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Video del 1932: Raccolta delle pesche a Monselice

Dall’archivio dell’istituto Luce due eccezionali video che documentavano la raccolta delle pesche a Monselice girato attorno al 1932. Nei primi del Novecento la nostra città era un importante centro della produzione di frutta e ortaggi che raggiungevano con il treno le principali città italiane e in qualche caso venivano pure esportate. A partire dal 1930 il mercato della frutta di Monselice cominciava ad assumere una importanza sociale ed economica che va al di là dello stretto territorio comunale.

Scriveva il podestà in una sua relazione del 1932:

«L’Amministrazione fermò la sua attenzione sul mercato giornaliero della frutta che si svolge da tempo immemorabile. Anzitutto disciplinò lo svolgimento con opportune norme e con una vigilanza assidua, ottenendo una frequenza notevole in modo da far classificare il mercato locale tra i primi della regione. Al concorso Triveneto della frutta tenutosi a Venezia nel 1929  il comune di Monselice partecipò con i suoi migliori prodotti ottenendo la medaglia d’oro ed uno speciale diploma di benemerenza per la qualità e la quantità dei prodotti (circa mille quintali giornalieri) esposti e venduti nella totalità».

Il quotidiano “Il Veneto” – di quel tempo – ricordava che solo Ferrara superava Monselice per volume di affari:

«Dal 20 giugno a tutto il 17 agosto erano stati spediti dalla stazione ferroviaria ben 378 vagoni di pesche pari a ql. 23836 tutti destinati all’estero. Sono state vendute al mercato pesche e frutta in generale per 9626 quintali; la frutta in sorte e le pesche esportate dai pescheti e frutteti sono stati complessivamente 116.750 quintali. Il primato è dovuto alla posizione privilegiata di Monselice che è collegata con tutte le più importanti reti stradali e ferroviarie. Le pesche locali erano ricercate e preferite per la loro resistenza a lunghi viaggi, mentre il colorito e il profumo di esse assumono una speciale distinzione».

Un corrispondente da Monselice sciveva che:

«la pesca di Monselice viene esportata anche all’estero e per questo servizio si sono costituite molte società che nella stagione estiva occupano numeroso personale usando macchinari per la pulitura e per la cernita della grandezza della pesca la quale, dopo la selezione e la pulitura, viene avvolta in una leggera carta velina ed allineata in piccole cassette o gabbiette che vengono portate alla stazione. Ogni giorno partono da un minimo di mille fino a tremila quintali di pesche».

Nel 1937 il mercato era ancora fiorente. I grandi tigli di Piazza Ossicella accoglievano sotto le loro ombre i prodotti di una vasta zona circostante. Dai primi piselli dei soleggiati Colli Euganei, alle profumate pesche di Pozzonovo, San Pietro Viminario,  Pernumia e Monselice, alle uve dorate di Arquà Petrarca e di Baone, era tutta una ricca e simpatica rassegna degli splendidi prodotti ortofrutticoli del Monselicense, era una dimostrazione dell’attività dei nostri agricoltori, che gareggiavano per ottenere dal suolo le migliori produzioni.

 

 

Nel secondo video alcune scene vengono ripetute, belle le immagini dalle campagne monselicensi

IL MERCATO DELLA FRUTTA A PIAZZA OSSICELLA

Il mercato si apriva alle tre del pomeriggio. Prima di quell’ora nessuna contrattazione poteva avere luogo e la merce veniva allineata, coperta con foglie e tele, sotto i tigli, in attesa dell’ordine di apertura. Alle tre precise un agente municipale dichiarava l’apertura del mercato. Subito la piazza si animava: le ceste si scoprivano, i sacchi si aprivano, la merce veniva messa in bella mostra. Era uno spettacolo che varia a seconda della stagione. Al verde dei piselli di maggio, si univa il rosso delle ciliegie e poi il giallo delle albicocche e delle prugne, era una intera tavolozza con le pesche, le pere, i fichi ecc., il tutto immerso in una sobria cornice costituita dalle diverse specie di recipienti, secchi, ceste, cassette, ecc.  Le pesche tenevano certamente il primo posto per la quantità della merce e la sua qualità. Il territorio di Monselice, infatti, da qualche anno si era specializzato nella cultura di questo frutto e ne produceva di tutte le varietà nazionali ed americane. Si trovano spesso sulla piazza due-trecento quintali di pesche, ed in certe giornate eccezionali molti di più. Allora l’ampia Piazza Ossicella non è più sufficiente a contenere tutta quella grazia di Dio e si invadeva la attigua Piazza San Marco, come succede quasi quotidianamente. Era la sagra dei ragazzi che potevano più agevolmente e con minore ira dei contadini, ‘assaggiare’ la frutta, alimentando la disperazione dei vigili che non potevano mantenere dappertutto  l’ordine necessario. Tre o quattro pese pubbliche lavoravano fino a tarda ora a pesare tutta la merce. Cominciava poi il lavoro di imballaggio e di trasporto che si doveva compiere in giornata perché, si sapeva, le pesche non resistevano tanti giorni, e dovevano essere spedite subito per poter giungere sane molto lontano, spesso egli estremi limiti d’Europa. Ecco allora squadre di donne e di ragazze e pile di cestini giungere sulla piazza e nei vari magazzini. Era un lavoro febbrile, ma a lieto insieme.

Mercato della frutta in piazza Ossicella, anno 1930 circa