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Quando Garibaldi si fermò a Monselice

Quando Garibaldi si fermò a Monselice

Sul finire del XIX secolo il mito di Garibaldi trovò terreno fertile anche a Monselice. L’eroe dei due mondi, salutato da tanta gente, giunse in città a bordo della sua carrozza il 26 febbraio 1867, dopo aver fatto tappa nella stessa giornata a Lendinara e a Este. Era impegnato in un tour elettorale in vista delle elezioni in programma per il 10 marzo successivo. Quella del generale fu una sosta breve, di poche ore al massimo. Affacciatosi al poggiolo del municipio il famoso condottiero tenne al popolo un fervente discorso, non rinunciando a lanciare qualche frecciata nei confronti del clero. Per questo motivo sembra che un sacerdote presente (secondo il Carturan si trattava di don Giuseppe Gambarotto) abbia protestato e si sia allontanato dalla piazza.

Tiziano Merlin riferisce invece un altro presunto aneddoto recuperato dalla tradizione orale. Tra coloro che assistevano all’ingresso di Garibaldi a Monselice c’era anche il prete Gatto, uomo alto, gobbo e magro, considerato da alcuni una sorta di mago e taumaturgo. Il condottiero, vedendolo avvicinarsi, avrebbe pronunciato le seguenti parole: Vade retro che la tua veste mi fa paura! Da allora don Luigi Gatto fu l’occulto organizzatore delle liste clericali che si presentavano alle elezioni comunali. Curiosamente, nell’archivio storico comunale è conservata una richiesta di liquidazione datata 1868 e relativa al servizio effettuato da un caffettiere del posto, un certo Flavio Marangon, in occasione del passaggio del generale. Servizio che, a quanto pare, a un anno di distanza non doveva essere stato ancora pagato.

Già dalla nascita del nuovo Stato (1861), convivevano nel Paese visioni differenti. Alcuni ritenevano Garibaldi, animato da un acceso anticlericalismo e da uno spirito democratico-mazziniano, il reale artefice dell’unità nazionale. Per i monarchici invece erano stati i Savoia i protagonisti del Risorgimento, mentre i cattolici intransigenti condannavano la sottrazione al Papa dei suoi territori. Altri ancora parlavano, critici, di una vera e propria conquista piemontese. L’opinione pubblica italiana, insomma, era piuttosto divisa e Monselice non faceva eccezione. Tra coloro nei quali la visita del condottiero in città aveva suscitato parecchio entusiasmo c’era l’avvocato Catterino Cicogna, che lanciò una raccolta fondi per i feriti garibaldini della battaglia di Mentana.

Intanto si stava riorganizzando la Società Operaia locale, che nel 1868 acclamò in modo unanime il generale come presidente onorario. Nella circostanza fu promossa una serata di festa, con musica in piazza e le case dei patrioti illuminate come nelle migliori occasioni. Nel 1881 nacque a Monselice un’associazione chiamata I Figli del Lavoro e creata dagli internazionalisti Carlo Monticelli e Angelo Galeno. Essi inviarono a Garibaldi la seguente lettera: Generale, a capo di quell’esercito di volontari che pagò eroicamente per la cacciata dello straniero d’Italia, la Patria deve massimamente a voi la sua redenzione politica; a capo di quell’esercito di operai che suda sul campo e nell’officina, e che vuol combattere all’aperto pel trionfo del diritto, la Patria dovrà massimamente a voi la sua redenzione economica e morale.

Nel pomeriggio del 2 giugno 1882 Garibaldi morì e in breve la notizia si diffuse ovunque. All’ombra della Rocca non mancarono dimostrazioni di lutto: molti esposero alle finestre bandiere con un velo nero annodato all’asta. La Società Operaia fece affiggere un manifesto condiviso per esprimere il suo cordoglio. Alcuni cittadini, a proprie spese, pubblicarono un altro manifesto, che recitava: Un’immane sciagura ha funestato l’Italia. La rappresentanza comunale, inconscia dei suoi doveri, tace; ma noi, con l’animo commosso da profondo dolore, vi partecipiamo la morte del generale Garibaldi. La freddezza iniziale del sindaco Giovanni Pertile dipendeva da una serie di ragioni politiche, tra cui il fatto che in Consiglio comunale sedevano diversi esponenti moderati o vicini agli ambienti clericali. Inoltre il crescente radicamento territoriale della Società Operaia cominciava a destare preoccupazione. Non si voleva, quindi, darvi ulteriore slancio.

Le polemiche, tuttavia, indussero il sindaco a correre tempestivamente ai ripari. Il 7 giugno 1882 il consiglio comunale approvò con la delibera 566 una serie di provvedimenti per onorare il patriota. Si stabilì in particolare:

– che l’avvocato Luigi Moroni si recasse a Roma e partecipasse ai funerali in rappresentanza della città.

– che si aprisse una sottoscrizione per realizzare un busto marmoreo del patriota, alla quale il Comune avrebbe contribuito con la somma di mille lire

– che la sala delle pubbliche assemblee fosse dedicata al generale

– di commemorare l’eroe con una cerimonia in sala Garibaldi nel trigesimo (trentesimo giorno) della sua morte

– di intitolare al condottiero il tratto urbano di via San Giacomo.

Inoltre l’8 giugno dalle 11 a mezzogiorno la campana municipale suonò a lutto e si invitarono i commercianti a tenere i negozi socchiusi. La società operaia indisse una fiaccolata, deponendo corone di alloro ai piedi del ritratto del generale posto alla base della torre comunale. In luglio si svolse in sala Garibaldi la prevista cerimonia commemorativa. Un busto dell’eroe spiccava sopra a un trofeo d’armi, su fondo nero. Il presidente della Società Operaia, l’avvocato e consigliere Moroni, che aveva combattuto contro l’Austria nel 1859, tenne il suo discorso. Nel frattempo uscirono due opuscoli sul patriota, uno a cura di Carlo Monticelli e l’altro proprio con il discorso di Moroni.

Sulla facciata del municipio venne anche fissata una lapide datata 2 giugno 1883, primo anniversario della scomparsa di Garibaldi (riprodotta nella foto). L’iscrizione riportata era dedicata al passaggio dell’eroe, momento rimasto vivo nella memoria di molti monselicensi: Monselice nel primo anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi ricorda che la sua voce dal verone (poggiolo) municipale il 26 febbraio 1867 all’amore di Patria questo Popolo infiammava. Si inaugurò poi il busto dell’eroe dei due mondi decretato a suo tempo dal consiglio comunale, scolpito secondo alcune fonti dall’artista padovano Natale Sanavio (1827-1905). L’opera fu collocata nella sala delle pubbliche assemblee.

Nel 1907, centenario della nascita del generale, la Società Operaia decorò la lapide, oggi custodita nei locali attigui all’ex chiesa di Santo Stefano, con un ramo floreale in bronzo. E il busto che fine fece? Come confermato da alcune fotografie d’epoca, lo ritroviamo sulla facciata del vecchio municipio di Monselice: qui fu posizionato in seguito all’abbattimento dell’antico Palazzo pretorio, voluto dal senatore Vittorio Cini per dare maggiore visibilità al Castello (1939). Successivamente alla demolizione del vecchio municipio, nel 1966, ipotizziamo che la scultura sia stata riposta nei magazzini municipali, dove tuttora attende una più felice destinazione.

Il 2 giugno 1883, primo anniversario della scomparsa di Garibaldi, sulla facciata principale del municipio venne affissa una lapide (riprodotta nella foto). L’iscrizione riportata era dedicata al passaggio dell’eroe, momento rimasto vivo nella memoria di molti monselicensi:

MONSELICE / nel primo anniversario  / della morte / di

GIUSEPPE GARIBALDI

ricorda / che la sua voce /dal verone (poggiolo, ndr) municipale / il 26 febbraio 1867

all’amore di Patria / questo Popolo infiammava.

Nel 1907, centenario della nascita del generale, la Società Operaia decorò la lapide, oggi custodita in un magazzino comunale, con un ramo floreale in bronzo.

Fonti consultate:  Celso Carturan, Storia di Monselice ;  Roberto Valandro, Monselice e gli anni del Risorgimento (1848-1866). I fatti e i protagonisti di un evento epocale, L’officina di Mons Silicis, 2011 ; – Francesco Selmin, La forza di un mito. Garibaldi a Este e nella Bassa Padovana, articolo presente nella rivista Terra d’Este anno XVII – numero 34 ; Tiziano Merlin, Storia di Monselice, Il Poligrafo, 1988 ;  Registro delle deliberazioni del consiglio comunale di Monselice dal 1875 al 1885, inventario numero 2

Delibera trascritta dal Registro delle deliberazioni del consiglio comunale di Monselice dal 1875 al 1885, inventario numero 2

Monselice, 7 giugno 1882

Seduta straordinaria del Palazzo Municipale, seduta in prima convocazione. Le lettere di invito furono diramate nel termine legale. Intervennero i Sig.ri Pertile Cav. Giovanni, 2. Bisaglia .. 3. Bertana Felice, 4. Falchera Luigi, 5. Vanzi Ferdinando (?), 6. .. Giuseppe, 7. Giraldi Giuseppe, 8. Bertana Avv. Bernardo, 9. Maldura Co. Bertucci (?), 10. Cicogna .. Pietro. Giustificarono l’assenza Olivetti Francesco. Il Sindaco presidente dichiara aperta la seduta, pronuncia le seguenti parole.

Signori Consiglieri!

Com’è doloroso l’ufficio ch’io compio ora nel parlarvi d’una morte che percosse spietatamente l’Italia. Voi la conoscete o signori… G. Garibaldi, quella formidabile spada che così largamente operò alla palingenesi della patria; G. Garibaldi, quello stupendo esemplare di patriota, d’umanitario e d’eroe; G. Garibaldi quell’incessante battagliero…. sui campi…. ad impedire che s’imponga prepotenza al diritto, discordia alla fraternità, invidia all’amore, indifferenza all’umanità; G. Garibaldi quella grande illustrazione del secolo, quella gloria dell’Italia e del mondo; non è più.

Quella gigante e maestosa figura si spegne alla vita per risorgere all’eternità. Al cospetto dell’immenso lutto nazionale, io mi son creduto in dovere, o signori, di convocarvi per segnare assieme nei volumi del patrio consiglio la viva compartecipazione nostra alle gramaglie della patria. La vita di G. Garibaldi si spense, o signori, ma non si spense con essa la gratitudine del popolo italiano che…. gagliarda s’appalesa. La grande figura del Capitano che dopo aver completata la rigenerazione dell’Italia si ritira sullo scoglio di Caprera a vigilarne i progressi, rimarrà una delle glorie più pure e più luminose del secolo nostro. Sia viva la ricordanza di tanta virtù nell’animo della nostra e delle future generazioni, e per essere veramente degni di lui, giuriamo sulla sua tomba che quella patria che era tutto il suo pensiero, a cui egli consacrava tutta la sua vita, attingerà nel culto della sua memoria, nell’ammirazione delle sue gesta, novelli vincoli di concordia, novello patto di fratellanza ed un grido di guerra per ogni nemico oltraggio alla patria.

La Giunta Municipale nel convocarvi non fece che prevenire i vostri voti preparandovi il mezzo di far registrare negli atti vostri la manifestazione della profonda commozione da cui per la improvvisa sciagura fu scossa Monselice al pari d’ogni altra terra italiana, e di prendere una deliberazione che valga a tramandarne ai nostri nipoti la ricordanza, non tanto nell’eroe che vivrà perenne nella sua gloria, quanto della nostra riconoscenza, del nostro affetto e della nostra ammirazione.

Da parte sua la Giunta accennando 1° alla opportunità che la città nostra sia rappresentata alle solenni onoranze che verranno rese in Roma al grande italiano

2° che una lapide registri un nome adorato, un’epoca funesta, un dovere compiuto, aprendo una pubblica sottoscrizione alla quale il Comune concorra con 500 lire.

3° che una pubblica commemorazione si compia solennemente nel trigesimo della morte.

Per mio mezzo ve ne fa proposta, ed apre su di esse la pubblica discussione.

Chiesta la parola il Cons. Avv. Cicogna dinanzi alla grande figura dell’Eroe dei due Mondi non trova nella lapide una onoranza relativa alla celebrità del gran nome e pur avvenendo colle proposte della Giunta, in emendamento a quella N. 2 propone sia sostituito alla lapide il busto del Generale e sia fatto luogo alla spesa con una pubblica sottoscrizione da iniziarsi dal Comune all’assegnazione di Lire 1000. Propone altresì che questo busto sia collocato nella sala delle assemblee e che essa assuma il nome di Sala Garibaldi.

Chiesta la parola il Cons. Avv. Bertana conviene e colla Giunta e col Cons. Cicogna, ma avanza un’altra proposta, quella cioè di fregiare la via San Giacomo col nome di via Garibaldi, come quella che percorse il Generale nel 1867 quando Monselice ebbe l’onore di ospitarlo per brevi istanti nella Casa del Comune. In questo momento interviene anche il Cons. Avv. Luigi Moroni. Chiusa la digressione si venne alle votazioni all’ordine col quale le proposte furono presentate.

I° Nella proposta della Giunta che la città di Monselice sia rappresentata alle funebri onoranze che saranno rese in Roma all’Illustre Estinto, il Consiglio Comunale si è pronunciato favorevole con alzata unanime dei Signori Consiglieri.

Venendo scelta la persona da delegarsi a rappresentare la Città di Monselice a quelle onoranze alcuni Consiglieri pronunciarono il nome dell’Avv. Moroni che pugnò nelle battaglie dell’indipendenza sotto gli ordini dell’Illustre Estinto e l’avv. Moroni in cambio designò la persona del Sindaco.

In queste incertezze si ricorse alla nomina a scrutinio segreto e dallo spoglio delle schede si ebbero per l’Avv. Moroni voti 4, pel cons. Pertile 4, pel Cons. Giraldi 2, pel Cons. Co. Maldina (?) 1.

Attesa la parità la votazione la si è rinnovata e frutto a favore di Moroni Avv. Luigi voti 6, Pertile Cons. voti 4, Maldina Co. Bertana voto 1, per cui riuscì eletto il Cons. Avv. Luigi Moroni.

2° Sull’emendamento Cicogna alla proposta della Giunta di erigere un busto del Generale nella sala delle assemblee nominandola sala Garibaldi aprendo a quest’uopo una pubblica sottoscrizione iniziandola coll’assegnazione di lire 1000. Sull’erario comunale, il Consiglio Comunale si è pronunciato favorevole mediante alzata unanime dei signori Consiglieri.

3° Sulla proposta della Giunta di solennemente commemorare nella sala ora Garibaldi il trigesimo della morte dell’Eroe, il Consiglio si è pronunciato favorevole con unanime alzata dei Signori Consiglieri.

4° Sulla proposta del Cons. Avv. Bertana di dare il nome di via Garibaldi a quel tratto di via S. Giacomo percorsa nel 1867 dal Generale, il Consiglio si è pronunciato con voti unanimi espressi.

Compiute le votazioni il Sindaco ha sciolto l’adunanza ottenuta la autorizzazione alla Giunta per approvare in sessione questo verbale.