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Santa Giustina, patrona di Monselice

Santa Giustina - Pieve di Santa Giustina Monselice

Di s. Giustina, la martire padovana che colse la palma del martirio durante la persecuzione di Diocleziano fra gli anni 285-304, molti hanno parlato. Ricordiamo in questa sede gli studi del Barzon, Zanocco, Prevedello e Cogo. Possediamo una Passio custodita nella Biblioteca Capitolare di Padova identificata come il Lezionario di Monselice composta da un prologo, dal testo della vita e del martirio della Santa e da un epilogo. Il prologo sarebbe stato scritto dallo stesso s. Prosdocimo (?), il quale, presente fra i cristiani nel Campo Marzio, avrebbe assistito al supplizio di s. Giustina, e poi, raccolta e sepolta la salma, avrebbe steso gli atti del martirio. Riassumiamo brevemente la vita della Santa ricomponendo la Passio nei punti storicamente accettabili, nella versione proposta dal Barzon, tenendo presente anche gli Acta Martyrum:
“L’empio imperatore Massimiano, venendo in questa città (Padova) ordinò che si innalzi il tribunale in campo Marzio, per giudicare i cristiani. Appena furono presi alcuni di loro, Giustina, nello zelo di visitarli, salì sul cocchio, e si affrettò verso la città. Arrivata nei pressi di Padova si accorse di essere seguita dai soldati e, temendo per la sua purità, tentò di fuggire. Raggiunta e catturata dai soldati, pregò Dio con tanta forza che indusse rispetto ai soldati i quali però la tradussero dinanzi a Massimiano. Questi le chiese: “Come ti chiami? Di quale condizione sei?”. Rispose Giustina in volto sorridente: “Sono cristiana”. Massimiano replicò: “O sacrifica agli dei e sfuggirai ai tormenti, o sappi che dovrai morire”. Rispose Giustina. “Ringrazio il Signore che si è degnato di accettarmi come sua ostia, non voglio sacrificare agli dei, non consento alle vane blandizie, nè obbedisco al suo comando”. 

La sentenza decretò la morte della Santa precisando che sia uccisa di spada. Infine, il suo corpo sacratissimo i cristiani raccolsero e seppellirono nel cimitero, distante mille passi dalla città di PadovaPrima di ogni altra considerazione appare necessario ricostruire la storia di questo periodo alla luce dei pochi documenti che possediamo. La tradizione di Padova onora s. Prosdocimo come evangelizzatore del vasto territorio dell’agro Padovano e di quello di Ateste, colonia romana. Egli, inoltre, avrebbe introdotto la fede cristiana anche a Treviso, ad Astolo e a Feltre. Il campo della predicazione si sarebbe esteso, quindi, fra l’Adige e il Piave per arrivare fino a Oderzo. Secondo alcuni s. Prosdocimo fu mandato da s. Pietro ad annunciare il vangelo a Padova. In questi centri alle nascenti comunità cristiane, mentre si adagiavano entro l’ambito dei rispettivi Municipi, si offrivano condizioni favorevoli all’istituzione di una propria sede episcopale. La diocesi di Padova, invece abbracciava in un’unica giurisdizione spirituale i due municipi di Patavium e di Ateste. Intorno alla missione evangengelizzatrice di s. Prosdocimo anzi sulla reale esistenza della sua persona, da alcuni decenni, si è accesa una ridda di ipotesi. Nei documenti compare per la prima volta attorno al 970, mentre la sua più antica agiografia si legge nel ‘Passionario’ di Monselice dal titolo: Vita santi Prosdocimi espiscopi.La fantasia popolare e la volontà di nobilitare qualche sperduto paesello moltiplicarono i luoghi di soggiorno del Santo e non poche chiese si attribuirono il vanto di essere state edificate da lui stesso. Anche gli storici monselicensi cedettero al culto cattolico da s. Prosdocimo. Purtroppo, sia gli scavi compiuti all’interno della chiesa di S. Paolo, sia quelli eseguiti sulla Rocca, sembrano consigliare altre soluzioni.

Alla luce dei documenti in nostro possesso non è possibile fare altre ipotesi sui rapporti di s. Prosdocimo con la città di Monselice. Ritorniamo invece a s. Giustina. Tra i primi a diffondere il nome di s. Giustina ricordiamo il patrizio romano Opilione, magistrato imperiale che aveva fatto erigere in suo onore un oratorio e una basilica affinchè il vescovo vi raccogliesse la comunità cristiana di Padova. Il culto per la giovane martire si diffuse rapidamente nelle città della Venetia et Histria e nel patriarcato di Ravenna per arrivare fino a Milano dove l’arcivescovo implorava l’intercessione della Santa padovana assieme alle martiri africane Felicia e Perpetua. Il culto per s. Giustina era talmente diffuso con il suo nome, attorno al VI secolo, fu inserito nella serie del “Nobis quoque peccatoribus” che conteneva la lista delle dodici martiri più commemorate. Il ricordo di s. Giustina era comunque nelle tre metropoli di Aquileia, Ravenna, Milano e la sua immagine era stata collocata anche nei mosaici che adornano le pareti in s. Apollinare Nuovo, costruito da Teodorico nel 493, a testimonianza della rapida crescita del culto.

Non conosciamo l’anno esatto in cui anche a Monselice fu accesa una piccola fiammella in onore di s. Giustina. E’ certo però che il culto aumentò con l’arrivo dei Padovani, in fuga da quella città, rasa al suolo dai Longobardi, come ci racconta Paolo Diacono, solitario narratore della storia di quel popolo. Il Barzon, grande studioso del cristianesimo padovano, afferma che l’insediamento di una comunità cristiana a Monselice ebbe luogo solamente dopo l’arrivo dei Longobardi. Ma gli scavi all’interno della chiesa di S. Paolo compiuti da Sandro Salvatori della Soprintendenza veneziana lasciano intravedere che la primitiva chiesa poteva essere stata edificata già in epoca Bizantina.
Con l’invasione longobarda, anche il resto della popolazione di Este e delle Ville si raccolse, quasi sicuramente, nella città della Rocca. Monselice non apparteneva al municipium di Padova, ma sorgeva ex novo, dalla fusione del Longobardi conquistatori con gli Atestini e con i rimasti del luogo. Gli scavi eseguiti da G. P. Brogiolo, per conto della Società Archeologica Veneta, hanno confermato, in un prossimo futuro, per dare concretezza all’ipotesi di una presenza del Vescovo a Monselice nei secoli IX-X. Se questa ‘teoria’ venisse confermata potremmo concludere che il culto di s. Giustina è stato portato o intensificato dalla presenza stessa della ‘Corte’ del Vescovo nel nostro territorio. In ogni caso procediamo con ordine. I Longobardi nel 568 erano scesi in Italia. Padova, già cinta da un lungo assedio e fortemente investita dalle truppe di Agilulfo, re dei Longobardi, veniva distrutta nei primi del secolo settimo. Poco dopo anche la Rocca di Monselice cedeva. Presa, occupata e trasformata in castrum, il nemico la conservava come centro del territorio conquistato fra il Brenta e l’Adige. Il Vescovo, con quasi tutto il popolo si ritirava nella zona lagunare della diocesi e trasferiva la sede episcopale in Malamocco.

Risulta difficile sostenere che il vescovo di Padova non abbia pensato di portare la propria residenza in una città relativamente vicina all’antica sede che già ospitava numerosi padovani costretti dal fuoco e dal furore dei Longobardi ad abbandonare le loro abitazioni. Per frenare la nostra fantasia, oltre al silenzio della documentazione storica, può bastare la considerazione che dopo il ritorno del vescovo a Padova, Monselice non accampò mai diritti ad una propria sede episcopale, anzi accettò tranquillamente la precedente giurisdizione del vescovo di Padova, che si imponeva di diritto.

Molti dubbi affiorano se desideriamo trovare il posto esatto dove fu edificata la prima chiesa intitolata alla Santa padovana. Il Mazzarolli, tra qualche incertezza, pensa che la chiesa di S. Maria de Medio Monte possa essere stata la vecchia sede della chiesa di S. Giustina, abbattuta, su ordine dell’imperatore Federico II, per esigenze militari. L’abate Cognolato nel suo “Saggio di memorie della terra di Monselice ecc.” scrive: “L’antica Piave di detta S. Giustina, poi Collegiata insigne di questo titolo, era situata sulla cima stessa dell’alto monte e case ebbe poi all’intorno che davano abitazione al suo arciprete e ai suoi canonici”.

In ogni caso dobbiamo a Francesco dall’Orologio le prime notizie sulla Collegiata. Nelle sue “Dissertazioni sopra l’Istoria ecclesiastica padovana” riporta la vendita di beni fatta nel 968 da Stefano suddiacono di Padova a Martirio detto Miciani Arciprete della Pieve di S. Giustina. Molli dubbi affiora…) se desideriamo trovare il posto esatto dove fu edificata la prima chiesa intitolata alla Santa padovana. ll Mazzarelli. tra qualche incertezza. pensa che la chiesa di S Maria dc Medio Monte possa essere stata la vecchia sede della chiesa di S. Giustina, abbattuta. su ordine dell’imperatore Federico “. per esigenze militari.  Anche il Furlani ci offre qualche descrizione dell’ antica Pieve raccogliendola dai ruderi che al suo tempo ancora apparivano sul posto in cui il tempio sorgeva, integrandola con qualche considerazione tutta personale.

“Nella predeta antica Pieve si vedeva sotto l’immagine di S. Giustina, dipinta a fresco alle pareti del Sancto Sanctorum all ’uso greco e in lettere gotiche alcune iscrizioni”. La chiesa, sempre secondo il Furlani, doveva essere intitolata anche ai santi Pietro e Paolo. Per fortuna l’archeologo Brogiolo, nella prima campagna di scavi sulla Rocca di Monselice, ha individuato sulla sommità del colle i “resti della chiesa di S. Giustina, distrutta al momento della costruzione delle difese di età federiciana, sono probabilmente conservati ad una profondità di circa 4 metri… la sopravvivenza di un pilastro riusato con una muratura di tipo romanico, potrebbe far ipotizzare che la chiesa sia stata ridotta a cappella di piccole dimensioni”.

Solo un cenno, purtroppo, alla famiglia Paltanieri e ai suoi legami con s. Giustina. Ricordiamo che nel 1234 Simone Paltanieri veniva nominato arciprete di S. Giustina di Monselice. Anzi, quale arciprete di Monselice chiedeva e otteneva dal vescovo, che, distrutto l’antico Duomo di Monselice per ordine dell’Imperatore Federico II, la chiesa della Pieve fosse riedificata in un luogo più comodo. Sicuramente l‘aiuto della famiglia Paltanieri ha consentito alla Pieve di raggiungere una ricchezza incredibile e un prestigio religioso che hanno costituito un sicuro punto di riferimento per la religiosità della Bassa Padovana.