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Villa Italia a Lispida

Il complesso di villa Italia deve il suo nome all’essere stata residenza del quartier generale del re durante la Prima Guerra Mondiale. Pur se i vari edifici ora visibili sono stati in parte costruiti ed in parte riattati dal conte Augusto Corinaldi a partire dalla fine dell’Ottocento, nel luogo è testato un insediamento conventuale molto antico: il documento che parla di una “ecclesie sancte Marie de Ispida” la cui proprietà è “totius beati Petri iuris exisisti” è del 1150. Degli edifici antichi è documentato un nucleo duecentesco ed un ampliamento seicentesco; dopo l’alienazione dei beni da parte della Serenissima, nel Settecento, si deve ai Corinaldi il recupero del luogo. Attualmente in restauro, il complesso consta della villa vera e propria, degli annessi rustici e di un ampio parco-giardino oltre alla tenuta agricola circostante. La villa ha pianta rettangolare e si eleva di due piani; costruita nei modi eclettici, ha pian terreno a bugnato rustico in cui sono inserite le luci a pieno sesto dei portali e delle finestre a bifora con oculo all’imposta. Il piano superiore ha arcate con sesto acuto in cui si inseriscono le bifore eguali alle sottostanti; il coronamento a merlature è sostenuto da archetti ciechi. A lato sorge la torretta e, a seguire, il primo corpo di adiacenze, mentre sul fianco opposto, distaccata dall’edificio, ancora una torretta, a base rettangolare con angoli smussati a renderla ottagona, decora il parco. L’adiacenza ortogonale al volume eclettico, sempre di soli due piani, ha la parte terminale aperta in una profonda loggia a due fornici con sesto ribassato sul fronte. Portali turriti e terrazzamenti del terreno collaborano a rendere “castello” la villa.

Villa Italia a Lispida
Villa Italia a Lispida

Monte Lispida

Poco prima di Rivella si nota un corso d’acqua che sottopassa il naviglio Padova-Monselice attraverso la botte. Si tratta del canale delle Pietre o Scolador che ad est del naviglio assume il nome di Fossa Paltana e che raccoglie le acque a scorrimento superficiale del Retratto di Monselice. Questo corso d’acqua  è collegato anche al laghetto di Lispida, posto a sud-est dell’omonimo monte; sul versante ovest di quest’ultimo sorge la villa Italia. Il monte Lispida e le relative cave di sèlesi e masègne trachitiche, ora inattive, sono a lungo di proprietà del monastero di Santa Maria. Nel 1150 si ha notizia, per la prima volta, di questo insediamento religioso che è retto da monaci agostiniani. Successivamente si susseguono vari ordini monastici e proprio il possesso della cava suscita forti appetiti per l’aggiudicazione del priorato. Infatti questo luogo di estrazione, sino a tutto il ‘700, è uno dei più importanti dei Colli e fornisce materiale lapideo per il rinforzo  dei litorali marini e per varie costruzioni. Tra queste ultime, anche la basilica di Santa Giustina di Padova viene fabbricata nel ‘500 con il materiale proveniente dalla demolizione dello Zaìro (teatro romano a Prato della Valle), come pure con le pietre di Lispida. Si suppone che il Naviglio Euganeo sia stato progettato non solo per collegare militarmente, con una sorta di super-idrovia, Monselice a Padova, ma anche per poter trasportare più facilmente e velocemente le pietre dei Colli con le quali si potevano erigere le mura difensive e costruire pavimentazioni.
La bonifica della zona e la collegata sistemazione delle affossature favoriscono, oltre allo scolo dell’acqua, anche il trasporto dei sassi di Lispida. Vicino all’attuale laghetto, ai piedi del monte, viene caricata la pietra trachitica sulle burchielle che oltrepassano la botte a Rivella e, lungo l’attuale Fossa Paltana, giungono in prossimità del Vigenzone, in zona Palù, dove esiste il porto delle pietre.
Qui, attraverso uno scivolo, il cardadòr sull’arzare, avviene il trasbordo su più grosse imbarcazioni,  burci e padovàne, che scendono poi lungo il Vigenzone, verso Brondolo (Chioggia) e quindi la laguna o l’Adige e il Po. Le pietre dirette a Padova, invece, giunte a Rivella vengono trasferite su barconi che poi viaggiano nel naviglio Battaglia. Quelle che provengono dalle altre cave e sono dirette a Brondolo vengono caricate su carri e ammassate a Battaglia, nel borgo del Pizzon, ora Ortazzo, per poi essere stivate su burci che navigano sul Vigenzone.
Nel 1564 viene scavato il nuovo Canale delle Pietre che congiunge la cava del monte Lispida alla botte di Rivella per agevolare la  navigazione. Tale opera però non permette di evitare il trasbordo a Rivella e a Palù. La discontinuità tra il Naviglio Euganeo, che scorre alto rispetto alla campagna circostante, e i canali bassi verrà eliminata soltanto nel 1923 con l’edificazione della conca di Battaglia Terme che collegherà il canale Battaglia con il Vigenzone. All’indomani della soppressione del monastero di Santa Maria (avvenuta nel 1780), le cave vengono dapprima amministrate dal governo veneziano e poi, nel 1792, vendute all’asta, passando così in mani private.

Castello di Lispida (Villa Italia)
Il monte Lispida e l’omonimo laghetto del 1880 sono acquisiti dal conte Augusto Corinaldi che, poco dopo, edifica l’attuale villa a forma di castello sui resti del monastero di Santa Maria e ridisegna le antiche cantine scavando gallerie nella roccia del monte, sino a portarle a circa 2000 metri quadrati con una capacità potenziale di 30,000 ettolitri di vino (le più grandi cantine storiche del Veneto). I Corinaldi si dedicano appassionatamente a questa attività agricola tant’è vero che introducono nella zona euganea forme di allevamento della vite e tecniche enologiche d’avanguardia. Nel 1926 la proprietà passa da Leopoldo Corinaldi a Vittorio Sgaravatti di Saonara che avvia un importante centro per la produzione e selezione di sementi. Successivamente il nuovo titolare sviluppa la coltivazione del pomodoro e della cicoria, prodotti che vengono trasformati: il primo in conserva, la seconda, mediante un forno rotatorio, in polvere per la produzione di surrogato di caffè. Tale indirizzo viene mantenuto sino alla fine degli anno ’50, quando con l’impianto di nuovi vigneti e con programmi di vinificazione tradizionali, l’azienda, che ora si estende per 90 ettari, riprende la sua vocazione vitivinicola. La villa, elegantemente restaurata, è anche sede di una particolare forma di agriturismo.

Bibliografia

P.G. Zanetti, Andar per acque. Padova Il prato 2002