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Storia del Monte di Pietà di Monselice

Storia del Monte di Pietà di Monselice

Presso Palazzo della Loggetta, che oggi ospita l’Ufficio turistico, aveva sede in passato un Monte di Pietà, cioè un’istituzione finanziaria di origini tardo-medievali, senza scopo di lucro, creata per concedere piccoli prestiti a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato. In cambio dell’erogazione della somma i clienti dovevano presentare un pegno e in genere il prestito durava circa un anno. Se in questo arco di tempo la cifra non era restituita, il pegno veniva venduto all’asta.  I Monti di Pietà, che nel Quattrocento si diffusero un po’ in tutta Italia, servivano a fornire liquidità alle fasce meno abbienti della popolazione cittadina.

Secondo quanto riferito da Vittorino Meneghin, la fondazione di questo istituto a Monselice risale al 1494. Il 23 giugno di quell’anno attraverso il canale Bisatto arrivò infatti all’ombra della Rocca fra Bernardino da Feltre, che era stato chiamato dalla comunità proprio affinché proponesse la fondazione di un Monte di Pietà per combattere l’usura. Il religioso francescano (1439-1494), abile oratore, aveva fatto tappa anche a Padova, dove il vescovo Pietro Barozzi (1441-1507) era già ricorso al suo aiuto. Ad accoglierlo, in occasione dello sbarco a Monselice, c’erano il podestà veneziano e diversi cittadini. Quello stesso giorno, nella piazza principale che allora era chiamata ‘della loggia’, predicò per un’ora e mezza. Alla fine del sermone venne convocato il Consiglio comunale, a cui presero parte anche alcuni nobili veneziani e padovani. Durante l’assemblea si decretò la nascita del Monte.

Bernardino fu informato della decisione e gli venne chiesto di predicare ancora sull’argomento l’indomani, giornata festiva dedicata a San Giovanni Battista. Il religioso acconsentì, invitando però a confrontarsi con gli amministratori del Monte di Padova, ad adottarne gli statuti e a chiedere l’approvazione a Venezia. Promosse quindi la raccolta delle offerte, che giunsero piuttosto copiose. La ‘camera dei pegni’, attiva almeno dal settembre 1494, trovò posto nella Torre di piazza per poi essere spostata in quello che oggi è noto come Palazzo della Loggetta.

A sostegno del Monte si istituì una confraternita alla quale il vescovo Barozzi concesse l’indulgenza di quaranta giorni ogni volta che gli iscritti contribuivano. La nascita di questa istituzione a Monselice, come in diverse altre città, si dovette dunque all’eloquenza di Bernardino da Feltre. Nella sala dei pegni, riferisce il Carturan, era appeso un quadretto che raffigurava il frate: un piccolo segno di riconoscenza per la sua opera meritoria.

Mentre i Banchi si occupavano del grosso credito, i Monti si rivolgevano ai ceti inferiori con il piccolo credito. La situazione economica dell’istituto monselicense non fu mai molto fiorente e nel 1552 il Consiglio comunale, per rispondere alle pressanti richieste della popolazione messa a dura prova dalla carestia e dal conseguente aumento dei prezzi, stabilì di offrire un interesse del 3% a coloro che avessero depositato denaro presso il Monte. Quest’ultimo beneficiò anche dei soldi provenienti dalla commissaria di Giacomo Savacca.

L’istituto nel tempo fu riformato e disciplinato. Il Capitolare del Monte, approvato dall’ex senato veneto con suo decreto del 1742, affidava la direzione a un massaro, che aveva l’obbligo di custodia del denaro e dei pegni, di un’altra figura che doveva registrare i pegni e le riscossioni in appositi libri, di uno stimador, di un notaro che assisteva agli incassi e doveva registrare i pegni che venivano venduti, di due cassieri e di un quadernier per la scrittura nei tempi prefissati dalla legge.

Sempre nel 1742 furono eseguiti alcuni lavori di ampliamento, per i quali era stata ottenuta l’autorizzazione del doge ma in misure di moderatezza. Furono chiusi gli archi del pianterreno, si aprirono delle finestre, si divise la sala in vari reparti e si riattivò la scaletta d’accesso dal pianterreno al primo piano. L’istituto occupò così tutti e due i piani che costituivano il fabbricato, mantenendo l’ingresso attraverso la Loggetta. Nel 1807 la gestione della ‘camera dei pegni’ passò dalle mani del Consiglio a quelle della neonata Congregazione di carità, che lo amministrò fino al 1819, quando l’istituto tornò a essere autonomo.

Terminata la Prima Guerra Mondiale, il Monte monselicense si trovò in grave difficoltà, rischiando di scomparire.  Per evitare la chiusura, l’amministrazione dell’epoca prese accordi per un’intervento diretto del Monte di Pietà di Padova che, con un regio decreto dell’1 maggio 1922, ne assunse il controllo. Inoltre, per risollevarlo, si diede vita alla sezione credito. Alla fine degli anni Venti la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo inglobò il Monte di Pietà di Padova e con esso la sezione credito del Monte di Monselice. La sezione pegni rimase in funzione presso la filiale della Cassa di Risparmio all’ombra della Rocca.

Prima che cominciassero i lavori di ristrutturazione a ufficio postelegrafico e a Biblioteca comunale sulla facciata del Monte di Pietà c’era l’iscrizione latina Sacer Mons Pietatis MDCXXV. Riportata in numero romano, la data in questione (1625) corrisponde, sulla base di quello che afferma il Carturan, a quando venne aggiunta alla ‘camera dei pegni’ la sala esistente al primo piano del Palazzo, opportunamente divisa in stanze e messa in diretta comunicazione con la camera stessa. In questa circostanza il luogo avrebbe assunto definitivamente il nome di Santo Monte di Pietà.

Fonti consultate:

– Celso Carturan, Storia di Monselice

– Roberto Valandro (a cura di), Venezia e Monselice nei secoli XV e XVI. Ipotesi per una ricerca, Comune di Monselice, 1985

– Wikipedia, Monte di Pietà