Tolone, il papa dei puffi

Il ‘Mattino di Padova’ del 5 giugno 2017 racconta la storia dell’imprenditore monselicense Nazzareno Tolone, 84 anni ben portati. Negli anni Settanta del secolo scorso fu tra i primi a produrre per l’Italia i celebri pupazzi azzurri : i Puffi  favorendo la diffusione di questi personaggi anche nella nostra penisola. «Fu direttamente Pierre Culliford a concederci la licenza d’immagine per l’Italia» ricorda ancora nitidamente Tolone, un po’ il padre dei Puffi in Italia «Io ero all’inizio della mia carriera imprenditoriale. Sono nato in Istria ma mi sono trasferito giovane a Monselice. Avevo appreso i segreti del settore da un’azienda leader di Palazzolo sull’Oglio e volevo puntare sul mondo dei peluche, che secondo me erano il futuro rispetto alle normali bambole. Mandai mio figlio, giovanissimo, in Belgio a trattare con Culliford. Fu l’ inizio della nostra vera fortuna».
Il fumettista belga scomparso nel 1992, in arte Peyo, è stato il creatore dei Puffi. Tolone aveva capito la potenza di quei personaggi, che nei primi anni 60 avevano debuttato in Italia grazie al “Corriere dei piccoli” ma che divennero famosi solo nei primi anni 80 con le serie animate e le arcinote colonne sonore. «Producevamo 4 mila pezzi al giorno» ricordano Nazzareno e Anita, la moglie che l’ha accompagnato anche nell’arco di tutta la sua carriera imprenditoriale «I nostri Puffi erano venduti in Italia e commercializzati anche all’estero. Quasi tutta la produzione della Germania era nostra». La richiesta, alimentata dal successo di Grande Puffo e compagni, era tale che persino recuperare tutto il tessuto necessario era diventata un’impresa: «Siamo finiti ad importare il materiale addirittura da Israele» continua Tolone, che ha continuato a produrre i Puffi per quasi quattro anni «La licenza era nostra, dunque chiunque volesse produrre un Puffo doveva chiederci il permesso e pagare».
L’esclusiva concessa da Culliford, seppur durata appena qualche anno, ha permesso a Tolone di mettere in piedi un’azienda che, nel pieno dell’attività, raggiungeva i venti operai fissi e soprattutto dava da lavorare a decine di donne di Monselice: «Ho dato occupazione a molte famiglie della città. Le donne lavoravano a cottimo. Cucivano le nostre bambole, che erano pregiati prodotti artigianali. Oltre ai Puffi, il mio più grande successo è stato l’Orso Paffuto. Era un peluche composto da ben 32 pezzi. Per anni ne abbiamo prodotti almeno duemila esemplari al giorno».
Alle gioie e ai successi, peraltro legate anche alla fortuna di un settore – quello dei “bambolari” – che a Monselice ha trovato per anni terreno fertile, Nazzareno e Anita affiancano anche il ricordo di ostacoli e limiti: «Quante multe abbiamo preso per il lavoro delle donne monselicensi! Avremmo dovuto assumerle tutte, ma a quei tempi era impossibile. Negli ultimi anni abbiamo dovuto fare i conti con la concorrenza dei produttori cinesi, e lì la storia della nostra azienda, intesa come produttrice di peluche, è terminata» [Tratta dall’articolo pubblicato sul Mattino di Padova].

Nel video http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/06/05/news/partito-da-monselice-il-successo-dei-puffi-sul-mercato-italiano-1.15445870

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