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La villa dei Cini in cima al Montericco

Villa Cini in cima al Montericco

Da Ezzelino al conte Cini: storia dell’eremo del monte Ricco

Il monte Ricco è una delle due alture che da tempo immemore vegliano sulla città della Rocca con le loro sagome maestose ed eleganti. Negli anni il colle ha ospitato postazioni militari, strutture religiose e soprattutto la splendida villa del conte Vittorio Cini, importante personaggio della storia locale e nazionale. In questo articolo proviamo a ripercorrere le numerose vicende che nei secoli hanno interessato questo luogo molto caro ai Monselicensi.

Tra vigne e castagni. Il monte Ricco, che ha un’altitudine di circa 330 metri, rappresenta l’estremo balcone dei Colli Euganei sulla pianura Padana verso sud-ovest. Nell’antichità e fino al Trecento era chiamato monte Riccio: nei suoi boschi si poteva infatti raccogliere una grande quantità di gustose castagne. Un altro nome presente in alcune stampe è Montevignalesco: gli abitanti trasformarono le sue pendici in un esteso vigneto, realizzando un vino rinomato che pare allietasse i sontuosi banchetti dei nobili. La denominazione attuale deriva dalla credenza, in passato diffusa, che nel colle si trovassero oro e argento. In realtà la vera ricchezza del luogo era legata alla fertilità dei terreni, che permetteva di produrre frutta e ortaggi in abbondanza.

Da luogo di preghiera a baluardo militare. Nel 1203 sulla sommità del monte un gruppo di religiosi benedettini costituì un monastero con annesso oratorio dedicato a San Giovanni Evangelista, di cui oggi sopravvive la chiesetta. Ma di lì a poco il carattere strategico del posto, naturale baluardo fino all’Adige, attirerà l’interesse delle autorità politiche e militari. Nel 1239 l’imperatore Federico II ordinò al suo luogotenente Ezzelino III da Romano di rafforzare le difese del colle della Rocca, innalzando nuove mura, torri e bastioni. Stando a quanto apprendiamo dal Catastico di Ezzelino, in questa fase si decise di edificare un castrum anche sul monte Ricco. Da qui era possibile tenere sotto controllo tutto il territorio limitrofo.

Il ritorno dei monaci. Nel 1257 si chiuse la dominazione ezzeliniana e i monaci benedettini poterono fare ritorno sul colle, dove restarono fino al 1431. Prese il loro posto una confraternita di San Giovanni Battista, che a sua volta nel 1448 lasciò il monastero in abitazione ai terziari conventuali o agostiniani. Nello stesso anno la confraternita, per liberarsi delle molestie di Giacomo Antonio Marcello, capitano a Verona, consegnò il complesso al vescovo di Padova. In seguito l’edificio finì sotto il controllo della famiglia di questo comandante, mentre nel Seicento vi si insediarono gli eremiti agostiniani. Quindi, a inizio Novecento, diventò proprietaria della struttura la famiglia Cini.

La villa del conte Cini. Attorno al 1920 il conte Vittorio Cini fece realizzare sulla cima del monte Ricco una bellissima residenza, dove era solito ritirarsi con i figli e la moglie, l’ex diva del cinema muto Lyda Borelli, per trovare riparo dalla calura dei mesi estivi. La villa era attorniata da un giardino paradisiaco pieno di piante, fiori, anfore e graziose fontane. Proprio nel corso dei lavori di costruzione furono portate alla luce le fondamenta di una torre, simile al mastio presente sul colle della Rocca, e vennero ritrovati anche alcuni proiettili di catapulta in trachite.

Comando nazista e poi alleato. Il Monte Ricco fu toccato direttamente dalla Seconda Guerra Mondiale. Nell’ultima parte del conflitto, infatti, è certo che ospitò prima un alto comando tedesco e poi un alto comando delle forze angloamericane. In quel periodo venne scavato un sotterraneo, che doveva servire come via di fuga o per spostarsi senza essere individuati dal nemico. Esso aveva due uscite, una a sud e una a nord.

La donazione. Terminate le operazioni belliche, il conte Cini cedette gratuitamente la villa e tutte le sue proprietà sul colle ai frati minori conventuali. Volle però che l’eremo fosse intitolato a Santa Domenica in memoria della nonna materna Domenica Giraldi, alla quale era molto legato. Una lapide all’ingresso della residenza testimonia l’atto di donazione, che porta la data del 30 giugno 1949. Nel documento si legge:

che il Signor Senatore Ca. di Gr. Cr. Co. Vittorio Cini fu Dottor Giorgio intende fare con questo atto alla Veneranda Provincia di Padova dei Frati Minori Conventuali un atto di larga donazione e munificenza;

che l’atto munifico acclara la nobiltà del cuore, non solo dell’Uomo generoso, ma ad un tempo le doti di un privilegio di una famiglia della quale il Donante è rampollo di onore e di decoro;

che la donazione ha anche un altro nobilissimo scopo, quello cioè da parte del Donante di dare manifesta prova dell’amore, del rispetto, anzi della Venerazione che il Senatore Vittorio Cini ha sempre avuto verso la persona della sua nonna, ed oggi verso la memoria di quella Nobilissima Donna […];

che la Provincia dei Frati Minori Conventuali di Padova nell’accettare con devoto e grato animo quanto con questo atto viene offerto e trasmesso alla Provincia stessa, raccoglie con rispetto ed ammirazione il piissimo atto di venerazione figliale, assicurando che ricorderà ed esalterà con la preghiera dell’Ordine, la Donna, che certo fu ispiratrice di un così profondo atto di bontà […]

Comunità di recupero. Dopo la donazione del Cini, l’edificio inizialmente si trasformò in una casa di cura per religiosi ammalati, mentre in un secondo momento fu destinata a ospitare esercizi spirituali. Attorno al 1960 la strada che si inerpica fino all’eremo venne ampliata e asfaltata. I frati aggiunsero alla villa un altro piano per renderla più spaziosa e funzionale. Da alcuni anni il luogo è diventato una comunità di recupero per persone in difficoltà.

L’Ercole. Sul lato ovest del complesso si trova la cosiddetta terrazza dell’Ercole, raggiungibile scendendo dall’eremo attraverso una lunga scalinata alberata, un tempo circondata dai magnifici giardini curati dai dipendenti del conte. Si tratta di un suggestivo punto panoramico, che nelle giornate limpide offre un’ampia visuale sulla pianura e sui colli vicini. Questo posto è meta abituale di numerosi appassionati di trekking. Qui è collocata una scultura raffigurante Ercole (non Atlante, come erroneamente si riteneva) che regge sulle proprie spalle il mondo. La statua, distrutta da un fulmine nel 1996, venne restaurata grazie all’impegno dei frati, dei contradaioli del Carmine e di un apposito comitato.

L’allegra canzone. Sembra che un maggiordomo al servizio del Cini avesse composto questo simpatico brano musicale in onore del monte Ricco:

Montericco, quell’aspro monte!

Come il vento si va giù,

si ritorna stanchi e dolenti,

montanari con la testa in giù.

Sotto l’Ercole delle valli

i prati verdi mirar si va,

Montericco delle boscaglie

si domina tutto di quassù

Monti, colline e siepi

rimirando ognor si va,

mentre il sole l’aria infosca

riscalda i raggi sempre più,

montanari con la testa in giù.