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L’acqua solforosa della Costa d’Arquà e il sacello raineriano

L’ACQUA SOLFOROSA DELLA COSTA D’ARQUÀ

Sul piazzale della pizzeria ‘La Costa’, ai confini tra Monselice ed Arquà, c’è un tempietto (sacello) che protegge una fonte d’acqua solforosa, che si raccoglie in una grande vasca visibile ancor oggi. La costruzione ha una bella storia e un passato che meritano la vostra attenzione.

Narrano le cronache che nel 1827 il Principe Ranieri (viceré del Lombardo-Veneto) “faceva in carrozza continue gite per visitare i colli Euganei e le numerose terme che li circondano … portatosi ai laghi d’Arquà, anch’essi termali, ebbe a notare un’acqua lattiginosa che scaturiva nel sito detto la Costa d’Arquà … e tosto giudicò ch’era un’acqua termale solforosa da doversi usare in medicina”.

L’acqua in verità ‘puzzava’ di uova marce, ma era/è particolarmente indicata per coloro che soffrono di patologie croniche che colpiscono le vie respiratorie o presentano disfunzioni reumatiche e gastrointestinali. Tra i benefici dell’acqua termale possiamo annoverare l’azione antiinfiammatoria e antiossidante, nonché stimolante per la digestione, favorendo la pulizia di fegato e reni.

Gabriele Trieste, proprietario del fondo, non volle deludere il viceré (e intuendo l’affare) incaricò l’architetto Giuseppe Jappelli (quello del caffè Pedrocchi) “di eseguire gli scavi e i lavori opportuni per custodire la sorgente con un apposito fabbricato”.

Lo Jappelli progettò un sacello termale (= chiesetta o cappella costruita con particolari caratteristiche e destinazioni devote). Il tempietto è assai semplificato, con il simbolo del serpente posto sulle due anfore ai lati della porta, a indicare la funzione terapeutica dell’acqua.

La fonte fu chiamata: «Acqua solforosa rainieriana euganea» e porta l’iscrizione dedicatoria all’arciduca, siglata dalla data: «Ravnerio, Leop. Aust, Repertori. Tuo, Sacer. Esto, Consobrini. Trieste, Praedi. Possessores, A.MDCCC.XXVII». Dell’opera esiste un disegno nella raccolta iconografica jappelliana alla Civica di Padova.

Ranieri Giuseppe Giovanni Michele Francesco Geronimo d’Asburgo, arciduca d’Austria (Pisa, 30 settembre 1783 – Bolzano, 16 gennaio 1853), è stato il secondo viceré del Lombardo-Veneto

Il Trieste mise a frutto il suo investimento ‘commercializzando’ l’acqua in apposite bottiglie. Successivi controlli accertarono però che era inquinata dalle numerose stalle presenti in quel logo e l’attività imprenditoriale fu sospesa.

Purtroppo anche l’edificio fu demolito nel 1933. Per fortuna fu ricostituito nelle sue parti essenziali in seguito a una campagna di stampa promossa da Adolfo Callegari. Il tempietto non trova ancor oggi una sistemazione ideale e merita un accurato restauro e valorizzazione.

Un pezzetto del nostro passato che andrebbe conosciuto e salvaguardato, merita una visita.

Bibliografia: G.M. ZECCHINELLI, Note intorno all’acqua solforosa rainieriana, Padova, 1830; A. CALLEGARI, Una costruzione di G. Jappelli perduta, «Padova», marzo 1933, pp. 39-42; ID., Ancora sul sacello jappelliano di Arquà, «Padova», gennaio 1934, pp. 34-37;


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