Premio Letterario “Il poeta e il narratore” 10° edizione 2017

Sabato 4 novembre 2017, alle ore 20, presso “Sala Pianoforte” dell’Istituto Kennedy  ha avuto luogo la serata conclusiva del concorso letterario “Il poeta e il narratore” – giunto quest’anno alla 10^ edizione. La manifestazione  è stata  ideata e curata da Davide Donato.  Erano  in gara 5 poesie e altrettanti racconti ( scelti da una qualificata giuria ) dei 125 componimenti che hanno partecipato al concorso, che riportiamo divisi in due gruppi: poesie e racconti.

ELENCO OPERE FINALISTE PER LA SEZIONE POESIA

IL TEMPO di  Leccardi Giuseppe – Milano
IN CONTROLUCE di Giuliana Moro – Padova
L’ULTIMO SIGARO di Flavio Provini – Milano
RAMON IL CLOCHARD di Roberto Ragazzi – Rovigo
UN FIGLIO LONTANO di Strazzanti Giovanni – Caltanissetta

ELENCO OPERE FINALISTE PER LA SEZIONE NARRATIVA

GIUDA di Elisabetta Colombo – Milano
I VIVI di Roberto Vaccari – Modena
ORO ROSSO di Lucio Aimasso – Cuneo
SIGNORE! di Sospetti Roberto – Ascoli Piceno
TREDICESIMA, FERIE E STRAORDINARI di Roberto Romano – Roma

Nella serata conclusiva una giuria popolare, composta da tutto il pubblico presente in sala, ha individuato i  vincitori: per la sezione poesia il primo posto è stato assegnato al componimento  Ramon il clochard di Roberto Ragazzi

Soltanto lieve cade la neve
che non ferisce e non fa male.
Hai camminato senza una meta
per angoli e portici infreddolito,
fermandoti quando
la luce si è sfogliata
nei ricami di brina
di una notte gelata.
Casa di carta senza soffitti
senza pareti e pavimenti,
arrotolato al vecchio pastrano
a coprirti il corpo
e il viso fuori a mostrare
rughe scavate di tempi lontani.
Hai chiuso gli occhi
solo un momento
e come d’incanto tutto è scomparso,
di ogni dolore niente è rimasto
e in quello spazio,
in quel frangente,
il tuo piccolo mondo
è diventato gigante.
Ombre di soli,
cadenti piogge calde di mare,
brezze leggere,
voli di gabbiani all’imbrunire,
passi distesi verso il domani.
Ma in quel riposo solo accennato
tornano brividi
a riportarti catene
e ogni sogno distrattamente
si perde nell’aria
in un misero istante.
Fuori imbianca
ogni strada e ogni pietra
e gli alberi mutano la loro figura,
un tappeto bianco
che piano s’appoggia
e tutto trasforma in una fiaba.
Hai chiuso gli occhi
per l’ultima volta,
veleggiando nel vento
oltre ogni distanza,
cadendo lieve come stanotte
le bianche faville
sui prati e le case.
Soltanto così cade la neve
che non ferisce e non fa male.

La poesia vincitrice è una fotografia disincantata degli ultimi freddi istanti di vita di un’uomo,  vissuti però nell’intimo come confortevoli tepori.  L’abbandono del mondo morbidamente innevato di indifferenza  viene descritto come un ritorno nella ampia e luminosa libertà della propria anima; placido congedo dal silente sparire dal mondo esterno il quale mantiene nel suo assopirsi anch’esso la dignità di una dimora provvisoria, ma rispettosa della vita comunque essa sia stata.

Per la sezione narrativa la giuria ha assegnato il massimo riconoscimento al racconto breve Giuda di Elisabetta Colombo

Io sono Giuda Iscariota, il traditore.
Il mio nome, nei secoli, è diventato sinonimo di tradimento ed io sono in realtà il più santo tra gli apostoli, quello che è stato scelto da Dio per compiere le scritture. Voi mi oltraggiate, denigrate la mia memoria ed usate il mio nome per offendervi tra voi…, ma come potete?
Credete che sia stata una mia scelta? che io abbia tradito di mia iniziativa?
Ma come potete?
Dov’è il vostro raziocinio la vostra intelligenza? Dove? Dio che tutto sa avrebbe permesso che io lo tradissi? Ma come è possibile solo pensarlo.
Io sono stato scelto solo da Lui.
Lui mi ha guidato in quello che dovevo fare perchè si compisse il miracolo, perchè Lui potesse bere il calice amaro e diventare il simbolo del martirio e del salvatore. Io ho solo subito la sua volontà e quando mi sono reso conto di come ero stato usato e di come sarebbe stato infangato il nome mio e della mia famiglia nei tempi dei tempi non ho sopportato il dolore e mi sono impiccato.
Impiccato per amore del mio Dio. Ma nemmeno questo vi è servito per rivalutarmi, per capire a cosa ero stato costretto, io il più buono tra gli uomini, il più umile tra i discepoli.
Io voglio essere Santo come gli atri e più degli altri discepoli.
Non avrei mai tradito se avessi avuto modo di usare il mio libero arbitrio e sono stato il solo a dare la vita per Lui, perchè io lo amavo più di ogni cosa e sopra ogni altro.
Perchè, Padre? Perchè hai scelto me per compiere il tuo destino, perchè non un uomo qualunque, qualcuno che magari davvero ti odiav e che in quell’atto avrebbe trovato gioia, od uno dei maestri del tempio che tanto ti odiavano per la tua parola. E poi, perchè hai dovuto farti tradire con il gesto simbolo dell’amore, un bacio?
Come se i romani che ti preseroquella sera nell’orto degli Ulivi non ti avessero mai visto o conosciuto, come se davvero temessero di prendere tra i dodici il Messiasbagliato. Hai voluto compiere le tue scritture distruggendo il nome di uno dei tuoi discepoli, dell’unico tra i dodici che avrebbe dato la sua vita per te.
Quella notte ai Getsemani perchè all’arrivo delle guardie romane non ti sei avvicinato a loro impedendomi almeno di infangare il gesto supremo dell’amore? Dovevr per forza usarmi Dio? Dovevi per forza distruggere ed infangare per sempre il mio nome Tu che tutto sai?
Perchè non hai usato Simon Pietro? Sapevi che ti avrebbe rinnegato per tre volte prima del sorger dl sole di quel mattino, perchè non dargli anche il mio di fardello. Tu che tutto sai? Tu che muovi i fili del’esistenza do ognuno, che Tu entri nel cuore di ogni uomo e ti arroghi il diritto di giudicarlo, come hai permesso che siano gli uomini a giudicare il mio operato quando quello che ho fatto è stato guidato da Te dal primo momento, dal mio primo vagito.
Sono venuto al mondo perchè Tu avevi bisogno che io ti tradissi, nato con il marchio del traditore, me ne rendo contoadesso, partecipe con un ruolo importante della storia di Dio, ma il ruolo più difficile, quello che mi ha reso il peggiore tra gli uomini.
Una sola cosa Ti chiedo Padre Mio, che sai leggere nel mio cuoree conosci l’amore sconfinato che ha sempre guidato il mio operare: entra nella mente degli uomini, fargli capire che sei stato Tu l’artefice di quel tradimento e che io sono stato solo il mezzo che hai deciso di usare. Fa che il mio nome sia sinonimo di onestà e amopre fino alla morte e che il nome della mia famiglia e della mia gente non sia più fonte di vergogna e oltraggio. Io ho compiuto le scritture, pedina inconsapevole da Te guidata, almeno rinfranca il mio nome, rendimene fiero.
Io sono Giuda Iscariota, il Santo.

Lo scritto “Giuda” è l’ultimo appello dell’apostolo traditore per perorare la propria causa di santificazione per essere stato solamente un esecutore  della volontà dell’Onnipotente che grazie a lui ha portato  a compimento il disegno annunciato dai profeti  Una visione sicuramente unica e originale del vangelo che ci fa sorridere …. e pensare del resto Giuda e l’unico degli apostoli che non è diventato santo.

In conclusione piace sottolineare che la manifestazione – alla quale hanno assistito oltre un centinaio di persone  – è risultata piacevole e simpatica, senza retorica e tutti, autori e spettatori, erano interessati alla magia del leggere o del poetare senza regole e condizionamenti. Un bravo di cuore agli organizzatori e sostenitori.

Tutte le opere finaliste sono pubblicate nel volume che vedete in basso. Maggiori informazioni nel link   http://www.illetterato.it