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Mons. Giovanni Fortin (1909-1985), il prete partigiano di Monselice

Il tempio dell'internato ignoto a Terranegra

Mons. Giovanni Fortin (1909-1985) *
Il prete partigiano di Monselice fondatore del tempio dell’internato ignoto di Terranegra

Don Giovanni Fortin, figlio di Pietro e Teresa Girotto, nacque a San Cosma di Monselice il 23 agosto 1909, quinto di dieci figli. I genitori erano contadini poveri, ma ricchi di fede e di figlioli. Completati gli studi elementari a Monselice desiderò entrare in Seminario per farsi sacerdote, ma non potè realizzare questa aspirazione data la povertà della sua famiglia. Il suo parroco don Domenico Favaro, volendo favorire la vocazione del giovane, si prestò ad istruirlo per le prime classi del ginnasio e a presentarlo poi come privatista all’esame di ammissione nel Seminario di Padova. Il 2 luglio 1933 fu consacrato Sacerdote nella chiesa del Seminario di Padova dal Vescovo mons. Carlo Agostini. Celebrò la sua prima Messa nella sua parrocchia di San Cosma di Monselice, circondato dalla comunità soddisfatta nel vedere il suo primo Sacerdote novello.

Monsignor Giovanni Fortin

Inizio attività pastorale
Dopo venti giorni, il Vescovo lo destinò alla nuova parrocchia urbana di Cristo Re in Sant’Osvaldo, dove lo attendevano il parroco don Romeo Silvan e tantissimi giovani per i quali ebbe il compito di dare vita al patronato maschile. Si dedicò a questo servizio con tutte le sue giovani energie, ebbe la collaborazione delle famiglie che con gioia lo videro spendersi per la gioventù. Grazie alla fattiva collaborazione della comunità, il patronato sorse nei grandi sotterranei della chiesa e fu presto centro di attrazione e luogo di sereno convegno per giovani e anche per genitori. Il 2 giugno 1935 il Vescovo trasferì don Giovanni al patronato del SS. Redentore della parrocchia abbaziale di Santa Tecla a Este. Il 14 giugno entrò in Este e si pose alla guida del patronato che, oltre ad essere uno dei più noti in Italia, era anche sede di una scuola di “Arti e mestieri”.
Don Giovanni giunse quindi a Terranegra il 7 gennaio 1938, in veste di Vicario Economo, e venne presentato alla comunità dal parroco don Angelo Dal Zotto. Il 9 gennaio 1938 don Angelo, con molto rammarico dei parrocchiani, rinunciò al suo mandato per trasferirsi ad Asiago con l’incarico di insegnante di religione nelle scuole di avviamento professionale. Pertanto don Giovanni sostenne il 26 febbraio 1938 i regolari esami presso la Curia vescovile e il 31 marzo ebbe la nomina a parroco di Terranegra.

Parroco a Terranegra
Fece l’ingresso in qualità di parroco il 19 giugno 1938. Il vescovo Agostini aveva dato a don Giovanni l’incarico di costruire una nuova chiesa più capiente in Terranegra, vista l’aumentata popolazione e la pressante richiesta da parte della comunità stessa. Don Giovanni trovò degli ostacoli nella finanza parrocchiale perché i parrocchiani erano troppo poveri per sostenere un così grave peso. Malgrado tutto i lavori iniziarono e il primo colpo di piccone lo diede don Giovanni seguito da tante generose persone.Ma l’incalzare della guerra interruppe il prosieguo dei lavori.

Momenti difficili a causa della guerra
La guerra continuò fino ad arrivare all’Armistizio dell’8 settembre 1943. Dopo il 15 settembre 1943 si ricostruì il partito fascista che si riagganciò ai tedeschi per riprendere la lotta contro gli anglo-americani e contro gli italiani stessi che avevano accettato l’Armistizio. Il Vescovo Carlo Agostini radunò il clero cittadino e lo esortò a lavorare per la “salvezza dei fratelli”; i sacerdoti e i religiosi prontamente obbedirono. La parrocchia del Duomo, del Bassanello e di San Prosdocimo divennero centro di accoglimento dei prigionieri. La sera della domenica del 5 dicembre 1943, il parroco di San Prosdocimo, don Antonio Varotto, fu informato di una imminente perquisizione alla sua chiesa; quindi si fece premura di proteggere dodici prigionieri inglesi mandandoli verso le ore 22 a Terranegra, e pregando don Giovanni di accoglierli e di metterli al sicuro. Il parroco li accolse in canonica e li sfamò con l’aiuto di alcune famiglie, per otto giorni, trascorsi i quali dovevano venire consegnati al Comitato di Liberazione di Venezia.
Don Giovanni venne però a conoscenza che questo Comitato era un falso comitato, cioè un comitato fascista che faceva il doppio gioco.
La mattina del 14 dicembre 1943 furono arrestate a Padova venti persone che si erano prodigate per aiutare i prigionieri; il primo ad essere arrestato fu don Giovanni che condotto al comitato fascista di Venezia, assieme agli altri, fu immediatamente processato e condannato. Al suo rifiuto di svelare in quali parrocchie erano nascosti i prigionieri e da quali persone fossero aiutati, fu condannato alla fucilazione che avrebbe dovuto essere eseguita al mattino del 15 dicembre alle ore 8.
Vi fu poi un supplemento di interrogatorio in cui fu accusato di essere “traditore della Patria per aver favorito il nemico procurandogli cibo, vestito e pane”. All’argomentazione di don Giovanni, che affermò essere questa la dottrina del Vangelo, si sentì esclamare: “Ed ora per il suo Vangelo lei sarà fucilato “.
Lente passavano le ore e l’esecuzione tardava, solo verso sera si seppe che era stata sospesa e che di notte i venti arrestati sarebbero stati portati nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia. Il giorno dopo il Vescovo di Padova, mons. Carlo Agostini, inviò al carcere il suo Vicario generale che, Concordato alla mano, ricordò al direttore che tra “1’Italia e la Santa Sede” si era convenuto che in caso di arresto “un sacerdote in carcere deve essere trattato secondo il suo ordine e grado”. Dalla umida cella dello scantinato, don Giovanni passò ad una cella dell’infermeria e là rimase fino al 25 febbraio 1944.
Il 25 febbraio, assieme ai suoi coimputati fu spedito alle carceri di Verona e di là il giorno seguente fu inviato poi, assieme a 10 bresciani fra cui padre Carlo Manziana, in Germania nel campo di concentramento di Dachau. Nella notte del 28 febbraio 1944 i 10 padovani e i 10 bresciani entrarono nel famigerato campo.

Don Giovanni tra i genitori Teresa Girotto e Pietro Fortin entrambi di San Cosma

 

Ritorno tra i suoi parrocchiani
Tornato da Dachau il 24 giugno 1945, don Giovanni fu festosamente accolto dalla popolazione. La stessa sera celebrò la Santa Messa salutando e ringraziando tutti. In quelle ore seppe del tragico bombardamento su Terranegra, avvenuto il 20 aprile 1944, che aveva seminato sul terreno morti e feriti. Si interessò subito dell’erigenda chiesa parrocchiale che, pure restando dedicata a San Gaetano, per il voto fatto in campo di concentramento, espresse il desiderio che fosse eretta in ricordo degli italiani morti nella deportazione e nella prigionia. Il progetto del parroco piacque alla popolazione che fu unanimamente concorde per il proseguimento dei lavori.

Consacrazione del Tempio
La sera del 3 settembre 1955 sua ecc. mons. Girolamo Bortignon celebrò la santa Messa dopo la cerimonia di consacrazione del Tempio. Il 20 giugno 1964, don Fortin venne insignito della “medaglia d’oro” con la seguente motivazione: “Sopravvissuto agli orrori di Dachau, promosse l’edificazione del Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto a Terranegra di Padova e si dedicò a ricordare ed esaltare il silenzioso sacrificio di quanti, inermi, ebbero la vita stroncata nei campi di prigionia che la ferocia nemica aveva convertito in campi di stenti, di sofferenza, di morte e per riaffermare ed esaltare la dignità umana, presupposto di convivenza civile e di pace tra i popoli”.
Lunedì 16 settembre 1985, alle ore 11, l’anima eletta di mons. Giovanni Fortin fece ritorno al Padre.

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* Testi tratti dall’opuscolo Mons. Giovanni Fortin nel centenario della nascita (1909-2009) edito dal comune di Padova
Un bel saggio è stato pubblicato nella rivista “Padova e la sua provincia”  [ Clicca qui…]

 

¢ A cura  di Flaviano Rossetto