alimenta l’allevamento del baco da seta; la vite che era lasciata crescere per gli alberi disordinatamente, viene potata con criteri razionale ed educata a festoni sostenuti dagli alberi e da pali. La produzione di questa aumenta e diviene una delle principali tanto che, sottraendo al baco da seta molta mani d’opera, cagiona il declino di questa produzione. Il 1852 per viticultori fu anno di grave danno e di maggiore preoccupazione per la comparsa dell’”oidium” che non si sapeva come combattere.

Scompare l’aratro di legno, compaiono le prime macchine agricole, i concimi chimici, si selezionano le sementi, si alleva razionalmente il bestiame. In tal modo aumenta il prodotto unitario delle granaglie, la dotazione del bestiame bovino per ettaro a danno, dell’allevamento ovino che costituiva una particolarità dell’agro Monselicense. Erano quelle di Monselice pecore di razza eccellente; avevano una grande fama per la quantità e qualità si della lana che della carne prodotta. Vivevano e prosperavano grazie l’esistenza del “pensionatico”.

Pari passo con il migliorare dell’agricoltura migliora il tenore di vita della popolazione; scompaiono malaria e pellagra; viene debellato il brigantinaggio che per tutta la prima metà del 1800 con recrudenscenze più o meno violente, aveva serpeggiato per le nostre campagne alimentato non solo dalle incessanti scorrerie di milizie straniere, di continui mutamenti politici che avevano tolta ogni disciplina ma anche dalla grande miseria che non trovando sollievo spingeva ad ogni eccesso.   I “casoni” poco alla volta si sostituiscono con case coloniche. Nel 1881 il Comune approva di concorrere nelle spese per la costruzione della ferrovia Monselice Legnago. Era fallito il progetto di un tronco ferroviario con Chioggia proposto nel 1871 e nel 1872 il Comune, preoccupato del danno che avrebbero risentito vetturali e carrettieri, aveva, secondo le sue forze combattuta la proposta di istituire un servizio di trazione a vapore per le strade provinciali, avanzata da una società inglese. Vero che la locomotiva Thompson venuta a Monselice per una prova, aveva fatto brutta mostra di se perché a un bel momento non seppe più andare né avanti né indietro!

La notizia dell’assassinio del Re Umberto ebbe una eco profonda nel cuore di Monselice che volle onorare la memoria del Re Buono deliberando uno speciale sussidio all’Asilo Infantile, la collocazione di una lapide e facendo celebrare una solenne funzione religiosa in Duomo.

Nel novembre del 1911 l’Italia dichiara guerra alla Turchia e muove alla conquista della Libia. Conquista che con l’assicurare alla Nazione quello che restava di libero dal dominio delle potenze europee della costa mediterranea dell’Africa, consentirà in seguito all’Italia quella maggior libertà di movimenti che le permetterà la conquisa dell’Impero facilitata dal possesso del Dodecanneso. Il patrio Consiglio i 28 novembre di quell’anno si fa interprete presso la Maestà del Re e il generale Caneva comandante delle nostre truppe, dei sentimenti augurali e di orgoglio della cittadinanza, mentre la minoranza consigliare costituita da socialisti criticarono l’intervento militare.

Il giorno 20 gennaio 1918, nella villa di Lispida prendeva stanza S. M. il Re con il suo quartier generale e vi restava fino al 7 luglio dell’anno successivo. Il quel periodo Lispida fu sede di convegni politici e militari. Di lì partirono gli incitamenti alla resistenza, lì ebbe vivo alimento la fede nella vittoria, ricorda con enfasi il Mazzarolli. Nella grande guerra Monselice ebbe 274 caduti, degnamente ricordanti nel monumento in marmo, opera del prof. Paolo Boldrin, inaugurato nel gennaio del 1926 su la piazza intitolata alla Vittoria e per esso creata.

Con cuore pieno di ansiosa e fidente speranza, Monselice segue le discussioni che si tengono a Parigi alla conferenza per la pace; si aspettano le decisioni che daranno alla Patria i nuovi confini e le assegneranno nel mondo il posto che col sacrifico di tanti suoi figli, il lutto di tante famiglie, la distruzione di tante ricchezze, s’era acquistato. Il dolore fu pari al disinganno. Il 6 gennaio 1919, facendosi interprete del sentimento della popolazione, il Consiglio comunale inviava un telegramma al Ministro degli Esteri, Sidney Sonnino ed al Sindaco di Fiume rivendicando il diritto di quella italianissima città di segnare la propria sorte secondo le proprie italiane aspirazioni.

Così Fiume rispondeva il 19 gennaio: “Il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume ringrazia il Consiglio Comunale di Monselice per la solenne affermazione d’amore e di fede. La nostra città è fiera delle attestazioni di nazionale solidarietà che continuamente le pervengono da ogni parte dell’Italia e non fosse altro che per questo coro solenne di voci sorelle, non fosse altro che per questo empito fraterno di affetti, essa sarebbe lieta di avere tanto trepidato, tanto sofferto. Ma la sua passione, il suo ardore, ma la sua ansia d’Italianità non possono estinguersi in questo pensiero; ma essa chiede a gran voce ancora, finchè il suo grido, il suo appello non saranno accolti dal Convegno delle genti umane: Italia, Italia, Italia”.

Nel gennaio del 1920 per il bisogno di far fronte in modo continuativo alle domande di lavoro che incessantemente erano rivolte al Comune da lavoratori disoccupati, furono studiati da una Commissione nominata dal Comune, i mezzi per dar vita a qualche industria. Purtroppo una ventina d’anni addietro per la miopia degli amministratori pubblici era stato ostacolato il progetto di fondare a Monselice uno stabilimento, si temette la rarefazione della mano d’opera agricola per cui difficile e sommamente costoso divenisse la coltura dei campi! La Commissione si radunò, discusse, propose idee che al Comune costarono disinganni e spese tanto più gravi perché furono in definitiva inutili e, peggio, crearono nella popolazione amare illusioni ! Non è con i voti di una Commissione col denaro di un Comune che si può dar vita ad industrie ! Ma le necessità premevano Si deliberano lavori senza alcun piano organico e si eseguiscono senza mezzi andando incontro a debiti che causarono dopo pochi anni una situazione economico-finanziaria veramente penosa, soffocante !

Capitò a Monselice quello che su per giù accadde in ogni altro Comune d’Italia in quel torno di tempo. Le masse operaie reduci dalla guerra, caddero in breve in dominio di pochi sobillatori che in nome di concezioni politiche utopistiche – quando c’era la buona fede -; asiatiche quando c’era la volontà dell’inganno, le aizzavano contro uno stato di cose che non reagiva e lasciava correre confidando in un avvenire migliore che non si curava di creare e realizzare.

Contro una tale situazione insorse un pugno di giovani che spinti dall’istinto più che dalla dottrina non poterono vedere, senza sentirsi rodere il cuore, minacciata ogni giorno la libertà di lavoro, minacciati ad ogni momento dall’esaltazione di qualche malvagio i raccolti frutto di un anno di attenta opera, il bestiame, le cose, la stessa incolumità personale, soprattutto vilipeso, calpestato il patrimonio più sacro coltivato e custodito nel loro cuore: quello della Famiglia, della Patria, della Fede!  Da prima divisi, un po’ alla volta si unirono in piccoli gruppi per sostenersi gli uni con gli altri, forti solo del buon diritto e di audacia.

Alcuni, quasi per attingere ad una fonte più alta che non fosse l’immediata difesa, quasi per bisogno di una gerarchia cui obbedire e di una disciplina che li legasse si iscrissero al Partito Nazionalista.

A Monselice calavano i più accesi propagandisti sovversivi della provincia. Le loro concioni intessute di male provocano dapprima atti di violenza non gravi fin che non trovano la giusta reazione che scoppia il 1 ottobre del 1920 quando gli agricoltori che rientravano in paese dopo essersi sostituiti ai contadini scioperanti che avevano disertato anche le stalle sono fatto segno a contumelie, sassate e percosse. Un piccolo gruppo perduta la pazienza corre alle case, si arma dei fucili da caccia, si sparano da una parte e dall’altra dei colpi, si hanno tre feriti.

Il giorno 21 aprile 1921 si istituisce il Fascio Monselicense: Segretario l’avv. Agostino Soldà. Due anni dopo Monselice ed il suo fascio ottengono il maggior premio che mai potessero sperare. Il 1^ giugno 1923 il Duce accetta la cittadinanza onoraria che il Consiglio Comunale, tra le acclamazioni del popolo Gli conferisce. Monselice andrà sempre orgogliosa di avere potuto tributare l’omaggio della propria gratitudine al duce degli Italiani, Lui presente, ed associerà la rimembranza di quella fausta giornata ai suoi ricordi più cari.

Nel plebiscito di adesione al Regime indetto il 24 marzo 1929 i voti favorevoli furono 2380, quelli contrari 89, i nulli 8.  Il 4 aprile 1927 il primo Podestà Fascista assumeva le sue funzioni. Tra le opere opere pubbliche realizzare ricordiamo: la sistemazione delle strade interne ed esterne già ridotte in condizioni di abbandono assoluto; l’esedra cimiteriale, pensata e in massima progettata fin dal 1898, allargate con la demolizione di portici od edifici ingombranti le vie Tortorini, Battisti, Littorio (Roma) e S. Filippo. Nuove scuole elementari furono costruite per le frazioni di Lispida e S. Cosma. Nuovi Camposanti per le frazioni di Lispida e di San Bortolo. La Signora Margherita Tortorini donò  all’asilo Infantile la sua villa (ora sede comunale)  mentre il senatore Vittorio Cini erigeva il Solario e ristrutturava il pericolante Castello medievale dotandolo di mobilia dei secoli XIV, XV, XVI e di  una rara biblioteca di incunaboli nel palazzetto cinquecentesco di via Duomo che sorge avanti il Castello; buon tratto delle vecchie mura medievali, già mascherate ed offese da brutte e misere casupole è stato rimesso in luce.

 

INIZIO FINE NOMINATIVO CARICA
1866 1872 Antonio De Pieri Sindaco
1872 1888 Giovanni Pertile Sindaco
1888 1895 Alvise Tortorini Sindaco
1895 1898 Giovanni Giovanni Sindaco
1898   Girolamo Morello Sindaco
1899 1900 Conte Oddo Arrigoni degli Oddi Sindaco
1900   Commendator Puozzo Commissario Prefettizio
1900 1905 Conte Alberto Balbi-Valier Sindaco
1905 1907 Conte Oddo Arrigoni degli Oddi Sindaco
1907 1908 Alvise Tortorini Sindaco
1909   Ferruccio Carrara Commissario Prefettizio
1909 1912 Francesco Giuseppe Viganò Sindaco
1912   Giuseppe Atti Commissario Prefettizio
1913   Vallini Sindaco
1913   Conte Carlo Ettore Arrigoni degli Oddi Sindaco
1914 1919 Marchese Taino Bonacossi Sindaco
1919   Marchese Cesare Saibante Commissario Prefettizio
1920   Antonio Pivetta Commissario Prefettizio
1920 1925 Conte Leopoldo Corinaldi Sindaco
1925   Nunzio De Giorgio  Commissario Prefettizio
1926   Gino Sartori Commissario Prefettizio
1927   Giuseppe Petich Commissario Prefettizio
1927 1943 Annibale Mazzarolli Podestà
1943 1945 Bruno Barbieri Podestà
       

 

11- LA LIBERAZIONE E IL GOVERNO DEL CLN

Nella mattinata di domenica 29 aprile 1945 patrioti armati e cittadini affol­lano la piazza del Municipio. Il Comitato di Liberazione Nazionale a mez­zo del sig. Mattei Arturo prima e del sig. Pogliani Goffredo poi invita alla calma, alla concordia, alla fiducia nei capi, assicurando che sarà fatta giu­stizia di tutti i reati fascisti. Anche il pomeriggio di domenica 29 trascorre tranquillo tra la esultanza della popolazione per la raggiunta liberazione dai tedeschi e la conseguita libertà politica. Alle ore 18 il Comitato interviene in Duomo ad una funzione religiosa di ringraziamento. Lunedì 30 aprile 1945, alle ore 10 arriva il Governatore inglese (J. Kitson Harris Major C.A.O. Monselice – A.M.G. Eighth Army) il quale prende contatto col Comitato di Liberazione, fa esporre dal poggiolo le bandiere inglese ed americana ai lati di quella italiana, fra gli applausi della folla, e fa pubblicare i bandi che disciplinano provvisoriamente tutte le attività civili. Nel pomeriggio il Sig. Governatore, J. Kítson Harris Major, emana il seguente decreto di no­mina del Sindaco e della Giunta Municipale composta da: Pogliani Goffredo quale facente funzione di Sindaco aiutato dal Vice Sindaco Masiero Antonio Demo-Cristiano – Giunta:  Gio­rio Luigi, Comunista – Scarparo Spartaco, Comunista – Sturaro Giuseppe, Comunista – Vernacchia Mario, Democristiano – Simone Leo­nardo, Partito d’Azione – Mattei Arturo, Socialista. Successivamente riceve i componenti della nuova Amministrazione Comunale ai quali ri­volge le istruzioni per l’avviamento della nuova vita civile. Il 21 settembre 1945 Pogliani si dimetteva dalla carica, ufficialmente per motivi di lavoro, per essere sostituito dal compagno di partito Giovanni Ziron in conformità a quanto stabilito dall’esecutivo della locale sezione del PCI. Nello stesso giorno veniva votato pro-sindaco Arturo Mattei in attesa di una nuova costituzione dell’amministrazione comunale di Monselice.

Subito dopo il 19 ottobre 1945 sulla base di un decreto del Prefetto di Padova G. Sabadin, d’intesa con il Governo Militare Alleato, veniva nominato sindaco Giovanni Ziron,

I  sindaci della  Liberazione

 

INIZIO
FINE
NOMINATIVO
CARICA E PARTITO DI RIFERIMENTO
1/5/1945 18/10/1945 Goffredo Pogliani Sindaco, PCI
19/10/1945 22/3/1946 Giovanni Ziron Sindaco, PCI
23/3/1946 20/9/1946 Antonio Masiero Sindaco, DC

 

12 – LA  REPUBBLICA  ITALIANA (1946-

Il 2 giugno 1946 veniva a soluzione il problema istituzionale col referendum tra monarchia o repubblica e si tennero le prime elezioni a suffragio universale maschile e femminile con libertà garantita e rispettata, per un’Assemblea Costituente. Il referendum assegnava 12.700.000 voti a favore della Repubblica contro 10 milioni e 700.000 per la monarchia, non senza contestazioni degli sconfitti: esso non veniva accettato da Umberto II (al trono dal maggio 1946 in seguito all’abdicazione del padre), che però finiva per cedere all’intimazione del governo di lasciare il Paese. Per Monselice dalle schede elettorali emerse il seguente risultato: iscritti 9862; votanti 9009 pari al 91,35%  

Monarchia 4.095 50,67 %
Repubblica 3.987 49,33 %

nulle 112 e 815 bianche. Un risultato controcorrente rispetto all’andamento nazionale che però si spiega con la presenza del re a Monselice nel 1923 e durante la prima guerra mondiale.

 

SINDACI DAL 1946 AL 2019

 

INIZIO
FINE
NOMINATIVO
CARICA E PARTITO DI RIFERIMENTO
21/9/1946 9/1/1948 Giuseppe Bovo Sindaco DC
10/1/1948 19/9/1949 Giovanni Gazzea Sindaco DC
20/9/1949 23/3/1954 Giuseppe Bovo Sindaco DC
24/3/1954 26/11/1960 Massimiliano Andolfo Sindaco DC
27/11/1960 8/2/1968 Antonio Valerio Sindaco DC
9/02/1968 26/7/1975 Mario Balbo Sindaco DC
27/7/1975 20/7/1977 Giuseppe Trevisan Sindaco DC
21/7/1977 22/6/1980 Giampietro Dalla Barba Sindaco PCI
23/6/1980 18/11/1982 Lorenzo Nosarti Sindaco DC
19/11/1982 18/7/1985 Carlo Vitale Sindaco DC
19/7/1985 10/10/1988 Learco Vettorello Sindaco DC
11/10/1988 25/5/1995 Gianni Baraldo Sindaco DC
26/5/1995 20/6/1999 Antonio Bettin Sindaco PDS
26/6/1999   —  2009 Fabio Conte Sindaco FI
 —–  2009   Francesco Lunghi Sindaco FI