Paolo De Marchi presenta il suo ultimo libro ‘La retorica della guerra’

Durante Ekopark 2019 è stato presentato il volume  La retorica della guerra nell’anno della neutralità dalle pagine de Il Gazzettino – Neutralismo, interventismo e conflitto sociale in Veneto nell’anno della neutralità (1914-1915), di Paolo De Marchi. Per illustrarlo martedì 27 agosto 2019 al Boschetto dei Frati sono intervenuti anche il professor Lauso Zagato e Bepi Zambon del Cesp, il Centro studi per la Scuola Pubblica. La serata ha rappresentato l’occasione per riflettere sulle guerre e sulla militarizzazione dei territori di oggi.

L’autore, monselicense, non è nuovo ad approfondimenti di carattere storico: in passato ha infatti curato Il Veneto tra Risorgimento e unificazione. Partecipazione volontaria (1848-1866) e rappresentanza parlamentare: deputati e senatori veneti (1866-1900), Cierre 2012; e realizzato un contributo per Da Montemerlo al Volturno: storia di Antonia Masanello, la guerriera di Garibaldi. La meglio gioventù: borghesi, studenti, artigiani, operai: la nazione armata del Risorgimento italiano di Alberto Espen,  Consiglio regionale del Veneto, 2012. Per La retorica della Guerra ha spiegato di essere partito da una domanda fondamentale: come fu possibile che un Paese in larga parte favorevole al mantenimento della neutralità nel giro di qualche mese decise invece di entrare nel conflitto? L’ingresso nella Grande Guerra venne accompagnato da una retorica ben precisa, volta a evidenziare la volontà del popolo italiano di sconfiggere l’Austria e completare il Risorgimento.

Volendo chiarire l’argomento, De Marchi ha iniziato a svolgere ricerche presso la Biblioteca Nazionale Marciana, una delle maggiori biblioteche italiane e la più importante di Venezia. La sua scelta è stata quella di concentrarsi sul Gazzettino che, fondato da Talamini nel 1887, all’epoca era il principale organo d’informazione del Veneto. Proprio nella nostra regione lo scontro tra interventisti e neutralisti fu aspro e questo giornale, ha sottolineato l’autore, ebbe un ruolo considerevole nella costruzione del consenso alla guerra, adottando un linguaggio vicino al sentire della popolazione. Già dopo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro ungarico, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914, iniziò a dare spazio sulle proprie pagine a ragionamenti di carattere antiaustriaco. Su queste basi, De Marchi ha svolto un’attenta analisi del clima di quel periodo storico, che può senza dubbio tornare utile anche per capire meglio alcuni aspetti dello scenario attuale.