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I conti Corinaldi di Monticelli sperimentano nuovi tipi di vigne

I vigneti di Lispida

Assai importante per la viticultura monselicense (e non solo) è stata l’attività del conte Augusto Corinaldi, grande imprenditore padovano ( I Corinaldi si insediarono a Monticelli nel 1792 acquistando dalla Serenissima le proprietà del clero a Monticelli  – uno di loro  Leopoldo è stato anche sindaco di Monselice 1920-’24 –  In breve tempo Augusto Corinaldi acquistò il monte di Lispida e l’omonimo laghetto e costruì l’attuale villa a forma di castello sui resti di un antico monastero dedicato a Santa Maria. Molta attenzione pose nello scavo di una nuova cantina direttamente nelle rocce del monte sino a portarla a circa 2000 metri quadrati, capace di contenere ben 30.000 ettolitri di vino (una delle più grandi cantine storiche del veneto). I Corinaldi si dedicarono appassionatamente alla produzione di vino introducendo nella zona euganea tecniche enologiche d’avanguardia. In particolare adottarono la tecnica del francese Guyot (oggi largamente utilizzata) che consiste nel lasciare poche gemme in grado di produrre poco vino, ma di ottima qualità. Augusto deluso dalla diffusione di tanti vitigni minori, scarsamente produttivi e probabilmente portatori di gravi malattie produttive e sanitarie, nel 1870 decise di importare nella zona di Monticelli di Monselice, presso la sua azienda Lispida, alcuni vitigni stranieri a elevate prestazioni, quali i Cabernet (Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Carmenère), il Riesling italico e inoltre il Syrah e Sauvignon blanc, dopo averli testati in un vigneto comparativo, diventato leggendario.
Dimostrando ancora una proverbiale lungimiranza, decise oculatamente di collocare il Riesling italico (Wälsch Riesling) in un podere di collina e i Cabernet in zona pedecollinare, attorno al Monte Lispida. Questa sua scelta la si può considerare come uno dei primissimi esempi di intelligente zonazione antelitteram. (Da  “La vite nel paesaggio dei colli euganei” p.91). 

 

Villa Italia a Lispida