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Sigillo trecentesco di Monselice

Il sigillo è un marchio (timbro diremmo oggi) usato in ogni epoca da istituzioni (Stato, Chiesa, ecc.), enti, o privati, per convalidare l’autenticità di un documento o per garantire da manomissioni qualsiasi tipo di chiusura cui si voglia assicurare l’inviolabilità, da quella di documenti a quella di casse o forzieri, a quella di interi edifici. È detta sigillo sia la matrice (o tipario) che si imprime su una materia malleabile, sia l’impronta che la matrice lascia impressa. Casualmente in un Museo tedesco è stato ritrovato il sigillo medievale di Monselice che vedete nella foto del diametro di 46 mm.

 

 

 

* S * MONSILICIS * DIGNUM * COMUNIS * CERNITE ” SIGNU(m) *
Traduzione: Riconoscete il degno sigillo del comune di Monselice.

 

Verso del tipario

 

Riproduzione dell’impronta tratta dalla matrice originale del sigillo trecentesco di Monselice, conservata nello Staatsarchiv di Norimberga. Appartenente alla categoria dei sigilli topografici, l’insegna raffigura in campo circolare la cinta muraria di Monselice con tre porte aperte e merlate; la porta centrale è raffigurata con un ponte levatoio su onde fluenti; in alto si nota, l’alta rocca con un mastio merlato. Il fondo è riempito con di racemi con foglie palmate (non è inverosimile che il motivo ornamentale si riferisca ai tralci di vite). La legenda è costituita da un verso latino, d’impronta tipicamente medievale, un esametro “leonino” in cui la sillaba posta a chiusura della prima parte rima con quella finale. Il sigillo  ben guardare esso appare incorniciato, più che da rami di quercia (elemento ornamentale del ‘verso’), da tralci di vite, a significare le straordinaria abbondanza di vigneti e ulivi del Mons Vinearum, il Monte Ricco delle pergamene notarili.
Il disegno ricalca poi con esplicito realismo l’andamento piramidale delle stratificate fortificazioni della rocca nata bizantina. Le cinte principali e il mastio in alto con una rocchetta aggettanti coronati da merli ghibellini, le salde torri al piano a difesa di porte lambite dal fossato (o fiume) rinviano alla seconda metà del secolo XIII quando, dopo l’intervento pianificante di Federico II e l’opera interessata di Ezzelino III, la rocca venne ricomposta e rivoluzionata, isolando in vetta il baricentro militare e spostando nella mezza costa meridionale quello religioso, con la successiva e prolungata edificazione del cosiddetto Duomo Vecchio. Il simbolismo del triangolo, la perfezione in sé, è richiamato dal numero tre: tre le torri al piano, tre le porte che introducono all’interno della cortina muraria; e ‘torre’ vuol dire fermezza costanza nobiltà, così come il ‘castello’ esprime compiutamente la capacità di difesa e di dominio