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Il movimento futurista di Monselice

Palio di Siena, Forlin

GRUPPO FUTURISTA  A   MONSELICENSE

Il futurismo è un’avanguardia storica di matrice totalmente italiana. Nato nel 1909, grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, il futurismo divenne in breve tempo il movimento artistico di maggior novità nel panorama culturale italiano. Si rivolgeva a tutte le arti, comprendendo sia poeti che pittori, scultori, musicisti, e così via, proponendo in sostanza un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte. Anche a Monselice verso la metà degli anni Trenta nasce un gruppo futurista che prederà il nome di  “Savarè”, animato dai pittori Corrado Forlin e Italo Fasolo (poi Fasulo) e sostenuto da un trentina di aderenti. In questa pagine descriviamo le loro opere e la loro attività artistica utilizzando i documenti che gli eredi di Fasulo e Forlin gentilmente ci hanno concesso.  Maggiori informazioni nel saggio di Cristina Beltrami “Il gruppo futurista Savare alla biennale di Venezia”,  pubblicato nella rivista “Quaderni della donazione Eugenio Da Venezia”  [vai…] 

 CONCETTI GENERALE SUL FUTURISMO

Il futurismo è il primo movimento artistico che rompe decisamente con tutto il passato sostenendo di essere proiettato nel futuro. I suoi esponenti si collocano in posizione volutamente polemica, anzi provocatoria, nei confronti di ogni oppositore. Queste sono le idee affermate dal suo fondatore, Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto che diede origine al movimento, pubblicato a Parigi il 9 febbraio 1909. Il documento, violento e perentorio nel linguaggio, riprendendo in realtà un vecchio tema, quello della fede nel progresso scientifico, esalta la velocità della vita moderna e, per conseguenza, la macchina, che, con il motore, moltiplica le forze dell’uomo inebriandolo di potenza. Per questa ragione centro del futurismo è Milano, la città simbolo del lavoro industriale, che, soprattutto a partire dagli inizi del secolo, vede sorgere o ingrandirsi nuove officine e si espande urbanisticamente oltre i limiti tradizionali. Il futurismo infatti è un inno alla modernità, senza rendersi conto dei risvolti negativi di essa, del profitto capitalistico, dei pericoli insiti nella mitizzazione della macchina.  Il futurismo, nella mitizzazione del progresso, si ferma all’ammirazione esteriore per la potenza della macchina, per la grandezza del superuomo, in forma quasi esclusivamente estetizzante, decadente, retorica. Si spiega così l’esaltazione non soltanto di tutto ciò che è vitale, compresi i rumori, ma soprattutto dell’azione di per se stessa indipendentemente da ogni fine, dell’aggressione, della sopraffazione, della violenza, che esprimono la volontà vitalistica. L’ideologia futurista, indipendentemente dai risultati artistici, consiste dunque soprattutto nell’affermazione della superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è statico, il primo essendo destinato a travolgere il secondo, a modificarsi continuamente, a trasformarsi, ad avanzare nel futuro. Ciò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica (“Uccidiamo il chiaro di luna!”). Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete, e così via. Si spiega così, infine, accanto all’agghiacciante ed incredibile glorificazione della «guerra come sola igiene del mondo», la conclamata superiorità dell’Italia, dell’uomo sulla donna, la volontà di distruggere i musei, le biblioteche e le città – museo, come Firenze, Venezia o Roma, perché centri di conservazione statica.

L’adesione al futurismo coinvolse molte delle giovani leve di artisti, tra cui numerosi pittori che crearono nel giro di pochi anni uno stile futurista ben chiaro e preciso. Tra essi, il maggior protagonista fu Umberto Boccioni al quale si affiancarono Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà. Nei quadri futuristi, la velocità si traduceva in linee di forza rette che davano l’idea della scia che lasciava un oggetto che correva a grande velocità. Mentre in altri quadri, soprattutto di Balla, la sensazione dinamica era ricercata come moltiplicazione di immagini messe in sequenza tra loro. Così che le innumerevoli gambe che compaiono su un suo quadro non appartengono a più persone, ma sempre alla stessa bambina vista nell’atto di correre («Bambina che corre sul balcone»).

L’AEROPITTURA

L’aeropittura è una declinazione pittorica del futurismo che si afferma negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Essa è un particolare tipo di rappresentazione pittorica che, con l’imporsi dell’aviazione in Italia, si ispira al volo, del quale vuole esprimere le sensazioni dinamiche.   Questo genere è nato in un momento storico pervaso da un diffuso entusiasmo per le moderne conquiste della tecnica, è un’arte che si esprime secondo modalità e parametri codificati, di ispirazione modernista con chiara matrice futurista e con un’impronta tecnicistica che ne ridimensiona in parte il contenuto artistico. Il concetto legato alla rappresentazione della dinamica del volo interessa molti settori artistici; oltre alla pittura, la dinamicità influenza la poesia (con Marinetti, Folgore e Buzzi) e la musica (della quale si ricorda il primo progetto di “aeromusica” ad opera di Balilla Pratella: “L’aviatore Dro”).  Gli artisti di questa corrente sono giovani, ribelli e provocatori e i loro temi guida si vanno precisando nel corso degli anni venti per trovare infine una codificazione nel manifesto l’Aeropittura futurista.

Dal Manifesto dell’Aeropittura 1929) di: Balla, Benedetta, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini essi affermano:

Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo ed il formalismo accademico.  Disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione. Esaltare ogni forma di originalità anche se temeraria, anche se violentissima. Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile traccia di pazzia con cui si sferzano e s’imbavagliano gl’innovatori. Considerare i critici d’arte come inutili e dannosi. Ribellarci contro la tirannia delle parole: ARMONIA E BUON GUSTO, espressioni troppo elastiche. Spazzar via dal campo ideale dell’arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.  Rendere e magnificare la vita odierna, incessante e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. Siano sepolti i morti dalle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

e  inoltre:

“Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell’entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l’abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita. Volendo noi contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni d’arte, dichiariamo guerra risolutamente, a tutti quegli artisti e a tutte quelle istituzioni che, pur cammuffandosi di una veste di falsa modernità, rimangono invischiati nella tradizione, nell’accadentismo e soprattutto in una ripugnante pigrizia cerebrale.”

Alfredo G. Ambrosi, aeroritratto di Giovanni Caproni

Assai interessanti i concetti di ardentismo nella pittura futurista che animavano i pittori  [vai…]

IL FUTURISMO VENETO

Il “Futurismo veneto” è stato per anni l’ovvio richiamo all’opera di un piccolo gruppo di artisti quali Fortunato Depero, Renato Di Basso, Tullio Crali e Alfredo G. Ambrosi. Luigi Russolo, Roberto Marcello Baldessari, Leonardo Dudreville e Lucio Venna, pure di origini venete, avevano esercitato altrove la loro attività e, dunque, venivano normalmente riferiti ad altre aree geografiche. Sembrava che in questo lembo nord-orientale d’Italia il Futurismo non avesse attecchito più di tanto. Tale conclusione era però il frutto di una lettura superficiale e frettolosa degli avvenimenti artistici di quegli anni perché infatti, i cataloghi delle mostre dell’epoca testimoniavano la presenza di una nutrita schiera di fedeli marinettiani che, soprattutto nel decennio 1930 – ’40, avevano movimentato non poco le cronache artistiche locali e nazionali.

Marinetti e Forlin declamano aeropoesie a Padova

Il riorganizzatore è Carlo Maria Dormal e con lui si presentano Quirini De Giorgio, Ottorino Dalla Baratta, Peri (Giorgio Perissinotto), Lino Sgaravatti, il rodigoto Nello Voltolina ed il goriziano Tullio Crali. Dobbiamo ricordare altre personalità rappresentanti il Futurismo veneto, tra cui: Albino Siviero (detto Verossì), Nello Voltolina, Carlo Maria Dormal, Corrado Forlin, Italo Fasulo, Teobaldo Mariotti, Mario Menin, Umberto Maganzini e Quirino De Giorgio, ritenuti sicuramente meritevoli d’attenzione perché va loro riconosciuto uno spazio adeguato nell’ambito della storia del Futurismo tra le due guerre. L’impatto col futurismo nel Veneto fu traumatico e reca una data esatta: Venezia, 8 luglio 1910. Sulla gente che passeggia lungo il liston di piazza San Marco si abbatte una pioggia di manifestini che la brezza sparpaglia fin sui tavolini del Caffè Florian e sotto i portici delle Procuratie.

Lanciati dalla Torre dell’Orologio da Marinetti e dai suoi amici, recano stampato il proclama Contro Venezia passatista (datato 27 aprile 1910), che inveisce contro il senso del passato e l’immobilismo che la città lagunare suscita nell’animo dei futuristi. Incuriositi, i passanti li raccolgono e leggono, suscitando in loro diverse reazioni: sorpresa, sconcerto, sdegno, ilarità. A dire il vero il testo è inusitato: “Noi ripudiamo l’antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari…, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell’ imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo”; e più oltre: “Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi… Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture. Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobiliata”. Quell’8 luglio registra la prima provocazione futurista nei confronti del Veneto. E’ stata una provocazione stravagante, ma tuttavia salutare come può esserlo di solito una terapia d’urto. La storia del Futurismo veneto si svolge lungo gli anni del “ventennio” e attraversa tutta quell’area di avvenimenti al centro di frettolosi giudizi, arbitrarie cesure, fraintendimenti e preconcetti. Nel periodo fra le due guerre il Veneto partecipa a un vasto processo di trasformazione che gli consegnerà un volto moderno ma, per quanto riguarda le manifestazioni creative, sono ancora i fantasmi del passato a essere apprezzati dall’ufficialità. Da sottolineare è soprattutto il riscatto dell’area padovana, sinora oscurata dai poli trentino, veronese e giuliano, che s’impone per quantità e qualità dei ritrovamenti, e che rafforza nel suo complesso tutta l’area triveneta in modo tale da riproporla sotto nuova luce all’attenzione della critica. I centri dove si è sviluppata una maggiore attività futurista sono: Rovereto e il Trentino; Verona (con il gruppo futurista veronese); Padova e Monselice (con il gruppo Savaré); Venezia; Trieste e Gorizia.

Volantino pubblicitario del Gruppo monselicense Savarè

Volantino pubblicitario del Gruppo monselicense Savarè

IL FUTURISMO A MONSELICE

La rarefazione dell’attività futurista padovana, verso la metà degli anni Trenta è compensata dalla nascita di un gruppo futurista a Monselice: il “Gruppo Savarè”. Siamo nel luglio del 1936 quando Corrado Forlin e Italo Fasulo fondano il «Gruppo Futurista Savarè», cui di lì a poco aderiranno anche altri futuristi appartenenti a gruppi in via di dissolvimento in altre città italiane. Esso nasce quando ormai l’aeropittura, nata per suggerire nuovi “stati d’animo”, anche spirituali, grazie per l’appunto ad un “nuovo senso della visione”, si sta via via lasciando alle spalle le cosmiche e liriche visioni del mondo  visto dalla carlinga, per elevare a soggetto privilegiato dell’arte futurista di fine decennio proprio quel mezzo aereo che ora, invece, con i suoi bombardamenti, diviene portatore di morte. Siamo appunto al “Futurismo di guerra” al momento di massima esaltazione e compromissione con il regime.

Nel settembre del 1936 si tiene la prima mostra futurista per iniziativa di Corrado Forlin ed Italo Fasulo, che in seguito Marinetti, giunto in città solo nel dicembre, ribattezzerà Fasullo perché Fasolo risulta troppo provinciale. In quella visita il fondatore del Futurismo consacra ufficialmente il gruppo monselicense dedicandone la sezione alla memoria del tenente Gioacchino Savarè, uno sconosciuto futurista morto nella guerra in Africa orientale (nel Tambien) nel 1935. “I gennaio 1937-XV” è il titolo e presumibilmente anche la data del primo manifesto del Gruppo Savarè. Sottoscritto da Forlin, Fasullo e Riccardo Averini, in esso si propugna di voler «scuotere l’apatia, l’incomprensione, di Padova e in generale del Veneto».

A Maggio ha luogo a Monselice ed Adria la «II Mostra del Gruppo Futurista Savarè» , ancora limitata alle opere di Forlin e Fasulo. Nel Gennaio del 1938 si tiene sempre a Monselice la «III Mostra del Gruppo Futurista Savarè» oltre a Forlin e Fasulo vi partecipano anche Dormal, De Giorgio, Baldessari, Caviglioni, Pietrogrande, Grego, Valeri, Gagliardo e Scarso. Essa è il vero decollo nazionale del gruppo. La presenza di Dormal e De Giorgio è indicativa: essa, in altri termini, sta a significare la continuità con il gruppo padovano, un simbolico passaggio del testimone che sancisce così, ulteriormente, la vitalità del nuovo raggruppamento. L’esposizione diviene in seguito itinerante, passando ad Adria, Legnago e Cagliari ed ottiene consensi nazionali. Nell’agosto del 1939, il gruppo Savarè celebra i suoi tre anni di attività, il bilancio non può che essere lusinghiero. Riccardo Averini, “aeropoeta”, fa la storia del gruppo soffermandosi sulle opere di Forlin, di Fasullo e dell’adriese Leonida-Luigi Zen, che al gruppo risulta iscritto. Averini, già autore di buone poesie di carattere intimistico pubblicate presso Vallecchi nel 1936, ora si è convertito alla nuova poetica e ha fondato all’interno del “Savarè” una sezione prettamente letteraria. Alla serate poetiche troviamo Rolando Daines, Ferruccio Granzarolli e Corrado Forlin. Questi – aeropoeta e aeropittore – parla del dinamismo plastico di Boccioni, dell’architettura funzionale di Sant’Elia che è un’esaltazione del volo e della vita aerea; spiega il “vibratismo”che è la sua nuova concezione pittorica; afferma la necessità che l’artista sia anche politico «per una nuova arte dinamica, ottimistica, eroica, esaltatrice dell’impero». Ci sono anche poeti da fuori, iscritti al “Savarè”, come M. Muraro di Vicenza, che parla de “Il teatro sintetico futurista” o come A. Rebellato di Padova, che intrattiene sull’“aeropoesia imperiale” intesa come «sistema supremo della vita vissuta in attitudine spirituale».

Gli artisti monselicensi hanno partecipato anche alla quadriennale di Roma e a mostra collettive a Macerata e a Torino.  Nel Maggio del 1940 a Monselice Corrado Forlin pubblica il Manifesto dell’Ardentismo nella pittura futurista. Nell’Ottobre dello stesso anno si tiene la «VII Mostra del Gruppo Futurista Savarè». Le opere di Forlin, Fasulo e Zen, una sessantina in tutto, vengono esposte per le via della città e visionate dal Duce. La mostra in seguito viene trasferita a Padova, diventando l’ottava della serie, e si allarga con opere di Caviglioni. Viene pubblicato anche un catalogo  (Aeropoeti Aeropittori di Guerra) con vari scritti di Forlin, Fasulo, Averini, Goretti, Veronesi, Marcati, Giglioli e Morato.

Gli artisti monselicensi partirono per la guerra: Fasulo in Africa e in Spagna, Forlin per la Russia. “Ora ti scrivo dalla primissima linea, sono sorvegliato dal cecchino maledetto e divertito da un’orchestra di motori furibondi. Scrivi quattro righe a quei signori del Bo’ e dì loro che sono volontario con l’asma. Cerchino di imitarci, non di sfotterci.” Questa è l’ultima cartolina postale che Corrado Forlin inviò all’amico Serbo che porta la data 3 novembre del 1942.

In quel periodo ci si chiedeva come l’Italia potesse giudicare un gruppo di poeti e pittori capaci di andare a morire in guerra per amore della patria. Vi era morto Boccioni volontario nella Prima, vi morì il giovane Savarè di Monselice in Africa.  Morì in Russia Corrado Forlin, pittore e scultore e animatore del Savarè; morì Istria Italo Fasulo.

Corrado Forlin a sinistra e Fasulo il terzo a Monselice

I FUTURISTI MONSELICENSI ACCOLGONO IL DUCE

Il 10 ottobre 1940 Mussolini passò per Monselice per raggiungere Baone dove avrebbe dovuto assistere a una esercitazione militare. Dalla casa del Fascio al municipio, dai balilla alle massaie rurali, dai bambini ai militari, tutti furono impegnati per dare un aspetto festoso alla città. Anche i futuristi vollero essere presenti allestendo all’esterno della Loggetta e in piazza una mostra con le loro opere.

Uno striscione futurista accoglie il Duce

All’ingresso di Monselice una grandiosa “M” salutò l’arrivo del fondatore dell’impero. Alla Loggetta gli aeropoeti e aeropittori del gruppo futurista “Savare” vollero salutare il fondatore dell’impero con le loro “aero-pitture di guerra” e con grandi ritratti del Duce appesi su alcuni palazzi circostanti piazza Vittorio Emanuele e sulla torre civica. Un lungo striscione dava il benvenuto al Duce mentre le grandi tele di Corrado Forlin, Italo Fasulo e dell’adriese Leonida Zen costituivano la prima mostra aperta di aeropittura guerriera. Ma quello che colpì maggiormente i presenti fu il gigantesco “aeroritratto sintetico”, appeso alla Torre civica, che riproduceva il volto di Mussolini.

La torre civica con appeso il ritratto del Duce di Corrado Forlin
 Documenti e studi

Telegrammi inviati al Duce dove si parla dei futuristi monselicensi [vai…]

Lettera ai combattenti al fronte [ vai..]

Poesia del poeta monselicense Riccardo Averini [ vai…]

Saggio della prof. Giuseppina Dal Canton sul futurismo monselicense pubblicato nell’ opera Monselice nei secoli, curata da Antonio Rigon e pubblicata dall’editore Canova nel 2009 [vai..]

Molti documenti su futurismo monselicense sono consultabili presso il MART (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto)  [vai…]

NOTA  DI  CELSO  CARTURAN  SUL FUTURISMO SCRITTA NEL 1945

Monselice è stata sede privilegiata di un gruppo futurista che ha fatto parlare e fa parlare tuttora molto di sé; ed è per questo che abbiamo voluto regalare ai nostri lettori anche questo capitolo. Per riferire con esattezza notizie sulla costituzione e sulle manifestazioni di questo gruppo crediamo non esservi migliore modo che riportare integralmente un brano da un opuscolo di propaganda pubblicato alcuni anni orsono.  Nato a Monselice sotto la guida del poeta Marinetti come patriottismo rinnovatore, ardentismo fascista, solidarietà creativa, ricerca disinteressata, il Gruppo Futurista Savarè che vanta amici illustri come Cini, Di Suni, Orestano, Dessy, Canovai, Cimoroni, Buzzi, Corra, Viviani, con distribuiti innumerevoli scritti celebrativi, articoli di misurazione, centinaia di aeropoesie, aeropitture, enorme materiale di propaganda, glorificando Boccioni, Sant’Elia, Fillia in paesi e città del Veneto e Sardegna: Padova, Ferrara, Milano, Torino, Bologna, Gorizia, Cagliari, facendo presente alla coscienza contemporanea la necessità di un’artepoesia tutta per la Patria, tutta per la Vittoria, portando l’interesse di grandi folle oltre l’accademismo convenzionale statico ultracentenario, cervello-stanco, naturamorta, su su fino al credo mistico Arte Vita Arte Patria. Quattro delle undici grandi mostre d’aeropitture di guerra sono state dedicate rispettivamente ai Fanti dell’81° Reggimento Fanteria, ai battaglioni Volontari del Littorio, a Italo Balbo, a Nino e Manlio Savarè. Imponente quella aperta con grandi tele appese alle case e sulla torre civica di Monselice in onore del Duce che davanti ai suoi aeroritratti (6 metri per 4) esclamò compiaciuto: “Ecco il Duce futurista”. Dopo aver acceso l’animo popolare glorificando l’Italia Imperiale il suo Esercito il suo popolo in armi, i futuristi del gruppo Savarè, che il «Popolo d’Italia» ha definito idealisti fino all’assurdo, hanno chiesto il servizio alle armi dando contributo di valore, sacrificio con un caduto nella guerra di Spagna il C N. Inos Ferraro; Dainese e Gagliardo entrambi prigionieri di guerra in Africa Settentrionale. Fasullo volontario in Africa, un ferito, quattro studenti universitari volontari; Goretti e Paresci Crocerossine di guerra, due Ufficiali Paracadutisti, Averini Uff. Pilota da bombardamento, quindici mobilitati. Con i futuristi Averini, Caviglioni, Fasullo, Goretti, Magri, Marcati, Lia Pioli, Veronesi, Zen e le antiche futuriste Risemback, Ripa, Cerretta, Casotto, Baretto, i giovani studenti futuristi Albanesi, Allegri, F. Averini, Bezze, Bordin, Casotto, Ceoloni, Gurioli, Mazola, Ortolani, Piva, D. Pogliani, G. Pogliani, Rebeschini, Sgaravatto, B. Torre, Tosello, Valerio Valeri hanno fatto di Monselice la centrale futurista per la distribuzione di aeropoesie ai combattenti di Terra, Mare, Cielo perché:

1) vogliono portare nel cuore della guerra moltifronte italiano, potente contributo per una determinante spiritualità;

2) vogliono distribuire ai combattenti oltre Patria oltre Mare riconoscenza di popolo amici, artisti, poeti tenerezza, affetti basi saluti di pupe, fidanzate, mamme, spose, sorelle;

3) vogliono alimentare di problemi spirituali, immagini feconde e liete, sentimenti profondi e sani, il sogno e le attese, le ore tristi del Combattente, vogliono che per lui il silenzio si riempia di canto amico, il ghiaccio abbia brividi ardenti, i corpi esausti s’alimentino di vita

4) vogliono infiorare di poesia eroica, mistica, divertente, i passi, il fango, lo zaino, le fatiche, la trincea, i dolori, il corpo ferito, il cuore addolorato, la nuda tomba di tutti i soldati d’Italia

5) vogliono poetizzare l’eroico sforzo della macchina veloce, amica dell’uomo e determinante contributo alla Vittoria presto sicura.

Ogni Combattente Comandante di Forze Armate, Navi da Guerra, Sommergibili, Aeroporto, Squadriglia, Regg. Battgl. Carroarmato, Autoblinda, Trincea, Fante, Bersagliere, Camicia-nera, Alpino, Artigliere, Geniere, Guastatore riceverà le sue aeropoesie. Ogni ritrovo o Biblioteca Militare avrà le sue Aeropoesie, ogni ufficiale le legga ai suoi soldati; ogni Soldato le declami ai suoi compagni in terra in mare in cielo. Dal senso di queste righe il lettore potrà farsi una chiara idea di quel che siano state o siano le concezioni del nostro gruppo futurista. Noi aggiungeremo qualche altro appunto. Il gruppo è sorto il 1° luglio 1936 per iniziativa del monselicense Corrado Forlin, aero-pittore e aeropoeta. Per suggerimento di Marinetti esso prese il nome di «Gruppo Futurista Savarè» in memoria del futurista Nino Savarè, caduto in terra d’Africa, nel Tembien, alla testa dei suoi Ascari nella guerra per la conquista dell’impero etiopico. Coadiutore del Forlin nell’istituzione del gruppo fu il monselicense aeropittore Italo Fasolo che, per solennizzare il suo ingresso nel futurismo, cambiò il cognome in quello più poetico di Fasullo. Riportiamo un articolo che descrive la VII Mostra Futuristica inaugurata a Monselice nel settembre 1940, cioè nell’epoca in cui la nostra città ospitava i fanti dell’81° Reggimento Divisione Torino.

«Autorità civili e militari hanno onorato con la loro gradita presenza l’inaugurazione della mostra Futuristica di aeropittura guerriera, bene ordinata nella sala superiore della biblioteca comunale. La mostra conta una cinquantina di audaci e tenaci tele dei concittadini Corrado Forlin e Italo Fasullo. I giovani espositori, che la popolazione monselicense ha seguito nell’ascesa durante gli anni della loro intrepida e contrastata carriera, nelle loro tele combattono in nome di un’arte nuova e celebratrice dei recenti ed attuali fasti della patria. È questa la settima mostra in soli quattro anni, senza contare le serate di poesia e le conferenze in cui gli espositori hanno combattuto la propria appassionata battaglia a Monselice ed in altre importanti località della regione. Ha detto il camerata Riccardo Averini che il Forlin ed il Fasullo sentono e vivono come dipingono, volontari dell’audacia, insofferenti delle vie percorse, l’uno e l’altro senza maestri, formatisi con lunga quotidiana fatica e concretando quindi un’esperienza singolare. Terminando le sue brevi espressioni, il camerata futurista Averini ha così concluso: «Le poche note di presentazione con cui ho cercato di illustrare in succinto l’attività dei due artisti troveranno certamente conferma e consenso soprattutto da parte degli ufficiali qui presenti i quali, giovani dinamici comandanti, adusati alle fatiche, generosi prodigatori d’energie, potranno scoprire nei quadri qui esposti qualcosa della loro anima audace, serena, volitiva e sublime».

Il 19 settembre dello stesso anno ebbe luogo una seconda manifestazione futurista che così venne descritta dalla stampa:

Ieri la mostra di aeropittura guerriera, organizzata dal Gruppo futurista Savarè, è stata collaudata dall’annunciata manifestazione di aeropoesia di guerra in onore dei giovani volontari della GIl, alla quale manifestazione ha presenziato l’ecc. Marinetti, sansepolcrista ed Accademico d’Italia. Ufficiali, soldati e giovani volontari, con un imponente numero di cittadini, hanno assistito alle 18 in piazza Vittorio Emanuele II, nella quale erano esposte grandi opere di guerra, al discorso dell’accademico sul tema «I futuristi e la guerra» e alla dizione di aeropoesie. Erano sul palco, approntato sotto l’antica civica torre, assieme a Marinetti, l’ecc. il Prefetto, il vice federale, la medaglia d’oro Renato Zanardo, il sansepolcrista Mario Dessy, le autorità e gerarchie cittadine e gli artisti del gruppo: Maria Goretti, Riccardo Averini, Corrado Forlin, Italo Fasullo, Giuseppe Marcati e Francesco Averini. Dopo il saluto al Duce ordinato dal vice segretario federale, Marinetti ha parlato ricordando le prime esposizioni futuriste, le prime battaglie combattute sulle piazze e nei teatri ed il contributo dato dai futuristi per l’intervento nella guerra vittoriosa e per l’avvento del fascismo. L’Accademico ha poi illustrato l’attività fervida ed entusiasta degli aeropoeti ed aeropittori del gruppo Savarè. Del pittore Forlin, animatore e fondatore del gruppo, ha esaltato le opere più salienti, tipicamente audaci ed aviatorie e le opere del Fasullo, delle quali ha definito il carattere profondamente scientifico e guerriero. Dopo aver detto quanto profondamente incida il dinamismo aeropittorico guerriero nello spirito artistico del secolo e dopo aver auspicato un ‘arte italiana totale, audace e dinamica sempre ispirata alla macchina, all’aviazione ed alle guerre vittoriose, Marinetti ha inneggiato al Duce fondatore dell’impero. Le parole dell’Accademico sono state salutate da alte acclamazioni all’indirizzo del Duce. Hanno poi declamato: Forlin una lirica ispirata al gesto eroico del monselicense Renato Zanardo e dedicata alla memoria del caduto Lello Ravaglia; Giuseppe Marcati, aeropoesie «RO 37» e «Paracadutisti»; Maria Goretti, liriche «Fiamme nere» e «Bandiera d’Italia», esaltazioni dell’arditismo e Francesco Averini, lirica del fratello Riccardo «Trimotore ferito». Marinetti ha chiuso la manifestazione declamando con calore «La Mula di Batteria» del suo poema africano».

Corrado Forlin, Ecco il duce futurista, simbolo del gruppo “Savare'”
 Ai primi del settembre 1942, in via Cesare Battisti veniva inaugurata la nuova sede della centrale futurista per la distribuzione di aeropoesie di guerra. Però tale centrale ha avuto la durata di alcuni giorni soltanto. Sempre nel 1942, il 26 settembre fu tenuta presso la casa del fascio l’ultima manifestazione. Fu annunciata da avvisi così concepiti:
GRUPPO FUTURISTA SAVARÈ

MONSELICE

P. N. F.                                    O. N. D.

Teatro Casa del Fascio

26 settembre 1942 sabato, ore 21,30

FUTURISMO CONTRO BOLSCEVISMO

L’aeropittore Corrado Forlin esalterà la gloriosa figura di Mario Carli, poeta futurista, ardito legionario fiumano, sansepolcrista, annunciatore dell’idea imperiale, console generale di S. M. il Re. Lo studente universitario Decio Pogliani dirà su: La poesia e la pittura futurista contro il bolscevismo; lo studente universitario Nino Rebeschini declamerà il Poema dei Sansepolcristi di E T. Marinetti; lo studente futurista Ivone Bezze leggerà il manifesto dell’Impero — 1° maggio 1923 di Carli, Marinetti, Settinelli. Parteciperanno alla manifestazione reduci mutilati studenti universitari aeropoeti futuristi: Breda, Salgaro, Cardin, Albanesi, Masola, Ortolani, Sandonà, Maurizio da Conselve, Bordin, Allegri, Ceoloni, Gurioli, Casotto, Sturaro, Gelsi, Faggiotto, Mardegan, Torre, Zennaro, Valeri, Zanella, Sgaravatto, Scarso, Parisotto, Ferrato, Spinello, Baldon, Manfrinato, Scarparo, Pogliani, Azzalini, Tosello. La religione fu battuta in breccia dal decadentismo nella letteratura e dall’attivismo nella pratica. Attivismo: cioè nazionalismo, futurismo, fascismo.
FINE DEL GRUPPO SAVARE’
Alla fine del 1942 il gruppo Savarè subì le prime contestazioni a Monselice. I suoi avversari, costituitisi in vari gruppi denominati «Quattro di picche», «Mano nera» ed altri ancora, mantenendo l’anonimato iniziarono una campagna furibonda a base di caricature e di scritte che ne posero in ridicolo l’attività. Ne sono seguite lotte per scoprire gli affiliati ai gruppi avversari e vi sono state accuse e sospetti spesso degenerate in baruffe. È certo che le contestazioni portarono un certo disagio nell’attività del gruppo futurista Savarè, tanto più che proprio in quei mesi il capo futurista Forlin fu stato richiamato alle armi.
Maggiori informazioni: