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La fiera dei Santi a Monselice

La fiera dei Santi si svolge a Monselice il 2 novembre di ogni anno. All’ombra della Rocca arrivano diverse migliaia di persone, che dalle prime ore della mattina fino a tarda serata si riverseranno nelle piazze e nelle vie del centro divincolandosi tra le banche di mercerie, di panini e dolciumi lungo via Argine Destro e le immancabili giostre del luna park in campo della fiera. Abbondano le degustazioni di prodotti tipici della tradizione locale e i consueti spazi riservati nel cuore del centro storico ai venditori ambulanti di castagne e mandorle tostate. «La fiera rappresenta il momento in cui Monselice mette in mostra il meglio di sé.  Alla sua riuscita infatti concorrono nel migliore dei modi tutte le anime della città, dall’amministrazione comunale alle associazioni di volontariato, dagli enti culturali alle attività produttive. È un’occasione di incontro e di aggregazione per l’intera comunità».

Scriveva lo storico Annibale Mazzarolli che nella sua opera ‘Monselice-notizie storiche’ pubblicata nel 1940, a pagina 101-‘2  “Francesco Duodo aveva ottenuto da Papa Innocenzo X l’autorizzazione di trasportare a Monselice nel Santuario delle 7 chiese i resti di quattro santi. Quelli di S. Anastasia furono dai Duodo destinati alla chiesa di S. Maria Zobenigo di Venezia gli altri giunsero a Monselice per via d’acqua il 24 giugno del 1651. Al di là del Catajo il convoglio che portava le reliquie venne incontrato da grandissima folla che seguì devotamente le barche. Con solenni cerimonie quelle spoglie furono portate al santuario collocate in appositi loculi. Fu tanto grande l’avvenimento  che venne deciso per poter contemporaneamente onorare le reliquie di tenere la celebrazione il giorno di Ognissanti e di trasportare a quella stessa data l’inizio della fiera annuale che da epoca immemorabile si teneva in altri giorni. Più tardi fu trasportata al 2 dello stesso mese. E’ per questo che il giorno della commemorazione dei defunti, giorno per tutti di speciale raccoglimento e nel quale la mente mestamente  va ai cari scomparsi, è invece per Monselice giorno di festa e di baldoria”.

 

LA FIERA DEI SANTI A MONSELICE

 La Fiera dei Santi, che si tiene a Monselice il 2 novembre, è una delle poche feste tradizionali che riescono ancora ad avere un richiamo fuori dell’ambito locale. Sono consuetudini secolari, legate a sentimenti di profonda religiosità popolare, che stentano fortunatamente a sradicarsi e che offrono l’occasione a tanti emigranti di ritornare ai loro paesi d’origine, di incontrarsi passeggiando su e giù davanti ai baracconi del tiro-bersaglio o tra una lunga fila di bancarelle che mettono in mostra per i bambini, sempre golosi, dolciumi, giocattoli e frutta di stagione. Un tempo ci si alzava alle prime ore della notte per accompagnare alla fiera il bestiame e presso il paese le strade erano piene di carretti, di cavalli e di asini. Ora il panorama è mutato, con le invadenti automobili e con una fiera che si sta trasformando, soprattutto grazie alla presenza e alle iniziative dell’artigianato locale.

L’Istituzione della fiera degli Ognissanti in Monselice risale certamente al Medioevo. Negli statuti di Padova troviamo la prima notizia certa, in un periodo in cui la città del Santo controllava anche Monselice appena uscita dall’influenza di Ezzelino da Romano.  Nell’anno 1275 il podestà Padovano Roberto de’ Roberti regolamentò le fiere sul territorio padovano. Ecco il testo delle sue disposizioni che riguardano, tra le altre, anche quella di Monselice: …..Stabiliamo che alle fiere di S. Prosdocimo e di S. Giustina si tengono in Prato della Valle siano posti due capitani con 40 custodi e non di più, i quali abbiano ciascuno 5 soldi al giorno. E non possano percepire lo stipendio per un periodo superiore ai sette giorni, e cioè nei giorni precedenti la festa, nei tre giorni seguenti e in quello della festa stessa. In questi sette giorni sono tenuti a risiedere continui nello stesso Prato e durante ogni notte almeno metà degli stessi facciano buona custodia. E alla fiera di s. Maria in settembre che si tiene nella piazza d’Este, alla fiera di tutti i santi che si tiene nella rocca di Monselice… si mandino solamente un giudice, un console, un notaio dei consoli, un notaio dei giudici del Palazzo e due cursori per ogni fiera. I predetti giudice e console ricevano ciascuno per stipendio dal comune 14 soldi soltanto per ogni giorno e possano condurre due cavalli con uno scudiero ciascuno. E i notai ricevano ciascuno 7 soldi al giorno con un cavallo a testa e altrettanto ciascuno dei cursori. E i predetti non possano venire pagati per più di cinque giorni. Da questa nota si apprende che nel 1275 la fiera degli Ognissanti era già in vigore ed era controllata dalla città di Padova che garantiva il buon funzionamento mandandovi per 5 giorni un giudice, un console e due cursori. Il commercio consisteva nella vendita di panni e di abbigliamento pesante per l’inverno. Possiamo supporre che vi partecipassero moltissimi forestieri provenienti dai paesi limitrofi.

Abbiamo visto che nel 1275 il Comune di Padova, sotto la cui giurisdizione gravitava pure il Comune di Monselice, emanò uno statuto in cui stabiliva di inviare propri funzionari deputati al mantenimento dell’ordine pubblico dovendo sovrintendere “ad nundinas omnium sanctorum que fiunt in insula de montesilice , alla fiera di tutti i santi che si tiene in località Isola di Monselice”, oggi Piazza XX Settembre. L’appuntamento mercantile, attivo quindi da tempo immemorabile, durava cinque giorni, due prima e due dopo a cavallo della specifica ricorrenza. L’importante, tradizionale appuntamento si è quindi rinnovato di secolo in secolo con alterne fortune sino ai nostri giorni, rafforzatosi nel 1791 con l’apertura ufficiale del Santuario d’Ognissanti detto anche Santuario delle Sette Chiesette. Papa Pio VI, con “breve” datato 21 gennaio 1791, aveva concesso la custodia del SS. Sacramento alla Capella di San Giorgio, dove erano collocati 25 “corpi santi” riesumati dalle catacombe romane accanto a moltissime altre “reliquie” dei santi più famosi di ogni tempo onorati dalla Chiesa Cattolica. L’inaugurazione, con solenni funzioni e processioni si protrasse per tre giorni, dal mattino del 14 agosto alla sera del 16, facendo poi coincidere di anno in anno il momento celebrativo più intenso con la ricorrenza novembrina. Il fatto è, di sicuro memoria d’uomo, l’avvio burocratico della Fiera monselicense coincide – quasi sempre – con il 2 novembre, data considerata quindi festa patronale della Comunità anche civile

Da una pergamena sappiamo che nel 1654 la durata della fiera venne prorogata di altri tre giorni. Ecco il testo: Franciscus Mulino dei Gratia Dux …..che alla fedelissima comunità di Monselice sia per l’autorità di questo consiglio concesso, che la fiera, che si fa ogni anno in quella terra il giorno di Ognissanti per giorni tre, si possa continuare per detto tempo e franca per altri giorni tre susseguenti a mezzo dacio, acciò col concorso in essa di panine et altro, possino quei sudditi provvedere a loro bisogni come umilmente supplicano, et ne sono stimati degno dalla grazia da quel podestà, dalli rettori di Padova, et revisori et regolatori sopra i dacii; dovendo i medesimi rettori di Padova stabilire quei capitoli et regole con quali si dovrà praticare la presente concessione da essere in ogni tempo osservata. Dal palazzo Ducale, settembre 1654.

 Nel 1731 una ducale invita il podestà di Monselice Antonio Barbaro ad relazionare sullo stato della fiera dei Santi in quanto un supplica della comunità di Monselice sollecitava la Serenissima ad attivarsi per ridare vitalità al tradizionale appuntamento di fine autunno. Il podestà dopo aver sentito come testimoni Donato Gultirollo (sartore), Angolo Fiorin (pittore), Giacinto Businari – Francesco Zabin – G. B. Chiodo (casolino) – Angolo Gabbiani (oste) rispondeva alla richiesta veneziana che la fiera era ridotta in stato “miserabilissimo”. Quasi come il solito mercato del lunedì, mentre da prima era in grande fama, perché vi concorrevano moltissimi forestieri da Asolo, Bassano, Castelfranco….

Qualche anno più tardi nel 7 gennaio 1737 la comunità di Monselice avanzava una nuova supplica per ottenere che la fiera fosse dichiarata “franca” essendo “scarseggiata di concorso” e “povera di mercanzie” tanto da sembrare un semplice mercato settimanale. Il 23 dello stesso mese il Doge Aloisi Pisani invita il podestà di Padova a relazionare in merito. Dopo i necessari accertamenti, Venezia acconsentì che la fiera dei Santi avesse una durata maggiore ( 8 giorni ) con franchigia di dazio. Ecco il testo della ducale del 17 luglio 1738.  conservata presso l’archivio storico del comune di Monselice si legge “Aloisius Pisani dei Gratia Dux Venete…sopra la supplica alla signoria nostra dalla comunità di Monselice in cui implora che si prorogata l’annua solita fiera a giorni 8 con intera franchigia in ogni giorno della medesima, che principia il dì d’ogni santi con oggetto di da ravviare il perduto commercio e per il vantaggio che ne sarà per risultare alla comunità medesima; si sono intese le giurata informazioni vostre e quelle di questo Magistrato de R.R. dell’entrade Publiche. Concorre perciò la benignità del senato ad accordagliene la grazia con la sola franchigia del dacio della mercanzia et a condizione che da essa comunità venghi supplito a qualunque bonificazione che fosse per pretendere il conduttore del dazio a tenore del costituto dei deputati che ingiunto ve uniamo in copia onde consolata nelle sue istanze per due giorni di più del solito, e dall’esenzione predetta ritragga dalla concorrenza del popolo il tanto desiderato profitto la comunità predetta”.

Ducale con la quale si concede che la fiera di Monselice si articoli su 8 giorni, duranti i quali non si pagava il dazio sulle merci (franca). 17 Aprile 1738
Ducale con la quale si concede che la fiera di Monselice si articoli su 8 giorni, duranti i quali non si pagava il dazio sulle merci (franca). 17 Aprile 1738

La fiera, quindi durava allora otto giorni ed era assai affollata, soprattutto nei primi tre, quando la mercé in vendita godeva di una completa esenzione dalle tasse. Negli anni successivi però la fortuna della fiera venne meno e si tentò in vari modi di risollevarla, concedendo, ad esempio, di introdurre in città e vendere senza pagamento di dazi il vino, purché si mescesse lungo le vie e le piazze per l’immediato consumo. È presumibile che tale iniziativa abbia avuto successo e che molti non si siano fatti pregare due volte per approfittare della vantaggiosa offerta speciale.

Manifesto a stampa del 17 Aprile 1738 relativo alla fiera dei santi
Manifesto a stampa del 17 Aprile 1738 relativo alla fiera dei santi

Tra alterne vicende si arrivò cosi alla metà dell’Ottocento. In questo periodo la fiera godeva di buona salute, tanto che si pensò di approntare una sede più ampia e confacente alle moderne esigenze. Nel 1859 quel terreno fuori Porta Padova, che tutt’ora si chiama campo della fiera, venne dalle pubbliche Autorità acquistato, riattato, spianato ed opportunamente piantato con una discreta alberatura. Quella della fiera dei Santi è d’ora in avanti storia recente. La sua importanza è andata comunque scemando. Dagli otto giorni si è ridotta a uno o due e incide assai poco nell’ambito dell’economia locale.

I  MERCATI  SETTIMANALI A MONSELICE

Il mercato fu sempre effettuato e si effettua tuttora il lunedì d’ogni settimana. Fu sempre considerato di grande importanza per tutto il monselicense. Tra le numerose carte d’archivio citiamo una ducale del 30 dicembre 1758 con la quale venne concesso di trasferirsi al martedì “l’antico solito mercato, solito convocarsi nel lunedì quando questo cade in giorno festivo per non distrarre il popolo dagli esercizi di pietà”. La prima notizia del mercato del lunedì la riporta  Marin Sanudo  nel 1483 : Moncelexe è uno castello situato sopra uno monte, con do ale vie gio’ di muro, et di li sopra è uno castello di muraglie, tondo et ben alto [ ] con uno pozzo in mezzo et una torre altissima; si va entro di sora per un ponte di legno, li è le municion qual è, et di soler in soler si va di sopra; la funtamenta di detta torre e grandissima, et fin la porta è di marmo.  [ ] a’ quattro porte aduncha [] questa terra di sotto è murada, l’acqua vi va intorno”  “La piazza e’ grande, e il mercato di luni; sono do loze: una  grande a piede del monte apresso lo palazzo del pretore et nuova”…

Il secondo mercato settimanale a Monselice cade il venerdì, esso è ora di secondaria importanza ma nei secoli passati doveva essere invece molto frequentato. Non si conosce quando sia stato istituito, ma sappiamo che nel 1553 il Doge dovette intervenire su dissidi sorti tra Monselice ed Arquà a causa del mercato introdottosi in Arquà nello stesso giorno di venerdì. Le proteste della comunità di Monselice devono essere state accolte perché del Mercato di Arquà non si parlò più negli anni successivi.

Nel secolo scorso era di grande importanza il mercato giornaliero degli erbaggi e della frutta che si svolgeva, da aprile a novembre, di ogni anno. Esso si teneva in piazza Ossicella mentre, fino agli ultimi anni del secolo scorso, veniva allestito sulla piazza maggiore (oggi Mazzini). Il mercato degli erbaggi e della frutta nei primi del Novecento era molto frequentato, spesso si facevano esportazioni in larga scala per l’Italia e specialmente per l’Estero. La quantità di pesche portata sul nostro mercato ebbe a salire, in una sola stagione ad oltre 50.000 quintali. Importantissimo, nei giorni del mercato settimanale, era pure il commercio dei polli e dei maiali. Il mercato dei polli si teneva nel tratto di strada che dalla scalinata di mezzo giorno della chiesa di S. Paolo si prolunga verso il santuario delle sette chiesette. Quello dei maiali fu si svolgeva, in piazza “Isola” la quale, appunto perciò venne dal popolino chiamata “piazza isola porcarizia” (raduno di porci).

Il mercato del pesce si effettua sempre negli stessi giorni del mercato settimanale: lunedì e venerdì.  Fin dai tempi remoti servivano come pescheria i locali a pian terreno del fabbricato che al di là del ponte della pescheria da inizio al Viale Belzoni formando l’avancorpo del teatro Sociale, ora di proprietà della Società Operaia. Nel 1895 la pescheria fu trasferita nell’attuale sede grazie alla costruzione del “piazzaletto”,  acquistato dal Comune dai  Rodella e Pippa.

Con deliberazione 24 febbraio 1912 del commissario prefettizio Giuseppe Atti venne dato ai nostri mercati un assetto ordinato delle merci esposte al commercio ed assicurato in pari tempo un maggiore introito per le tasse di posteggio pesi e misure. Venne in pari tempo con provvedimenti vari e contravvenzioni, repressa la consuetudine di incettare le merci fuori delle porte della città in luoghi diversi da quelli assegnati. Con le stesse deliberazioni del 21 febbraio 1912, vennero riformati i regolamenti sui mercati e furono date forma e disciplina per nuovo mercato dei maiali e delle oche (detto delle mezzene) che fioriva nei primi mesi invernali, in comuni vicini.

CONCLUSIONI

Da quanto emerso possiamo concludere affermando che le fiere e i mercati  (istituiti dalle necessità di far convenire in determinati centri ed in giorni fissati, commercianti d’ogni genere, perché  potessero gli abitanti del centro e dei dintorni aver facilitato lo scambio, l’acquisto e la vendita dei prodotti, delle merci e degli animali)  man mano che le comunicazioni divennero più rapide e meno disagevoli, essi andarono perdendo del loro primitivo valore. All’inizio la loro durata si ridusse gradatamente fino a durare una sola giornata. Anche a Padova, ad esempio, le fiere di S. Prosdocimo, di S. Antonio e di S. Giustina, nella seconda metà del secolo XVIII, malgrado la passata grandezza, vennero abolite a causa di una diversa organizzazione del commercio che ormai privilegia altri sistemi distributivi.

Fiera dei santi nei primi del novecento
Fiera dei santi nei primi del novecento
Infine la Giunta di Monselice con Delibera n.: 153 del 22-09-2016 ha definitivamente stabilito che la festa del santo patrono ricorre il giorno della commemorazione dei defunti ovvero il 2 novembre di ogni anno.