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Villa Piacentini

Villa Piacentini, detta “Casa del Rettore delle Sette Chiese”
La villa viene costruita alla base della salita delle cappelle penitenziali: è conosciuta come “Casa del Rettore delle Sette Chiese”, che forse vi alloggiava. Data la posizione, più che la struttura, ne viene attribuita la progettazione a Vincenzo Scamozzi. Del piccolo edificio, che era parte integrante del complesso di villa Duodo, abbiamo una bella immagine in uno dei fogli del catastico di San Francesco, disegnato attorno al 1741, ove appare il prospetto affacciato alla strada, esattamente eguale a quello attuale, salvo per le due ali ortogonali che volgono verso il monte; se ne discosta invece molto l’immagine tramandataci dal Guerra nella sua incisione del “Santuario delle Sette Chiese in Monselice…”, la cui datazione viene posta attorno al 1670.
La casa si presenta nei modi del Cinquecento, costruita su di uno zoccolo ed elevata di un solo piano più le soffitte; i due volumi posteriori, uno a sinistra della facciata occupato anche dalla scala di accesso al primo piano ed il secondo a destra, sono più tardi rispetto al nucleo cinquecentesco, costruiti anche in tempi differenti. I due fronti simmetrici si aprono a pian terreno nel portale, preceduto sul lato principale dalla scala in trachite, e si presentano archivoltati con una poderosa cornice, stipiti e ghiere d’arco decorati da una doppia scalanatura, piedritti, imposte e chiave massacci ed in leggero aggetto. Le finestre laterali, architravate, sono aperte simmetricamente rispetto all’asse mediano ed hanno la cornice completa e liscia in pietra. Il piano delle soffitte è aperto nelle canoniche finestrine quadrate, anch’esse con cornice. Particolare decorativo degno di nota è il cordolo di sostegno alla copertura sopra i cui travetti aggettanti poggia la cornice di gronda, a mattoni obliqui, che si ripete nei vari volumi.
Nelle adiancenze, durante il restauro, non solo sono stati inseriti contorni alle finestre eguali a quelli del corpo originario, ma anche alla serie di conci agli spigoli, a funzione statica e non solo decorativa, che ritroviamo nel corpo cinquecentesco di villa Duodo. Il prospetto principale si affaccia in una piccola corte lastricata in trachite, simile ai campi veneziani, in cui era inserito il pozzo per la raccolta delle acque piovane.