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La cittadinanza onoraria a Mussolini

Durante i lavori di sistemazione della chiesa di Santo Stefano – maggio 2018 – è stata ritrovata una lapide che ricorda la concessione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Nulla di particolare però. Le maggiori città italiane compirono lo stesso gesto. Dai documenti di quel tempo ricaviamo la cronaca della giornata. 

Già il 30 maggio 1923, con molta inquietudine, il sindaco Corinaldi, avvertì i consiglieri comunali di non mancare la seduta del Consiglio Comunale prevista alle ore 14 del 1° giugno al momento del passaggio per Monselice di sua eccellenza Mussolini «per il caso che egli aderendo al desiderio espressogli accetti di recarsi in sala Garibaldi per ricevere il saluto dell’amministrazione». Il sindaco avvisò inoltre che «nell’eventualità che la fermata dell’illustre ospite non abbia luogo i signori consiglieri saranno avvertiti in tempo utile affinché possano assistere al passaggio».
Ed in effetti, il 1° giugno 1923 giunse a Monselice il capo del governo Benito Mussolini, su un’automobile scortata da un plotone di carabinieri e dalla milizia, guidata per l’occasione da Giovanni Alezzini, il più importante fascista padovano assieme a Calore. Ai lati della strada una gran folla, i vessilli delle varie associazioni, i maestri con le proprie scolaresche. Accolto con grandi onori in sala Garibaldi da tutto il consiglio comunale, gli venne offerta all’unanimità la cittadinanza onoraria. In piedi davanti al Duce il sindaco Corinaldi, capo delle camicie nere di Monticelli, dichiarò:
<< Signori consiglieri affinché la gratitudine, il saluto e la promessa siano consacrati in un atto pubblico che per il suo significato faccia fede dell’unanimità dei nostri sentimenti, la Giunta municipale si onora di sottoporre alla vostra approvazione il conferimento a Mussolini della cittadinanza onoraria >>.

Il Duce ringraziò e subito salì in macchina per la tappa successiva.